CACCIA: LE PERCENTUALI DELLA DISINFORMAZIONE
Postato il 26 Marzo 2010 da lddc
Riproponiamo l’editoriale di “Caccia & Tiro” già pubblicato sulla Dea il 16 marzo 2010, visto che il sondaggio Ipsos commissionato da alcune associazioni ambientaliste viene continuamente ripreso, a distanza di settimane, dai media web e non solo, come se fosse totalmente indicativo di ciò che pensano gli italiani sulla caccia.
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16 marzo 2010
Quando i sondaggi li fanno gli anticaccia succede anche che la maggioranza degli italiani risulti non solo contro la caccia, ma pure restia a dare il voto a chi la pensa diversamente. Peccato che si tratti dell’opinione di 980 italiani, dei quali l’85% si dichiara scarsamente informato estraneo alle leggi che interessano il mondo venatorio.
Il mondo venatorio sa che le leggi le fa la politica e la maggior parte delle associazioni venatorie chiede che, al di là della demagogia e degli interessi di parte, siano la ragionevolezza e i dati empirici a guidare le scelte del legislatore. Non possiamo dire altrettanto riguardo ai detrattori della caccia ai quali, nel momento in cui la maggior parte del mondo politico si schiera a favore della modifica alla Comunitaria, che introdurrebbe anche in Italia la caccia per periodi e per specie, non resta altro da fare che tentare di dimostrare quanto l’attività venatoria sia impopolare tra gli italiani. Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, infatti, non si sono lasciati sfuggire la ghiotta occasione delle elezioni regionali per divulgare i risultati di un sondaggio commissionato ad un noto istituto per verificare quanti italiani, di destra e di sinistra, sono contro la caccia. “Per il 79% è da vietare o ridurre fortemente. Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia chiedono a Camera e Senato la soppressione dell’articolo 43 della legge Comunitaria e lo stop alle norme anti-fauna” si legge sul sito di Legambiente, dove si sottolinea che “nelle tredici Regioni al voto il prossimo 28 marzo, il 69% degli italiani si dichiara ‘contrario’ e ‘totalmente contrario’ se i candidati proponessero regole a favore della caccia (66% fra gli elettori di centrodestra e 75% di centrosinistra)”. Il messaggio lanciato dalle associazioni che hanno commissionato il sondaggio è chiaro: nessuno si schieri con le ragioni, anche se legittime, dei cacciatori, perché andrebbe incontro all’impopolarità e al fallimento elettorale. Visto che l’articolo 43 punta proprio alla salvaguardia di alcune specie nei loro periodi di fragilità biologica, ci chiediamo perché, nel sondaggio, si faccia riferimento a un generico ampliamento del periodo di caccia, e non piuttosto a una regolamentazione dedicata a ciascuna, singola specie. Senza contestare l’attendibilità dei dati, inoltre, ci pare lecito esprimere alcune perplessità in merito al ruolo giocato dalle tante campagne anticaccia, da alcuni personaggi televisivi e media, nel generare una diffusa disinformazione in merito alla realtà venatoria. Se il 41% delle persone intervistate, infatti, dichiara apertamente di non essere al corrente degli accadimenti in materia di caccia che si stanno disputando tra Camera e Senato, solo un 28% ne ha sentito parlare e un altro 16% ha seguito superficialmente la vicenda. L’85% del campione, insomma, o non ne ha sentito parlare per nulla, o con ogni probabilità si è affidato, per farsi un’idea, alle ispirazioni fornite da alcune trasmissioni televisive e dalla massiccia campagna mediatica animalista. L’unico dato che davvero salta all’occhio, non è quindi la consapevole avversione alla pratica venatoria da parte degli italiani, ma piuttosto la scarsa, e il più delle volte tendenziosa, informazione in materia. Più che parlare di abolizione o limitazione dell’attività venatoria bisognerebbe invece spiegare, soprattutto alle donne - che nel sondaggio ricoprono il 52% e risultano le meno informate - che cosa davvero è la caccia, e quali sono le leggi che la interessano. Nel contesto di asimmetria informativa che caratterizza il nostro Paese in materia venatoria, il vero problema non consiste nel totalizzare percentuali favorevoli o contrarie a una parte piuttosto che all’altra, ma mettere i nostri connazionali in condizione di farsi un’opinione autonomamente, in un contesto di trasparenza e di reciproco rispetto. Inoltre, sarebbero 980 le persone sulle quali si basa il sondaggio in questione, residenti nelle 13 regioni italiane interessate dal voto di fine marzo, regioni abitate da 44 milioni di elettori, mentre sono circa 48 milioni gli aventi diritto al voto in tutto il Paese. Volendo stare a al gioco di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, che hanno “lanciato” la moda delle percentuali, ora ne proponiamo una anche noi: i 980 potenziali elettori intervistati sono circa lo 0,002% del totale. Uno 0,002% che non ha neppure goduto del privilegio di una corretta informazione.
