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CACCIA: È POLEMICA SULLE PAGINE DI DONNA MODERNA

Postato il 14 Maggio 2010 da lddc

“Non credete alle sciocchezze dei cacciatori che si definiscono amanti della natura. La caccia rivela solo perdita di sensibilità”. Nella rubrica ‘Il coraggio di dirlo’ di Donna Moderna del 5 maggio, lo psichiatra Raffaele Morelli esprime così il suo punto di vista in merito all’attività venatoria, considerata “una tragedia che uccide anche l’intelligenza”. Secondo Morelli, i cacciatori dovrebbero apprendere dai bambini, “che sanno tutto su lepri e sui fagiani”, scoprendo così che, “per il gusto del sangue, uccidono il sapere innato della natura che è depositato in ogni animale”. I cacciatori, secondo lo psichiatra, sarebbero infine delle”persone aride”.
Pronta la risposta di Marco Castellani, presidente Anuu migratoristi: “Calza a pennello il titolo della sua rubrica perché ci vuole proprio un bel coraggio a scrivere certe ‘amenità’”.
Secondo Castellani, sono le sciocchezze ad uccidere l’intelligenza, e non la caccia. “Da un medico, uno psichiatra come lei - ha commentato il presidente Anuu - non mi sarei mai aspettato un approccio tanto banale ad una questione che, invece, merita e richiede la capacità di affrontarla ed analizzarla proprio con le stesse basi ed accortezze scientifiche richieste dalle materie che dovrebbero essere a Lei ben più congeniali”.

A.B.

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3 Commenti Per Questo Post

  1. pierluigi dini ha scritto:

    FORSE é LUI AVERE BISOGNO DI UN PSICHIATRA

  2. pino ha scritto:

    poverette le persone che sono sotto cura del medico raffaele morelli. ma è laureato?

  3. Daniele Andreani ha scritto:

    Sono d’accordo con il Dr. Morelli. Oltre che essere un grandissimo medico, psichiatra e scrittore, è anche molto intelligente, pratico e che ha fatto trovare il benessere a moltissime persone. Non siamo nati per uccidere la natura e tanto meno per usarla a fini commerciali.

    Daniele Andreani

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.