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CALENDARIO VENATORIO VENETO: ANCHE LE PROVINCE SONO CONTRARIE ALLE RESTRIZIONI PROPOSTE DAL LEGHISTA STIVAL

Postato il 25 Giugno 2010 da lddc

Anche la provincia di Vicenza si schiera contro la proposta avanzata dall’assessore regionale alla caccia Daniele Stival di differenziare il prelievo venatorio alla selvaggina stanziale tra le varie province ed addirittura tra i diversi ATC della stessa provincia.
Il caos che si creerebbe, se passasse la proposta del leghista Stival, porterebbe i cacciatori a spostarsi da provincia a provincia per poter usufruire del diritto sancito per legge di cacciare nelle tre giornate settimanali a scelta.
La provincia di Vicenza ha formalizzato all’assessore regionale alla caccia anche la propria contrarietà all’inserimento del cinghiale tra le specie normalmente cacciabili, scelta che creerebbe un grave danno per le colture agricole e per tutte le specie di fauna selvatica presenti sul nostro territorio

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1 Commenti Per Questo Post

  1. ALE ha scritto:

    Confavi pensa ancora che ci sia la Donazzan a gestire la caccia in regione? Finalmente Zaia ha cambiato le carte e ha posto in mano a Stival 4 assi. Nella regione Veneto ci sono 7 province di cui una, Belluno che ha regole a parte perchè zona alpi.Solo Vicenza e in particolar modo una sola associazione chiedono di non cambiare le regole , le altre province chiedono a Stival nuove regole perchè Verona non ha le caratteristiche ambientali e venatorie di Venezia così come Treviso non ha le caratteristiche di Rovigoe Padova non ha paragoni con Belluno
    E’ auspicabile che la Regione dia la possibilità alle province di gestire almeno la caccia alla selvagina stanziale .La Provincia di Treviso con i suoi 13 A.T.C. ha raggiunto l’autonomia per il ripopolamento delle Lepri ed ora si liberano per il ripopolamento solo lepri catturate nel territorio provinciale, mentre la provincia di Vicenza dove Confavi con cacciatori veneti vogliono dettare regole si devono accontentare di lepri di provenienza estera o di gabbia . Non è cosi che si gestisce la caccia .E questo è solo un esempio.Noi non vogliamo che le province del Veneto si riducano come Vicenza dove per trovare un capo di selvagina stanziale selvatico e non inselvatichito sta diventando impossibile e i cacciatori devono migrare come le allodole .Assessore Stival ricorda che la Lega ha sempre predicato l’autonomia ed il federalismo ora puoi metterlo in pratica cominciando dalla caccia ,e non ascoltando i soliti tromboni stonati che promettono ai propri associati libertà di movimento in tutta la regione senza pensare alle conseguenze negative che esse provocano non legando il cacciatire al territorio. La caccia deve essere gestita dai cacciatori e non dai politici che pensano SOLO A VOTI Basta concessioni in deroga ora fate una legge seria che ci permetta di cacciare lo storno,il fringuello . il passero. la pispola e il prispolone solo così si farà l’interesse del mondo venatorio regionale. L’AUTONOMIA DELLA CACCIA ALLE PROVINCE E AGLI ATC ci accompagnerà verso un modo migliore di gestione venatoria alla faccia di chi non vuole progredire ma pensa solo a coltivarsi il suo orticello.Questa è l’idea di un cacciatore che da quaranta anni vive la caccia come passione e non come interesse politico cara signora Carretta .Non è così che si fanno gli interessi dei cacciatori veneti.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.