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ARTICOLO 43 DELLA COMUNITARIA: PER FEDERCACCIA VIZIATE LE ARGOMENTAZIONI DELLA LIPU

Postato il 09 Aprile 2010 da lddc

Un documento LIPU presentato dall’Associazione ambientalista e ripreso da varie agenzie di stampa riporta una serie di considerazioni relative alla possibile modifica dell’articolo 43 della legge Comunitaria che porterebbe alla cancellazione dei limiti stabiliti dalla legge 157/92 sui tempi di caccia. Le argomentazioni del documento LIPU sono secondo Federcaccia fondate su una non adeguata conoscenza della 157/92 oppure su personali interpretazioni della Direttiva 79/409 e della Guida Interpretativa della Direttiva stessa. A sostegno di questa posizione, alleghiamo, oltre al documento originale Lipu, le controdeduzioni della FIDC- Ufficio Avifauna Migratoria redatte dal Dott. Michele Sorrenti, che ci pare dimostri in modo chiaro come il documento LIPU preso in esame, limitatamente alla parte riguardante l’estensione del periodo di caccia, non sia supportato da argomentazioni legislative, tecniche e scientifiche che abbiano analizzato il problema nella sua complessità e totalità. Al contrario appare evidente che l’estensore del documento ha scelto selettivamente riferimenti scientifici e legali per cercare di supportare, spesso in modo frettoloso, la contrarietà “a priori” a qualsiasi possibilità di modifica dei termini temporali delle stagioni di caccia. Riteniamo di grande interesse che entrambi i documenti siano diffusi il più possibile, affinché i cacciatori abbiano un quadro esaustivo su questo tema di grande importanza, di cui peraltro si sta discutendo proprio in queste ore.

OSSERVAZIONI UFFICIO AVIFAUNA FIDC
DOCUMENTO LIPU COMUNITARIA

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.