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	<title>La Dea della caccia &#187; Ambiente e Fauna</title>
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	<description>Il blog della caccia, delle passioni venatorie, natura, ambiente e...</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:55:58 +0000</pubDate>
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		<title>MALTEMPO: LA PROVINCIA DI VENEZIA MONITORIZZA L’AVIFAUNA IN LAGUNA</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:39:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[I questi giorni è sempre più consistente la presenza di ghiaccio nelle valli da pesca e nelle aree lagunari del territorio veneziano. Per questo motivo il vice presidente e assessore provinciale alla caccia Mario Dalla Tor sta seguendo con attenzione l&#8217;evolversi del fenomeno, soprattutto in relazione ad eventuali situazioni di difficoltà che dovessero presentarsi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I questi giorni è sempre più consistente la presenza di ghiaccio nelle valli da pesca e nelle aree lagunari del territorio veneziano. Per questo motivo il vice presidente e assessore provinciale alla caccia Mario Dalla Tor sta seguendo con attenzione l&#8217;evolversi del fenomeno, soprattutto in relazione ad eventuali situazioni di difficoltà che dovessero presentarsi per i numerosissimi uccelli acquatici che frequentano le aree lagunari. Il vice presidente e assessore alla caccia Mario Dalla Tor: &#8220;La situazione viene comunque tenuta sotto controllo giornalmente e qualora la presenza del ghiaccio dovesse estendersi, interessando ulteriori superfici lagunari, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza delle anatre rimaste, la Provincia di Venezia è pronta ad intervenire mediante estesi interventi di alimentazione di soccorso che verranno messi in atto in collaborazione con l&#8217;Ambito Territoriale di Caccia che ha già offerto la propria disponibilità in proposito&#8221;.<br />
Allo stato attuale, parte delle popolazioni di anatre hanno lasciato le valli veneziane già nei primi giorni in cui si è verificato il drastico abbassamento delle temperature, mentre altre migliaia di uccelli sono rimaste nelle aree libere dal ghiaccio ancora presenti nelle valli da pesca , lungo le aste fluviali e nelle zone di laguna soggette a marea. Gli spostamenti e la sosta delle anatre nelle zone libere dal ghiaccio sono facilitati dalla totale chiusura dell&#8217;attività venatoria nei confronti degli uccelli acquatici già dallo scorso 31 gennaio. (AGENPARL)</p>
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		<title>UMBRIA: LA GIUNTA REGIONALE PREADOTTA LA PRIMA PARTE DEL PIANO PAESAGGISTICO</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:35:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[regione umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito ufficiale della Regione Umbria
La Giunta regionale dell&#8217;Umbria, su proposta dell&#8217;assessore all&#8217;Ambiente, Silvano Rometti, ha preadottato una parte del Piano Paesaggistico Regionale in cui sono stabiliti alcuni principi fondamentali, che sono alla base della pianificazione in materia.
&#8220;Il Piano - ha spiegato l&#8217;assessore Rometti - rappresenta per la Regione lo strumento di governo delle trasformazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito ufficiale della Regione Umbria<br />
La Giunta regionale dell&#8217;Umbria, su proposta dell&#8217;assessore all&#8217;Ambiente, Silvano Rometti, ha preadottato una parte del Piano Paesaggistico Regionale in cui sono stabiliti alcuni principi fondamentali, che sono alla base della pianificazione in materia.<br />
&#8220;Il Piano - ha spiegato l&#8217;assessore Rometti - rappresenta per la Regione lo strumento di governo delle trasformazioni del proprio paesaggio e mira a garantire la conservazione dei principali caratteri identitari e ad elevare la qualificazione degli interventi di trasformazione edilizia e urbanistica. La governance del Piano è assicurata attraverso il coinvolgimento di tutti gli enti rappresentativi del territorio che, d&#8217;intesa con le amministrazioni dello Stato e in ragione delle loro specifiche competenze, condividono la responsabilità di salvaguardare, gestire e riqualificare il paesaggio regionale&#8221;.<br />
&#8220;Nel dicembre 2010 - prosegue l&#8217;assessore - la Regione ha sottoscritto un&#8217;Intesa con il ministero per i Beni e le Attività culturali e il ministero dell&#8217;Ambiente per l&#8217;elaborazione congiunta del Piano, che è stata demandata ad un comitato tecnico paritetico formato da sei rappresentanti delle Regioni e sei dello Stato. Gli elaborati di questa preadozione da parte della Giunta sono il risultato dei lavori del Comitato Tecnico che ha garantito, sin dalla sua costituzione, un&#8217;intensa attività ed una sintesi delle diverse posizioni&#8221;.<br />
In coerenza con le norme regionali in materia di governo del territorio e con la nuova impostazione metodologica decisa in seno al Comitato Tecnico, il Piano - oltre a comprendere una relazione illustrativa - è distinto in due volumi di cui il primo dal titolo &#8220;Per una maggiora consapevolezza del valore del paesaggio. Conoscenze e convergenze cognitive&#8221;, ricomprende il quadro conoscitivo e quello strategico del paesaggio regionale, mentre il secondo volume, dal titolo &#8220;Per un miglior governo del paesaggio: tutele, prescrizioni e regole&#8221;, contiene il quadro di assetto del paesaggio regionale e quello delle tutele e le disposizioni di attuazione.<br />
&#8220;La Giunta regionale - ha spiegato l&#8217;assessore Rometti - ha preadottato la Relazione illustrativa e il primo volume del Piano. Quest&#8217;ultimo è diviso in un quadro conoscitivo e in un altro strategico del territorio umbro. Nel Quadro conoscitivo è presente il Repertorio delle conoscenze, costituito da una ricca raccolta di cartografie suddivise in Risorse fisico-naturalistiche, storico-culturali e sociali-simboliche e l&#8217;Atlante dei Paesaggi.<br />
Nell&#8217;Atlante il territorio umbro risulta diviso in diciannove ambiti, chiamati Paesaggi regionali e, per ciascun ambito, è stata espressa una valutazione, individuata sulla base dell&#8217;integrità e sulla presenza di alcune rilevanti pecularietà paesaggistiche. L&#8217;esito di questa interpretazione è stato il riconoscimento, all&#8217;interno di ogni ambito di paesaggio, di contesti con particolari valori identitari denominate strutture identitarie.<br />
Nel Quadro strategico è restituita l&#8217;immagine dei principali processi di mutamento del territorio su cui si dovrà misurare la visione futura del paesaggio umbro, e sono individuati i progetti strategici di paesaggio quali: il Braccio Tevere-Trasimeno, la Centuriazione della piana, la Flaminia antica, la Direttrice Spoleto-Norcia-Castelluccio,la Direttrice Todi-Orvieto.<br />
Inoltre, viene definito il quadro complessivo di compatibilità per le diverse strategie di settore, che hanno rilevanza ai fini di uno sviluppo sostenibile del territorio&#8221;.<br />
&#8220;Il &#8216;PPR&#8217; - ha detto l&#8217;assessore Rometti - è concepito come un dispositivo dinamico, che perfeziona progressivamente il sistema delle conoscenze, delle tutele e delle misure di regolazione, con l&#8217;obiettivo di migliorare costantemente la qualificazione paesaggistica degli interventi di trasformazione. Pertanto già nella fase di preadozione del Piano, i soggetti pubblici e privati portatori di interessi possono contribuire all&#8217;arricchimento delle conoscenze segnalando e fornendo integrazioni ed implementazioni informative alla Regione. Intanto - ha concluso - il Comitato Tecnico continua l&#8217;attività di elaborazione del secondo volume del Piano&#8221;.  (agenzia umbria notizie)</p>
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		<title>LIGURIA: CALANO GLI INCENDI BOSCHIVI, MA PARTONO NUOVE MISURE DI PREVENZIONE</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:33:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[liguria]]></category>

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		<description><![CDATA[Calano gli incendi boschivi in Liguria, malgrado gli ultimi gravi episodi come quello recente a Vado Ligure che nelle feste di Natale, ha percorso circa 400 ettari di territorio boscato e cespugliato, mettendo in pericolo l&#8217;integrità di decine di abitazioni e minacciando l&#8217;incolumità di centinaia di cittadini che per sicurezza hanno dovuto abbandonare temporaneamente le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Calano gli incendi boschivi in Liguria, malgrado gli ultimi gravi episodi come quello recente a Vado Ligure che nelle feste di Natale, ha percorso circa 400 ettari di territorio boscato e cespugliato, mettendo in pericolo l&#8217;integrità di decine di abitazioni e minacciando l&#8217;incolumità di centinaia di cittadini che per sicurezza hanno dovuto abbandonare temporaneamente le proprie case.<br />
Malgrado questi episodi che ciclicamente si ripetono, anche a causa di particolari condizioni meteorologiche che li favoriscono - forte vento e siccità - il trend degli incendi boschivi in Liguria conferma, nel medio e lungo periodo, un andamento in calo.<br />
Il dato emerge dall&#8217;aggiornamento statistico degli incendi boschivi, recentemente approvato dalla Giunta regionale dal quale si evince che, &#8220;rispetto al passato, il fenomeno, originato da cause antropiche, evidenzia una costante diminuzione, sia in termini di numero di eventi, sia in termini di superfici percorse dal fuoco. Si consideri che il numero medio annuo di incendi boschivi dell&#8217;ultimo periodo di programmazione 2007/2010 è stato di 280 focolai contro i 475 del precedente periodo 2002/2006, i 594 del periodo 1997/2001 ed i 1014 nel periodo 1987/1996&#8243;, ha spiegato l&#8217;assessore all&#8217;Agricoltura Giovanni Barbagallo, a margine della seduta del Consiglio Regionale, in vista delle nuove in iniziative di prevenzione da parte della Regione Liguria.<br />
Anche relativamente alla superficie media annua percorsa dal fuoco il bilancio è positivo: i 1663 ettari medi annui del periodo 2007/2010 rappresentano un netto miglioramento rispetto ai 3564 ettari del periodo 2002/2006, ai 6316 ettari del periodo 1997/2001, per non considerare i 7966 ettari medi annui del periodo 1987/1996.</p>
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		<title>FIRENZE: A CAMPI TRE PROGETTI COFINANZIATI DA REGIONE E COMUNE PER IL PARCO AGRICOLO DELLA PIANA</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:31:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[campi bisenzio]]></category>

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		<description><![CDATA[Realizzazione della &#8220;Porta del Parco&#8221;, riqualificazione della Rocca Strozzi e forestazione con circa 1500 alberi di una fetta consistente del Parco agricolo della Piana nei confini del Comune di Campi Bisenzio. Sono i tre interventi, oggetto di un accordo di programma tra la Regione e il Comune, che sono stati illustrati stamani in un incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Realizzazione della &#8220;Porta del Parco&#8221;, riqualificazione della Rocca Strozzi e forestazione con circa 1500 alberi di una fetta consistente del Parco agricolo della Piana nei confini del Comune di Campi Bisenzio. Sono i tre interventi, oggetto di un accordo di programma tra la Regione e il Comune, che sono stati illustrati stamani in un incontro pubblico presso la Sala Consiliare cui è intervenuta, insieme al sindaco Adriano Chini, l&#8217;assessore regionale al governo del territorio Anna Marson.<br />
&#8220;Sono tre interventi importanti - ha detto l&#8217;assessore Marson ai cittadini presenti - che concorrono ad attuare il progetto del Parco agricolo della Piana nel comune campigiano. Un progetto di rilevanza regionale, cui la Regione tiene molto e che contribuirà a migliorare la vita dei residenti, oltre un milione, e a valorizzare il patrimonio agricolo, ambientale, insediativo e culturale di questo territorio&#8221;.<br />
Si tratta della &#8220;Porta del Parco&#8221; in prossimità dell&#8217;oasi del Wwf &#8220;Stagni di Focognano&#8221;, vale a dire la realizzazione di un centro visite multimediale, didattico e divulgativo che vuole contribuire alla costruzione di una cultura consapevole della tutela dell&#8217;ambiente nella piana. Il secondo progetto è la riqualificazione della Rocca Strozzi al fine di rendere fruibile al pubblico un patrimonio di grande importanza storica e urbana, estendendo la valorizzazione anche al sistema archeologico di Gonfienti, e infine la piantumazione di circa 1500 alberi sui 200 ettari di Parco della Piana di proprietà comunale, all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa del Comune &#8220;Un albero, un bambino&#8221;.<br />
I tre progetti, connessi anche attraverso percorsi pedonali e ciclabili che realizzeranno un sistema unitario di mobilità lenta in grado di unire fisicamente e funzionalmente spazi e luoghi, saranno cofinanziati dalla Regione e dal Comune di Campi Bisenzio, come pattuito dall&#8217;accordo di programma firmato nel novembre scorso dall&#8217;assessore Marson e dal sindaco Chini. Alle risorse necessarie, per un totale di 3,75 milioni, contribuisce con 2 milioni la Regione Toscana e con 1,75 milioni il Comune di Campi.<br />
Nell&#8217;occasione è stato illustrato anche un altro progetto con cui il Comune di Campi, attraverso la Regione, si è candidato ai finanziamenti europei Life. E&#8217; uno studio di parco sperimentale per l&#8217;assorbimento dell&#8217;anidride carbonica in una zona ad alto inquinamento che prevede la piantumazione di alberi in un&#8217;area tra il fiume Bisenzio e l&#8217;autostrada A11. (Lorenza Pampaloni)</p>
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		<title>PIEMONTE: PARTNER PRIVATI E GREEN ECONOMY PER VALORIZZARE I PARCHI</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:38:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[piemonte]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Piemonteinforma, sito di informazione e notizie della Regione Piemonte:
Prima riunione, il 2 febbraio a Torino, della conferenza dei presidenti dei 12 parchi regionali e dei due commissari straordinari (Enti Parco dell&#8217;area metropolitana di Torino e delle Alpi Cozie). A convocarla l&#8217;assessore regionale ai Parchi e aree protette, William Casoni.
&#8220;I nuovi presidenti dovranno ricoprire un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Piemonteinforma, sito di informazione e notizie della Regione Piemonte:<br />
Prima riunione, il 2 febbraio a Torino, della conferenza dei presidenti dei 12 parchi regionali e dei due commissari straordinari (Enti Parco dell&#8217;area metropolitana di Torino e delle Alpi Cozie). A convocarla l&#8217;assessore regionale ai Parchi e aree protette, William Casoni.<br />
&#8220;I nuovi presidenti dovranno ricoprire un ruolo molto impegnativo - ha sottolineato l&#8217;assessore - perché dovranno impegnarsi non solo nella corretta gestione e tutela dell&#8217;area naturale, ma essere i principali promotori nella ricerca di partner privati interessati a investire nel parco, tenendo conto delle sempre più limitate risorse regionali. Occorre trasformare i parchi in aree produttive, attraverso la green economy, intraprendere azioni che valorizzino le potenzialità del territorio rendendolo più desiderabile e fruibile da parte dei turisti e dei cittadini. Non si tratta di cementificare o sfruttare impropriamente: è necessaria una maggiore integrazione natura-uomo che sviluppi la domanda e l&#8217;attrattiva&#8221;.</p>
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		<title>RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI, PER COLDIRETTI È ORA DI CAMBIARE</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.coldiretti.it.
La riforma della legge 394/91 che disciplina le aree protette ha scatenato in questi giorni un vivace dibattito che ha provocato una profonda spaccatura nel mondo ambientalista, tra coloro che difendono la necessità di modificare la legislazione vigente per adeguarla al nuovo contesto di politica ambientale ed agricola, che si è venuto delineando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito www.coldiretti.it.</p>
<p>La riforma della legge 394/91 che disciplina le aree protette ha scatenato in questi giorni un vivace dibattito che ha provocato una profonda <strong>spaccatura nel mondo ambientalista</strong>, tra coloro che difendono la necessità di modificare la legislazione vigente per adeguarla al nuovo contesto di politica ambientale ed agricola, che si è venuto delineando in questi venti anni a seguito delle misure indotte dall&#8217;Ue, e coloro che si oppongono a qualsiasi modifica delle norme attuali difendendo l&#8217;attuale modello di gestione dei parchi.</p>
<p>A fronte di tale discussione, <strong>Coldiretti ritiene che una modifica della legge 394/91 sia un passo da compiere al più presto</strong>, in quanto l&#8217;agricoltura nel contesto della aree protette ha avuto &#8220;uno spazio residuale&#8221;, mentre le attività del settore rispondono a &#8220;logiche di investimento e di sviluppo&#8221;. Da qui, appunto, la necessità di essere più coraggiosi al fine di costruire un più deciso collegamento tra sviluppo dell&#8217;agricoltura e salvaguardia della natura.</p>
<p>Secondo <strong>Coldiretti</strong>, la riforma della legge 394/91 si rende necessaria in quanto occorre mettere a punto una strategia di valorizzazione del territorio, in cui è possibile inserire le aree naturali protette che identificano e circoscrivono particolari habitat, con tutti i connessi valori naturali e culturali garantendo un modello di sviluppo sostenibile nel quale gli operatori economici che insistono in tali aree possono svolgere un ruolo determinante.</p>
<p>L&#8217;impegno da parte degli enti territoriali è stato, finora, finalizzato ad arrestare il progressivo deterioramento della campagna, proteggendo e ripristinando qualità paesaggistiche, all&#8217;esterno delle aree abitate, tramite l&#8217;istituzione di parchi e di altre aree verdi che identificano e circoscrivono particolari habitat con tutti i connessi valori ambientali e culturali, salvo dimenticare che il territorio soggetto a misure di salvaguardia fosse prevalentemente occupato da attività agro-silvo-pastorali che rispondono a logiche di investimento e di sviluppo.</p>
<p>Secondo <strong>Coldiretti</strong>, in tal modo si sono privilegiati alcuni contesti ambientali di rilevanza scenografica, con l&#8217;introduzione di vincoli mediante la tradizionale tecnica di zoning, rinunciando ad affermare sul resto del territorio una disciplina specifica attraverso adeguati indirizzi di riqualificazione della complessità, della ricchezza e delle dinamiche dei contesti spaziali in una prospettiva organica. Queste sono le ragioni per cui nella l. n. 394 del 1991 l&#8217;agricoltura ha uno spazio residuale, che va spiegato, appunto, con le idee prevalenti nella società e nella cultura.</p>
<p>Oggi, però, le cose stanno diversamente ed occorre - nel modificare il testo della legge 394/91 - essere, per così dire, più coraggiosi al fine di costruire un più deciso collegamento tra sviluppo dell&#8217;agricoltura e salvaguardia della natura. Si tratta, in particolare, di mettere a punto una strategia di valorizzazione del territorio tra cui è possibile inserire la serie delle aree naturali protette, che identificano e circoscrivono particolari habitat con tutti i connessi valori naturali e culturali approdando ad una visione complessiva dei fattori coinvolti.</p>
<p>Oltretutto, gli strumenti di gestione delle aree protette previsti dalla legge 394/91 non hanno prodotto, in questi anni, i risultati attesi in quanto <strong>i parchi hanno oggi enormi problemi di bilancio non essendo stati previsti meccanismi di autofinanziamento e, soprattutto, non avendo valorizzato attività progettuali che garantissero uno sviluppo delle aree sottoposte a vincolo, per cui appare poco comprensibile la posizione di chi si oppone strenuamente ad una difesa della legislazione attuale.</strong></p>
<p>Inoltre, nell&#8217;ambito dei nuovi orientamenti volti a gestire gli ecosistemi tramite la realizzazione di reti ecologiche, un&#8217;azione di riqualificazione delle complessità ambientali e paesaggistiche è svolta dalla disciplina di attuazione di Rete Natura 2000, in cui i parchi e le riserve assumono il ruolo di nodi interconnessi tra di loro e con i vari ambiti locali. D&#8217;altra parte, occorre considerare che il territorio soggetto a norme di conservazione è prevalentemente occupato da attività agro-silvo-pastorali.</p>
<p>Nel momento in cui prevale il modello economico della <strong>globalizzazione </strong>che tende a recidere, nella scala allargata degli scambi, il legame tra cibo e territorio a favore di un omologazione degli alimenti, la localizzazione delle imprese nelle aree protette costituisce un&#8217;opportunità per gli agricoltori perché permette di: promuovere filiere corte e incontrare i consumatori; ridurre i costi connessi alla valorizzazione dell&#8217;immagine aziendale e di quella dei propri prodotti; far vivere al visitatore-cliente il contesto di qualità dentro il quale hanno origine i prodotti alimentari e i servizi del tempo libero; valorizzare economicamente l&#8217;identità dell&#8217;area di produzione, fornendo in tal modo ulteriori motivazioni di acquisto; inserire il proprio prodotto nel circolo virtuoso della memoria che caratterizza ogni momento di vacanza, attribuendogli il valore aggiunto della categoria delle emozioni.</p>
<p><strong>Coldiretti</strong>, pertanto, ritiene che il sistema dei parchi e delle aree della rete Natura 2000 si configuri come ideale territorio di progetto in cui realizzare azioni dirette a promuovere lo sviluppo rurale, favorire politiche locali di prevenzione di siti di alto valore biologico, mettere in atto azioni di funzione della diversificazione e della qualità dei prodotti agroalimentari, valorizzare le risorse turistiche locali e le caratteristiche storiche e culturali.</p>
<p>Si considerino, ad esempio, gli <strong>itinerari per la scoperta dei sapori e dei luoghi </strong>quali ad esempio: le strade del vino e dell&#8217;olio che rappresentano i mezzi attraverso i quali pubblicizzare l&#8217;offerta turistica di alcune aree apprezzate per le loro produzioni, sopra tutto, vinicole ed olivicole, ma anche di altri prodotti tipici a denominazione di origine Dop e Igp e più di recente le iniziative di valorizzazione dei prodotti territoriali presso i circuiti della ristorazione locale, che prendono nome di «Km0».</p>
<p>Sul piano concreto, ciascun agricoltore, dunque, deve essere in grado di legare ad una logica di bilancio la sua scelta di rimanere ancorato al contesto sociale ed economico di riferimento, facendo leva sul vantaggio competitivo che l&#8217;identità territoriale dell&#8217;area protetta trasferisce al processo produttivo attraverso l&#8217;integrazione delle tradizionali attività di coltivazione ed allevamento con quelle di promozione dei prodotti tipici e biologici, di turismo ambientale e di servizi.</p>
<p>Anche per tale motivo, <strong>Coldiretti </strong>auspica che nella revisione della normativa sui parchi e le aree protette venga prevista <strong>l&#8217;introduzione di un rappresentante delle associazioni agricole nel Consiglio direttivo degli Enti Parco</strong>, affinché l&#8217;obiettivo non sia più quello di realizzare degli<strong> &#8220;eco-musei&#8221;, </strong>ma di promuovere, oltre alla tutela dell&#8217;ecosistema anche lo sviluppo delle aree sottoposte a vincolo, nell&#8217;ambito delle quali <strong>l&#8217;agricoltura</strong> può dare più di ogni altro settore economico, il proprio contributo per la salvaguardia della biodiversità e per l&#8217;offerta di servizi ambientali alla collettività, in modo che l&#8217;area protetta non sia più un&#8217;isola ecologica, ma un territorio vissuto nel rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
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		<title>LEGAMBIENTE SUI 4 LUPI UCCISI IN POCHI MESI NEL SANNIO</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[lupi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Intervengano le istituzioni per frenare un fenomeno che mette a rischio la sopravvivenza della specie protetta. Applicare su tutto il territorio le buone pratiche sperimentate nelle aree protette, aiutare gli allevatori con misure concrete e combattere il bracconaggio&#8221;
È quanto chiede Legambiente intervenendo sui lupi uccisi nell&#8217;Alto Sannio.
