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A BOLOGNA CNCN E FACE ITALIA HANNO PRESENTATO LE RICERCHE “GLI ITALIANI E LA CACCIA” E “I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA”

Postato il 13 Giugno 2011 da lddc

IN EMILIA ROMAGNA E MARCHE IL 54% DEI RESIDENTI È FAVOREVOLE ALLA CACCIA: BUONA GESTIONE E RISPETTO CONCORRONO A PROMUOVERE UNA CACCIA RESPONSABILE E SOSTENIBILE.
Lo rilevano le ricerche nazionali “GLI ITALIANI E LA CACCIA” e “I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA” dell’istituto Astra Ricerche commissionate da CNCN e FACE Italia.

Lunedì 13 giugno 2011 alle ore 11 doppia presentazione a Bologna con il sociologo Enrico Finzi nella “Sala Auditorium” della Sede della Regione in viale Aldo Moro 18, alla presenza dell’assessore regionale Tiberio Rabboni. 

Bologna, 13 giugno 2011 - “Gli Italiani e la Caccia” e “I Cacciatori Italiani e la Caccia” le due indagini demoscopiche sul tema venatorio più approfondite mai realizzate fino ora approdano a Bologna con una verità che in molti non conoscono: gli italiani non sono contrari all’attività venatoria in quanto tale. Gli sono ostili, come lo sono gli stessi cacciatori, quando è praticata senza regole e da bracconieri.

Viste le radicate tradizioni e il numero di praticanti l’attività venatoria che vanta l’Emilia Romagna, CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e FACE Italia (coordinamento che riunisce le principali associazioni venatorie italiane: Federcaccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia, e Liberacaccia) hanno voluto presentare a Bologna i risultati di due ricerche che, in modo oggettivo e del tutto libere da condizionamenti, danno della caccia e dei cacciatori una lettura sicuramente più equilibrata e corrispondente al vero di quella solitamente comunicata. La presentazione è stata organizzata a Bologna il 13 giugno alle ore 11 nella “Sala Auditorium” della Sede della Regione, dove sono stati illustrati i risultati delle due ricerche demoscopiche “Gli Italiani e la Caccia” e “I cacciatori Italiani e la Caccia” commissionate da CNCN e FACE Italia all’Istituto indipendente Astra Ricerche, presieduto dal sociologo Enrico Finzi, che in questa occasione oltre a illustrare i dati generali ha posto l’accento in particolare su quelli specifici dell’Emilia Romagna e delle Marche.

Le precedenti ricerche, con campioni demoscopici ben più ridotti, sembravano dare per maggioritari i contrari alla caccia rispetto ai favorevoli, questo studio svela invece una realtà diversa: la maggioranza degli italiani (il 54% nelle due regioni specifiche) non è contraria alla caccia e ben il 58% degli emiliano - romagnoli e marchigiani sono in qualche modo vicino alla caccia. La seconda ricerca tratteggia invece un quadro di come i cacciatori vivono la propria passione anch’esso diverso dal consueto.

LE RICERCHE:

GLI ITALIANI E LA CACCIA

Dall’analisi dei dati relativi all’Emilia Romagna e alle Marche emerge chiaramente un dato: i filo-caccia costituiscono anche in questo caso la maggioranza (54%) degli italiani 18-80enni residenti, dato superiore anche alla media nazionale. Nelle due regioni interessate, il 22% si dichiara pro-caccia senza riserve, mentre il 32% è pro caccia, ma solo se questa è normata, limitata, responsabile e sostenibile.

Fondamentale anche in queste Regioni, il grado di informazione sulla caccia, che è stata ampiamente approfondita verificando in primo luogo la conoscenza di diciotto limiti all’esercizio della caccia, esistenti nel nostro Paese. Anche qui solo il 28% dei residenti (in particolare nei comuni medio-piccoli, i pensionati, le casalinghe, i lavoratori autonomi e gli studenti) è consapevole che in Italia la caccia è permessa solo con vincoli molto rigidi.

Si conferma quindi la correlazione forte tra la notorietà delle norme, il consenso per esse e la buona valutazione della caccia: il 44% dei residenti non conosce assolutamente nulla della materia e delle norme che la regolano.

