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CAPOLONA (AR): RESOCONTO DEL TROFEO ARMERIA PAOLETTI E PROSSIMI APPUNTAMENTI

Postato il 08 Luglio 2010 da lddc

Il 26 e 27 giugno scorsi si è concluso il nel territorio del Comune di Capolona, in provincia di Arezzo, la gara di tiro a palla su sagoma mobile al cinghiale denominata 1° Trofeo Armeria Paoletti. Realizzata grazie alla collaborazione della Provincia di Arezzo e della Federcaccia provinciale, la gara si è tenuta all’interno dell’Azienda Agrituristica Venatoria di Baciano, ed è stata sponsorizzata da Solinas Giovanni, presidente dell’Atc Ar1, da Caibugatti Moreno, presidente Atc Ar2 e da Giorgio Kwiatkowski, presidente dell’Atc Ar3. Abilmente coordinata da Bartolini Giuseppe e Sara Rampi, dipendenti dell’Atc Ar3, la manifestazione ha visto 207 concorrenti provenienti dalle squadre del cinghiale della Provincia. Ecco i risultati definitivi:
CLASSIFICA SQUADRE
BOBI 1 CHITIGNANO - Atc Ar1
CATENAIA 1° SQUADRA - Atc Ar3
OLMO - Atc Ar3
CLASSIFICA CACCIATORI
Sbolci Alessandro
Moretti Diego
Guidotti Paolo
Chini Simone
Guerra Massimo
Serafini Maurizio
Martini Mauro
Fontana Marco
Ercolani Daniele
Falsini Fabrizio
CLASSIFICA TIRATORI
Mangani Francesco
Capacci Fabio
Ballarotta Antonio
Occhini Angelo
Si ringraziano in modo particolare le Ditte Benelli Armi e Swarovski Optik Italia, sponsor della manifestazione, e Giorgio Kwiatkowski, gentilmente intervenuto alla premiazione.
Si ricorda che il giorno 11 luglio 2010 in questo campo di tiro si svolgerà la gara del 3° Trofeo Browning Winchester Diana Swarovski z6i 2010.
Per qualsiasi informazioni rivolgersi all’Armeria Paoletti Viale Dante 147 Capolona (AR) Tel. 0575/488753.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.