Valeria Bellagamba
(da Caccia & Tiro n° 6)
Tags | caccia & tiro, sondaggi


















16 Marzo 2010 alle 12:34
Esatto! 980 persone, ma ricordiamoci che ne sono state contattate quasi 11.000! Quindi 10.000 intervistati gli hanno sbattuto la cornetta in faccia senza rispondere! Il 75% che si è espresso contro la caccia rappresenta solo la percentuale dei 980 e non del totale degli 11.000 dove rappresentano a malapena il 6,7%! Si avete capito bene: solo un misero 6,7% di Italiani si è espresso dichiaratamente contro la caccia! Nessun sondaggio che si rispetti fatto in appena due giorni su un piccolo campione di neanche 1000 persone può essere minimamente indicativo dell’opinione generale di un’intera nazione! Certi numeri ci fanno semplicemente ridere! A confermare quanto dico ci sono ben altri sondaggi, come quelli presenti su Virgilio e che dicono tutt’altra cosa: http://notizie.virgilio.it/community/dilatua/risultato.html?789 http://notizie.virgilio.it/community/dilatua/risultato.html?1883 Dove i voti espressi qui sono 139.000 in uno e 33.000 nell’altro… altro che i miseri 980! Voglio inoltre ricordare a coloro che ci accusano di essere stati noi cacciatori a votare più volte in questi sondaggi che se lo spirito anti-caccia degli Italiani fosse stato così elevato quanto dicono gli Animalisti, non avremmo mai potuto sperare lontanamente di vincerli neanche se avessimo votato più volte! Saremmo stati sopraffatti dal contro-voto, cosa che guardacaso non è avvenuta! La realtà dei fatti sbugiarda gli Animalisti!
16 Marzo 2010 alle 12:41
Io mi meraviglio giorno dopo giorno di queste dichiarazioni dei nostri sostenitori…..Mi domando se viviamo noi cacciatori viviamo in un mondo diverso dal vostro cari capi delle varie associazioni venatorie!!!!!
Mah….cosa vi aspettate dai Verdi? che dicano che la gente è favorevole? eheh ….Io invece mi domando ….se vale la pena che voi esistiate ancora!!!!! A che servite …? Dall’Olio, Veneziano ..e comapagnia viaggiante …dovete dire UNA VOLTA PER TUTTE ai Cacciatori a cosa servite !!! Perchè vi diamo i soldi delle tessere!!??!!!
LOro …I verdi fanno alla grande la loro battaglia e noi anzi…voi vi lamentate delle bugie che dicono nei nostri Blog invece loro si son beccati tutta la stampa!!!!!
UN CONSIGLIO AI VERDI : FATE STO REFERENDUM FATE CHIUDERE LA CACCIA UNA VOLTA PER TUTTE COSI’ CI LEVIAMO QUESTA LUNGA E DOLOROSA AGONIA . CON 4 SOLDI ANDIAMO IN TUNISIA O IN ALTRI POSTI DOVE CI STRATTANO COME SIGNORI E NON COME DELINQUENTI!!!!!
E CACCIAMO ….CACCIAMO….CACCIAMO ALLA FACCIAZZA VOSTRA!!!!!!
26 Marzo 2010 alle 16:20
mi sembra un’analisi un po’ sballata, però. Su che cosa vogliamo che si facciano i sondaggi, se non su campioni di persone? I numeri su cui sui fanno i sondaggi generalmente sono quelli, 800 persone, 900, mille, magari 1100, ma questo è il numero. Qui ne hanno sentito 980, quindi è in linea. E le risposte date sono le risposte che da la gente che da molti anni ama più gli animali che la caccia. Bisogna capire come comportarsi ma criticare i sondaggi è puerile. Questo poi è unsondaggio della ipsos, mica proprio degli ultimi arrivati.
