LA “STRADA” DI WINDHOEK
Postato il 26 Ottobre 2009 da DdC
È il nome della città della Namibia che ha ospitato il Symposium organizzato dal Forum mondiale sul futuro delle attività con armi sportive. A parlare è stata la scienza, che ha dimostrato che la caccia è un’importante fonte di benefici economici ed ecologici.
Lontano, molto lontano, avvengono cose che ci riguardano più di quanto potrebbe sembrare. È il caso del Symposium mondiale dal titolo “Benefici economici ed ecologici della caccia”, organizzato dal Wfsa, il Forum mondiale sul futuro delle attività con armi sportive. Si è tenuto nella lontana quanto affascinante Namibia, a Windhoek, e proprio ad esso dedichiamo l’apertura di questo numero. Non è solo per curiosità che ci occupiamo di un evento che ha impegnato gli organizzatori per oltre un anno e che ha richiamato la maggior parte degli scienziati che si occupano di ricerche legate alla caccia e alle attività ad essa collegate. È piuttosto perché la “strada di Windhoek”, così ci piace chiamarla, ci sembra quella giusta. Poco ancora, troppo poco si parla in Italia dei benefici economici della caccia e parlare addirittura dei vantaggi ecologici ad essa collegata suona quasi “blasfemo”.
Non certo ai cacciatori o ai tecnici, ma ad altri, che portano avanti un’idea poco applicabile di salvaguardia del territorio: quella del non intervento, con conseguenze tutt’altro che vantaggiose per l’ambiente. Nel nostro Paese protezione del territorio e della fauna significa troppo spesso “lasciare che la natura faccia il suo corso”, senza alcun intervento da parte dell’uomo, che secondo alcuni non dovrebbe controllare le specie faunistiche in esubero o curare l’ambiente come ha sempre fatto da millenni, ma che dovrebbe piuttosto lasciarlo crescere e proliferare a discapito, come a volte accade, della biodiversità. Ecco allora che alcune splendide zone lacustri rischiano di trasformarsi in paludi, che l’ostinazione nel non eradicare specie alloctone provoca la trasformazione del paesaggio agricolo, nel quale anche i fossi si sono trasformati in luoghi a volte inaccessibili a causa dei rovi. Cosa c’entrano la Namibia ed il Symposium mondiale con tutto questo? Il Paese che ha ospitato la Conferenza mondiale, nonostante l’immensità dei suoi parchi, non pensa che la natura vada lasciata “sola”, è questa, infatti, l’altra faccia dell’ambientalismo di cui parlavamo. In Namibia si interviene sulla fauna in maniera selettiva con benefici per la biodiversità e per l’economia, perché per quel Paese la caccia è un’importante fonte di ricchezza. Ci interessa anche scoprire che in un Paese pieno di controversie come il Pakistan tutti si sono trovati d’accordo, da oltre vent’anni, nel portare avanti un progetto sul markhor - l’animale simbolo del Paese - che prevede la salvaguardia di questa specie, anche attraverso il prelievo, e che ha avuto successo. Ma soprattutto ci interessa il Symposium del Wfsa per come è stato impostato e per i suoi risultati. Gli organizzatori hanno fatto parlare la scienza, i numeri, i dati raccolti da ricercatori che spesso passano mesi, se non anni, nei luoghi più sperduti del globo. E quando si parla di dati - che in questo caso hanno dimostrato come la caccia controllata rappresenti una risorsa per l’ambiente e per l’economia - la demagogia scompare, scompaiono i pregiudizi e le petizioni di principio. Anche la caccia italiana potrebbe avere nella scienza e nella ricerca una grande alleata, forse quella che più di ogni altra può dimostrare come le ragioni dei cacciatori siano anche le ragioni della società e dell’ambiente.
Valeria Bellagamba
Tratto da Caccia & Tiro n° 20 (Primo Piano)
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26 Ottobre 2009 alle 19:45
Dove si trova il rapporto del wfsa?
26 Ottobre 2009 alle 19:46
Ho scritto in un altro commento che qui trovo approfondimenti interessanti. Eccone un’altro. Ma è mai possibile che la civilissima Italia non capisca che la natura va rispettata solo vivendola? Limitandosi a fotografarla l’alternativa alla lunga sarà quella di subirla.
26 Ottobre 2009 alle 21:24
“Il Lodigiano assediato dalle nutrie - Comunemente conosciute con il nome di «castorini», questi roditori furono importati dal Sud America per la loro pelliccia ma, dismessi gli stabilimenti, invece di sostenere le spese di soppressione e smaltimento delle carcasse, gli allevatori preferirono liberare gli animali nelle campagne. Non si poteva agire in maniera peggiore. Una catastrofe: nel 2000 si stimavano circa 250 milioni di esemplari sul territorio europeo. Vuoi l’assenza di predatori e l’habitat favorevole, le nutrie sono diventate una specie infestante. Se i ratti alla vista dell’uomo scappano a gambe levate, scordatevelo con le nutrie: se per disgrazia ci si imbatte in uno di questi «toponi» con i cuccioli al seguito, «Micky Mouse vi aggredirà come un leone».
E gli agricoltori del lodigiano ne sanno qualcosa. Argini dei fossi devastati, campi rovinati e via dicendo.” … da “Il Giornale”
26 Ottobre 2009 alle 23:32
Questo blog è grandioso e tra non molto sarà il nostro futuro.
27 Ottobre 2009 alle 17:16
Aveva ragione Dall’olio
28 Ottobre 2009 alle 13:13
Leggendo questo interessante articolo della ineccepibile Bellagamba, mi sono subito chiesto come mai un così interessante argomento come quello affrontato a Windoheck, in Namibia, “sul futuro delle attività con armi sportive” non si sia potuto svolgere in Italia.
Ma la risposta non è tardata ad arrivare ed il perché è anche molto logico: si tratta di un argomento che non può interessare un Paese che appartiene al Terzo Mondo dell’ambientalismo.
Figuriamoci quale orrore e quali e quante sarebbero le reazioni delle associazioni ambientaliste italiane se sentissero parlare di questioni come: la natura non può essere lasciata sola, occorre una corretta gestione dell’ambiente, occorre il contenimento delle specie alloctone, occorre fissare piani di abbattimento per mantenere un equilibrio sia tra specie, sia tra loro e il territorio disponibile, oppure addirittura che la caccia può essere fonte di benefici economici ed ecologici.
Come si può riuscire a fare capire agli stregoni delle varie associazioni ambientaliste che l’ambiente non si tutela solo rullando tamburi di guerra contro i cattivi cacciatori, o organizzando battute di birdwatching nelle loro oasi di protezione, ma che occorre essere seri professionisti e conoscitori dell’ambiente nel suo complesso per trovare le corrette strategie per difenderlo e preservarlo?
Come si può fare capire a questi stregoni ciarlatani che ci sono tante medicine migliori delle loro presunte pozioni magiche?
Forse un giorno non troppo lontano in Italia verranno, non solo dalla Namibia ma da tutta l’Africa, a girare un documentario per fare vedere che nel secondo millennio in questa parte del Mondo esistono ancora gli “stregoni ambientalisti”…
Speriamo solo che a nessuno venga in mente di proteggere anche questa specie!
3 Novembre 2009 alle 12:38
Stamattina e incominciata la discussione al senato del decreto legge sugli obblighi comunitari in cui c’è anche un emendamento per l’adeguamento del prelievo venatorio.