&#8220;Quattro lupi uccisi nell&#8217;Alto Sannio, in provincia di Benevento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Intervengano le istituzioni per frenare un fenomeno che mette a rischio la sopravvivenza della specie protetta. Applicare su tutto il territorio le buone pratiche sperimentate nelle aree protette, aiutare gli allevatori con misure concrete e combattere il bracconaggio&#8221;<br />
È quanto chiede Legambiente intervenendo sui lupi uccisi nell&#8217;Alto Sannio.<br />
&#8220;Quattro lupi uccisi nell&#8217;Alto Sannio, in provincia di Benevento, nell&#8217;arco di pochi mesi - denuncia in un comunicato stampa l&#8217;associazione ambientalista - A dimostrazione di come il fenomeno del bracconaggio ai danni della fauna selvatica protetta sia ancora attuale in tutto l&#8217;Appennino. Due esemplari ammazzati per mezzo di arma da fuoco nei mesi scorsi e due avvelenati sono stati rinvenuti, infatti, a distanza di poche settimane dal Comando Stazione Forestale di San Marco dei Cavoti.<br />
‘I ritrovamenti concentrati in un&#8217;unica zona - commenta Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette di Legambiente - non lasciano dubbi sulla matrice criminale di questi episodi, sui quali occorre fare piena luce. E&#8217;<br />
necessario supportare con determinazione gli sforzi del Corpo Forestale dello Stato e chiediamo alle istituzioni, in primis la Provincia di Benevento, un impegno particolare e un intervento deciso per tutelare una specie di fondamentale importanza per il mantenimento degli equilibri ecologici dell&#8217;Appennino. Bisogna indagare a fondo sulle cause di questi fenomeni al fine di contrastare la persistenza di un contesto socio-culturale tollerante verso le illegalità e non favorevole alla conservazione della fauna&#8217;.<br />
Legambiente - prosegue il comunicato - rivolge un forte appello alle istituzioni affinché, ognuna per il proprio ambito di competenza, mandi il messaggio chiaro e deciso che le opportunità di sviluppo territoriale vanno coniugate con la conservazione delle specie e perché sorveglianza, prevenzione e repressione siano svolte con la massima attenzione.<br />
L&#8217;associazione ricorda, inoltre, come esistano esperienze positive, buone pratiche esportabili in diversi contesti territoriali della penisola, come le azioni messe in campo con il progetto Life Wolfnet che stanno ottenendo risultati significativi, a cominciare dalla recente iniziativa del Parco della Majella, che ha costituito un gregge del Parco per restituire agli allevatori i capi predati&#8221;.</p>
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		<title>AIW: PER L&#8217;ORSO BRUNO MARSICANO METTERE ALL&#8217;OPERA IL PATOM!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[orso bruno]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Lo hanno creato ben sei anni fa. Sembrava la soluzione di tutti i problemi che ruotano attorno all&#8217;Orso bruno marsicano. E&#8217; stata invece la solita uscita all&#8217;italiana di fronte ai problemi: stampare un libro, fare una conferenza, istituire un commissione (magari d&#8217;inchiesta!), creare un struttura. Scegliete voi. Di fronte ad ogni problema questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Lo hanno creato ben sei anni fa. Sembrava la soluzione di tutti i problemi che ruotano attorno all&#8217;Orso bruno marsicano. E&#8217; stata invece la solita uscita all&#8217;italiana di fronte ai problemi: stampare un libro, fare una conferenza, istituire un commissione (magari d&#8217;inchiesta!), creare un struttura. Scegliete voi. Di fronte ad ogni problema questa è sempre stata la via d&#8217;uscita del popolo d&#8217;Italia e, specialmente, dei politici e delle autorità che lo governano.</p>
<p>Nonostante questo, l&#8217;idea del PATOM, partorito in uno dei tanti (troppi!) momenti tragici della storia dell&#8217;Orso bruno marsicano, il solito evento che ha smosso la coscienza degli italiani e che ha fatto riempire pagine di giornali ed annunci radio-televisivi: l&#8217;avvelenamento di tre orsi, mamma e figli (ma allora qualcuno scrisse anche 5: la cosa non fu mai veramente chiarita, almeno all&#8217;opinione pubblica), non fu una cattiva idea. L&#8217;unico errore è forse stato quello di inserire in quest&#8217;organismo troppe sigle e quindi troppe persone (un altro modo che in Italia abbiamo per accontentare tutti e per non far funzionare le cose!), sempre per voler essere più democratici dei veri paesi democratici e sempre terrorizzati dal fatto che poche persone potrebbero creare una dittatura (che poi regolarmente non arriva mai!). Ma intanto, a causa di queste mega concertazioni si finisce per non concertare nulla! Ecco, il PATOM è infatti rimasto lettera morta: non si capisci neppure chi comandi!</p>
<p>Certo, bastava dare ascolto, non diciamo tanto a chi da anni grida nel deserto - un calarsi troppo le braghe per ammettere sconfitte inaccettabili - ma almeno a qualche pastore, a qualche contadino (o ex tale, ormai) a qualche guardiaparco (o ex guardiaparco, fa lo stesso), questo si, e qualcosa per l&#8217;orso si sarebbe fatto.</p>
<p>Invece siamo rimasti tutti in attesa che l&#8217;elefantiaco PATOM si decidesse di muovere i primi passi.</p>
<p>Ecco, oggi, il solito non esperto, non &#8220;scienziato&#8221;, ha infine parlato, se non altro da un pulpito autorevole, e come un pastore, un contadino o un ex guardiaparco ha infine detto anche lui che il re è nudo: il Presidente della Comunità del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo e Sindaco di uno dei paesi del Parco, Alberto D&#8217;Orazio.<br />
E cosa ha detto? Ha detto che &#8221;<br />
il PATOM non può continuare a mantenere un impegno di facciata&#8221;; ha detto che &#8221;<br />
non ha prodotto alcun risultato di rilievo&#8221;. Ha detto in pratica che il PATOM non si è mai mosso, che non ha finora fatto nulla, che non è servito a nulla e che forse sarebbe infine il caso di dargli una smossa e di farlo agire prima che sia troppo tardi (per l&#8217;orso).</p>
<p>E&#8217; un appello che avremmo preferito lo avessero lanciato gli autorevoli scienziati che da anni campano con ricerche, analisi, catture e radiocollari, o almeno le autorità del Parco, ma fa niente. Va bene così.</p>
<p>L&#8217;Associazione Italiana per la Wilderness ed il firmatario di questo comunicato plaudono a quest&#8217;uscita di D&#8217;Orazio, l&#8217;appoggiano e la fanno propria: che il PATOM si muova!</p>
<p>Non solo; ci appelliamo a tutto il mondo dell&#8217;ambientalismo, dai naturalisti ai cacciatori, affinché mettano da parte i loro interessi particolari e lodino anche loro, appoggino e facciano propria questa presa di posizione del Presidente della Comunità del Parco.</p>
<p>Visto che non si è fatto altro se non creare questo PATOM, almeno che il PATOM agisca. Poi magari ci scontreremo sulle cose fatte, non sulle proposte ed ipotesi di intervento lasciate sul un bel documento, mai applicate o, peggio, non rispettate quando sarebbe stato il caso di farlo.</p>
<p>Franco Zunino<br />
Segretario Generale AIW</p>
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		<title>IN PROVINCIA DI PARMA CONTRIBUTI PER COLTURE A FINI FAUNISTICI</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[parma]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono di oltre 36mila euro gli stanziamenti previsti con un bando dalla Provincia di Parma per le aziende agricole comprese negli Atc che si impegnino a realizzare miglioramenti ambientali a fini faunistici.
Gli interventi previsti consistono nella realizzazione di coltivazioni a perdere destinate all&#8217;alimentazione della fauna selvatica, nel rilascio di fasce di coltivazioni a cereali; nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono di oltre 36mila euro gli stanziamenti previsti con un bando dalla Provincia di Parma per le aziende agricole comprese negli Atc che si impegnino a realizzare miglioramenti ambientali a fini faunistici.<br />
Gli interventi previsti consistono nella realizzazione di coltivazioni a perdere destinate all&#8217;alimentazione della fauna selvatica, nel rilascio di fasce di coltivazioni a cereali; nel mantenimento in campo delle stoppie e nel mantenimento di margini erbacei non coltivati. La superficie massima da investire è 0,5 ettari per fondo rustico, anche in più appezzamenti distinti.<br />
Le coltivazioni, una volta realizzate, dovranno essere mantenute fino alla fine di marzo del 2013 e riservate al sostentamento naturale delle specie selvatiche.<br />
Le domande potranno essere presentate alla Provincia di Parma entro il 24 febbraio, utilizzando l`apposito modulo scaricabile dal sito www.provincia.parma.it, nella sezione Moduli/Risorse naturali/Richiesta di contributi per interventi di miglioramento ambientale ai fini faunistici.</p>
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		<title>FORESTE: IN VENETO ALTRI 2,5 MILIONI DI EURO PER INTERVENTI</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:11:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito dell&#8217;approvazione dell&#8217;assestamento di bilancio, su proposta dell&#8217;assessore all&#8217;ambiente e alle foreste Maurizio Conte la giunta regionale ha attivato la seconda e ultima parte degli interventi previsti nel programma 2011 di sistemazioni idraulico-forestali per un importo complessivo di circa 2 milioni e mezzo di euro, che assommato a quanto già assegnato per la prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell&#8217;approvazione dell&#8217;assestamento di bilancio, su proposta dell&#8217;assessore all&#8217;ambiente e alle foreste Maurizio Conte la giunta regionale ha attivato la seconda e ultima parte degli interventi previsti nel programma 2011 di sistemazioni idraulico-forestali per un importo complessivo di circa 2 milioni e mezzo di euro, che assommato a quanto già assegnato per la prima parte degli interventi porta il totale a oltre 15 milioni di euro.<br />
&#8220;La normativa regionale di settore - fa presente lo stesso Conte - prevede l&#8217;esecuzione diretta, attraverso i servizi forestali, di lavori urgenti e indifferibili che riguardino sistemazioni idro-geologiche, interventi di difesa del suolo, di difesa fitosanitaria, di miglioramento boschivo e di rimboschimento compensativo nei territori montani e soggetti a vincoli idrogeologici&#8221;.<br />
Con questo provvedimento viene quindi disposta l&#8217;assegnazione dei budget operativi a favore dei dirigenti di ciascun servizio forestale per le spese da sostenere per gli interventi già individuati e che dovranno essere ultimati entro il 31 dicembre 2013. Al servizio forestale regionale di Belluno sono stati assegnati circa 680 mila euro, a quello di Vicenza 658 mila euro, a quello di Treviso e Venezia 410 mila euro, a quello di Verona 348 mila euro e al servizio forestale di Padova e Rovigo 353 mila euro. Una residua quota di 42 mila euro è a disposizione della Regione (Unità di progetto Foreste e Parchi) come fondo di ottimizzazione per le attività di progettazione.<br />
Ufficio Stampa Regione Veneto</p>
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		<title>PIEMONTE: NUOVI FONDI PER I SENTIERI CUNEESI</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[piemonte]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Piemonteinforma, il sito di informazione della Regione Piemonte:
La Regione Piemonte ha destinato al sistema sentieristico della provincia di Cuneo 1.900.000 euro derivanti da risorse dedicate all&#8217;escursionismo dall&#8217;Unione Europea tramite il Piano di sviluppo rurale 2007-2013 (misura 313 azione 1).
Tale misura, che per questa fase ha una dotazione finanziaria di 7 milioni, consente l&#8217;infrastrutturazione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Piemonteinforma, il sito di informazione della Regione Piemonte:<br />
La Regione Piemonte ha destinato al sistema sentieristico della provincia di Cuneo 1.900.000 euro derivanti da risorse dedicate all&#8217;escursionismo dall&#8217;Unione Europea tramite il Piano di sviluppo rurale 2007-2013 (misura 313 azione 1).<br />
Tale misura, che per questa fase ha una dotazione finanziaria di 7 milioni, consente l&#8217;infrastrutturazione della rete sentieristica piemontese per la realizzazione di itinerari escursionistici fruibili a piedi, in bicicletta e a cavallo.<br />
Nella Granda sono stati programmati i seguenti interventi: &#8220;Dalle vigne alle Alpi&#8221; della Comunità montana Alto Tanaro Cebano Monregalese (€ 300.000), &#8220;Trekking nelle valli occitane&#8221; CM Valli Grana e Maira (€ 300.000), &#8220;Tra Alpi Liguri e Marittime&#8221; della CM Alpi del Mare (€ 245.500), &#8220;Rocche a 360°&#8221; dell&#8217;Ecomuseo delle Rocche del Roero (€ 171.500), &#8220;Lou Viage&#8221; della CM Valle Stura di Demonte (€ 300.000), &#8220;Camminando per le valli del Monviso&#8221; della CM Valli del Monviso (€ 113.000), &#8220;Dai noccioleti agli uliveti&#8221; della CM Alta Langa (€ 180.300), &#8220;Bar to bar&#8221; dell&#8217;Unione Colline di Langa e del Barolo (€ 115.700).<br />
&#8220;In un momento di grave congiuntura economica - commentato l&#8217;assessore regionale alla Montagna, Roberto Ravello - queste risorse costituiscono un importante aiuto all&#8217;economia locale delle aree montane e collinari. Alla fase di realizzazione sentieristica seguirà l&#8217;utilizzo a fini turistici di una risorsa ambientale e paesaggistica che è universalmente riconosciuta al nostro Piemonte. Mi auguro di poter proseguire su questa strada anche per il futuro periodo di programmazione dei fondi europei 2014-2020&#8243;. (sdepalma)</p>
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		<title>L’ASSESSORE TOSCANO ALL’AMBIENTE RITA BRAMERINI: “A MASSACIUCCOLI I LAVORI PROSEGUONO”</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:40:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[massaciuccoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Toscana Notizie, agenzia di informazione della Giunta Regionale Toscana :
&#8220;Il lavoro per il lago di Massaciuccoli sta andando avanti. Almeno 2 volte l&#8217;anno viene fatto il Comitato di sorveglianza per monitorare il rispetto dei tempi per la realizzazione degli interventi previsti per il risanamento del lago di Massaciuccoli&#8221;, così l&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente Anna Rita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Toscana Notizie, agenzia di informazione della Giunta Regionale Toscana :<br />
&#8220;Il lavoro per il lago di Massaciuccoli sta andando avanti. Almeno 2 volte l&#8217;anno viene fatto il Comitato di sorveglianza per monitorare il rispetto dei tempi per la realizzazione degli interventi previsti per il risanamento del lago di Massaciuccoli&#8221;, così l&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente Anna Rita Bramerini replica alle considerazioni contenute in un articolo pubblicato sulla cronaca viareggina del Tirreno.<br />
&#8220;Solo per richiamare i passaggi essenziali - spiega l&#8217;assessore - ricordo che a maggio 2010, da quando cioè mi occupo di questa materia, era stato sviluppato da parte dell&#8217;Autorità di bacino del Serchio il progetto preliminare del cosiddetto tubone per la derivazione di acqua dal Serchio e il bilancio idrico del lago. Ci siamo messi al lavoro per dare impulso all&#8217;accordo e nel novembre 2010 ho convocato il Comitato di sorveglianza dell&#8217;Accordo di programma, che ha assegnato alla Provincia di Pisa la competenza per la progettazione definitiva e l&#8217;appalto delle opere&#8221;.<br />
La Provincia ha dunque esaminato e rivisto il progetto, anche alla luce di alcune osservazioni e richieste di modifica formulate da ARPAT. Il Comitato di sorveglianza si è riunito di nuovo il 22 febbraio 2011 ed ha condiviso e approvato le modifiche apportate al progetto. A maggio la Provincia di Pisa ha messo a disposizione circa un milione e mezzo di euro per la progettazione e come prima resa in disponibilità per l&#8217;appalto. Il progetto preliminare modificato è stato formalmente approvato dal Comitato di sorveglianza il 4 luglio e dal Ministero dell&#8217;ambiente il 19 ottobre 2011.<br />
&#8220;Se oggi la Provincia di Pisa sta sviluppando il progetto definitivo - conclude l&#8217;assessore - è perché la Regione si è fatta carico del problema del lago di Massaciuccoli ed ha cercato una soluzione di concerto con gli altri Enti locali. In base al cronoprogramma che ci siamo dati i lavori saranno conclusi entro il dicembre 2015. Nessuna negligenza, dunque, solo un lavoro silenzioso, ma costante per risolvere un problema concreto&#8221;.<br />
Il lago di Massaciuccoli è un&#8217;area di fondamentale importanza paesaggistico-ambientale ed uno tra i punti tra i più delicati ed importanti all&#8217;interno del Parco naturale di Migliarino-Massaciuccoli-San Rossore. Per questo la Regione già nel 2006 aveva destinato ben 18 milioni di euro alla realizzazione di una derivazione dal fiume Serchio per garantire un adeguato ricambio delle acque del lago.</p>
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		<item>
		<title>AIW: ANCORA UN ORSO MORTO!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
E&#8217; morto un altro orso marsicano! E&#8217; anche normale che ogni tanto qualche orso muoia per cause &#8220;naturali&#8221;; il problema è che aggiunto ai tanti morti per cause che riportano sempre all&#8217;uomo significa un altro passo verso il baratro dell&#8217;estinzione di questa popolazione. E ancora una volta non si sentono le autorità proporre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>E&#8217; morto un altro orso marsicano! E&#8217; anche normale che ogni tanto qualche orso muoia per cause &#8220;naturali&#8221;; il problema è che aggiunto ai tanti morti per cause che riportano sempre all&#8217;uomo significa un altro passo verso il baratro dell&#8217;estinzione di questa popolazione. E ancora una volta non si sentono le autorità proporre soluzioni pratiche per la protezione, per la conservazione del suo habitat e per un miglioramento delle necessità alimentari, tanto meno per un rispetto al silenzio dei suoi luoghi ed alla loro solitudine: il turismo ecologico è sempre lì, presentato come una della cose che salveranno l&#8217;orso! I cacciatori sempre lì, citati, o come ectoplasmi, fatti balenare come la causa principale della morte degli orsi. I siti SIC si citano come scusa per ottenere finanziamenti dall&#8217;Unione Europea, ma nessuno dice nulla quando sui siti SIC si costruiscono ettari di centrali fotovoltaiche. Il fantomatico PATOM che a tutto questo dovrebbe provvedere e che invece è sempre lì a dire che sì, si può autorizzare tutto quello che invece dovrebbe essere impedito.</p>
<p>Intanto le autorità sminuiscono l&#8217;impatto dei cinghiali sull&#8217;habitat dell&#8217;orso e sulle sue risorse alimentari naturali ed artificiali (sarebbe interessante sapere quanti dei popolamenti di Pancacciolo esistono ancora sulle montagne del Parco, e quante mele selvatiche a primavera sono ancora lì, sotto gli alberi, in attesa che gli orsi escano dalla tane di svernamento!) e stanno iniziando una ricerca ed un conteggio della Coturnici (cosa giustissima), che ovviamente finirà col richiedere ulteriori chiusure alla caccia (cosa inutile, essendo la specie già protetta anche nelle zone esterne al Parco) ma utili per buttare fumo negli occhi all&#8217;opinione pubblica anticaccia. Si dirà che servirà migliorare i pascoli con la presenza degli antichi greggi di pecore (che per altro favorirebbero anche l&#8217;orso), come le popolazioni mantenutesi floride in tutte le montagne che fino a pochi decenni fa erano aperte alla caccia stanno lì a dimostrare (mentre nel Parco chiuso alla caccia da quasi cento anni, la specie può dirsi quasi estinta!).</p>
<p>Tutti però tacciono sul fatto che l&#8217;orso morto non vivesse più nel Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, ma in quello del Sirente (forse ritenuto più accogliente per ragioni che solo l&#8217;orso conosce, e che forse non sono molto dissimili da quelle degli emigranti che un tempo lasciavano l&#8217;Italia e che oggi in Italia arrivano!).</p>
<p>Ancora una volta non ci resta che pregare: che Dio salvi l&#8217;orso da chi dice di amarlo!</p>
<p>E, visto che già circolano voci sulla non distinzione del DNA tra l&#8217;Orso marsicano e l&#8217;orso balcanico, rassegniamoci: sentiremo presto voci ufficiali ed &#8220;autorevoli&#8221; che proporranno l&#8217;introduzione di esemplari da quella regione per rinsanguare la popolazione. Così la giostra potrà di nuovo girare a pieno ritmo!</p>
<p>Franco Zunino<br />
Segretario Generale dell&#8217;AIW</p>
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		<title>FIRENZE: AL VIA IL PROGRAMMA DI FINANZIAMENTO PER GLI INTERVENTI PER IL PARCO AGRICOLO DELLA PIANA</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Toscana Notizie, agenzia di informazione della Giunta Regionale Toscana
 
E&#8217; stato approvato dalla Regione in questi giorni il disciplinare di selezione dei progetti per l&#8217;attuazione del Parco agricolo della Piana per il quale la Giunta ha stanziato sei milioni di euro.
