Nella categoria | Ambiente e Fauna

AIW: LA SCONFITTA DEGLI ORSI DOMESTICI

Postato il 06 Luglio 2010 da lddc

Pubblichiamo il comunicato dell’Associazione intaliana per la wilderness:

Ormai ogni anno siamo rassegnati (noi ambientalisti) alle notizie in merito alla presenza di orsi sempre più addomesticati, sempre meno timorosi della presenza dell’uomo. Una sconfitta per chi ha veramente a cuore la sopravvivenza della residua popolazione abruzzese della specie Orso bruno, ma una sconfitta che molti considerano un successo, per l’attrazione turistica che suscitano.
Addirittura una sconfitta per quei ricercatori che sognano di “rinselvatichire” tutti gli orsi del Parco Nazionale d’Abruzzo “sottraendo” loro coltivazioni e greggi di pecore. Sì, è proprio così, mentre il movimento Wilderness sta cercando di far riprendere la coltivazione di campi di granoturco in alcune zone marginali dell’habitat di questa specie (anche con l’aiuto dell’Ente Parco), gli studiosi sognano di far ritornare alla natura selvaggia gli orsi del Parco, potendo disporre, questi animali, loro sostengono, di una grande quantità di risorse alimentari naturali (cosa che lo scrivente già segnalò 40 anni or sono, ma convinto anche dell’importanza di continuare a lasciare agli orsi campi di granoturco e pecore, risorse “artificiali” alle quali essi sono abituati da migliaia di anni). Ora siamo noi a dirlo: siamo in Abruzzo, non nello Yellowstone!
Nel volgere di poco meno di un mese, sono già tre le notizie andate sulla stampa locale ed anche nazionale, di questi orsi domestici (”problematici” li definiscono gli studiosi, i quali sembrano non porsi il problema del come mai siano tali!), prima in Valle di Rio del Comune di Alvito, poi nella solita Scanno abruzzese (con un servizio andato in onda pochi giorni or sono sui canali TV nazionali), l’altro ieri a S. Donato Val Comino, sempre nel frusinate. Tutti articoli e notizie laudative, volte ad evidenziare l’aspetto turistico in una luce animalistica, quella dell’orso buono, “concittadino per abitudine”, come ne ha scritto un giornale, che va a mangiare sotto casa dove ogni sera qualcuno gli prepara anche “una sorta di banchetto”!
E’ così che porteremo all’estinzione questa popolazione di animali selvatici, parte uccidendoli per rivalsa a causa di danni non indennizzati, o non indennizzati equamente, parte rendendo individui sempre più domestici per cui alle vallate e foreste del Parco stanno sempre più preferendo quelle affatto selvatiche del Frusinate o del Fucino, dove ancora l’agricoltura e florida, quindi mettendoli anche a rischio di incontri notturni con malintenzionati, o di collisioni con automobili.
Chi non ricorda le lodi per questi addomesticamenti proferite dall’allora Presidente del Parco Fulco Pratesi? Si era all’inizio del processo. Le autorità avrebbero dovuto capire che si trattava di un segnale d’allarme negativo; invece si intestardirono a consideralo un utile balocco per turisti, pensando solo a proseguire gli ennesimi conteggi e gli ormai inutili studi di biologia, senza nulla fare di serio per invertire quella tendenza negativa. Sono trascorsi altri anni, e non sembra che le cose siano molto cambiate.
Si rassegnino gli ambientalisti, le genti d’Abruzzo, del Lazio e del Molise, presto leggeremo su giornali della morte dell’ultimo orso marsicano. Poi qualcuno si chiederà, e ci dirà: come è stato possibile sterminare un’animale tanto pacioccone e domestico?!
Murialdo, 5 Luglio 2010
IL SEGRETARIO GENERALE
F.to Franco Zunino

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.