ANNUARIO DEI DATI AMBIENTALI: ECCO IL RESPONSO DELL’ISPRA
Postato il 18 Aprile 2010 da lddc
A seguito della presentazione dell’annuario dei dati ambientali 2010 presentato a Roma, arriva quindi il responso dell’Ispra sulla situazione ambientale nel nostro Paese. Secondo i dati Ispra riportati dall’Ansa, in Italia l’incremento di temperatura sarebbe maggiore che nel resto del mondo: nel periodo 1961-2008 le stime parlerebbero, infatti, di un aumento pari addirittura ad un grado centigrado. Secondo Domenico Gaudioso, responsabile del servizio Atmosfera e clima dell’Ispra, l’aumento è dovuto a due componenti: il raffreddamento nei primi 20 anni e il riscaldamento progressivo a partire dal 1981. Un trend, spiega l’esperto, “in linea con quello del riscaldamento globale del Pianeta”. A livello globale, riferisce l’Ispra, l’aumento della temperatura media globale (sistema terra-oceano) al 2008 è stato, infatti, di 0,7 gradi rispetto al livello pre-industriale. L’aumento della temperatura media nelle ultime decadi è stato, però, per l’Italia, superiore a quello della media globale: nel periodo 1961-2008 è stato così stimato un aumento medio del 12% di ‘giorni estivi’ - con una temperatura dell’aria maggiore a 25 gradi - e un aumento medio del 42% di ‘notti tropicali’ - con una temperatura superiore a 20 gradi. A pagare il prezzo più alto per i cambiamenti climatici sono le Alpi: il rapporto dell’Ispra ricorda infatti come siano “vulnerabili e fragili” a causa della “sensibilità all’aumento delle temperature”. L’impatto su questo ecosistema si ripercuote poi sulle risorse idriche e sui settori socio-economici. In particolare, i ghiacciai stanno, infatti, “subendo una contrazione della loro massa glaciale”. L’arretramento centennale dei ghiacciai europei è ascrivibile in primo luogo proprio all’aumento delle temperature estive. I ghiacciai italiani sono in una fase di accentuata contrazione con una perdita del 40% della loro superficie: quelli minori sono scomparsi, quelli più grandi si sono frammentati. Ma l’Italia, secondo il rapporto, non soffrirebbe solo di mal di clima. È allarme per terremoti, frane e alluvioni ma anche per la perdita di biodiversità, con la perdita del 50% di rondini, il pericolo scomparsa per il 40% di piante, il 15% di mammiferi e il 66% di rettili. Secondo la pubblicazione, curata insieme con le agenzie regionali, sono “pressochè dimezzate, in 25 anni, 33 varietà di uccelli tipiche degli ambienti agricoli. Tra queste, l’allodola, il balestruccio e la rondine. Il 23% degli uccelli e il 15% dei mammiferi, infatti, rischiano di scomparire per sempre”, mentre “la percentuale di specie minacciate di vertebrati - si legge nel rapporto - oscilla in media tra il 47,5% e il 68,4%. In cima alla classifica, troviamo i pesci d’acqua dolce, i rettili e gli anfibi che mostrano in assoluto la situazione più critica, con un 66% di specie fortemente a rischio estinzione”. Le minacce alla biodiversità non risparmiano neanche le specie vegetali: “Il 15% delle piante superiori e il 40% delle piante inferiori sono in pericolo. Tuttavia, si stima che a rischio siano 772 specie di epatiche, muschi e licheni e 1.020 piante vascolari”. Ma veniamo alle responsabilità umane: “la minaccia primaria è costituita proprio dalle attività antropiche e dalla richiesta di risorse naturali e servizi ecosistemici”, con la trasformazione degli habitat che minaccia “il 50,5% delle specie animali vertebrate, oltre al bracconaggio e alla pesca illegale”.
“All’elevato rischio idrogeologico in Italia non è certamente estraneo il fatto che un territorio grande come due volte la regione Lombardia - ha commentato la Coldiretti - per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti, è stato sottratto all’agricoltura che interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione di quasi il 27% negli ultimi 40 anni”. Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non è stato, secondo la Coldiretti, accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque e diventa quindi necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese. Da segnalare, però, la crescita del verde: il patrimonio forestale nazionale, stimato in circa 5.500 ettari all’anno (le Zone di protezione speciale sono 597, pari al 14,5% del territorio). Anche nei capoluoghi di provincia aumenta la densità media di verde urbano, passata dal 7,8% del 2000 all’8,3% del 2008.
A.B.
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18 Aprile 2010 alle 16:15
che il riscaldamento della temperatura media dell’ atmosfera sia ascrivibile alle attivita’ umane e’ una favola per sprovveduti e bambini …….
e’ una mistificazione smentita dalla maggioranza degli scienziati mondiali, salvo una minoranza che vive di ricerche ben pagate e sovvenzionate da certe agenzie delle Nazioni Unite…..
mille anni fa la Groenlandia era coltivabile, e i ghiacciai hanno SEMPRE avuto periodi di contrazione e periodi di incremento.
E in ogni caso, sulla base di quale parametro certi scienziati, ci vengono a dire che l’ aumento della temperatura del globo non e’ mai stato cosi’ veloce? loro c’ erano 10.000 o 100.000 anni fa????
L’ ISPRA , a mio parere da per scontati dati scientifici sul clima che sono molto discutibili.
Fabrizio