Soggetti destinatari dei contributi regionali sono le due Province di Firenze e Prato e gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Toscana Notizie, agenzia di informazione della Giunta Regionale Toscana</p>
<p> </p>
<p>E&#8217; stato approvato dalla Regione in questi giorni il disciplinare di selezione dei progetti per l&#8217;attuazione del Parco agricolo della Piana per il quale la Giunta ha stanziato sei milioni di euro.</p>
<p>Soggetti destinatari dei contributi regionali sono le due Province di Firenze e Prato e gli otto Comuni coinvolti nel progetto del Parco agricolo della Piana (Calenzano, Campi Bisenzio, Carmignano, Firenze, Poggio a Caiano, Prato, Sesto Fiorentino, Signa).</p>
<p>I progetti ammissibili alla richiesta di contributo da parte della Regione devono prevedere interventi quali il recupero delle trame agrarie storiche riqualificando i percorsi interpoderali, la valorizzazione delle aree agricole attraverso la multifunzionalità, il miglioramento della rete ecologica nella Piana ripristinandone i corridoi ecologici, la rigenerazione e valorizzazione del sistema delle acque per funzioni idrauliche, naturalistiche, agricole e di fruizione, la messa in rete del patrimonio storico-culturale della Piana anche attraverso il potenziamento della mobilità alternativa, la realizzazione e valorizzazione di opere di connessione tra le diverse parti del parco, la valorizzazione di strutture finalizzate all&#8217; informazione, alla divulgazione e alla didattica del Parco e la riqualificazione dei margini urbani degli insediamenti che vi si affacciano.</p>
<p>Le proposte di intervento, che potranno essere presentate anche da più amministrazioni (in tale caso dovrà essere specificata quella capofila che sarà responsabile del procedimento) saranno valutate da una apposita commissione interna alla Regione. Alle domande dovranno essere allegati una serie di documenti tra cui una relazione illustrativa, gli elaborati progettuali e una delibera di approvazione della proposta da parte dell&#8217;ente con l&#8217;impegno, tra l&#8217;altro, a sostenere la quota dei costi non coperti dalla percentuale di finanziamento regionale e a rispettare i tempi per l&#8217;inizio lavori e la completa realizzazione degli interventi.</p>
<p>Il contributo regionale potrà essere modulato tra il 50% e il 60% delle spese ammissibili. La quota restante, a carico del soggetto beneficiario, potrà derivare anche da finanziamenti europei, nazionali o privati. Il beneficiario può infatti attivare, compatibilmente con le normative vigenti, tutte le linee finanziarie possibili. Per l&#8217;attuazione degli interventi oggetto di finanziamento regionale è previsto un accordo di programma tra la Regione e i soggetti beneficiari.</p>
<p>I criteri di valutazione degli interventi si riferiranno alla qualità dell&#8217;intervento, alla coerenza con le previsioni regionali e con gli stumenti urbanistici, alla fattibilità economica e gestionale, alla qualità metodologica e procedurale, nonché all&#8217;intensità di aiuto richiesto.</p>
<p>Le domande vanno indirizzate alla Direzione Generale delle Politiche Territoriali, Ambientali e della Mobilità della Regione Toscana, A.C. Pianificazione Territoriale e Paesaggio, Settore Pianificazione del Territorio, via di Novoli 26 - 50127 Firenze. Programma di finanziamento per l&#8217; attuazione degli interventi relativi al Parco Agricolo della Piana. (<a title="Articoli scritti da: Lorenza Pampaloni" href="http://toscana-notizie.it/blog/author/l-pampaloni/" target="_blank">Lorenza Pampaloni</a>)</p>
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		<item>
		<title>COLDIRETTI E FEDERCACCIA TOSCANA ALLEATE PER UN CORRETTA GESTIONE DEL TERRITORIO E DEGLI EQUILIBRI FAUNISTICI</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/coldiretti-e-federcaccia-toscana-alleate-per-un-corretta-gestione-del-territorio-e-degli-equilibri-faunistici-11253/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 15:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

		<category><![CDATA[fedrcaccia]]></category>

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		<description><![CDATA[Per dare concretezza agli obiettivi della nuova norma regionale in materia di gestione faunistica e venatoria è indispensabile fornire alle Province indirizzi precisi con l&#8217;emanazione e l&#8217;attuazione del PRAF precisano di comune accordo Coldiretti e Federcaccia della Toscana alla vigilia della approvazione del piano da parte della Regione Toscana.
&#8220;La legge d&#8217;altronde - ricordano le organizzazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per dare concretezza agli obiettivi della nuova norma regionale in materia di gestione faunistica e venatoria è indispensabile fornire alle Province indirizzi precisi con l&#8217;emanazione e l&#8217;attuazione del PRAF precisano di comune accordo Coldiretti e Federcaccia della Toscana alla vigilia della approvazione del piano da parte della Regione Toscana.<br />
&#8220;La legge d&#8217;altronde - ricordano le organizzazioni - finalizza la pianificazione faunistico venatoria al conseguimento dell&#8217;obiettivo del mantenimento della biodiversità, che significa raggiungere le densità ottimali delle specie selvatiche, per la loro conservazione, la coesistenza con le altre specie ma anche con l&#8217;uomo e le sue attività&#8221;, ribadiscono segnalando ancora una volta un&#8217;urgenza: &#8220;la gestione degli ungulati, la cui espansione rischia di pregiudicare gravemente, se non ricondotta e mantenuta a consistenze sostenibili, le attività produttive agricole, gli habitat naturali, la presenza delle altre specie (a cominciare dalla piccola selvaggina), oltre a mettere a repentaglio la sicurezza della persone, come dimostra il numero tutto in crescita degli incidenti stradali causati dagli animali selvatici&#8221;.<br />
&#8220;Essenziale - sottolineano Coldiretti e Federcaccia - è che il patrimonio faunistico venatorio sia gestito secondo questi criteri sull&#8217;intero territorio regionale, senza escludere le aree a divieto di caccia: in caso diverso l&#8217;impegno e gli sforzi risulterebbero vani&#8221;.<br />
Intesa piena anche su un altro punto: la corretta definizione delle aree vocate e di quelle non vocate alla presenza di ungulati - ed al conseguente rispetto dei piani di abbattimento - che deve essere accompagnata dalla messa a punto di meccanismi per garantire interventi tempestivi nel momento in cui si registrino danni.<br />
&#8220;E&#8217; indispensabile riuscire a mantenerne l&#8217;equilibrio e a garantire la compatibilità della fauna selvatica con le altre risorse presenti sul territorio - l&#8217;agricoltura, la silvicoltura, la ricchezza della biodiversità&#8221;, affermano Coldiretti e Federcaccia, che evidenziano un altro problema: accanto a cinghiali, caprioli, daini e cervi, infatti, è emblematico il caso dello storno, da reinserire immediatamente nell&#8217;elenco delle specie cacciabili. &#8220;Con l&#8217;approvazione del PRAF, il quadro degli strumenti per una corretta gestione della fauna selvatica sarà completo e la sua attuazione potrà dare i risultati sperati&#8221;, concludono Coldiretti e Federcaccia , che, dati alla mano, si dichiarano pronti ad eventuali verifiche e correzioni della strategia per riportare entro livelli tollerabili il numero dei selvatici che popolano il territorio toscano.</p>
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		<title>RETE NATURA 2000: L’IMPEGNO DEL VENETO PER LA BIODIVERSITÀ</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 20:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DdC</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[rete natura 2000]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La biodiversità è un fattore strategico, un valore assoluto, ambientale ma anche economico: la qualità del nostro territorio, e di ciò che sa produrre, dipende dalla nostra capacità di conservarla e incrementarla&#8221;.
Franco Manzato, assessore all&#8217;agricoltura del Veneto, ribadisce la sua posizione su una questione che l&#8217;economicismo della mondializzazione sembra non considerare. &#8220;Non possiamo però limitarci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La biodiversità è un fattore strategico, un valore assoluto, ambientale ma anche economico: la qualità del nostro territorio, e di ciò che sa produrre, dipende dalla nostra capacità di conservarla e incrementarla&#8221;.<br />
Franco Manzato, assessore all&#8217;agricoltura del Veneto, ribadisce la sua posizione su una questione che l&#8217;economicismo della mondializzazione sembra non considerare. &#8220;Non possiamo però limitarci alle dichiarazioni di principio ma dobbiamo agire con i fatti - aggiunge - ed è questa la motivazione per la quale la Giunta Veneta ha approvato il Protocollo d&#8217;Intesa da sottoscrivere tra le Regioni e il Ministero dell&#8217;Ambiente per dare avvio ad attività che promuovano azioni di educazione, informazione, comunicazione e raccolta di dati necessari per la predisposizione dei Rapporti nazionali previsti dalle direttive Habitat e Uccelli dell&#8217;Unione Europea. Tale iniziativa è inoltre coerente con la Dichiarazione UNESCO &#8220;Per una cultura della biodiversità&#8221;.<br />
Per realizzare gli obiettivi di conservazione della biodiversità, la Commissione Europea ha assegnato agli Stati membri anche il compito di monitorare periodicamente lo stato di salute di specie e habitat, per poi trasmetterne i dati relativi in un report completo ogni sei anni, allo scopo di poter predisporre azioni finalizzate. Il Protocollo approvato dalla Giunta prevede l&#8217;impegno a promuovere l&#8217;educazione, l&#8217;informazione e la comunicazione sulla biodiversità e sugli obiettivi della Strategia nazionale per la biodiversità, con lo scopo di contribuire alla crescita della consapevolezza del suo valore intrinseco ed economico. Il documento impegna inoltre i firmatari a costituire la Rete degli Osservatori per la biodiversità, che avrà il compito di favorire il necessario coordinamento di tutte le iniziative di conservazione e uso sostenibile della biodiversità e dei servizi ecosistemici e di comunicazione, informazione ed educazione ambientale; a raccogliere, elaborare e trasmettere i dati necessari per la predisposizione dei Rapporti nazionali; a sviluppare e sperimentare, con il supporto di ISPRA, un protocollo di monitoraggio dello stato di conservazione degli habitat e delle specie su tutto il territorio nazionale; a promuovere la costituzione di una rete di monitoraggio nazionale su habitat e specie, basata su un sistema informativo georeferenziato.<br />
Ufficio stampa Regione Veneto</p>
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		<title>L’OSSERVATORIO DI AROSIO COLLABORA ALLA REALIZZAZIONE DELL’ATLANTE DELLE SPECIE SVERNANTI IN ITALIA</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 08:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[fein]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito ANUUMigratoristi - Mentre il 22 dicembre 2011 si è chiusa la stagione di studio sulla migrazione post-nuziale presso l&#8217;Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN, nella quale sono stati analizzati più di 6.000 soggetti, l&#8217;attività di studio sta proseguendo col monitoraggio delle specie svernanti nel territorio in esame. Lo scopo è quello di analizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal sito ANUUMigratoristi - </em>Mentre il 22 dicembre 2011 si è chiusa la stagione di studio sulla migrazione post-nuziale presso l&#8217;Osservatorio Ornitologico di Arosio della FEIN, nella quale sono stati analizzati più di 6.000 soggetti, l&#8217;attività di studio sta proseguendo col monitoraggio delle specie svernanti nel territorio in esame. Lo scopo è quello di analizzare quelle specie che durante la stagione meno propizia si soffermano in loco per cercare riparo e cibo. Il progetto, che quest&#8217;anno è giunto alla sua quindicesima edizione, grazie alla raccolta dei dati attraverso l&#8217;inanellamento scientifico e le osservazioni, vede l&#8217;Osservatorio contribuire, attraverso l&#8217;inserimento dei dati raccolti in un apposito sito web, anche al monitoraggio nazionale che da tempo viene svolto da più di un migliaio di rilevatori sparsi sul territorio nazionale per la realizzazione di un Atlante invernale delle specie svernanti. Il progetto Atlante, coordinato sulla piattaforma multimediale Ornitho (www.ornitho.it) è patrocinato dall&#8217;ISPRA con la collaborazione di tutti i gruppi ornitologici scientifici italiani, tra cui il CISO/Centro Italiano Studi Ornitologici. Per rendersi conto dell&#8217;importanza del progetto nazionale basta pensare che nei primi quindici giorni di dicembre 2011 sono stati archiviati oltre 47.000 nuovi dati. Con questi, dall&#8217;inverno 2009/2010, si arriva a superare quota 365.000, per un totale di 6.150.000 individui. Questo è senza dubbio un ottimo risultato che lascia ben sperare per il successo completo del progetto. Sono state raccolte segnalazioni di presenza in dicembre e gennaio di 340 specie, di cui 29 alloctone. A tale scopo è bene ricordare che Ornitho è la piattaforma comune d&#8217;informazione di ornitologi e birdwatchers italiani, i quali hanno come obiettivo lo studio e la conservazione degli uccelli, il birdwatching e la loro promozione. Questa realtà multimediale si sta rivelando un prezioso strumento di lavoro e la sua creazione ha contribuito a dare un&#8217; immagine più evoluta all&#8217;ornitologia italiana.<br />
(W. Sassi)</p>
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		<title>PECORE PER LUPI ED ORSI: FINALMENTE!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 16:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Associazione italiana wilderness]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Con decenni di ritardo da quando il sottoscritto ha per primo proposto la restituzione in natura ed immediata dei capi di bestiame (soprattutto pecore) ai pastori che subivano danni da parte di orsi e lupi - restituzione da farsi con la creazione di &#8220;greggi pubblici&#8221;, ovvero di proprietà degli enti preposti alla difesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Con decenni di ritardo da quando il sottoscritto ha per primo proposto la restituzione in natura ed immediata dei capi di bestiame (soprattutto pecore) ai pastori che subivano danni da parte di orsi e lupi - restituzione da farsi con la creazione di &#8220;greggi pubblici&#8221;, ovvero di proprietà degli enti preposti alla difesa della fauna selvatica, specificatamente degli Enti Parco, e da utilizzare a questo scopo - finalmente qualcosa si muove: il Parco Nazionale della Majella sta per iniziare una simile pratica in via sperimentale in difesa del Lupo (con soldi europei finalmente spesi bene!).</p>
<p>E&#8217; difatti di pochi giorni or sono la diffusione di un comunicato stampa del Parco Nazionale della Majella mediante il quale si annuncia la messa in pratica di quest&#8217;iniziativa. Era ora! Era ora che il senso pratico cominciasse a prevalere sulle teorie di animalisti di città campate per aria ancorché marchiate di &#8220;scientificità universitaria&#8221; (per quanto riguarda l&#8217;orso bruno marsicano al costo di oltre 13 milioni di euro finora spesi!) e finora rivelatesi inconcludenti e/o di là da venire in quanto ad effetti pratici (le ultime quelle dei meleti e dei recinti elettrificati e dei futuri ramneti).</p>
<p>Il firmatario di questa nota è lieto di apprendere che ad aver deciso questo passo sia stato il Dott. Nicola Cimini, Direttore del Parco Nazionale della Majella, persona che, come il sottoscritto, fece la sua esperienza naturalistica nello staff del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo. Persona con un innato senso pratico in quanto originario del paese simbolo di questo Parco: Opi, dove il Parco vide luce. Non per nulla, un paese di pastori, di pecore, di lupi e di orsi. Onore al merito!</p>
<p>Un ritardo di decenni su di un iniziativa che avrebbe dovuto essere presa da tempo tanto essa è ovvia, e che, tra l&#8217;altro, contribuirà al mantenimento della cultura pastorale abruzzese ed alla biodiversità dei pascoli, e che potrà anche avere incidenza sulla creazione di posti di lavoro. Un&#8217;iniziativa che parte solo ora in via sperimentale ed in Majella, ma che ci si augura possa presto essere estesa anche al Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, mettendo in pratica una di quelle proposte operative di conservazione che il sottoscritto da anni va divulgando (e che ancora nel giugno scorso era stata avanzata alla Regione Lazio, benché, al solito, rimasta lettera morta).</p>
<p>Al contrario l&#8217;ultimo progetto Life Orso marsicano spenderà i suoi altri 1,5/2 milioni di euro messi a disposizione dall&#8217;Unione Europea per gli ennesimi studi: ricerche, catture, collari, controlli satellitari, conteggi (infiniti conteggi!) e&#8230; stipendi. Mentre lo stesso ente Parco a similari e saggi progetti come quello oggi deciso dal Parco della Majella preferisce: uno, potenziare inutilmente le risorse vegetali naturali di cui è già ricco il Parco (e che i troppi cinghiali stanno saccheggiando a danno dell&#8217;orso e della flora, anche rara!); due, realizzare piccole centrali eoliche e fotovoltaiche per contribuire al Protocollo di Kyoto (che salvare il pianeta sia più importante che salvare l&#8217;orso?).</p>
<p>L&#8217;Associazione Italiana per la Wilderness plaude quindi a quest&#8217;iniziativa del Parco Nazionale della Majella per difendere il Lupo e si augura che la sperimentazione divenga presto pratica consuetudinaria, anche per il Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo e per l&#8217;Orso marsicano, sperando che così lo si possa salvarlo almeno in extremis.<br />
Murialdo, 20 Dicembre 2011</p>
<p>IL SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino</p>
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		<title>EPIDEMIA FRA LE TORTORE A MONTE SAN SAVINO</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 15:10:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[tortora]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
L&#8217;amministrazione comunale di Monte San Savino (AR) informa la cittadinanza che, da qualche settimana, nel nostro comune in località Capanne, si riscontra una moria di tortore causata da &#8220;pseudopeste aviaria o malattia di Newcastle&#8221;. Nel rassicurare la popolazione che l&#8217;evento non riveste particolare pericolo per la salute umana e per le altre specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.<br />
L&#8217;amministrazione comunale di Monte San Savino (AR) informa la cittadinanza che, da qualche settimana, nel nostro comune in località Capanne, si riscontra una moria di tortore causata da &#8220;pseudopeste aviaria o malattia di Newcastle&#8221;. Nel rassicurare la popolazione che l&#8217;evento non riveste particolare pericolo per la salute umana e per le altre specie animali, si chiede collaborazione per cercare di contenere l&#8217;espansione dell&#8217;infezione.<br />
Gli uccelli rinvenuti morti, in suolo pubblico o privato, possono essere rimossi con il semplice utilizzo di guanti usa e getta.<br />
Chiunque rinvenisse i suddetti uccelli morti, al fine di evitare la dispersione in luoghi non idonei, è invitato a conferirli nell&#8217;apposito contenitore provvisto di coperchio e adeguatamente segnalato, che il comune ha messo a disposizione in localita&#8217; Capanne, nella prossimità delle abitazioni in cui si sono riscontrati i ritrovamenti più significativi.<br />
Le autorità competenti (Asl 8 Arezzo ed amministrazione provinciale) hanno previsto per il giorno 15 dicembre 2011, un diradamento programmato degli esemplari infettati</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>REGGIO EMILIA: LE AAVV INTERVENGONO SUL PROBLEMA DEI CINGHIALI</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 19:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Federcaccia, Liberacaccia, Arcicaccia, Italcaccia ed Enalcaccia sono intervenute in merito al problema legato all&#8217;eccessiva presenza di cinghiali e i conseguenti danni arrecati alle colture agricole.