26 Marzo 2010 alle 18:57
Cari verdi e ambientalisti state pur certi che se riuscirete a chiudere la caccia il premio NOBEL non ve lo dara NESSUNO.CIAO CZ1
26 Marzo 2010 alle 20:36
Altro che provocazione, dovunque vado le persone sono molto più vicine a quei risultati che amiche dei cacciatori.
E se poi capita di parlare con chi ha casa in campagna neanche a dirlo cosa farebbero a chi li sveglia a colpi di fucile….
27 Marzo 2010 alle 11:10
FEDERCACCIA E’ L’ ASSOCIAZIONE VENATORIA CON PIU’ ISCRITTI…
MA CHE ASPETTA FEDERCACCIA NAZIONALE A REPLICARE SUI MASS-MEDIA A QUESTA MISTIFICAZIONE TRAVESTITA DA SONDAGGIO ???
PERCHE’ FEDERCACCIA NAZIONALE NON ORGANIZZA a sua volta UN SONDAGGIO ?? un sondaggio senza domande suggestive, su un campione di abitanti di piccoli centri e di campagna, e con domande secche ma veritiere (cioe’ che non presuppongono il falso)…..sono sicuro che verra’ fuori una sostanziosa maggioranza a favore della caccia.
a firenze il “corteo” dei nostri nemici non superava le cento persone……sui mass-media millantano di rappresentare il 90 per cento degli italiani ma alla prova dei fatti non rappresentano nessuno.
Gli italiani li hanno presi a pernacchie gia’ in tre referendum e “il sole che ride” ora ride fuori dal parlamento.
Fabrizio
27 Marzo 2010 alle 11:25
BRAVO FABRIZIO!!!!
Se la verità la sappiamo solo noi e continuiamo a dircela e ridircela, il resto della massa ignorante in materia, comunque continuerà a ad avere come riferimento queste “amenità”….
27 Marzo 2010 alle 21:19
Ma dove sono i nostri difensori? Cosa aspettate a fare un comunicato per smentire queste menzogne? E’ ora di tirar fuori le palle. Siamo andati una volta in TV poi basta. Gli anticaccia ci tartassano e noi zitti. E’ ora di svegliarsi.Forza suonate la carica.
28 Marzo 2010 alle 17:26
Ecco allora svegliatevi ed iscrivetevi al partito Caccia Ambiente, solo noi possiamo aiutare noi, con 10 euro o 20 ve la cavate, altrimenti sono solo chiacchiere fra noi .
7 Aprile 2010 alle 16:21
CONFAVI è nata per unire il mondo venatorio italiano e per difendere la Cultura rurale.
Quando abbiamo fatto nascere CONFAVI, abbiamo scelto consapevolmente di non fare il tesseramento diretto e questo per rispetto nei confronti di tutte le associazioni venatorie italiane, per non entrare con loro in competizione e non fornire loro l’alibi per farci la guerra ed impedire la realizzazione del nostro progetto.
Il nostro obiettivo era quello di costruire un’Associazione nella quale potessero confluire tutte le associazioni venatorie italiane, garantendo ad ognuna di esse totale autonomia e pieno rispetto della propria identità.
Siamo riusciti ad unire sotto un’unica bandiera ben sedici associazioni venatorie italiane che non avevano avuto il privilegio di venire riconosciute dalla legge 157/92.
Le altre associazioni, quelle che sono state riconosciute per legge, alcune delle quali continuano a godere dei benefici del riconoscimento senza possedere i requisiti previsti dall’art. 34 della 157/92, hanno deciso di dichiarare guerra alla CONFAVI ed al suo progetto di unire i cacciatori italiani.
Alcune di queste associazioni non hanno neppure avuto il coraggio di firmare il ricorso ma si sono limitate a concordarne i contenuti con le consorelle più esposte politicamente, appollaiandosi sul trespolo degli avvoltoi in attesa di potersi cibare delle spoglie della CONFAVI.
Il contenzioso per il mantenimento del riconoscimento ottenuto dalla CONFAVI con Decreto interministeriale n. 20362 dell’8 febbraio 2006 è ancora lungo e si arricchirà di colpi di scena contrastanti, prima di veder sancito l’inevitabile vittoria finale della CONFAVI.
La prima battaglia è stata vinta dalla CONFAVI che ha riscosso un inequivocabile pronunciamento dei giudici del TAR del Lazio che hanno sancito, entrando dettagliatamente nel merito del contenzioso, la piena legittimità del Decreto interministeriale emesso dopo che ben due ministeri avevano verificato il pieno possesso, da parte della CONFAVI, dei requisiti stabiliti dalla legge.
