Nella categoria | Ambiente e Fauna

BOLOGNA: LA QUESTIONE VOLPI NON FINISCE QUI

Postato il 08 Luglio 2010 da lddc

“Il controllo delle volpi non può essere inteso come un mancato rispetto per la fauna selvatica (anche perché si tratta di specie cacciabile durante la stagione venatoria), bensì come una forma di gestione della fauna che la stessa legge impone all’Amministrazione provinciale di adottare per motivi di interesse generale”. Così si è espressa Gabriella Montera, assessore alla Pianificazione faunistica della Provincia di Bologna, in merito alle polemiche sulla sentenza del Tar che sospende il piano di controllo delle volpi. “La sentenza del TAR di momentanea sospensione del controllo - ha specificato la Montera in un comunicato stampa - potrà essere completamente rivista a un esame più attento del Piano adottato dalla Provincia”. I motivi sono più che noti al mondo venatorio: il monitoraggio delle volpi è diventato una priorità degli Uffici veterinari delle Aziende Usl da quando si è espansa nel Nord Italia la “rabbia silvestre”, temibile malattia trasmissibile all’uomo di cui le volpi sono veicolo di diffusione. Inoltre, come altre specie, le volpi sono responsabili di profonde gallerie scavate negli argini dei corsi d’acqua, con conseguenti cedimenti delle strutture che salvaguardano il territorio da possibili alluvioni. L’assessore garantisce che il piano di controllo delle volpi della Provincia di Bologna ha individuato tutti i sistemi utili a contrastare la presenza della specie ove essa rappresenti un pericolo per la sicurezza degli insediamenti abitativi. “Si tratta di interventi di limitazione - ha spiegato l’assessore - sempre esclusivamente mirati alla riduzione dei danni, comunque contenuti per numero di capi abbattibili e, seppure contestati dalle associazioni ambientaliste (come nel caso dell’utilizzo dei cani da tana) sono invece consentiti dall’Ispra, che esprime un parere, non vincolante, su tutti i piani di controllo della fauna selvatica”.
E anche il principio di controllo della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura, in quanto animale carnivoro che si nutre di lepri e fagiani destinati a incrementare la selvaggina stanziale dei cacciatori, è ampiamente condiviso dall’Ispra. “È infatti lo stesso Istituto che suggerisce, in queste aree, un abbattimento senza limiti numerici - ha spiegato la Montera - a dimostrazione che questo carnivoro non ha alcun problema di conservazione della specie”.
La Provincia di Bologna ha ritenuto di aggiungere nel proprio piano di controllo la possibilità di abbattere un numero limitato di 200 volpi nei territori di caccia per poter intervenire in maniera puntiforme dove vi sono gallerie che minacciano la stabilità degli argini e nei pur rari casi di predazione ai pollai. Insomma, la sentenza del Tar è ancora tutta da rivedere alla luce del Piano provinciale: insieme all’importante obiettivo di garantire un patrimonio di selvaggina autoctona riprodottasi nelle apposite zone di ripopolamento, il controllo delle volpi previsto dalla Provincia di Bologna avrebbe quindi ampie motivazioni non solo di carattere venatorio, ma anche di carattere sanitario, oltre a essere legato all’interesse generale per la sicurezza dei territori.
Arianna Biagi

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.