&#8220;Le associazioni venatorie - fanno sapere - vogliono esprimere la loro grande delusione ed amarezza nel leggere negli organi di stampa affermazioni che dimostrano scarsa considerazione del ruolo che in questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Federcaccia, Liberacaccia, Arcicaccia, Italcaccia ed Enalcaccia sono intervenute in merito al problema legato all&#8217;eccessiva presenza di cinghiali e i conseguenti danni arrecati alle colture agricole.<br />
&#8220;Le associazioni venatorie - fanno sapere - vogliono esprimere la loro grande delusione ed amarezza nel leggere negli organi di stampa affermazioni che dimostrano scarsa considerazione del ruolo che in questi ultimi anni i cacciatori tutti hanno svolto con senso di responsabilità nella gestione di problematiche molto complesse profondendo impegno gratuito di tempo ed anche di denaro che è andato anche oltre i dettati di legge e i regolamenti sulla materia&#8221;.<br />
&#8220;Va una volta ancora, ribadito - sottolineano le associazioni - che, la fauna selvatica va gestita adeguando di volta in volta le strategie operative in relazione alle situazioni e problematiche che possono modificarsi anche radicalmente nel corso di breve tempo (vedi capriolo)&#8221;. &#8220;È auspicabile - continua il documento - , anzi riteniamo inderogabile, che dalle parole si passi alle azioni, ai fatti, fermo restando che il mondo venatorio è disponibile a dare il proprio contributo con personale qualificato da numerosi e severi corsi di specializzazione organizzati dalla Provincia sia in relazione alle conoscenze sulle dinamiche delle specie cacciabili, sia per quanto riguarda gli aspetti relativi alla sicurezza. Siamo convinti che nessuno abbia le capacità, le competenze per risolvere una problematica così complessa escludendo l`apporto del mondo venatorio.<br />
Mettersi attorno ad un tavolo sarà doveroso, come è già avvenuto, bisogna però farlo da parte di tutti con la mente sgombra da qualsiasi pregiudizio o concetti precostituiti con la finalità di costruire un percorso operativo serio che porti senza stravolgimenti, ma con risultati concreti, alla risoluzione del problema che da troppi anni provoca ripercussioni negative sul reddito degli agricoltori&#8221;.</p>
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		<title>AIW: SULL&#8217;ORSA ZOPPA E SULLE &#8220;BUFALE&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Associazione italiana wilderness]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo:
Poche righe per confutare alcuni punti del derisorio e supponente comunicato sulla &#8220;bufala invidiosa&#8221; di cui si è letto in vari articoli di stampa ed in Internet.
1 - Un orso senza una zampa noto alle autorità da almeno 4 anni meritava comunicati di condanna già da quattro anni verso gli ipotetici colpevoli. Invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;"><span style="font-size: small;">Riceviamo e pubblichiamo:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Poche righe per confutare alcuni punti del derisorio e supponente comunicato sulla &#8220;bufala invidiosa&#8221; di cui si è letto in vari articoli di stampa ed in Internet.<br />
1 - Un orso senza una zampa noto alle autorità da almeno 4 anni meritava comunicati di condanna già da quattro anni verso gli ipotetici colpevoli. Invece si è stati in silenzio fino ad oggi, ovvero fino a quando i turisti lo hanno scoperto! Strano, questo comportamento, assolutamente contrario ad ogni logica ed in antitesi alla rapidità con cui sempre si sono denunciati gli atti di bracconaggio nel Parco d&#8217;Abruzzo, anche su animali assai meno importanti.<br />
2 - Gli orsi non vengono acchiappati (è proprio il caso di usare questo termine!) alla zampa quando i lacci li mettono i bracconieri, ma al collo. Nessuna spiegazione viene data in merito alla tecnica dei ricercatori, che invece proprio alle zampe devono catturare gli orsi per poterli poi addormentare; ed il rischio che durante questo tipo di catture succedano fatti incresciosi è ben noto nel mondo dei ricercatori, specie negli USA dove questi lacci sono stati inventati e sperimentati.<br />
3- Dopo la loro cattura gli orsi devono essere addormentati nel più breve tempo possibile, altrimenti il rischio è proprio quello che: uno, si sloghino la zampa, due che se la trancino a forza di tentare la fuga. E&#8217; notorio a tutti gli studiosi della fauna selvatica (ed ai cacciatori) come lupi e volpi giungano addirittura a staccarsi con i denti le zampe per potersi liberare da lacci e tagliole!<br />
4 - Mai prima d&#8217;ora nel Parco d&#8217;Abruzzo era stata segnalata la presenza di un orso, non tanto claudicante, quanto SENZA UNA ZAMPA! E le catture a scopi di studio sono state praticate proprio negli ultimi dieci anni circa. Si ripete quindi qui quello già scritto nel precedente comunicato: solo i ricercatori possono assicurare l&#8217;opinione pubblica e le stesse autorità che tali fatti non siano mai avvenuti, e noi siamo disposti a credere a loro, sulla fiducia ovviamente, visto che non potranno mai provare il contrario.<br />
5 - E&#8217; scritto in quel comunicato: &#8220;I lacci dei ricercatori, però, parrebbero non essere pertinenti&#8221;. Ci dichiariamo soddisfatti di questa affermazione, soprattutto ci conforta quel &#8220;parrebbero&#8221;.<br />
6 - Bene ha fatto e fa la Forestale a combattere i bracconieri e, soprattutto, quelli che utilizzano lacci e veleni. Ciò, però, non è prova di recenti catture di orsi con questi lacci (gli ultimi di cui si sappia, per quanto noto allo scrivente, risalgono agli anni &#8216;80: e non furono catturati alle zampe!). Nel comunicato si parla del numero degli orsi deceduti negli ultimi quindi anni facendo quasi intendere che ciò sia avvenuto per i lacci. No, è stato per altre ragioni, e visto che la polemica era sui lacci, una precisazione all&#8217;opinione pubblica non avrebbe guastato.<br />
7 - Il problema della &#8220;felice convivenza tra orso ed abitanti del luogo&#8221; sta nel fatto che questa &#8220;felicità&#8221; (ma si potrebbe anche leggere &#8220;fenomeni di addomesticamento&#8221;) sta per finire proprio a causa di fattori che ancora nessuno ha saputo spiegare, ma che mai si erano verificati prima che iniziassero le ricerche. Soprattutto il problema esisterà quando di orsi non ce ne saranno più nel Parco, spinti come sono ad andare sempre più lontano per cercare quegli alimenti &#8220;domestici&#8221; (agricoltura e pastorizia) che nel Parco sono spariti o quasi, e che nessuna autorità si occupa di mantenere.<br />
Al contrario, si continuano a contare gli orsi vivi e gli orsi morti, fino a quando ci diranno che gli orsi si sono quasi estinti e che per salvarli bisognerà rinsanguare la popolazione: e allora vai con le reintroduzioni, con altre ricerche, collari, pubblicazioni, conferenze e&#8230; conteggi!<br />
In quanto all&#8217;apporto dato alla protezione dell&#8217;orso marsicano la spesa di oltre 13 milioni di euro per ricerche a questo fine , anche noi, come tutta l&#8217;opinione pubblica, aspettiamo di conoscere quale sia stato.<br />
In democrazia (quella vera!) solo con il dialogo si giunge alla verità dei fatti, non con le dichiarazioni ufficiali, spesso dovute, a prescindere dalla verità.<br />
Franco Zunino - Segretario Generale dell&#8217;AIW</p>
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		<title>COLDIRETTI NELLA GIORNATA DELL’ALBERO: “200 A TESTA MA NON BASTA”</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 20:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia ci sono quasi 200 alberi per ogni abitante con un totale di 12 miliardi di piante che costituiscono il polmone verde del Paese. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della celebrazione della Giornata Nazionale dell&#8217;Albero da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sulla base dei dati dell&#8217;inventario Nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia ci sono quasi 200 alberi per ogni abitante con un totale di 12 miliardi di piante che costituiscono il polmone verde del Paese. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della celebrazione della Giornata Nazionale dell&#8217;Albero da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sulla base dei dati dell&#8217;inventario Nazionale delle Foreste.<br />
La politica del verde - sottolinea la Coldiretti - non è importante solo dal punto di vista semplicemente paesaggistico nella formazione di parchi e ville pubbliche utili per la qualità e il benessere dei cittadini, ma anche sul piano della sicurezza territoriale per il ruolo strumentale alla prevenzione dei rischi che il cambiamento climatico produce nei confronti del nostro modo di vivere organizzato.<br />
Secondo la Coldiretti occorre prevedere nell&#8217;ambito dei piani regolatori dei comuni, specifiche disposizioni volte all&#8217;introduzione di un obbligo di localizzazione su una percentuale del territorio comunale di aree in cui piantare gli alberi. In particolare si tratta di sovrapporre alla pianificazione idrogeologica la conoscenza delle aree a rischio di frane e alluvioni con interventi di piantumazione di alberi che possano esercitare una funzione di assorbimento delle acque non ché di controllo del deflusso.<br />
Oggi più di un terzo della Penisola è ricoperta di verde per un totale di 10,7 milioni ettari, pari al 34,7 della superficie nazionale, ma si assiste - sottolinea la Coldiretti - a preoccupanti fenomeni di abbandono da parte dell&#8217;uomo e molte foreste restano senza la presenza di un imprenditore agricolo che possa svolgere attività di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza, anche nei confronti del dissesto idrogeologico. Occorre cogliere - sostiene la Coldiretti - le opportunità offerte dalla legge di orientamento che invita le pubbliche amministrazioni a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali &#8220;alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale&#8221;. (Fonte www.coldiretti.it)</p>
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		<title>AIW: UN’ORSA ZOPPA, DI CHI LA RESPONSABILITÀ?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Dare la colpa ai bracconieri è stata la cosa più facile. Nel Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo si aggira da anni un&#8217;orsa senza una zampa anteriore (la destra si dice). La logica ed il buon senso ci fanno intuire che solo mediante un laccio d&#8217;acciaio un orso può strapparsi letteralmente una zampa a causa dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Dare la colpa ai bracconieri è stata la cosa più facile. Nel Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo si aggira da anni un&#8217;orsa senza una zampa anteriore (la destra si dice). La logica ed il buon senso ci fanno intuire che solo mediante un laccio d&#8217;acciaio un orso può strapparsi letteralmente una zampa a causa dei tentativi di liberarsi. E chi usa i lacci d&#8217;acciaio? I bracconieri ovviamente. Ma non solo. Gli ultimi orsi catturati illegalmente con lacci d&#8217;acciaio, quali trappole di cattura per i cinghiali, risalgono agli anni &#8216;80. Da allora più nessuna segnalazione del genere è giunta alle autorità ed ai media. Ma da allora di lacci d&#8217;acciaio ne sono stati posti ben altri, ed altri ancora sono in programma per il futuro. Si tratta dei lacci d&#8217;acciaio utilizzati dai ricercatori che catturano gli orsi per munirli di radiocollari. I due metodi sono diversi: il primo è mirato a catturare per il collo gli animali, l&#8217;altro per le zampe. Nessuno vuole sostenere che proprio da questi lacci si debba far risalire la mutilazione subita dall&#8217;orsa. Ma nessuno lo può smentire, se non le persone che li hanno predisposti, le quali hanno il crisma della credibilità per l&#8217;autorevolezza degli incarichi che rivestono. Quindi noi crediamo a loro sulla fiducia. Ma vorremmo lo stesso avere delle prove che a distendere quel laccio in particolare siano stati i bracconieri, non credere sulla fiducia a delle dichiarazioni da parte di autorità che hanno tutto l&#8217;interesse a sostenerlo.</p>
<p>Resta un fatto, documentato, a lasciare aperto lo scenario. E&#8217; quanto meno dal settembre 2009 che le autorità del Parco sono a conoscenza della presenza di quest&#8217;orsa zoppa in giro per il Parco. Due anni di silenzio assoluto, salvo una lettera riservata di smentita, senza prove documentali, inviata allo scrivente: &#8220;Questo Ente è a conoscenza della presenza di due esemplari con tali problemi: una femmina è priva dell&#8217;estremità di un arto anteriore, mentre è un altro esemplare è stato visto varie volte zoppicare. (&#8230;) non è comunque da mettere in relazione con le operazioni di cattura a fini di ricerca in corso, in quanto gli stessi non sono mai stati catturati (non presentano infatti marche di riconoscimento)&#8221;.</p>
<p>Ora, come non chiedersi, come mai tutti questi anni di silenzio su questo fatto? Come mai non sono stati diffusi allora i comunicati che addebitavano ai bracconieri questi misfatti? Come mai solo ora? E, come potevano essere marchiati orsi che si sono ovviamente liberati dei lacci perdendo una zampo o anchilosandosela? C&#8217;è solo una spiegazione ipotizzabile: solo le autorità del Parco, le guardie, il sottoscritto e pochi altri, erano a conoscenza della presenza di quest&#8217;orsa zoppa. Nei giorni scorsi l&#8217;orsa è stata invece &#8220;scoperta&#8221; dai turisti (perché la località dell&#8217;Acquaventilata dove essa è stata avvistata è un noto luogo dove i turisti vanno a cercare di avvistare e fotografare gli orsi). Ecco che allora le autorità sono state costrette a dover dare una spiegazione. E l&#8217;hanno infine data, con almeno due anni di ritardo: la colpa e dei soliti bracconieri, e dire bracconieri è quasi come dire cacciatori! I soliti, gli unici comodi nemici dell&#8217;orso.<br />
Sul fatto che l&#8217;orsa zoppa frequentasse quei prati perché stava ricercando campi di mais, di grano e di carote o di erba medica per alimentarsi prima di procedere verso le sua tana d&#8217;inverno si è addirittura preferito imbastire una romantica storia senza senso, se non nel desiderio di chi l&#8217;ha scritta e diffusa, e di chi nel campo del giornalismo l&#8217;ha ritenuta perfetta per essere venduta ai lettori. Ed ecco allora la fiaba dell&#8217;orsa che, poverina, cerca ancora il suo amore perduto, che adotta due cuccioli senza mamma! Neppure un rigo sul fatto che in quei campi non vi fossero più i prodotti delle coltivazioni che l&#8217;orsa in realtà andava a cercare.</p>
<p>E allora avanti ancora con le ricerche, altre catture, altri collari (c&#8217;è chi ha proposto di mettere un collare ad ogni orso, per poterli seguire: come i detenuti col braccialetto!). Pensano così di salvare il rimasuglio di orsi marsicani sopravissuti fino ad oggi; cioè, non facendo nulla di concreto di ciò che l&#8217;orso avrebbe bisogno se potesse parlare: nessuna coltivazione a cura delle autorità; nessun aiuto o equo indennizzo all&#8217;allevamento ovino (che è poi la massima attrazione per l&#8217;orso); nessun controllo al turismo delle zone dell&#8217;orso - anzi ticket a pagamento per chi lo vuole andare a vedere - nessun veto alle centrali fotovoltaiche che stanno invadendo proprio quei terreni un tempo coltivati a grano e mais; nessun controllo all&#8217;esuberanza dei cinghiali che stanno devastando ogni risorsa alimentare naturale dell&#8217;orso.</p>
<p>E allora, avanti con le ricerche, e poi con i convegni e le pubblicazioni. Intanto paga l&#8217;Europa!</p>
<p>Murialdo, 16 Novembre 2011</p>
<p>IL SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino</p>
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		<item>
		<title>COLDIRETTI: PRONTI GLI INDIRIZZI DI GESTIONE FORESTALE PER I SITI DELLA RETE NATURA 2000</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 12:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito della Coldiretti: Il Tavolo di Coordinamento Forestale, istituito nell&#8217;ambito della Rete Rurale Nazionale, ha elaborato gli &#8220;Indirizzi di Gestione Forestale per i siti della rete natura 2000&#8243; (www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Ogm/Documents/forestazione%20Nat2000.pdf ).
Tenuto conto degli obiettivi stabiliti nell&#8217;ambito del Programma Quadro per il settore Forestale, il documento fornisce alle amministrazioni competenti sul territorio un contributo di indirizzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito della Coldiretti: Il Tavolo di Coordinamento Forestale, istituito nell&#8217;ambito della Rete Rurale Nazionale, ha elaborato gli &#8220;Indirizzi di Gestione Forestale per i siti della rete natura 2000&#8243; (<a href="http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Ogm/Documents/forestazione%20Nat2000.pdf" target="_blank">www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Ogm/Documents/forestazione%20Nat2000.pdf</a> ).<br />
Tenuto conto degli obiettivi stabiliti nell&#8217;ambito del Programma Quadro per il settore Forestale, il documento fornisce alle amministrazioni competenti sul territorio un contributo di indirizzo e orientamento alla promozione della gestione forestale attiva all&#8217;interno dei siti della Rete Natura 2000.<br />
La richiesta di un atto di indirizzo è venuta direttamente dalla Regioni in quanto, nonostante la legislazione comunitaria relativa a Natura 2000 preveda che la gestione di tali aree avvenga conciliando le attività economiche con le esigenze di conservazione degli habitat, le aree forestali di proprietà sia privata che pubblica versano in uno stato di generale abbandono e sono oggetto di scarso interesse nella loro gestione all&#8217;interno dei siti per ragioni di natura socioeconomica locale, per carenza di informazione, per difficoltà applicative degli strumenti posti in atto dalla direttiva Habitat.<br />
Uno degli strumenti che crea maggiore difficoltà è l&#8217;obbligo di Valutazione d&#8217;Incidenza che costituisce un fattore disincentivante per la gestione delle aree boscate poste nei siti della Rete Natura 2000. Per i maggiori costi e tempi di istruttoria necessari allo studio interdisciplinare del&#8217;area e all&#8217;approvazione dell&#8217;intervento, tale obbligo rappresenta una delle cause principali di abbandono di quelle pratiche silvo-colturali consolidate in loco che hanno contribuito a creare la fisionomia proprio di quei siti.<br />
In proposito, il documento prevede che la Valutazione d&#8217;incidenza per gli interventi selvicolturali può ritenersi acquisita quando questi risultino finalizzati alla conservazione dei siti Natura 2000 e, comunque, quando siano stati valutati negli strumenti di gestione previsti in atti di competenza regionale, come le Misure di conservazione o il Piano di gestione del sito, o in altri strumenti di pianificazione o di programmazione forestale indicati dal d.lgs. 227/2001, quali il Piano di Gestione Forestale o uno strumento equivalente, se integrati con le misure di conservazione ritenute necessarie per i siti della Rete Natura 2000. Per quanto riguarda invece ogni tipo di intervento non classificato o non ben definito come sopra indicato, è necessaria la Valutazione di incidenza.<br />
Questa impostazione crea dei problemi visto che finora, in Italia, non è stato approvato alcun Piano di Gestione per nessuno dei siti della Rete Natura 2000. Ne consegue che, a questo punto, qualsiasi intervento selvicolturale da effettuarsi in un&#8217;area di questo tipo dovrà essere sottoposto a Valutazione d&#8217;Incidenza.<br />
In effetti questa è l&#8217;ulteriore conseguenza negativa derivante dal fatto che nessuna Amministrazione si sta ponendo seriamente il problema della mancata adozione dei Piani di Gestione che impedisce anche il percepimento da parte delle imprese agricole residenti nelle zone Sic e Zps delle indennità ad esse spettanti per il solo fatto di insistere in aree sottoposte ad un regime vincolistico. Nell&#8217;ambito dei Piani di Sviluppo Rurale Regionali, infatti, finora non è stato speso un solo euro delle risorse finanziarie assegnate per le aree della rete Natura 2000.<br />
Infine, il documento non appare chiaro rispetto alla questione dei tagli colturali riguardanti gli impianti di arboricoltura da legno in quanto ci si limita a dichiarare che &#8220;occorre mantenere e valorizzare i tagli ad uso civico nel caso in cui tali attività tradizionali legate allo storico rapporto uomo/bosco instauratosi nel corso dei secoli abbiano favorito gli ecosistemi dal salvaguardare&#8221;.<br />
In sostanza, il documento lascia irrisolti alcuni dubbi relativi all&#8217;esercizio della selvicoltura e delle attività forestali in un&#8217;ottica produttiva che dovranno essere oggetto di chiarimento con le Amministrazioni che hanno provveduto all&#8217;elaborazione di tali indirizzi.</p>
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		<title>MORTI PER AMBIENTALISMO</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/morti-per-ambientalismo-10769/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 10:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Diana]]></category>

		<category><![CDATA[Rodolfo Grassi]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di fondo del prossimo numero di Diana.
