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CALENDARIO VENATORIO: FEDERCACCIA CONTESTA LA BOZZA DELLA REGIONE

Postato il 30 Giugno 2010 da lddc

In merito all’ultima bozza di calendario venatorio per la stagione 2010-11, preadottata dalla Regione Umbria, Federcaccia Umbra ha da precisare quanto segue.
Premesso che non abbiamo ancora ricevuto il calendario così come è stato approvato, ma basandoci su quanto appreso dai quotidiani locali, possiamo dirci per nulla soddisfatti e, anzi, contestiamo il calendario stesso in alcuni suoi aspetti a nostro avviso fondamentali.
Prima di tutto, però, occorre fugare il campo da ogni dubbio con una precisazione: fin dall’inizio della discussione sul calendario venatorio per la prossima stagione, Federcaccia si è subito detta favorevole ad un’apertura ai primi giorni di settembre con il maggior numero di specie possibile, per consentire una più idonea dispersione dei cacciatori su tutto il territorio regionale ed una minore pressione venatoria alle singole specie. Federcaccia non era contraria alla possibilità di aprire sin dagli inizi di settembre anche a specie stanziali, ma si è fatta carico di alcune fondate preoccupazioni, che derivano:

• dall’interpretazione dell’attuale normativa nazionale 157/92, che prevede l’apertura alla stanziale solo dalla terza domenica di settembre;
• dai pareri degli osservatori regionali, sino ad ora tutti negativi circa questa possibilità;
• dal giudizio dell’Ispra;
• dal recente recepimento della direttiva comunitaria (articolo 42 della legge nazionale) che, una volta pubblicata sul Gazzettino ufficiale (primi di luglio), potrebbe sospendere i calendari regionali, con ripercussioni negative sull’intera stagione venatoria;
• dal fatto che nessuna regione italiana è orientata ad inserire specie stanziali ai primi di settembre;
• dal constatare che anche la proposta di modifica alla 157/92 presentata dal senatore Orsi, e benedetta da tutte le associazioni venatorie, prevede l’apertura alla terza domenica di settembre di tutte le specie stanziali (starna primo ottobre!).

Pertanto, per evitare eventuali sorprese negative, la nostra scelta è stata quella di chiedere in preapertura la tortora, il colombaccio, le altre specie incluse nel calendario 2009-2010 e la quaglia con il cane da ferma: per quest’ultima specie avevamo previsto dei limiti di orario (fino alle ore 12) e, in consulta, abbiamo aggiunto anche limiti logistici, consentendo agli Atc di precludere la caccia alla quaglia in tutti quei territori non vocati alla specie in oggetto.
Ad ogni modo, consentendo la caccia alla quaglia otterremmo quella maggiore dispersione dei cacciatori sul territorio, evitando pressioni eccessive sulla tortora e il colombaccio, e senza creare a nostro avviso particolari problemi nemmeno sotto l’aspetto normativo.
Poiché la giunta regionale ha operato una forzatura normativa per consentire di cacciare dal primo settembre il colombaccio, specie indicata come cacciabile addirittura dal primo novembre dalla comunitaria, allora non comprendiamo come mai l’esecutivo non abbia scelto di inserire anche la quaglia in preapertura, visto che la legge nazionale prevede che il piccolo gallinaceo sia cacciabile già dalla terza domenica di settembre. Sarebbe stata di certo una forzatura di minor entità.
A supporto di questa richiesta esistono motivazioni tecniche e di opportunità ben precise: ci dica la Regione perché non sarebbe possibile accoglierla, ma lo faccia solo dal punto di vista tecnico senza addurre altre motivazioni
Per quanto riguarda il cinghiale, inoltre, non comprendiamo perché si debba partire dal primo di novembre dando alle province la possibilità di anticiparne l’apertura al 2 ottobre. In realtà la 157/92 articolo 18 comma d), prevede che si possa aprire la caccia al cinghiale il primo ottobre o il primo novembre. Chiediamo pertanto che la Regione fissi l’apertura al cinghiale al primo ottobre, dando poi - questo sì - facoltà alle Province di posticiparla eventualmente al primo novembre.
Federcaccia comunque si riserva di sottoporre quanto prima alla Terza Commissione le richieste di modifica della bozza del calendario venatorio, relative a questi e altri punti, con la speranza di poter trovare questa volta tutto il mondo venatorio unito a sostegno di queste ipotesi.

Perugia, 29 giugno 2010
Ufficio Stampa Federcaccia Umbra

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.