Nella categoria | Ambiente e Fauna

AIW: INDENIZZANDO PASTORI E ALLEVATORI POSSIAMO SALVARE ORSI E LUPI

Postato il 28 Giugno 2010 da lddc

Le leggi per indennizzare i pastori e gli allevatori in genere dei danni che subiscono a causa della predazione di lupi ed orsi sono ormai datate di decenni. Quando furono approvate sembrò un successo, la soluzione dei conflittuali problemi che da sempre avevano diviso il mondo rurale della montagna appenninica da quello ambientalista di città strenuo difensore di orsi e lupi e della fauna selvatica in genere. Purtroppo queste leggi hanno solo alleviato il problema, perché ci ha poi pensato la burocrazia a complicare le cose, rallentando le pratiche per ottenere i risarcimenti, consentendo un cavillare che ha spesso impedito un pronto intervento e, soprattutto, un equo rimborso dei danni subiti. Difatti, le leggi non prevedono mai i danni indiretti (esempio, la perdita di agnelli per armenti gravidi o la mancata crescita di agnelli e vitelli), come mai il danno viene conteggiato secondo il reale prezzo di mercato. Ma questo sarebbe il meno. Il problema è che spesso, per varie ragioni (ed è il caso, qui, di dire, di “lana caprina”) non tutti i danni sono indennizzati; poi ci sono i ritardi dei pagamenti, ritardi che diventano insopportabili da pastori ed allevatori che si ritengono ingiustamente danneggiati. In Abruzzo è recente la protesta, quasi un “gridare nel deserto”, di allevatori che hanno subito danni di decine di capi da lupi ed orsi e che per ignote ragioni (almeno all’opinione pubblica) non sono indennizzati. E’ recente la protesta di allevatori che lamentano addirittura anche il ritardo dei sopralluoghi da parte degli agenti preposti (veterinari, guardaparco e guardie forestali), con esposti finanche all’autorità giudiziaria a tutela dei loro diritti. Vero è che spesso questi allevatori non possono propriamente dirsi rigidi al rispetto delle regolamentazioni ambientali in merito all’uso dei pascoli loro assegnati; forse vero anche che in alcuni casi non di lupi ed orsi si tratti, ma di cani malnutriti o ipotetici “randagi o inselvatichiti”. Ma se non vogliamo presto leggere di nuove notizie di orsi e lupi avvelenati od impallinati è necessario che le autorità: mettano da parte le loro remore sull’indennizzare o meno un certo danno solo per i dubbi in merito all’animale predatore che lo ha causato o per altre ragioni; provvedano severamente a disciplinare il pascolo almeno nelle aree protette, possibilmente favorendo quello ovino (magari con incentivi) a quello equino e bovino, più impattante sull’ambiente e di minore utilità trofica per la fauna selvatica; puniscano severamente chi non rispetta le regole, ma anche rimborsino immediatamente e completamente i danni a chi li subisce. Ritardare i sopralluoghi quando sono prontamente segnalate le uccisioni di capi di bestiame, cavillare sul fatto se trattasi o meno di lupo o di cane o se poteva o meno pascolare in certe aree è un modo perfetto per incattivire persone già predisposte a difendere i loro armenti con propri mezzi. Ed incattivire e rendere nemico dichiarato di lupi ed orsi un allevatore è il miglior modo per spingerlo ad atti di autodifesa di propri diritti ed interessi; atti che rischiano di portare all’estinzione se non il lupo, almeno l’orso marsicano. Poi sarà solo inutile, di scarsa soddisfazione e costoso, dargli la caccia giudiziaria! I pastori e gli allevatori possono essere i migliori amici di lupi ed orsi, ma anche possono trasformarsi nei loro peggiori nemici, come si è già visto nel recente passato. Pensare solo a punire i colpevoli di misfatti dopo che questi si sono verificati serve a poco ed ha dei costi non indifferenti; soprattutto oggi che anche la sola perdita di un individuo di orso bruno marsicano mette a rischio la sopravvivenza della popolazione. Indennizzare sempre e comunque i pastori e gli allevatori per i danni che denunciano, saldando loro il prezzo reale di queste perdite è il migliore modo per ridurre quella di orsi e di lupi. Un modo anche per preservare una ruralità che sta sempre più sparendo, a danno anche della biodiversità dell’Appennino. Far divenire i pastori i migliori amici dell’orso è anche un modo per salvarlo. Non pagare la perdita di un capo per controversie in merito sul chi lo abbia ucciso, pagare male e/o pagare in ritardo i danni subiti da un allevatore è come non pagare; perché non si allevia la sua rabbia né l’istinto di rivalsa verso gli animali predatori.
FrancoZunino
SEGRETARIO GENERALE AIW

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.