Cessate d&#8217;uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
(G. Ungaretti) 
Liguria e Lunigiana, Genova, le Cinque terre, Aulla e Mulazzo ferite a morte confermano nella verità della tragedia che la strage viene dal dissesto. Lo gridano con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo l&#8217;articolo di fondo del prossimo numero di Diana.</p>
<blockquote><p><em>Cessate d&#8217;uccidere i morti,<br />
Non gridate più, non gridate<br />
Se li volete ancora udire,<br />
Se sperate di non perire.<br />
(G. Ungaretti) </em></p></blockquote>
<p>Liguria e Lunigiana, Genova, le Cinque terre, Aulla e Mulazzo ferite a morte confermano nella verità della tragedia che la strage viene dal dissesto. Lo gridano con i morti ammazzati dalle valanghe di fango, le macerie che segnano - e continueranno per chissà quanto ancora a segnare- il vortice di acque che hanno assassinato persino la speranza. I Cacciatori lo avevano previsto ma i Cacciatori non sono mai creduti. Gridano, pagano, si dannano l&#8217;anima per far capire poi corrono insieme agli altri se non prima degli altri dove la solidarietà chiama perché chi avrebbe dovuto prevenire aveva ascoltato altre voci. In Italia la campana ha suonato negli ultimi 50 anni, dicono i ragionieri del dissesto, vi sono state 11 mila frane, 5500 alluvioni, 4122 morti, 84 dispersi e 2836 feriti. Come una guerra perduta. Si è dato spazio a naturalisti fai da te perché incapaci di altri mestieri: hanno tuonato in difesa d&#8217;una presunta microfauna nel Magra e nei torrenti contro ogni tipo di intervento per disciplinare le acque, dragare il fondo, togliere la vegetazione dalle rive. Hanno gridato nel megafono delle cronache che gli allarmismi dei Cacciatori - unici a conoscere il territorio- erano interessati. Proprio come accadde per il Lambro che divenne poi una cloaca di petrolio e veleni ed i Cacciatori corsero con barche e stivali a cercar rimedi lasciando il video a presunti ambientalisti in cravatta e scarpe lucide. Nei giorni del dolore quei naturalisti a 24 pollici occupano schermi e radio ed i Cacciatori sono in prima linea con un volontariato anonimo e meraviglioso. Da autentico &#8220;popolo degli onesti&#8221;. Quanto accaduto - e le lapidi e le macerie lo ricordano- deve produrre una rivoluzione nelle coscienze. I boschi abbandonati, i torrenti ingombri, i rigagnoli d&#8217;una Liguria ed una Lunigiana irripetibili e ferite non possono non far riflettere che la strage non viene dalla caccia ma da uno pseudo naturalismo miope, ignorante e che fornisce alibi a quanti non sanno fare e vogliono che altri non facciano. Così azzerano le speranze e ammazzano un&#8217;altra volta le vittime degradandole a morti per niente.</p>
<p>(Rodolfo Grassi)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>IL FALSO AMBIENTALISMO E LE SUE CONSEGUENZE</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 16:06:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Non è nostra intenzione speculare sulla drammaticità degli eventi alluvionali che stanno funestando la nostra penisola in queste ore, ma non possiamo esimerci dal muovere una forte critica all&#8217;approccio ideologico e falsamente ambientalista di gestione del territorio, responsabile in larga misura delle drammatiche conseguenze pagate a caro prezzo dalla popolazione.
Gran parte dei drammi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Non è nostra intenzione speculare sulla drammaticità degli eventi alluvionali che stanno funestando la nostra penisola in queste ore, ma non possiamo esimerci dal muovere una forte critica all&#8217;approccio ideologico e falsamente ambientalista di gestione del territorio, responsabile in larga misura delle drammatiche conseguenze pagate a caro prezzo dalla popolazione.<br />
Gran parte dei drammi che la cittadinanza delle zone alluvionate sta subendo in queste ore sono il frutto di una distorta percezione della realtà e di un malinteso senso di ambientalismo che vorrebbe impedire qualsiasi tipo di attività umana per il controllo e la gestione del territorio.<br />
Quello stesso ambientalismo che vede nel taglio di un albero all&#8217;interno del letto di un fiume, o nel controllo numerico delle nutrie che ne indeboliscono gli argini, una &#8220;violenza&#8221; contro la natura, è una delle principali cause che hanno portato negli anni ad abbandonare le opere di pulizia e di bonifica dei corsi d&#8217;acqua.<br />
Detriti, piante ed arbusti non permettono il defluire delle acque in momenti di portata straordinaria e vengono trascinati dalla piena fino a che non incontrano un ponte, o qualsiasi altro ostacolo, che li trasforma in un tappo, generando esondazioni violente con le drammatiche conseguenze che tutti abbiamo sotto gli occhi.<br />
Intendiamo denunciare fortemente questo approccio ideologico e dissennato perché nel futuro si proceda con maggiore incisività nella gestione del territorio senza assecondare l&#8217;approccio ideologizzato e le crisi isteriche di chi antepone la vita di un albero cresciuto nell&#8217;alveo di un fiume alla sicurezza dei cittadini.</p>
<p>Ufficio stampa<br />
Movimento per la Cultura Rurale</p>
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		<title>PER LA REGIONE TOSCANA L&#8217;ECCESSIVO NUMERO DI UNGULATI NON È PIÙ ACCETTABILE</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 20:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[regione toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa la posizione della Regione sul problema ungulati secondo quanto riportato in un articolo apparso oggi su MET Il quotidiano delle pubbliche amministrazioni che riportiamo:
&#8220;La Regione Toscana - dichiara l&#8217;assessore all&#8217;agricoltura Gianni Salvadori - ha già dotato gli Enti preposti alla gestione delle popolazioni di cinghiali e degli altri ungulati, degli strumenti normativi necessari ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la posizione della Regione sul problema ungulati secondo quanto riportato in un articolo apparso oggi su MET Il quotidiano delle pubbliche amministrazioni che riportiamo:<br />
&#8220;La Regione Toscana - dichiara l&#8217;assessore all&#8217;agricoltura Gianni Salvadori - ha già dotato gli Enti preposti alla gestione delle popolazioni di cinghiali e degli altri ungulati, degli strumenti normativi necessari ad intervenire su tutto il territorio regionale ed in ogni periodo dell&#8217;anno. Occorre adesso che Province, Atc e perfino i singoli cacciatori facciano la propria parte&#8221;.Questo il contenuto del forte appello che l&#8217;assessore regionale alla agricoltura rivolge ai soggetti e alle istituzioni competenti.</p>
<p>&#8220;Abbiamo approvato la nuova legge in materia di caccia - continua Salvadori - già dal febbraio 2010 e quest&#8217;anno è stato varato il regolamento di attuazione, mentre è in fase di predisposizione il Piano Faunistico Venatorio regionale che aggiungerà altri criteri, indirizzi e obiettivi per una sempre migliore gestione della fauna in Toscana.</p>
<p>In particolare le norme vigenti fissano densità sostenibili di cinghiali, caprioli, cervi e daini. Le Province possono quindi muoversi su due fronti: il primo da attuare in fase di programmazione, elaborando piani di gestione durante la stagione venatoria e assegnando precisi obiettivi ai cacciatori. Il secondo, da mettere in atto durante il periodo di caccia chiusa, consente di intervenire su tutto il territorio regionale, anche a divieto di caccia, con azioni di controllo operate dagli organi di polizia provinciale che coordinano cacciatori appositamente abilitati tramite esami specifici al controllo delle specie ungulate.</p>
<p>Ma non basta - precisa l&#8217;assessore regionale - la nuova legge sulla caccia divide il territorio regionale in aree &#8220;vocate&#8221; alla presenza degli ungulati, dove valgono le norme già descritte, e zone &#8220;non vocate&#8221;, dove la presenza del cinghiale e degli altri ungulati non è compatibile con lo svolgimento delle attività agricole e dove le Province adottano forme di gestione non conservative delle specie.</p>
<p>Le nuove norme toscane - osserva l&#8217;assessore = 6 costit uiscono un esempio che molte Regioni stanno seguendo in materia di gestione degli ungulati e rischia di diventare paradossale il fatto che proprio sul nostro territorio si manifestino ancora situazioni di emergenza per danni.</p>
<p>E&#8217; tempo - conclude Salvadori - che gli Enti ai quali la legge regionale delega la gestione mettano in atto in maniera ancora più incisiva le procedure che abbiamo elaborato in pieno accordo con tutte la parti interessate da questo fenomeno. In questo contesto, anche le squadre di caccia al cinghiale ed i cacciatori di selezione devono impegnarsi per raggiungere in maniera completa gli obiettivi assegnati&#8221;.</p>
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		<title>AIW: ANCORA SUL LUPO, IL SUO RITORNO NELLE ALPI E LA PREDAZIONE: QUANTE VERITA’ SCOMODE!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 08:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[ Riceviamo e pubblichiamo.
Eccola una notizia affatto confortante per chi ha criticato il Documento dell&#8217;AIW del 20 agosto scorso sul problema del Lupo in Italia e sulla tesi, da sempre sostenuta dal sottoscritto, che il Lupo sulle Alpi piemontesi è arrivato dalla Francia e non dall&#8217;Appennino. La rivista Piemonte Parchi edita dalla Regione Piemonte, da sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Eccola una notizia affatto confortante per chi ha criticato il Documento dell&#8217;AIW del 20 agosto scorso sul problema del Lupo in Italia e sulla tesi, da sempre sostenuta dal sottoscritto, che il Lupo sulle Alpi piemontesi è arrivato dalla Francia e non dall&#8217;Appennino. La rivista <em>Piemonte Parchi</em> edita dalla Regione Piemonte, da sempre sostenitrice della difesa del Lupo delle Alpi a prescindere dalla sua provenienza (per altro sempre data per certa come appenninica) e che negli anni scorsi aveva sempre cercato di minimizzare i danni dei Lupi, nel suo ultimo numero (8/2011) in un articolo a firma della collaboratrice Claudia Bordese così riporta:</p>
<p><em>&#8220;(&#8230;) i lupi sono tornati a calcare le vallate alpine piemontesi (&#8230;) <strong>sconfinando dalla Francia, poi avanti fino all&#8217;Ossola</strong>.  (&#8230;) come tutte le medaglie anche questa ha il suo rovescio. Le nostre montagne sono da secoli fonte di sostentamento per chi si dedica all&#8217;allevamento di ovini e caprini. (&#8230;) Gli attacchi - circa 300 nella sola stagione d&#8217;alpeggio 2009 in Piemonte - generano danni che vanno ben oltre il numero dei capi uccisi. Si devono infatti mettere in conto anche i molti animali feriti e quelli dispersi, quelli che per sfuggire all&#8217;attacco sono precipitati in un dirupo, o che per la paura hanno drasticamente ridotto la produzione di latte. Lo scompenso psicologico, inoltre, indebolisce ulteriormente i sopravissuti. I costi di gestione aumentano, perché gli animali non possono più essere lasciati soli, e sovente si deve ricorrere all&#8217;impiego di recinzioni elettrificate o all&#8217;uso di cani da guardiania. (&#8230;) i cani, istintivamente preparati ad attaccare e respingere i lupi possono a volte rivelarsi un problema per l&#8217;escursionista di passaggio. Al tutto si somma il disagio psicologico di operare nella costante aspettativa di un attacco. E&#8217; evidente che non è sufficiente la compensazione economia dei capi uccisi per risolvere il problema.&#8221; </em></p>
<p>In altre parole, sono le stesse cose che si possono leggere nel mio Documento &#8220;Il problema Lupo in Italia&#8221;, solo che a scriverle non è Franco Zunino ma Claudia Bordese collaboratrice di <em>Piemonte Parchi</em>, e sono parole che sembrano echeggiare la relazione della Commissione Agricoltura della Camera che sta esaminando questo problema! Non resta che augurarsi che detta Commissione tenga conto di questo articolo, che, ripeto, non proviene dal solito Franco Zunino e pubblicato dallo (per molti) <em>spregevole</em> &#8220;<em>Wilderness/D</em>&#8220;, ma da altra persona e pubblicato da un giornale <em>autorevole</em> ed ecologicamente schierato &#8220;dalla parte giusta&#8221; (ancorché una posizione super-partes sarebbe richiesta, vista la sua dipendenza politica da una Regione e quindi a rappresentare tutti i cittadini della stessa) che fino a ieri sul ritorno del Lupo nelle Alpi ha sempre sostenuto (Direttori intesta!) una tesi nettamente inversa. Per non dire dei danni che i lupi stanno infliggendo alla pastorizia piemontese, fregandosene (i lupi) delle migliaia di cinghiali, cervi e caprioli che popolano il suo attuale areale e delle belle teorie da manuale ecologico che tanto piaccino agli animalisti ed ecologisti da strapazzo (o, meglio, da banchi di scuola): gli anelli più deboli della catena alimentare del Lupo in Europa erano e restano sempre la pecora, la capra, il cavallo ed il vitello!</p>
<p>Peccato che quest&#8217;articolo &#8220;coraggioso&#8221; (perché in contraddizione con tutti gli articoli apparsi in precedenza sulla stessa rivista (ripeto, spesso diretta da animalisti anticaccia convinti!) si perde però poi nel finale, là dove anziché trovare il coraggio di dire anche che i lupi devono essere ridotti di numero, la Bordese si barcamena con le parole ed annuncia la solita soluzione all&#8217;italiana: una commissione di studio (&#8221;progetto PROPAST&#8221;) per stabilire cosa fare! Ma è già qualcosa, visto che fino a poco tempo fa i due argomenti trattati, messi nero su bianco da <em>Piemonte Parchi</em>, erano un tabù. Se non altro si riconosce che un problema esiste; e sì, è già qualcosa!</p>
<p>IL SEGRETARIO GENERALE  Franco Zunino</p>
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		<title>ISOLA D’ELBA: UNGULATI FENOMENO INSOSTENIBILE</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 09:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

		<category><![CDATA[elba]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
In una lettera Coldiretti conferma impegno e attenzione su fenomeno fuori controllo dei cinghiali e mufloni all&#8217;Isola d&#8217;Elba.
Gli agricoltori appoggiano proposta del Parco Nazionale Arcipelago Toscano: piano di abbattimento insufficienti.
Coldiretti: &#8220;Si a proposta del Parco Nazionale Arcipelago Toscano a prelevamento ungulati dall&#8217;Isola d&#8217;Elba&#8221;.
Dopo i proclami e le intenzioni ora gli agricoltori elbani si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>In una lettera Coldiretti conferma impegno e attenzione su fenomeno fuori controllo dei cinghiali e mufloni all&#8217;Isola d&#8217;Elba.<br />
Gli agricoltori appoggiano proposta del Parco Nazionale Arcipelago Toscano: piano di abbattimento insufficienti.<br />
Coldiretti: &#8220;Si a proposta del Parco Nazionale Arcipelago Toscano a prelevamento ungulati dall&#8217;Isola d&#8217;Elba&#8221;.</p>
<p>Dopo i proclami e le intenzioni ora gli agricoltori elbani si aspettano i fatti. Lo ha ribadito Coldiretti (info su www.livorno.coldiretti.it) in una lettera inviata al Parco Nazionale Arcipelago Toscano, all&#8217;Assessorato all&#8217;Agricoltura della Provincia di Livorno, ai Sindaci dell&#8217;Elba e al Prefetto di Livorno, confermando &#8220;attenzione e fermezza&#8221; sulla questione del proliferare incontrastato dei cinghiali (e dei mufloni) all&#8217;Isola d&#8217;Elba dove il piano di abbattimenti è stato inadeguato. Gli agricoltori hanno chiesto che &#8220;dai proclami si passi all&#8217;attuazione di misure efficaci e durature - hanno scritto nella lettera - che diano risposte concrete alle aspettative della popolazione civile che non può subire vere e proprie limitazioni alla libertà di movimento, di impresa, e di garanzia della propria incolumità&#8221;.<br />
Tanti i casi, più volte segnalati da Coldiretti, di devastazioni, raid a coltivazioni e produzioni agricole, disagi e danni provocati a strutture, opere murarie, argini e muretti a secco, frutto di secoli di interventi di contenimento e manutenzione da parte di intere generazioni di elbani e parte integrante oggi del &#8220;paesaggio&#8221; che migliaia di turisti scelgono ogni anno di &#8220;gustare&#8221; arrivando sull&#8217;isola.<br />
&#8220;All&#8217;Elba, ma il problema è diffuso in molte aree della Toscana e del livornese - scrive Coldiretti che si rende disponibile a partecipare ai tavoli per portare il suo contributo - si è finalmente giunti alla presa di coscienza che i piani di abbattimento non si sono dimostrati sufficienti a contenere la presenza della specie che è causa di danni non solo alle colture, bensì alle strutture ed opere murarie. La recente proposta che il Parco ha coraggiosamente avanzato di procedere alla drastica riduzione degli ungulati, da tutta la superficie dell&#8217;Elba in quanto specie estranee alla fauna locale, ci trova nel caso di specie pienamente concordi&#8221;. Coldiretti richiama in causa l&#8217;indagine conoscitiva condotta dalla Camera dei Deputati sul fenomeno dei danni che ha messo in risalto, se ancora ce n&#8217;era bisogno, &#8220;la necessità di garantire l&#8217;assenza dei cinghiali nelle aree a forte vocazione agricola, puntando alla conservazione in modo più o meno moderato in altri contesti&#8221;. Le nostre notizie su www.redazionevirtuale.it</p>
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		<title>COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA I LUPI E L’AIW</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 14:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[lupi]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Con viva soddisfazione si comunica che il Documento dell&#8217;AIW a firma del sottoscritto, titolato &#8220;Il problema Lupo in Italia&#8221; e datato 20 agosto u.s., benché snobbato e/o ignorato, vilipeso e rigettato di principio da gran parte del mondo ambientalista (anziché, caso mai, contestarlo e confutarlo nel merito come sarebbe stata buona regola democratica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Con viva soddisfazione si comunica che il Documento dell&#8217;AIW a firma del sottoscritto, titolato &#8220;Il problema Lupo in Italia&#8221; e datato 20 agosto u.s., benché snobbato e/o ignorato, vilipeso e rigettato di principio da gran parte del mondo ambientalista (anziché, caso mai, contestarlo e confutarlo nel merito come sarebbe stata buona regola democratica e del vivere civile, nel rispetto del diritto di pensiero e parola che anche la nostra Costituzione tutela) è stato, al contrario, letto con attenzione dalla XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati che si sta occupando del problema dei danni che cinghiali e lupi stanno arrecando agli agricoltori ed agli allevatori - e/o pastori - in tutto il Paese.<br />
Secondo quanto comunicato al sottoscritto dal Presidente della Commissione, detto Documento sarà infatti tenuto in debita considerazione. Soprattutto un&#8217;attenzione particolare sarà data a quanto attiene la &#8220;strategia rappresentata in merito alla presenza del Lupo - consistente, per sommi capi, nell&#8217;individuare tre categorie di aree, con diversi gradi di protezione - la quale costituisce una proposta che potrà essere approfondita nel corso dell&#8217;attività legislativa che la Commissione si propone di svolgere&#8221;.<br />
Evidentemente c&#8217;è ancora qualcuno in questo Paese che sa usare la logica e la ragionevolezza per cercare di risolvere i tanti problemi che la società ci pone, in questo caso quello che un&#8217;ECCESSIVA presenza di cinghiali e di lupi non possa essere sostenibile in un paese sovrappopolato e sviluppato come il nostro.<br />
Un problema che, per altro, sconfessa tutte le tesi &#8220;ecologiche&#8221; sul fatto che proprio la presenza del Lupo avrebbe provveduto a mantenere basse le popolazioni di ungulati, cosa che, invece, regolarmente non avviene; almeno nel nostro Paese. Gli infatuati del &#8220;totem&#8221; Lupo, idealizzato ed immaginato quale simbolo di un mondo selvaggio che da noi non esiste più se non in scampoli di aree assoggettate e racchiuse tra paesi e città, zone agrarie e pascolive, strade ed autostrade (dove ormai anche il Lupo è costretto a vivere), ignorano la variabile che se una tale regola può valere per le grandi aree di wilderness del nord America o dell&#8217;Europa ed Asia dove le uniche popolazioni di erbivori sono gli ungulati selvatici (ma, purtroppo sempre più spesso, anche lassù l&#8217;uomo è costretto ad intervenire per ridurre la consistenza del Lupo), ciò, soprattutto, non può avvenire in un paese come il nostro dove la presenza degli armenti domestici supera di gran lunga quella dei selvatici. E&#8217; una semplice questione di buon senso, ma spesso il buon senso viene seppellito sotto una coltre di illusione eco-animaliste le quali finiscono per fare ancora più danno a quelle specie animali che si vorrebbe proteggere, come il Lupo o l&#8217;Orso. Non è, infatti, che si possano salvare orsi e lupi ignorando i diritti dell&#8217;uomo, con la pretesa (non dichiarata, ma di fatto avallata) che i cittadini che subiscono i danni da Lupo e Cinghiale debbano pagare per il diritto di tutta la società a godere della presenza di questi animali, anziché essere la società a pagare i danni che la loro presenza arreca a pochi cittadini. Le regole ecologiche vanno bene nella teoria, ma nella pratica vanno sempre corrette con un poco di buon senso!<br />
Il Lupo si salva rispettando i diritti di chi dal Lupo subisce dei danni. Non trasformando i maggiori &#8220;supporter alimentari&#8221; del Lupo nei suoi peggiori nemici! Vada avanti la Commissione.SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino</p>
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		<title>AIW E I CINGHIALI DEL POLLINO</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 08:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[pollino]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
La scrivente Associazione Italiana per la Wilderness ritiene di prendere ufficialmente posizione sulla spinosa questione della presenza dei cinghiali nel Parco Nazionale del Pollino, relativamente agli ultimi eventi, anche giudiziari, che hanno dato al problema una risonanza nazionale.