La seconda battaglia, per motivi che per il momento non possiamo rendere pubblici, vedrà alcuni giudici del Consiglio di Stato smentire i propri colleghi del TAR del Lazio e dare torto a CONFAVI.
La terza battaglia, per la quale siamo già pronti, vedrà finalmente e definitivamente sancita la piena legittimità del riconoscimento della CONFAVI.
Il nostro vero obiettivo era, e rimane, quello di unire tutti i cacciatori italiani e difendere la Cultura rurale.
Le associazioni nemiche dell’unità del mondo venatorio italiano pensano che, impedendo a CONFAVI di beneficiare del finanziamento pubblico, potranno continuare a spartirsi indisturbate l’addizionale di € 5,16 che hanno chiesto ai politici di inserire nella famigerata 157/92 per la quale sono stati svenduti i diritti e la dignità dei cacciatori italiani.
Ma CONFAVI, dalla sua nascita, non ha mai ricevuto un solo euro di finanziamento pubblico ed ha imparato a vivere con le proprie energie, senza avere bisogno di nessuno se non dei cacciatori che credono in Lei e nei suoi progetti.
Unire le associazioni venatorie italiane si è rivelato impossibile?
Ci basterà unire i cacciatori italiani!
Le associazioni venatorie riconosciute per legge vogliono far morire CONFAVI dichiarandole guerra?
Che guerra sia!!!
Da quest’anno CONFAVI avrà meno rispetto per queste associazioni e comincerà a fare il tesseramento diretto (www.confavi.it/tesseramento.asp), invitando tutti i cacciatori italiani ad unirsi sotto un’unica bandiera.
CONFAVI ha promosso la Petizione popolare che ha raccolto le 843.846 firme certificate a sostegno delle modifiche alla 157/92.
Senza CONFAVI non si sarebbe mai iniziato a discutere delle modifiche alla 157/92 in Parlamento.
CONFAVI è stata la promotrice delle manifestazioni nazionali del primo settembre 2006 e del 9 marzo 2010.
CONFAVI ha dato vita al Coordinamento per la difesa e la promozione della Cultura rurale.
CONFAVI rappresenterà il futuro della caccia italiana ed il baluardo per la difesa della Cultura rurale.
Mentre qualche dirigente venatorio usa i soldi dei propri associati e quelli del finanziamento pubblico per pagarsi stipendi dorati e rimborsi spese faraonici, noi usiamo i soldi dei nostri associati per comprare striscioni e bandiere, per pagare avvocati in difesa dei diritti di tutti i cacciatori, per promuovere iniziative in difesa della nostra Cultura rurale.
Ecco perché il futuro ci appartiene.
Maria Cristina Caretta
Presidente nazionale CONFAVI
8 Aprile 2010 alle 16:25
Andate tutti sul sito ilcacciatore.com e firmate questo appello
Le AA.VV. parlino con una sola voce
Il declino della caccia Italiana è certificato, più che dalle parole e dalle diagnosi, dai numeri. Essi sono freddi e crudi : dai 1.700.000 cacciatori del 1980 siamo passati alle attuali 700.000 unità.
Un’altra verità è incontrovertibile è che gli avversari della caccia sono uniti, il mondo venatorio è diviso. In questo momento a livello nazionale parliamo più degli altri che di noi stessi.
Che cosa chiede allora la “base venatoria” ?
Che si creino le condizioni affinchè al più presto si crei in Italia una unica Associazione Venatoria.
Si inizi il percorso aggregativo e mano a mano le cose si consolideranno. Il primo ineludibile presupposto del nuovo soggetto unitario dovrà essere quello di avere l’autorevolezza di poter “condizionare” la politica e non di esserne “condizionato”.
Il programma operativo dovrà difendere la cultura e le tradizioni della caccia Italiana.
La base venatoria, attraverso questo Appello, non si rassegna al declino di quella che considera un’attività che ha radici e cultura antica e che certo dovrà sempre più essere esercitata nel rispetto rigoroso dell’ambiente.
E’ con questo spirito che il presente appello viene rivolto in primo luogo ai Presidenti di tutte le Associazioni Venatorie Italiane, incluse quelle non riconosciute, affinchè non indugino un attimo a mettere in moto tutto quello che è necessario per giungere ad avere in Italia un solo organismo rappresentativo dei cacciatori Italiani.
Orgogliosi di essere Cacciatori