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CALENDARIO VENATORIO PUNTO DI EQUILIBRIO TRA LE VARIE FORME DI CACCIA

Postato il 20 Luglio 2009 da DdC

La gestione della caccia spetta agli Atc. Il Presidente della Giunta Provinciale Guasticchi intervenga immediatamente sulle dichiarazioni del consigliere Granocchia.

Un atto importante come il calendario venatorio, è risaputo, genera sempre discussioni, dettate dalla volontà di ciascuno di ottenere qualcosa di diverso e più favorevole nei confronti della propria forma di caccia. Ma crediamo che questo calendario, calato nell’attuale situazione legislativa italiana, rappresenti un risultato comunque valido, che mette in equilibrio tutte le diverse forme di caccia, come giustamente ci viene richiesto di fare dalla base. Non tutte le nostre proposte sono state accettate, si pensi ad esempio alla quaglia, ma molte altre sì. Abbiamo condiviso il percorso, che l’assessore ha intrapreso, di discussione alle varie riunioni della consulta, e siamo rispettosi comunque delle autonomie decisionali della Regione. Quindi nessun blitz, come abbiamo letto in qualche articolo di stampa, ma un percorso cui tutti hanno potuto partecipare, in trasparenza e sempre nelle sedi opportune.

Parlare di blitz ci sembra una strumentalizzazione, pratica alla quale purtroppo siamo avvezzi specialmente in periodo di tesseramento. Respingiamo quindi il tentativo di alimentare ancora più confusione tra i cacciatori, creando inutili divisioni, a maggior ragione nel momento in cui, a livello nazionale, si sta con forza cercando di ritrovare una possibile e auspicata unità.

Abbiamo letto, inoltre, in un articolo di stampa, di una conferenza organizzata da alcune associazioni venatorie e non, durante la quale il consigliere provinciale Granocchia ha asserito che la Provincia deve riappropriarsi della delega alla caccia. Se ciò significa togliere la gestione dell’attività venatoria agli Ambiti territoriali di caccia, a tale scopo deputati dalla legge quadro nazionale, allora le affermazioni di Granocchia sono a nostro avviso antiquate, superate, frutto di una visione miope che rimanda alla fine degli anni Ottanta, quando ancora il mondo venatorio non aveva fatto la scommessa di riappropriarsi della gestione del territorio a caccia programmata. E su queste dichiarazioni, poiché sulla stampa è apparso che Granocchia ha parlato a nome di tutta la Provincia, chiediamo che il nuovo presidente della giunta provinciale dottor Guasticchi si pronunci quanto prima, perché come Federcaccia vorremmo conoscere il suo parere. Auspichiamo una netta e drastica presa di distanza da parte di Guasticchi nei confronti delle parole di Granocchia circa la gestione: ciò non dovesse succedere, per Federcaccia sarebbe equivalente a una dichiarazione di guerra nei confronti dei cacciatori e dell’attività venatoria programmata con criterio. Non sappiamo, infine, se queste infelici affermazioni di Granocchia siano condivise anche da altre associazioni venatorie, presenti nei Comitati di gestione degli Atc e anche in quella conferenza stampa. Così fosse, correttezza vorrebbe che i rappresentanti di tali associazioni si dimettessero oggi stesso dagli Atc.

Perugia, 20 luglio 2009

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1 Commenti Per Questo Post

  1. Fabrizio Fabrizi ha scritto:

    Io sono favorevole alla gestione della caccia da parte delle regioni, perchè così si potrà cacciare sul territorio di tatta la regione e le venti giornate saranno per cacciare l’emigratoria nelle regioni confinanti, perchè con queste atc non possiamo cacciare neanche nella provincia di appartenenza ma le province sono state divise in modo che dobbiamo cacciare sempre più soldi. Perciò via gli atc come sono adesso e maggiormente via le afv.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.