Innanzi tutto si riconosce legittimità alle lamentele degli agricoltori per la presenza eccessiva di cinghiali nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>La scrivente Associazione Italiana per la Wilderness ritiene di prendere ufficialmente posizione sulla spinosa questione della presenza dei cinghiali nel Parco Nazionale del Pollino, relativamente agli ultimi eventi, anche giudiziari, che hanno dato al problema una risonanza nazionale.<br />
Innanzi tutto si riconosce legittimità alle lamentele degli agricoltori per la presenza eccessiva di cinghiali nel Parco, problema, per altro, di livello nazionale, aggravatosi in tutte le aree Parco proprio dal fatto che non vi si può intervenire con la caccia per limitarne il numero; in secondo luogo si condivide altresì le lamentele degli stessi agricoltori per i danni non rimborsati o rimborsati solo parzialmente e spesso con imperdonabile ritardo.<br />
Avendo avuto modo di leggere l&#8217;intervento di Andrea Di Consoli in merito a questo problema, come associazione Wilderness riteniamo che egli non abbia scritto cose scandalose o da un punto di vista sbagliato; semplicemente riporta i fatti come sono e critica il modo sbagliato di gestire il Parco del Pollino almeno sotto questo aspetto. Se si avesse il coraggio di prendere anche provvedimenti oggi ritenuti &#8220;politicamente scorretti&#8221; tutti questi problemi i Parchi non li avrebbero. Sono anni che la scrivente associazione va dicendo che le popolazioni di cinghiali andrebbero tenute su limiti bassissimi anche nei Parchi; tanto più che in larga misura di cinghiali ibridi si tratta. Si dovrebbe poi proibire severamente i ripopolamenti di cinghiali. Ma in questo caso sono i cacciatori che se da un lato vogliono poter intervenire anche nei Parchi per ridurne il numero, dall&#8217;altro creano poi il problema con le introduzioni. Oggi è ora di dire che è necessaria ovunque una drastica riduzione della presenza del cinghiale, e prima che sia troppo tardi per altre specie faunistiche e floristiche da essi danneggiate (per esempio, nel Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo l&#8217;eccessiva presenza di cinghiali è una delle cause che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza dell&#8217;Orso bruno marsicano a causa della sua competitività alimentare). Quindi: caccia aperta al cinghiale anche nei Parchi (con regolamentazioni serie ma senza troppi paletti che finiscano per impedirla o renderla inefficace ai fini della riduzione delle popolazioni); proibizioni a nuove immissioni e monitoraggio continuo delle popolazioni, da mantenersi a livelli bassissimi: una mera presenza quasi simbolica, specie nei parchi.<br />
In quanto al recente fatto di cronaca che ha visto coinvolto il padre dell&#8217;autore del suddetto articolo, non possiamo che biasimare e condannare il suo gesto, pur, però, riconoscendo che tali forme di esasperazioni possono essere la conseguenza di un&#8217;eccessiva tolleranza verso i cinghiali ed un altrettanto eccessivo disinteresse delle autorità dei parchi verso i problemi che tali animali arrecano all&#8217;agricoltura. Se questi fatti avengono, e non è il primo caso, visto che in Abruzzo ci sono stati anche casi di avvelenamento di orsi e lupi per rivalsa per danni agli allevatori non rimborsati o rimborsati malamente e tardivamente, la causa va vista partendo dalle radici del problema, non dal fatto in sé delle violenze criminali commesse da chi finisce per decidere di farsi giustizia con le proprie mani. Oggi è ora che i Parchi Nazionali e Regionali comincino a prendere atto del fatto che in un paese sovrappopolato e iper-urbanizzato come il nostro non si possono applicare criteri di tutela integralista della fauna, le cui popolazioni vanno monitorate e poi controllate, al fine di mantenere a livelli accettabili le popolazioni degli animali dannosi alle attività umane; livelli che non minaccino le specie ma che neppure mettano in crisi le attività economiche del mondo rurale che ancora vive i Parchi e che spesso indirettamente provvede al mantenimento di quella biodiversità che i Parchi devono tutelare.</p>
<p>Sora, 15 Settembre 2011</p>
<p>Franco Zunino<br />
Segretario Generale AIW</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>AIW: PROTEGGERE L’ORSO IMPEDENDO LA CACCIA?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 13:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[orso]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Sembra una cosa logica: proteggere l&#8217;orso impedendo la caccia. Invece è un modo, il solito per impedire la caccia senza difendere l&#8217;orso, anzi, rischiando di peggiorare la situazione dell&#8217;orso a causa di chi potrebbe, per rivalsa, trasformarsi in bracconiere e quindi uccidere quegli orsi che non sarebbero mai stati uccisi a caccia consentita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p>Sembra una cosa logica: proteggere l&#8217;orso impedendo la caccia. Invece è un modo, il solito per impedire la caccia senza difendere l&#8217;orso, anzi, rischiando di peggiorare la situazione dell&#8217;orso a causa di chi potrebbe, per rivalsa, trasformarsi in bracconiere e quindi uccidere quegli orsi che non sarebbero mai stati uccisi a caccia consentita. Ma per capire questo semplice assioma bisogna non essere naturalisti e/o animalisti di città, né politici (peggio ancora se di città). Nessuna autorità ha potuto dimostrare che la caccia sia responsabile diretta della morte di orsi, come non lo è stata neppure per quella indiretta. In tanti anni sono morti orsi per mille ragioni a causa dell&#8217;uomo, perché investiti dalle auto o dai treni, perché avvelenati da pastori come rivalsa per il mancato pagamento dei danni, perché presi nei lacci di bracconieri di cinghiali, perché annegati in cisterne malamente costruite, perché avvelenati per rivalità tra tartufai, ma negli ultimi decenni mai è stato dimostrato che un orso sia stato ucciso dai cacciatori. Nonostante questo, penalizzare i cacciatori ampliando il Parco o chiudendo la caccia nelle zone esterne o regolamentandola in modo penalizzante, è l&#8217;unica misura che le autorità hanno saputo prendere. Lo si è fatto ieri e lo si continua a fare oggi. Il cacciatori come capro espiatorio di una responsabilità che a ben altre persone - ed anche organismi - spetta! Severissimi contro gli incolpevoli cacciatori, molto permissivi con chi progetta centrali eoliche o fotovoltaiche. Impedire la caccia per salvare l&#8217;orso è un dovere da cui non si scinde; impedire che ben 15 ettari di area primaria di vita dell&#8217;orso in zona di protezione esterna del Parco Nazionale ed in area SIC siano letteralmente spazzati via da un progetto fotovoltaico no. Per non dire del controllo sul turismo, effettuato con ridicoli inefficaci &#8220;numeri chiusi&#8221;. Questo solo sono capaci di fare gli addetti all&#8217;altisonante PATOM, mentre gli orsi sono sempre di meno, e sempre più si allontanano dal Parco e dalle sue zone esterne per luoghi sempre più distanti, ricorsi dalle autorità e dai politici a suon di decreti e provvedimenti inutili. Per dire no al progetto fotovoltaico della Vallelonga si sostiene che l&#8217;area è poco o nulla frequentata dall&#8217;orso, per chiudere la caccia fino ad oltre dieci chilometri più a valle di questo sito, si sostiene che l&#8217;habitat dell&#8217;orso giunge fino a quei luoghi (ed è una verità, ma che avrebbe dovuto valere anche per dire NO ai milioni di euro del progetto fotovoltaico, che le autorità hanno invece giustificato)!<br />
Come se la caccia ai cinghiali (che proprio per salvare l&#8217;orso andrebbero ridotti drasticamente di numero con l&#8217;aiuto dei cacciatori, pur essendo loro i responsabili della presenza eccessiva) facesse danno all&#8217;orso, con la scusa delle braccate e del disturbo, in realtà affatto tali perché per l&#8217;orso i cani altro non sono che elementi &#8220;naturali&#8221; antichi quanto l&#8217;uomo, ed il disturbo un fattore, oltre che relativo, solo momentaneo (poche volte alla settimana per solo pochi mesi all&#8217;anno). Senza ignorare il fatto che se mai dovessero fuggire da questo disturbo, altro non farebbe che allontanarsi verso il cuore del Parco e non verso l&#8217;esterno; quel cuore del Parco dove vanno a svernare ma dal quale si allontanano in quanto ormai privo di ogni possibilità alimentare antropica, costretti quindi ad essere presenti lì dove oggi si vuole chiudere la caccia per tutelarne la quieta e la fase alimentare necessariamente preparatoria al letargo, che avviene là dove il disturbo lo creano caso mai i turisti che proprio alla sua ricerca vanno, tutti i giorni per tutto l&#8217;anno sia di giorni sia di notte. Ma tutto ciò è ritenuto &#8220;ecologico&#8221;, mentre il cacciatore presente in questi luoghi da immemori generazioni è ritenuto un nemico da abbattere. In pratica, come si sta facendo per la pastorizia, si stanno incattivendo proprio quelle categorie di cittadini che potrebbero dare un aiuto alla difesa dell&#8217;orso, trasformandoli invece, per reazione poi incontrollabili dalle stesse autorità, in potenziali nemici. Mentre i veri nemici sono considerati amici dell&#8217;orso solo perché desiderano osservarlo, fotografarlo e studiarlo. Troppo semplice! Troppo comodo! O forse troppo difficile da capire per chi non ha più ricordi della ruralità dei nostri avi. E allora ecco che gli unici nemici sono considerati quei cittadini che proprio di quella ruralità ancora vivono e praticano, coltivando, pascolando e cacciando. Non è con questi provvedimenti che il PATOM salverà l&#8217;orso. E qualcuno un giorno sarà chiamato a risponderne, se non alla legge almeno all&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Sora, 15 Settembre 2011</p>
<p>IL SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino</p>
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		<title>I FEDERCACCIATORI VIGILANO SULL&#8217;OLIVO SECOLARE DI TERME VIGLIATORE</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 17:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito www.filodirettonews.info  riportiamo questa notizia pubblicata a firma della Redazione: &#8220;Ha 700 anni l&#8217;ulivo secolare che sovrasta le colline di contrada Pizzicarì, in Terme Vigliatore, con un diametro di circa 8 metri e un&#8217;altezza di circa 18. È uno dei 18 alberi secolari che sono stati censiti nella provincia di Messina e che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito <a href="http://www.filodirettonews.info/notizia.asp?id_news=326&amp;categoria=1&amp;t=FOTONOTIZIA:%20UN%20ULIVO%20SECOLARE%20A%20TERME%20VIGLIATORE" target="_blank">www.filodirettonews.info</a>  riportiamo questa notizia pubblicata a firma della Redazione: &#8220;Ha 700 anni l&#8217;ulivo secolare che sovrasta le colline di contrada Pizzicarì, in Terme Vigliatore, con un diametro di circa 8 metri e un&#8217;altezza di circa 18. È uno dei 18 alberi secolari che sono stati censiti nella provincia di Messina e che ha ottenuto il riconoscimento di &#8220;ulivo monumentale&#8221;. È stato inserito in un programma di sorveglianza da parte delle guardie venatorie di Federcaccia, il cui presidente del circolo cacciatori di Terme Vigliatore, Antonino Crisafulli, ha promesso che, insieme ad alcuni soci, vigilerà, costantemente, per evitare che vengano procurati danni da parte di vandali e/o piromani&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.filodirettonews.info/notizia.asp?id_news=326&amp;categoria=1&amp;t=FOTONOTIZIA:%20UN%20ULIVO%20SECOLARE%20A%20TERME%20VIGLIATORE"><img class="aligncenter size-full wp-image-10238" title="filodirettonews_ulivo_secolare-1" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/09/filodirettonews_ulivo_secolare-1.jpg" alt="" width="450" height="567" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.filodirettonews.info/notizia.asp?id_news=326&amp;categoria=1&amp;t=FOTONOTIZIA:%20UN%20ULIVO%20SECOLARE%20A%20TERME%20VIGLIATORE"><img class="aligncenter size-full wp-image-10239" title="filodirettonews_ulivo_secolare-2" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/09/filodirettonews_ulivo_secolare-2.jpg" alt="" width="450" height="337" /></a></p>
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		<title>MCR: FERMIAMO IL PARCO DELLA LAGUNA DI VENEZIA</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 16:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[mcr]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo:
Il Movimento per la Cultura Rurale esprime forte preoccupazione per la paventata ipotesi di istituire un parco regionale di interesse locale in piena laguna nord di Venezia.
E&#8217; un sacrosanto diritto di tutti i cittadini, soprattutto quelli residenti, essere informati sull&#8217;impatto, sui vincoli e sui divieti che deriverebbero dall&#8217;istituzione del parco.
