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CACCIADONNA: LARA LEPORATTI, UNA VERA CACCIATRICE

Postato il 28 Maggio 2010 da lddc

Decimo ed ultimo appuntamento con Caccia Donna
E’ una dolcissima - ma agguerrita - Lara Leporatti che chiude il nostro circolo di Donne Cacciatrici di quest’anno.
Daniele Ubaldi le fa raccontare della sua lotta per seguire il padre e lo zio, fin da piccolissima, nelle uscite di caccia e del suo desiderio di praticare l’attività venatoria sin da giovane. E’ l’unica delle nostre ospiti che ha davvero lottato per imbracciare il fucile ed avere l’agognato tesserino, e quello che l’essere donna può significare in un mondo venatorio di monopolio quasi esclusivamente maschile.
Ma la sua volontà non solo l’ha portata a prendere il tesserino e praticare, ma anche a diventare presidentessa di una sezione federcaccia locale.
Vi lasciamo al suo racconto quindi, e vi ringraziamo per la compagnia che ci avete fatto per tutte queste dieci puntate.

Alla prossima rubrica!

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3 Commenti Per Questo Post

  1. luigi capitanio ha scritto:

    Non avete mica scoperto l’acqua calda… Lara è una donna che caccia come pochi. Lo posso ben dire visto che non poche volte mi ha accompagnato nella caccia al camoscio con partenze notturne ed arrivi non da meno…. Cammina in silenzio e soprattutto non si lamenta ne per la fatica ne per la fame od il freddo. Se poi al momento giusto gli porgi il fucile e la inviti a “buttarlo giù” stai sicuro che non ti delude… Brava per davvero.

  2. zingarelli vincenzo ha scritto:

    Grande cacciatrice la nostra lara parola di presidente arcicaccia di lastra a signa

  3. ROBERTO ha scritto:

    BRAVA LARA VIVA LA CACCIA .

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.