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CAMPIONATO DEL MONDO DI SPORTING TRA RECORD E MERAVIGLIE

Postato il 20 Luglio 2010 da lddc

È calato il sipario sul Campionato dei record ed è stata un’uscita di scena in grande stile, con l’inno italiano che è risuonato per ben due volte in mezzo alle colline di Laterina ormai immerse nel buio e accarezzate da una brezza quanto mai piacevole dopo quattro giorni infuocati, sia dal punto di vista sportivo che climatico.
“E’ stato un campionato memorabile, nel quale la Fidasc e un grande impianto come quello di Ponticino hanno mostrato tutta la loro grande capacità organizzativa e tecnica, offrendo ai tiratori di tutto il mondo una manifestazione superlativa della quale siamo tutti molto felici e orgogliosi”. Parole di Jean François Palinkas, rieletto per acclamazione alla presidenza della Fitasc proprio la vigilia dei mondiali, e presente durante tutta la settimana aretina fino alla cerimonia conclusiva insieme a molti membri del Consiglio Direttivo fra i quali il Vice Presidente per l’America Joe Cantey, quello per l’Oceania Ray Mc Farlane e il Presidente della Commissione Sporting Jean Wenger.
“Ho girato il mondo in lungo e in largo, partecipando ad un numero imprecisato di competizioni internazionali e sono quindi sicuro di poter affermare che non ho mai vissuto un evento di questo livello. Tutto è stato eccellente: i campi di gara, i piattelli, l’organizzazione, l’ospitalità l’ambientazione, l’atmosfera, la cucina, i panorami e non credo che tutto questo possa essere facilmente superato o eguagliato in futuro”. Parole di George Digweed, pluricampione internazionale e vero e proprio mostro sacro dello Sporting mondiale.
“Non posso certo dire di aver sparato bene, anche perché negli ultimi tempi non mi sono assolutamente allenato, ma sono ugualmente entusiasta per il livello tecnico e organizzativo di questo Mondiale italiano che è senz’altro il più bello fra quelli che ho disputato”. Parole di Richard Faulds, altro dominatore assoluto di Olimpiadi nella specialità Double Trap e di competizioni internazionali di Sporting.
“Questo che si è appena concluso sarà ricordato come il Mondiale delle medaglie più preziose. Quelle d’oro che ornano i nostri giovanissimi tiratori e li confermano ai vertici mondiali della categoria sia a livello individuale che a squadre. Quella di bronzo che, per la prima volta, è stata conquistata in una competizione mondiale dalla squadra dei Senior. Ma è anche il Mondiale della medaglia ai nostri Ufficiali di Gara internazionali che hanno dato un’ulteriore prova di grandissima preparazione tecnica e di professionalità. Ed è anche il mondiale della medaglia all’organizzazione di questo evento che non è azzardato definire il più bel Campionato del Mondo mai disputato”. Parole del Presidente Felice Buglione che insieme al Presidente Palinkas, al Vice Presidente Vicario della Fidasc Domenico Coradeschi, al Sindaco di Laterina Massimo Gennai, al Presidente del Coni Provinciale Giorgio Cerbai, al Presidente Provinciale della Fidasc Roberto Montecchi, a Silvano Basagni e Andrea Benelli ha consegnato le medaglie e le coppe ai vincitori delle varie categorie nel corso della lunga cerimonia di chiusura.
In queste quattro brevi ma autorevolissime dichiarazioni è riassunto un successo lusinghiero non solo dello Sport italiano ma dell’intero Paese che, ancora una volta, ha dimostrato di saper essere all’altezza delle aspettative delle organizzazioni internazionali, riuscendo a dare un’immagine positiva a rappresentanti e atleti dei cinque Continenti. Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, si può affermare che la cronaca dell’intera competizione è stata, in alcuni momenti, davvero al cardiopalmo; soprattutto nell’ultima delle quattro giornate di gara con continue variazioni nelle varie classifiche dovute alla oggettiva difficoltà “statistica” dei campi che venivano affrontati dai tiratori. Gli junior della nazionale italiana di Sporting hanno ribadito la loro superiorità sia a livello individuale che di squadra, anche se la lotta è stata quanto mai serrata e quasi all’ultimo piattello. Michael, il giovane “Spadino” dei cadetti, ha sempre marciato con la regolarità di un grande passista e non ha mai lasciato la prima posizione conquistata al termine dei due primi campi. Dietro di lui, gli inglesi Gray e Papworth non hanno mai mollato e anche se gli sono rimasti a tre piatti di distanza, sono riusciti, a loro volta, a lasciare fuori dal podio individuale Marco Battisti e Renato Vitelli. Il gioviale pesarese ha purtroppo pagato a caro prezzo (almeno 4 o 5 piattelli) la non felice prestazione delle prime due giornate, nelle quali ha gareggiato imbottito di antibiotici per debellare una violenta tonsillite. Renato Vitelli, invece, ha mantenuto una media elevatissima per uno che ha solo tre esperienze internazionali al suo attivo e ha confermato di avere la stoffa del grande tiratore. A livello di squadre, la compagine azzurra composta da Marco Battisti, Michael Spada e Renato Vitelli ha percorso con decisione la stessa strada intrapresa individualmente da Michael e si è subito installata al comando della classifica restandovi sino alla fine, anche se gli iniziali 9 punti di vantaggio si sono ridotti a quattro al giro di boa dei 150, per poi risalire fino ai sei piatti finali che hanno separato gli azzurri dagli inglesi Phil Gray, Jack Lovick e Chris Papworth. Ma se l’oro degli Junior rappresenta solo l’ennesima -ancorché piacevolissima- conferma di una indiscussa supremazia, è stato proprio il bronzo conquistato dalla squadra dei senior a costituire la sorpresa più gradevole ed entusiasmante, il coupe de théatre che ha contrassegnato proprio le battute finali della quarta ed ultima giornata. Dopo i primi sei campi, infatti, il quartetto azzurro nel quale suonavano i loro strumenti Fabio Chiarapini, Enrico De Tomasi, Davide Gasparini e Maurizio Gronchi era, come succedeva spesso in passato, titolare della solita medaglia di legno. Una posizione alla quale i Senior azzurri sembravano destinati anche in questa occasione che molti definivano unica. I quattro piatti che separavano i nostri tiratori dai fortissimi spagnoli, sembravano assolutamente incolmabili ma nelle prestazioni di domenica il 46 di Chiarapini (21-25), il 46 di De Tomasi (22-24), il 46 di Gasparini (23-23) e il 45 di Gronchi (22-23) riuscivano a ribaltare la situazione fissando il punteggio complessivo e finale della squadra italiana sui 729 punti che bastavano, anche se per un solo piatto, per salire sul tanto agognato podio mondiale che mancava ai nostri Senior dal Mondiale del 2002. Solo quattro piattelli hanno impedito agli azzurri della categoria Veterani, Claudio Bortot, Fabio Daveri e Giovanni Zamboni di salire su un podio al quale erano ormai abituati da anni, costringendoli ad una onorevolissima quarta piazza su un totale di 10 squadre. Anche i Super Veterani Paolo Amato, Marino Pagnottini e Ottorino Rovetta, contrariamente alla piacevole abitudine acquisita nel corso delle ultime competizioni internazionali, si sono dovuti accontentare di rimanere ai piedi dei tre gradini, accusando però un gap di ben 28 piatti nei confronti dei pari età francesi. Le ragazze del fantastico oro russo negli ultimi europei, Carla Flammini, Daniela Prati e Katia Vaghi purtroppo non sono state in grado di ripetere la magica prestazione di San Pietroburgo e nemmeno gli importanti piazzamenti conquistati nelle ultime gare internazionali.
Per la consultazione completa di tutte le classifiche si rimanda al sito ufficiale della Fitasc: www.fitasc.com.
Roma 19 luglio 2010
UFFICIO STAMPA FIDASC

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.