La simbiosi in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo:</p>
<p>Il Movimento per la Cultura Rurale esprime forte preoccupazione per la paventata ipotesi di istituire un parco regionale di interesse locale in piena laguna nord di Venezia.<br />
E&#8217; un sacrosanto diritto di tutti i cittadini, soprattutto quelli residenti, essere informati sull&#8217;impatto, sui vincoli e sui divieti che deriverebbero dall&#8217;istituzione del parco.<br />
La simbiosi in cui vivono da secoli Venezia ed i veneziani, ha contribuito a creare un equilibrio tra uomo e ambiente unico al mondo, con le persone che continuano ad esercitare le loro attività plurisecolari nel rispetto della loro storia, della loro cultura e delle loro tradizioni.<br />
Calare dall&#8217;alto un parco a Venezia, comporterebbe per i suoi abitanti e per la laguna, un impatto negativo, sia sotto profilo umano che territoriale, neppure paragonabile al altri parchi al mondo perché l&#8217;uomo, in questo ambiente, ci abita, ci lavora, ci vive.<br />
I veneziani devono sapere che, in base alle normative vigenti, la navigazione sarebbe fortemente limitata, così come verrebbero vietate o fortemente penalizzate, molte delle attività storicamente esercitate in questi luoghi. Basti pensare ai danni che ne subirebbe la pesca, attività che garantisce un reddito ed una esistenza dignitosa a moltissime famiglie veneziane.<br />
La laguna deve rimanere disponibile per chi la vive e non può essere trasformata in luogo per sole &#8220;gite turistiche&#8221;.<br />
Il nostro Movimento, nato con lo scopo di preservare la cultura rurale e le attività che ne sono portatrici, si oppone fermamente all&#8217;ipotesi di istituzione del parco della laguna di Venezia, dichiarando il pieno appoggio al &#8220;Coordinamento Risorse Vitali&#8221;, realtà che raggruppa decine di associazioni che agiscono in nome e per conto di migliaia di veneziani che hanno espresso la loro motivata contrarietà all&#8217;ipotesi di istituzione del parco.<br />
Assieme a queste associazioni, il Movimento per la Cultura Rurale sensibilizzerà i cittadini, informandoli correttamente sui pochi vantaggi e sugli enormi svantaggi che deriverebbero dall&#8217;istituzione di questo parco che qualcuno vorrebbe calare dall&#8217;alto sulla testa dei cittadini residenti senza neppure chiedere preventivamente il loro parere.<br />
A tutte le forze politiche tenteremo di fare capire che prima degli interessi economici e turistici che ruotano attorno ai parchi è più importante occuparsi del benessere e della salute delle persone, della salvaguardia del territorio e dell&#8217;ambiente.</p>
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		<title>MASSA CARRARA E VINO: IL FENOMENO STORNI SI ABBATTE SUL DOC APUANO</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 13:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

		<category><![CDATA[massa carrara]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto rimandato sulle colline del Candia: le alte temperature posticipano la fase della raccolta. Si prevede la raccolta di oltre 3300 quintali di uva. Gli storni all&#8217;attacco dell&#8217;uva Doc: Coldiretti chiede caccia in deroga. La delibera in Consiglio Regionale la prossima settimana. Aurelio Cima, Presidente Consorzio Candia dei Colli Apuani Doc: &#8220;Annata davvero bella: ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tutto rimandato sulle colline del Candia: le alte temperature posticipano la fase della raccolta. Si prevede la raccolta di oltre 3300 quintali di uva. Gli storni all&#8217;attacco dell&#8217;uva Doc: Coldiretti chiede caccia in deroga. La delibera in Consiglio Regionale la prossima settimana. Aurelio Cima, Presidente Consorzio Candia dei Colli Apuani Doc: &#8220;Annata davvero bella: ci sarà qualità e quantità&#8221;.</strong></p>
<p>Si parte, anzi no. Tutto rimandato sulle colline del Candia per il tradizionale appuntamento con la vendemmia slittato, a causa del gran caldo di questi ultimi giorni che ha bloccato la maturazione dell&#8217;uva, di almeno dieci giorni. Avrebbe dovuto iniziare tutto già questa settimana ma le eccessive temperature e le valutazioni degli agronomi hanno consigliato ai viticoltori di aspettare l&#8217;abbassamento delle temperature e magari qualche goccia di pioggia estiva per completare una maturazione quasi perfetta. Positive le prime stime da parte del <strong>Consorzio del Candia dei Colli Apuani Doc</strong> sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo che hanno però dovuto fare i conti, per la prima volta, con il fenomeno degli <strong>storni</strong>, specie in forte crescita colpevole di devastazioni - è ghiotta di <strong>uva ed alberi da frutto</strong> - in tutta la Toscana. Secondo <strong>Coldiretti</strong> (info su <a href="http://www.massacarrara.coldiretti.it" target="_blank">www.massacarrara.coldiretti.it</a>) gli storni hanno divorato dal 6% all&#8217;8% di grappoli d&#8217;uva senza contare i danni provocati ai frutteti. Il fenomeno riguarda tutta l&#8217;area della Doc: da <strong>Bonascola</strong> a<strong> Montignoso.</strong> &#8220;Un fenomeno in espansione anche nella nostra provincia - ammette <strong>Vincenzo Tongiani</strong>, Presidente Provinciale Coldiretti - come in molte aree della Toscana. I danni denunciati lo scorso anno, in tutta la Regione, ammontano a 160 mila euro ma sono solo una <strong>piccolissima parte dei danni effettivamente subiti.</strong> A raffreddare le richieste di danni il complicato e farraginoso iter burocratico e la tempistica dei rimborsi: ci possono volere anche 12-14 mesi per ottenerli&#8221;. Pronta la contro! ffensiva della Regione Toscana che dopo le sollecitazioni di Coldiretti è pronta a portare in Consiglio la delibera che consentirà la caccia in deroga in quelle aree dove gli storni sono numerosi. &#8220;La prossima settimana presenteremo la delibera per consentire la caccia in deroga - annuncia <strong>Loris Rossetti</strong>, Presidente della Commissione Agricoltura della Regione Toscana - l&#8217;obiettivo di fondo è però quello di far rientrare gli storni tra le specie cacciabili. Ogni anno altrimenti saremo costretti a ripetere la delibera e tutto l&#8217;iter che ne consegue. Anche la Provincia di Massa Carrara rientra tra le aree dove lo storno potrà essere cacciato in deroga&#8221;.</p>
<p>Storni a parte, a confermare che la stagione è pronta a regalare una <strong>vendemmia d&#8217;oro</strong> è <strong>Aurelio Cima</strong>, Presidente del Consorzio e voce autorevole dei produttori del Candia. &#8220;Eravamo già pronti per partire nei prossimi giorni - analizza - ma il troppo caldo, con temperature tra i 28 e 29 gradi, ha bloccato la maturazione dell&#8217;uva. Ora aspettiamo che le temperature tornino ad abbassarsi leggermente. Prevediamo un&#8217;annata davvero bella in qualità e in quantità&#8221;.</p>
<p>Numeri in qualità quelli della piccola Doc del Candia con circa 300 ettari di vigneti tra i comuni di <strong>Massa, Carrara </strong>e<strong> Montignoso</strong> e una produzione (vedi tabella) intorno ai <strong>3300 quintali di uva </strong>(circa 2300 ettolitri), tra bianca e nera. Oltre <strong>300 mila le bottiglie</strong>: <strong>200 mila di bianco</strong>, tra amabile e secco, e <strong>100 mila di rosso</strong>, tra <strong>Rosso Doc</strong> (base sangiovese ed altri uvage del territorio), <strong>vermentino</strong> e <strong>Massaretta</strong>. &#8220;Le stime - spiega ancora Cima - sono molto positive. Prevediamo un 10% in più di produzione rispetto allo scorso anno. Non ci sono stati attacchi di funghi e questo ci ha favorito. Per la vendemmia se ne riparlerà tra il 10 e il 15 settembre&#8221;.</p>
<p>Nonostante le recenti catastrofi ambientali che hanno riguardato le colline del Candia con tutte le difficoltà che ne sono conseguite, la viticoltura è uno dei settori dove i giovani hanno voglia di investire. Diverse le aziende condotte da under 35 a dimostrazione che è in atto un ricambio generazionale importante.</p>
<p>&#8220;I giovani -  analizza<strong> Roberto Verzanini</strong>, Direttore del Consorzio - stanno tornando a riappropriarsi delle nostre colline. Qualcuno ha ereditato l&#8217;azienda di famiglia, aziende spesso storiche; altri hanno deciso di intraprendere un nuovo percorso e penso alla &#8220;<strong>Belfiore</strong>&#8221; di Silvia Bellè, &#8220;<strong>Le Piane</strong>&#8221; di Marco Cristiani e &#8220;<strong>La Pergola</strong>&#8221; di Marzia Michelucci. La nostra Doc sta crescendo, tra difficoltà, ma sta crescendo, e l&#8217;interesse dei giovani e di capitali freschi è un segnale straordinario&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>AIW: IL PROBLEMA LUPO IN ITALIA</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/aiw-il-problema-lupo-in-italia-10115/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 08:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Non lo avevamo mai considerato tale, e forse qualcuno si era anche illuso che mai saremmo giunti a ritenere il Lupo un problema. Un problema lo era, ma per noi ambientalisti; il problema era quello di evitare di farlo estinguere. E ci siamo riusciti, prima con una campagna in sua difesa, lodevole vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<blockquote><p>Non lo avevamo mai considerato tale, e forse qualcuno si era anche illuso che mai saremmo giunti a ritenere il Lupo un problema. Un problema lo era, ma per noi ambientalisti; il problema era quello di evitare di farlo estinguere. E ci siamo riusciti, prima con una campagna in sua difesa, lodevole vista la riduzione che la popolazione aveva subito nel secolo scorso, sostenuta soprattutto dall&#8217;allora neo-nato WWF Italia e valorizzata dall&#8217;impegno profuso dal Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo sotto la guida dell&#8217;allora brillante nuovo Direttore Franco Tassi: &#8220;l&#8217;Operazione San Francesco&#8221; in difesa del Lupo si concluse con il decreto del 1976 a firma dell&#8217;allora Ministro Giovanni Marcora, che per la prima volta in Italia dava una protezione totale a quest&#8217;animale. Oggi il Lupo è di nuovo un problema anche per noi ambientalisti: almeno in alcune zone sono certamente troppi!</p>
<p>Allora si parlava di solo 100 lupi distribuiti in centro e sud Italia. A quell&#8217;epoca, a dire il vero, io già sostenevo che 100 lupi erano presenti nel solo Abruzzo e ristrette zone limitrofe; una tesi basata sulla mia esperienza in quel Parco ed in quella regione (dai 10 ai 20 erano allora i lupi stimati nel solo Parco: oggi per la stessa area si parla di circa 60).</p>
<p>Nel nostro emisfero il Lupo è forse l&#8217;animale con più capacità di sopravvivenza di ogni altro, Orso bruno compreso: poco esigente, capace di adattarsi ai cambiamenti ambientali, senza la necessità di spazi selvaggi, ed anche ai bisogni alimentari: dalle minuscole lucertole e topolini di bosco ai grandi erbivori domestici e selvatici, agli scarti alimentari umani. Se così non fosse stato il Lupo si sarebbe estinto già nella prima metà del secolo XIX, quando fu cacciato ed ucciso in tutti i modi legittimi ed illegittimi, con fucili, trappole e veleni. Ebbene, questa capacità di sopravvivenza è ancora oggi attuale e va tenuta nella debita considerazione nel valutare l&#8217;attuale problema. Ed è proprio per questa sua capacità che oggi il Lupo può considerasi ormai presente in quasi tutte le zone montagnose e collinari d&#8217;Italia (salvo le isole), grazie alla sua proliferazione ed a qualche &#8220;aiutino&#8221; dato dai francesi per quanto riguarda le Alpi, benché vi sia chi si ostini a voler credere ad un ritorno naturale dagli Appennini. Dovrebbe essere difatti notorio che fino alla metà degli anni &#8216;80 il Lupo non raggiungeva ancora la Toscana, per altro anche secondo le autorevoli pubblicazioni dell&#8217;epoca; notizia questa ancora oggi non solo smentita dai tanti &#8220;esperti&#8221; ma anche dallo stesso esperto che a quell&#8217;epoca ne certificò la presenza massima verso nord ai Monti Sibillini (Boitani 1981). Ed allora non è che nel centro-nord dell&#8217;Appennino non ci fosse chi cercava il Lupo, forse più di quanto non lo si cerchi oggi. Eppure oggi ci dobbiamo sentire dire dai soliti noti, che il Lupo era da tempo già presente in Toscana e finanche fino alla Liguria. E lo dicono senza uno straccio di prova, solo per giustificare un loro desiderio che così fosse e dimostrare pertanto il &#8220;ritorno naturale&#8221; nelle Alpi, visto che la prova più attendibile ed autorevole e lì a smentirli, per chi la voglia andare a cercare nelle librerie specializzate (perché quell&#8217;autorevole volume è una costosa rarità bibliofila: si veda nella nota Boitani 1981).</p>
<p>Ma questo è un altro argomento, già ampiamente trattato altrove, sebbene ancora oggi continuano a trovarsi persone felici del facile incontro in Piemonte con quest&#8217;animale dai comportamenti quasi domestici, cosa assai rara se non impossibile in Appennino (come se il cambiamento ambientale avesse comportato un cambiamento comportamentale nei riguardi dell&#8217;uomo!): ma questo non interessa a nessuno, evidentemente, salvo ai pastori ed allevatori delle Alpi che non per nulla forse subiscono la maggior parte dei danni registrati in Italia. Oggi nelle Alpi il Lupo c&#8217;è e tanto basta! La sua purezza genetica la stabiliranno i posteri.</p>
<p>Fatto sta, oggi in Italia si stima la presenza di circa 600 lupi (ma qualcuno dice anche 1.000). Una cifra ridicola, seppure fatta propria anche dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati nella sua relazione del 20 luglio 2011  (documentatasi sui rapporti del WWF, LIPU, Federparchi associazioni venatorie ed agricole) che quest&#8217;estate ha scatenato un nuovo interesse verso quest&#8217;animale, avendone per la prima volta cominciato a proporne la riduzione del numero per difendere gli interessi degli allevatori e dei pastori in genere.</p>
<p>Il problema fondamentale è che, al di là di alcune stime localizzate basate sugli ululati, nessuno sa quanti lupi ci siano in Italia. Perché il Lupo non è certo un animale la cui presenza si possa calcolare con dei conteggi a vista come si fa con cervi, cinghiali o camosci. Bisogna giocoforza basarsi su stime ed estrapolazioni.</p>
<p>E allora facciamola questa estrapolazione, partendo da quel numero massimo dei circa 100 lupi dati per presenti in Italia nel 1970 (Boitani 1981) ed utilizziamo dati scientifici che sono: i lupi possono formare branchi da un minimo di 2 esemplari (maschio e femmina) a contingenti  molto più numerosi (4-8 animali ed eccezionalmente anche oltre la decina: Boitani 1981). Per ogni branco si accoppia solo la femmina più anziana (Boitani 1981). Ogni femmina partorisce dai 4 ai 6 cuccioli (Boitani 1981). L&#8217;unico dato incerto è quello sulla mortalità, in quanto a nessuno è noto quanti cuccioli raggiungano l&#8217;età adulta (ma è notorio il fatto che sono la maggior parte, vista la robustezza della specie, come d&#8217;altronde è per la volpe) né è noto quanti lupi siano ogni anno uccisi da cacciatori e allevatori. Ma certo, stimare un&#8217;arbitraria mortalità del 30% annua potrebbe essere una buona base per un calcolo senza rischiare di sbagliare in difetto e di avere una decrescita - che non c&#8217;è stata come dimostra la consistenza attuale della popolazione -, essendo poco credibile un dato superiore (per altro, con una mortalità calcolata del 40% non vi sarebbe crescita), altrimenti il Lupo si sarebbe estinto già nell&#8217;800 e/o prima metà del 900 quando non godeva di alcuna protezione!</p>
<p>Una cosa è certa ed è un altro fatto da tenere presente in questo calcolo: <strong>i lupi sono sempre progressivamente aumentati</strong>, e ne è prova la loro continua espansione territoriale a partire dagli anni &#8216;70 del secolo scorso e l&#8217;attuale consistenza, stimata da un minimo di 600 ad un massimo di circa 1.000 lupi. Iniziando da questo dato di fatto e dai dati succitati, e prendendo sempre il numero minino al fine di un conteggio in negativo, facendo un calcolo composto ed esponenziale, ecco cosa si ottiene: partiamo dai 100 lupi stimanti nel 1970 (sebbene, come già scritto, probabilmente fossero assai di più); per ragioni biologiche dobbiamo presupporre che essi fossero formati da piccoli branchi di 2 o 3, forse anche 4 o 5 individui (benché nel 1970 i branchi fossero al massimo di 5 individui o anche meno, quindi con un maggior numero di femmine adulte in grado di riprodursi e benché in Italia branchi eccessivamente numerosi siano molto rari per motivazioni ambientali e comportamentali - Boitani 1981), ma, per tenerci larghi e considerare una media durevole negli anni, partiamo dal dato di solo 10 branchi formati ognuno da 10 individui; con una femmina fattrice per ogni branco.  Ho scelto appositamente un calcolo iniziale molto al ribasso.</p>
<p>Per quanto riguarda le nascite volutamente sottostimiamo soli 4 cuccioli per femmina anche se di norma si parla di 4-6 cuccioli.</p>
<p>Per quanto riguarda la mortalità per i motivi già detti esageratamente stimiamo una mortalità annua del 30% sul totale della popolazione.</p>
<p>Facendo un calcolo progressivo ed esponenziale ecco cosa si ottiene (per semplicità cito solo i dati ogni 5 anni):</p>
<p>Anno            Lupi               femmine             nati                  morti             Totale</p>
<p>1970             100                    10                                40                    30                    110</p>
<p>1975             159                    15                                60                    47                    172</p>
<p>1980             245                    24                                96                    73                    268</p>
<p>1985             388                    38                                152                  116                  424</p>
<p>1990             617                    61                                244                  185                  676</p>
<p>1995             984                    98                                392                  295                  1.081</p>
<p>2000             1.576                 157                              628                  472                  1.732</p>
<p>2005             2.532                 253                              1.012               759                  2.785</p>
<p>2010             4.072                 407                              1.628               1.221               4.479</p>
<p>Troppi? Non lo so, ma è certo che il calcolo è stato fatto tutto al ribasso, prendendo al ribasso tutti i dati variabili. Vogliamo essere critici al massimo? Ok, facciamo un taglio del 50% tenendo conto di variabili non previste: <strong>abbiamo comunque oltre 2.000 Lupi</strong>! Una popolazione per di più in continua esponenziale crescita. E a provare questo tentativo di stima abbiamo la situazione spagnola, dove è notorio che dai circa 200 lupi stimati negli anni &#8216;70 (Boitani 1981) oggi si stima una presenza di oltre 3.000 lupi (pur non avendo goduto di alcuna protezione prima di vent&#8217;anni fa e, addirittura, sia stato soggetto ad una limitata caccia in metà della Spagna dove la specie era ed è maggiormente presente).<strong> Una stima che, quindi, dà validità alla mia ipotesi ed al mio calcolo, partendo entrambi da una base quasi equivalente tenuto conto che quei numeri iniziali erano meramente indicativi (come, almeno per l&#8217;Italia, all&#8217;epoca io già presupposi)</strong>:</p>
<p><strong>Spagna anni &#8216;70: circa 200 lupi - 2011 circa 3.000!</strong></p>
<p><strong>Italia anni &#8216;70: circa 100 lupi - 2011 circa 4.000 (ridotti a circa 2.000 per zelo)!</strong></p>
<p><strong>Altro che i 600 ufficialmente stimati! O mentono gli spagnoli o mentiamo noi!</strong></p>
<p>E con una tale presenza di animali superpredatori vogliamo opporci all&#8217;idea di controllarne la popolazione? Pretendiamo ancora di pagare tutti i danni che arrecano e che, secondo la succitata Commissione parlamentare solo in Provincia di Grosseto sarebbero già stati di 5 milioni di euro (!); ed anche questa è una stima al ribasso, ovvero assolutamente non corretta perché oggi le leggi, di fatto, prevedono che i danni siano solo parzialmente pagati agli allevatori!</p>
<p>In Norvegia, Svezia e Svizzera forse esagerano a limitare con gli abbattimenti il numero dei lupi pur avendone poche decine sui loro territori, ma certamente non è la nostra situazione, dove pur limitando la presenza dei lupi non si mette certo a rischio la popolazione. Più simile alla nostra situazione è quella spagnola, <strong>dove difatti le autorità avrebbero (hanno?) già ottenuto dall&#8217;Unione Europea l&#8217;autorizzazione a ridurne il numero</strong>.</p>
<p>Da noi il problema è quindi, caso mai, solo quello di stabilire di quanto ridurre la loro presenza, il dove ed il come. Al solito, ancora una volta abbiamo l&#8217;esempio americano a venirci incontro. Nel Minnesota dove esiste l&#8217;unica popolazione originaria del cosiddetto &#8220;Lupo grigio&#8221; negli <em>States</em>, costituta da diverse migliaia di esemplari (erano stimati circa 1.000 nel 1980), le autorità hanno stabilito tre fasce territoriali. Nella prima fascia il Lupo è protetto in forma assoluta, nella seconda fascia in caso di danni eccessivi le autorità preposte alla gestione della fauna sono autorizzate ad abbattere gli individui responsabili delle aggressioni, nella zona esterna a queste due fasce gli allevatori possono liberamente abbattere i lupi (cosa peraltro oggi consentita, sotto controllo, in tutti gli USA). Altro soluzione non esiste se si vuole contenere la presenza del Lupo e nello stesso tempo proteggerlo riducendo i danni che essi arrecano agli animali domestici.</p>
<p>In Italia si potrebbero almeno similmente stabilire delle aree comprendi i Parchi e loro zone marginali dove la protezione sia assoluta, una fascia esterna dove gli abbattimenti possono essere autorizzati e consentiti a cura delle autorità (guardie forestali, guardiacaccia o anche cacciatori autorizzati e dietro versamento di una somma da stabilirsi, e da devolversi ai rimborsi) nei casi di danni provati agli allevatori. Ed infine, il resto del territorio dove i pastori ed allevatori siano autorizzati agli abbattimenti nei casi di aggressioni al bestiame pur che questi abbattimenti avvengano nelle ristrette vicinanze delle mandrie, greggi o degli stazzi e stalle. Ciò a fronte del fatto che in ogni modo i danni andranno pagati al 100% a prezzo di mercato, compreso un bonus per i danni indiretti. Se il Lupo è, quale è, un patrimonio culturale e scientifico per la nostra comunità, allora TUTTI i cittadini devono pagare per la sua salvezza, e non solo gli allevatori!</p>