I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA

Il ritratto del cacciatore che si evidenzia è molto diverso dallo stereotipo presentato dalla maggioranza degli organi di informazione. Dalla ricerca emerge l’immagine di un cittadino che vive in modo profondo il suo amore per la caccia (il 93% degli intervistati parla proprio di amore), ma soprattutto verso la natura dedicandosi ad attività all’aria aperta in generale (82,5%), impegnandosi nel sociale e in attività di volontariato a favore dell’ambiente e della collettività (il 63% è impegnato in attività ambientali di vario tipo, il 38% si dedica all’antincendio e il 20% opera nella protezione civile).

I cacciatori hanno dimostrato di essere fruitori attenti e consapevoli della natura e della fauna. Anche in Emilia Romagna e nelle Marche, in sintonia con i dati nazionali, emerge un forte orientamento a favore della caccia limitata, responsabile, legale (69%) con la connessa preoccupazione per la caccia ‘selvaggia’ senza limiti (57%). In effetti, la tonalità emotiva complessiva è quella di una sconfinata passione, che però cerca e trova i suoi limiti nelle norme e nel loro rispetto, nel rigetto di ogni ‘fondamentalismo venatorio’, nella cultura della prudenza e della responsabilità.

In questa ottica si colloca il dato che il 97% dei cacciatori emiliano romagnoli e marchigiani (ben 7 punti oltre la media nazionale) caccia prevalentemente negli Atc, evidentemente soddisfatto per quanto il territorio libero è in grado di offrire in termini di biodiversità, selvatici e fauna, frutto di un impegno gestionale attento e concreto dei cacciatori stessi, le cui ricadute sono percepite da tutta la società, a vantaggio anche della sua immagine e della percezione positiva della caccia. Altro aspetto importante e da sottolineare il peso economico della caccia: il 54% dei cacciatori spende in una stagione fra i 2000 e i 4900 euro, con un 12% che spende da 5000 a 7500 euro e un altro 12% che spende oltre i 7500 euro, creando occupazione per oltre 45.000 addetti nel settore a livello nazionale.

La ricerca infine ha evidenziato il peso politico dei cacciatori, sia a livello locale che nazionale, con il dato del 43% che dichiara di mutare le proprie scelte elettorali in base alle posizioni dei diversi schieramenti in merito alla caccia.

“Esercitando la sua passione secondo i metri della sostenibilità e dei principi scientifici e biologici che regolano le dinamiche delle popolazioni selvatiche, il cacciatore costituisce una utile presenza sul territorio e un prezioso strumento di gestione - ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura, economia ittica, attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni - Una caccia regolamentata e sostenibile, condotta nel rispetto dell’ambiente, della fauna e del territorio non può che avere riflessi positivi sulla biodiversità nel suo complesso, a favore di tutta la collettività. Una maggiore conoscenza di questo ruolo e un effettivo equilibrio tra fauna selvatica e attività agricole e umane attraverso una efficace gestione è la via per un diverso atteggiamento degli italiani nei confronti della caccia”.

“L’Emilia-Romagna e le Marche - ha sottolineato il sociologo Enrico Finzi - sono tra le regioni italiane con la maggior tradizione venatoria e anche quelle dove è maggiore la conoscenza da parte della popolazione della caccia e dei cacciatori, che qui raggiunge il 58%, mentre il favore per la caccia - purché sia legale, limitata, responsabile e sostenibile - supera il 54%. Una conferma viene dagli stessi cacciatori, intrisi di fortissima passione per l’impegno venatorio e, nel contempo, del tutto ostili al bracconaggio, che per oltre tre quarti considerano il fenomeno che più danneggia la caccia in Italia. Emerge, in queste aree del Paese, la nuova base di un vero e rinnovato ‘patto sociale’, in grado di coniugare la tutela dell’ambiente e delle specie protette con l’esercizio normato della pratica venatoria nell’ambito di vincoli europei e italiani precisi (e peraltro condivisi dalla netta maggioranza della popolazione emiliano-romagnola e marchigiana)”.

I tour regionali vogliono essere una risposta alla evidente mancanza di una corretta informazione nazionale e locale in merito all’attività venatoria, per contrastare l’immagine distorta che fino ad ora ha sempre trovato spazio nell’immaginario collettivo. I dati generali e quelli particolari dimostrano infatti che dove la caccia e l’attività dei cacciatori sono meglio conosciute minore è la chiusura o addirittura l’ostilità nei loro confronti - dichiarano i responsabili di CNCN e Face Italia - Con queste due ricerche abbiamo fatto passi importanti sulla strada di una necessaria maggior conoscenza della complessa materia venatoria, dentro e fuori il nostro mondo. Le indicazioni raccolte sono essenziali per dare risposte concrete alla società e ai cacciatori italiani“.

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