<p>D&#8217;altronde, è inutile illudersi (o meglio, ostinarsi a sostenere!) che la crescita della popolazione del Lupo sia stata di sole poche centinaia di individui dal 1970, quando a parte il citato esempio spagnolo, esiste quella che è forse la prova regina, sia in merito alla crescita sia in merito ai danni che i lupi arrecano. Nell&#8217;area dello storico Parco Nazionale Yellowstone furono liberati i primi lupi nel 1995. La crescita della popolazione è letteralmente esplosa: nel 2008 benché ne fossero stati uccisi 264, se ne stimava una presenza di 1.600 esemplari suddivisi in 200 branchi! E così la crescita dei danni arrecati agli allevatori, benché si sia in presenza di popolazioni di ungulati selvatici tra le più ricche del mondo (cervi di varie specie, bisonti, antilocapre) che pure hanno subito una riduzione drastica; prova che per tanti cervi, cinghiali e caprioli ci possano essere sul territorio, il Lupo andrà sempre a colpire l&#8217;anello più debole della catena alimentare: pecore, vitelli e cavalli!</p>
<p>Ostinarsi a sostenere che nessun Lupo possa essere abbattuto significa fomentare un bracconaggio indiscriminato, e non considerare i diritti liberali e democratici degli allevatori e dei pastori a tutela delle loro proprietà. E non è così che si salvano le specie a rischio, ma tutelando anche i diritti di chi a causa della presenza di queste specie subisce dei danni economici, quindi creando consenso non solo tra gli animalisti di città (che si beano della visione di belle foto e dipinti di lupi nei vari siti di Internet, e che non si preoccupano dei danni che questi arrecano ad allevatori e poveri pastori!), ma soprattutto nelle comunità rurali dove la presenza del Lupo è sentita come una calamità. D&#8217;altro canto, anche la Convenzione di Berna per la tutela delle specie di fauna selvatica &#8220;<em>consente di considerare il Lupo specie solo parzialmente protetta quando produca danni eccessivi</em>&#8220;. E allora, vogliamo essere più realisti del re e continuare ad interpretare le leggi e le direttive sempre in senso negazionista quando esse prevedono anche l&#8217;inverso? Come disse qualcuno: in un sistema democratico la libertà individuale cessa nel momento in cui questa libertà incide negativamente sulla libertà altrui. Un principio sacrosanto, che vale anche per il Lupo!</p>
<p><strong>Come deve valere il principio di non usare mistificazioni e/o vere e proprio bugie per difendere una causa giusta!</strong></p>
<p><strong>Nota </strong>- BOITANI 1981. Lupo <em>Canis lupus</em> Linnaeus, 1758, in &#8220;Distribuzione di 22 specie di mammiferi in Italia (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Corpo Forestale dello Stato e delle Regioni Autonome - Istituto di Entemologia dell&#8217;Università di Pavia) Roma 1981.</p>
<p>IL SEGRETARIO GENERALE</p>
<p>Franco Zunino</p></blockquote>
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		<title>GIORNATA ECOLOGICA A CEPRANO</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 17:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Organizzata dalla sezione comunale FIdC di Ceprano (Fr) e dalle Guardie Volontarie Venatorie della stessa, si è svolta una &#8220;giornata ecologica&#8221; all&#8217;insegna della pulizia dei boschi in tutto il territorio comunale che ha coinvolto tutti i cacciatori della zona, compresi quelli appartenenti alla locale sezione Enalcaccia, ringraziati in particolare per la loro disponibilità da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Organizzata dalla sezione comunale FIdC di Ceprano (Fr) e dalle Guardie Volontarie Venatorie della stessa, si è svolta una &#8220;giornata ecologica&#8221; all&#8217;insegna della pulizia dei boschi in tutto il territorio comunale che ha coinvolto tutti i cacciatori della zona, compresi quelli appartenenti alla locale sezione Enalcaccia, ringraziati in particolare per la loro disponibilità da parte del presidente FIdC Domenico Recine.<br />
Dalle foto si può notare la quantità di gomme del più vario tipo raccolte alla fine della giornata, un numero tale da consentire il riempimento completo di un container.<br />
Nel corso delle operazioni di recupero e pulizia, svolte all&#8217;insegna del rispetto della natura e della fauna, sono stati raccolti anche televisori, frigoriferi, scaldabagni, bottiglie di vetro, rete metalliche e molto altro ancora.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-10108" title="07-08-11_023-giornata-ecologica-ceprano" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/08/07-08-11_023-giornata-ecologica-ceprano.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
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		<title>ACCADE IN AMERICA: FINALMENTE SMANTELLATE LE PRIME CENTRALI EOLICHE!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 11:03:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[eolico]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Furono gli americani i primi ad installare le famigerate torri eoliche che hanno poi invaso il mondo intero nel tentativo (illusione?) di risolvere il problema del surriscaldamento del pianeta (che ora più correttamente è definito &#8220;cambiamento climatico&#8221;: ci sono arrivati, infine!). Anche in quel paese furono installate - e continuano ad esserlo, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<blockquote><p>Furono gli americani i primi ad installare le famigerate torri eoliche che hanno poi invaso il mondo intero nel tentativo (illusione?) di risolvere il problema del surriscaldamento del pianeta (che ora più correttamente è definito &#8220;cambiamento climatico&#8221;: ci sono arrivati, infine!). Anche in quel paese furono installate - e continuano ad esserlo, così come per il fotovoltaico - tra mille polemiche per i danni al paesaggio ed all&#8217;avifauna migratrice.</p>
<p>Nell&#8217;entroterra della baia di San Francisco, negli anni &#8216;80 ne avevano addirittura installate più di 5.000 in quella che fu poi denominata &#8220;Altamont Pass wind farm&#8221;: una vera barriera di mulini a vento che ha causato - e causa tutt&#8217;ora - la morte di migliaia di uccelli ogni anno e che ha sconvolto il panorama di quei luoghi. Ora, grazie ad un accordo recentemente sottoscritto tra la società che gestisce queste &#8220;torri ecologiche&#8221; e le Sezioni locali della Audubon Society, 2.400 di esse saranno sostituite o smantellate. &#8220;<em>Il nostro sogno è di non avere alcuno di questi aereogeneratori, ma abbiamo dovuto trovare un compromesso col sentito generale sulle energie rinnovabili</em>&#8220;, ha dichiarato un loro rappresentante.</p>
<p>Secondo gli ambientalisti americani, lo smantellamento delle 2.400 vecchie torri eoliche e/o la loro sostituzione con &#8220;<em>le nuove mostruose turbine da 1,5 megawat, realizzate con un disegno che consente un minore impatto con gli uccelli ed in grado di produrre ognuna tanta energia quanto ne producono dalle 10 alle 30 di quelle vecchie</em>&#8220;, ridurranno dell&#8217;80% la mortalità dell&#8217;avifauna.</p>
<p>Dovremo aspettare anche noi trent&#8217;anni prima di vedere smantellate una parte di quelle oscene torri che hanno rovinato per sempre il nostro paesaggio, specie al Sud?</p>
<p>Murialdo, 8 Agosto 2011                                      IL SEGRETARIO GENERALE</p>
<p>F.to Franco Zunino</p></blockquote>
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		<item>
		<title>È ONLINE IL RAPPORTO RIFIUTI ISPRA 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 13:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora meno rifiuti urbani in Italia: scende dell&#8217;1% il valore della produzione nazionale arrivando tra il 2008 ed il 2009 a 32,1 milioni di tonnellate (circa 32,5 milioni nel 2008). Diminuisce anche il pro capite: nello stesso periodo ogni abitante ha prodotto circa 9 chilogrammi in meno all&#8217;anno (pari circa all&#8217;1,6%), per un valore complessivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora meno rifiuti urbani in Italia:<strong> </strong>scende dell&#8217;1% il valore della<strong> </strong>produzione nazionale<strong> </strong>arrivando<strong> </strong>tra il 2008 ed il 2009 a 32,1 milioni di tonnellate (circa 32,5 milioni nel 2008). Diminuisce anche il pro capite: nello stesso periodo ogni abitante ha prodotto circa 9 chilogrammi in meno all&#8217;anno (pari circa all&#8217;1,6%), per un valore complessivo pro capite di circa 532 chilogrammi.</p>
<p>Cresce invece la raccolta differenziata: il Nord (48%) sfiora l&#8217;obiettivo del 50%, ma il Centro e il Sud, anche se in crescita, rimangono ancora lontani (24,9% e 19,1%). A fare davvero la differenza è il Trentino-Alto Adige con il 57,8%, a cui segue il Veneto con il 57,5%. Al Sud, bene la Sardegna che raggiunge il 42,5% di raccolta ma, tra le Regioni del Mezzogiorno, è la Campania con il 29,3% a registrare la crescita più rilevante. Il Molise (10,3%) supera per la prima volta la soglia del 10%, mentre il dato siciliano è ancora inferiore a tale valore. Tra le città con più di 150 mila abitanti, oltre a Reggio Emilia che con il 49,9% raccoglie e differenzia la percentuale maggiore di rifiuti, superano il 45% Modena (47,4%), Ravenna e Parma (entrambe con il 45,2%). Mentre per la prima volta Roma e Genova oltrepassano la soglia del 20%; buono anche il risultato raggiunto da Napoli (18,3%), quasi il 10 % in più rispetto al 2008.</p>
<p>Per quanto riguarda invece le discariche, l&#8217;Italia - al 40,6% - è ancora oltre la media europea del 38%. Il Sud, in controtendenza rispetto alle altre macroaree, aumenta la quota di 92 mila tonnellate (+1,4%), nonostante i consistenti miglioramenti della Sardegna dove lo smaltimento in discarica passa dal 52 al 42% e dell&#8217;Abruzzo che segna un 60% rispetto all&#8217;80% del 2008.</p>
<p>In ultimo, da segnalare che sono sempre più alti i costi per gli italiani. Nel 2008 ogni persona ha speso 138,22 euro per la gestione dei rifiuti urbani (158,43 euro nei grandi centri e 100,80 nei piccoli), mediamente quindi il 5,1% in più rispetto al 2007.</p>
<p align="right"><em>(Fonte: Ufficio stampa ISPRA)</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>RAPPORTO RIFIUTI 2011</strong></p>
<p align="center"><strong>Sintesi dei dati</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Produzione rifiuti: valori nazionali</span></strong></p>
<p><strong>Nel 2009 cala la produzione dei rifiuti urbani in tutte le macroaree geografiche italiane: </strong>-1,6% al Centro, -1,4% al Nord e -0,4% al Sud. Per quest&#8217;ultima in particolare, la riduzione dell&#8217;ultimo anno si presenta più contenuta rispetto a quella del 2007 - 2008 (-2,2%).</p>
<p>La diminuzione dell&#8217;1%, che fa seguito alla leggera contrazione già registrata tra il 2007 ed il 2008 (-0,2%), è legata a diversi fattori: esiste infatti una correlazione tra produzione di rifiuti urbani ed indicatori socio economici quali il PIL e la spesa delle famiglie. Tra il 2008 ed il 2009 calano tutti gli indicatori considerati: PIL (-3%), spese delle famiglie (-2%), produzione dei rifiuti urbani (-1,1%).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Produzione rifiuti pro capite</span></strong></p>
<p><strong>Diminuisce anche la produzione pro capite</strong>: tra il 2008 ed il 2009, ogni abitante ha prodotto circa <strong>9 kg in meno ogni anno</strong>, con una contrazione percentuale dell&#8217;1,6% ed un valore complessivo pro-capite pari a circa 532 kg per abitante. Rispetto al 2006, anno in cui la produzione pro capite aveva raggiunto il valore massimo di 550 kg per abitante per anno, la riduzione risulta pari a circa 18 kg per abitante per anno (-3,2%).</p>
<p><strong>Il Centro presenta ancora i maggiori valori</strong>, con circa 604 kg per abitante all&#8217;anno nel 2009, <strong>mostrando tuttavia una progressiva riduzione già a partire dal 2006</strong>. Rispetto al 2005, il dato si è complessivamente ridotto per ogni abitante di quasi 35 kg all&#8217; anno. Al Nord e al Sud, i valori nel 2009 risultano pari a circa 530 e 493 kg per abitante all&#8217;anno, gli stessi registrati nelle medesime macroaree geografiche nel 2005.</p>
<p><strong>A livello regionale presentano i valori più elevati Emilia Romagna</strong>, con circa 666 kg per abitante all&#8217;anno, Toscana (663 kg), Valle d&#8217;Aosta (621 kg) e Liguria (605 kg); queste regioni (ad eccezione della Valle d&#8217;Aosta) presentano tutte una riduzione rispetto al 2008: Toscana - 23 kg per abitante per anno, Emilia Romagna - 14 kg circa, Liguria (-7 kg/abitante per anno).</p>
<p>Del tutto evidente il calo della produzione pro capite della regione Umbria che si attesta, nell&#8217;anno 2009, a circa 590 kg per abitante per anno (-23 kg), a fronte dei 613 kg del 2008.</p>
<p><strong>La produzione pro capite più bassa si riscontra, nel 2009, in 4 regioni del Mezzogiorno:</strong> in <strong>Basilicata </strong>(382 kg/abitante per anno), <strong>Molise</strong> (426 kg/abitante per anno), <strong>Campania (467 kg/abitante per anno)</strong> e <strong>Calabria</strong> (470 kg/abitante per anno). Anche diverse regioni del nord Italia mostrano dati pro capite inferiori alla media nazionale. In particolare, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, nel 2009 risultano al di sotto dei 500 kg/abitante per anno (rispettivamente 483 kg e 479 kg), mentre poco al di sopra di tale soglia si posizionano Lombardia, Trentino Alto Adige (entrambe con 501 kg/abitante per anno) e Piemonte (505 kg/abitante per anno).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Raccolta differenziata: dati nazionali e per macroaree</span></strong></p>
<p><strong>Continua il trend di crescita della raccolta differenziata anche nel 2009, che raggiunge il 33,6% della produzione totale dei rifiuti urbani, a fronte del 30,6% circa del 2008. </strong></p>
<p>Il totale dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato rileva, tra il 2008 ed il 2009, <strong>una crescita di quasi 450 mila tonnellate nel Mezzogiorno</strong> (+29,4%) <strong>ed incrementi pari ad oltre 280 mila tonnellate nel Nord</strong> (+4,2%) <strong>ed a circa 115 mila tonnellate nel Centro</strong> (+6,9%). Tali crescite portano il valore della raccolta nelle regioni settentrionali ad oltre 7 milioni di tonnellate e quelli del Sud e del Centro, rispettivamente a quasi 2 milioni di tonnellate ed a circa 1,8 milioni di tonnellate.</p>
<p><strong>Nel 2009</strong> <strong>la media nazionale di raccolta differenziata procapite</strong>, è pari a circa 179 kg per abitante all&#8217;anno, con valori di circa 255 kg nel Nord, di circa 150 kg nel Centro e di 94 kg nel Sud.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Raccolta differenziata: i dati delle Regioni e delle Province</span></strong></p>
<p>A livello regionale sono il <strong>Trentino Alto Adige ed il Veneto</strong> le regioni con le più alte percentuali di raccolta differenziata, pari rispettivamente al <strong>57,8% e 57,5%</strong>.</p>
<p>Tra le regioni del Nord, <strong>quella che mostra il progresso più consistente è, tuttavia, il Friuli Venezia Giulia il cui tasso di raccolta differenziata arriva a sfiorare il 50% nel 2009</strong> (49,9%, a fronte del 42,6% del 2008). Prossime a tale obiettivo risultano anche Piemonte (49,8%) e Lombardia (47,8%), mentre superiore al 45% risulta la percentuale di raccolta della regione Emilia Romagna (45,6%).</p>
<p>Per quanto riguarda il Centro, nel 2009 la Toscana mostra un tasso pari al 35,2%, mentre Umbria e Marche si attestano, rispettivamente, a percentuali pari al 30,4% ed al 29,7%. Di poco superiore al 15% è il valore registrato dal Lazio (15,1%).</p>
<p><strong>Al sud Italia, oltre alla Sardegna</strong>, la crescita più rilevante tra le regioni del Mezzogiorno si osserva in Campania, la cui percentuale di raccolta differenziata si attesta, nell&#8217;ultimo anno, al 29,3% circa (19% nel 2008 e 13,5% nel 2007), con tassi pari al 48% circa per le province di Avellino e Salerno ed al 29,7% circa per Benevento.</p>
<p>Nel 2009, l&#8217;Abruzzo differenzia circa il 24% dei rifiuti, seguita da Puglia (14%), Calabria (12,4%) e Basilicata (11,3%). <strong>Supera per la prima volta la soglia del 10%, il Molise (10,3%), mentre il dato siciliano risulta ancora inferiore a tale valore. </strong></p>
<p>Aumenta nel 2009 il numero di province con percentuale di raccolta differenziata superiore al 40%. Sono 46 (contro le 39 del 2008 e le 29 del 2007) quelle che superano tale soglia, di cui 26 con tassi superiori al 50% (23 nelle regioni del nord e 3 in Sardegna), mentre 12 rimangono ancora al di sotto del 10% (dalle 28 del 2006 alle 12 del 2009).</p>
<p>Più in dettaglio, i maggiori livelli di raccolta differenziata, analogamente ai precedenti anni, si riscontrano, nella provincia di <strong>Treviso (69,2%</strong> circa), seguita da <strong>Rovigo, Pordenone e Novara</strong> (rispettivamente al <strong>66,6%, 66,3% e 63,2%).</strong> Al di sopra del 60% si collocano anche le percentuali di Vicenza (62,3%), Trento (60,6%) e del Medio Campidano (prima provincia del centro-sud, anch&#8217;essa con il 60,6% circa).</p>
<p>Situazione diversa invece per le province di <strong>Enna, Siracusa, Messina</strong> e <strong>Frosinone,</strong> tutte al di sotto del <strong>5%</strong> e per quelle di Caltanissetta, Palermo, Rieti e Catania, con tassi compresi tra il <strong>5 ed il 7%.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Raccolta differenziata: le 27 con più di 150 mila abitanti: </span></strong></p>
<p><strong>Tra le città con più di 150 mila abitanti, è ancora Reggio Emilia, con il 49,9%, che fa registrare la più elevata percentuale di raccolta differenziata. </strong></p>
<p>Superano il 45% di raccolta le città di Modena (47,4%), Ravenna e Parma (entrambe con il 45,2%) ed il 40%, Torino (41,7%), Padova (40,4%) e Brescia (40,2%). Per diverse città del centro-nord (Verona, Prato, Livorno e Firenze) si osservano percentuali comprese tra il 35 ed il 40%.</p>
<p>Nel 2009, <strong>il numero complessivo di città che raccolgono in modo differenziato una quota superiore al 35% dei rifiuti urbani prodotti, è pari ad 11</strong> (8 nel 2008) di cui 4 con un tasso di raccolta superiore al 45% (nel 2008 tale percentuale era oltrepassata solo da Reggio Emilia).</p>
<p>Milano si attesta ad una percentuale di raccolta pari al 34,2% circa, mentre Roma e Genova superano, per la prima volta, la soglia del 20% con valori pari, rispettivamente, al 20,2% e 23%.</p>
<p>La percentuale di Napoli è del 18,3%, mostrando un consistente progresso rispetto al 9,6% del 2008. Tale progresso è in buona parte legato alla crescita della raccolta differenziata della frazione organica (+19.200 mila tonnellate circa tra il 2008 ed il 2009) e del vetro (+10.500 tonnellate).</p>
<p><strong>Tra le città del Mezzogiorno, in evidente crescita risulta la percentuale di raccolta di Cagliari</strong> (dal 17,8% del 2008 al 30,5% del 2009), mentre per le altre città si osservano crescite più contenute o una sostanziale stabilità. <strong>Quattro comuni del Mezzogiorno, Catania, Palermo, Taranto e Messina si attestano a valori percentuali di raccolta differenziata al di sotto del 10%</strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il compostaggio e il trattamento meccanico biologico</span></strong></p>
<p><strong>Il compostaggio</strong> mostra incrementi, non solo rispetto al totale dei rifiuti trattati (+ 9,7% rispetto all&#8217;anno 2008), ma soprattutto riguardo alla quantità di frazione organica da raccolta differenziata  che cresce di oltre 10 punti percentuali (2,9 milioni di tonnellate). Grazie al maggior impegno nello sviluppo della raccolta differenziata, il settore evidenzia importanti progressi soprattutto nelle aree del Centro e del Sud del Paese.</p>
<p><strong>Al Centro, Lazio (+ 46%) ed Umbria (+27%) realizzano gli incrementi maggiori rispetto al 2008.</strong> Al Sud, la frazione organica dei rifiuti urbani avviata a compostaggio denota un aumento del 36% : il trend positivo si riscontra in tutte le regioni, soprattutto in Sardegna (+ 66%), Molise (+ 61,7%) e Puglia (42,8%). <strong>Fa eccezione la regione Campania dove si riscontra una diminuzione del 39,6%.</strong></p>
<p>Al Nord rimangono costanti gli incrementi della frazione organica da RU avviata a compostaggio (tre punti percentuali in più rispetto al 2008).</p>
<p>Il quantitativo complessivo di compost prodotto nel 2009, pari ad 1,34 milioni di tonnellate, evidenzia, rispetto al precedente anno, un incremento del 6,8%.</p>
<p>Il costante sviluppo del settore è dimostrato anche dal numero di impianti operativi presenti che passano dai 229 del 2008 ai 236 del 2009 (156 localizzati al Nord, 39 al Centro e 41 al Sud).</p>
<p>Il <strong>trattamento meccanico biologico</strong> evidenzia, invece, nell&#8217;ultimo biennio, una flessione nei quantitativi trattati che, relativamente all&#8217;anno 2009, interessa tutte le aree del Paese.</p>
<p>In particolare, nel Nord, i rifiuti trattati (2,8 milioni di tonnellate) diminuiscono del 9,4%, nel Centro e nel Sud si evidenziano rispettivamente decrementi pari al 6,8% e all&#8217;11,8%.</p>
<p>Il numero di impianti operativi, pari a 117, diminuisce, rispetto all&#8217;anno 2008, di quattro unità.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;incenerimento</span></strong></p>
<p><strong>Nel 2009</strong> il numero di <strong>impianti di incenerimento</strong> operativi sul territorio nazionale rimane invariato e pari a <strong>49 </strong>unità. La maggior parte degli impianti è ubicata al Nord Italia (57%) e, in particolare, nelle regioni Lombardia ed Emilia Romagna con, rispettivamente 13 e 8 impianti operativi. Nel Centro operano 13 impianti, di cui 8 in Toscana, 4 nel Lazio ed 1 nelle Marche. Gli altri 7 impianti sono localizzati in Campania (1), Puglia (1), Basilicata (1), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2).</p>
<p>Nel 2009, i rifiuti complessivamente inviati ad incenerimento negli impianti autorizzati al trattamento di RU e CDR, ammontano ad oltre <strong>5 milioni di tonnellate</strong>, di cui 2,8 milioni di RU indifferenziati, circa 978 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico biologico, 799 mila tonnellate di CDR, oltre 400 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e circa 34 mila tonnellate di rifiuti sanitari.</p>
<p>Il quantitativo <strong>di rifiuti urbani e di CDR</strong> avviati ad incenerimento, nel 2009, risulta pari a circa 4,6 milioni di tonnellate con un incremento <strong>dell&#8217;11%</strong>. Il rapporto con le quantità prodotte aumenta dal 12,7% nel 2008, al 14,3% nel 2009.</p>
<p><strong>Gli impianti di incenerimento dotati di sistemi di recupero energetico elettrico hanno trattato 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando oltre 1,9 milioni di MWh di energia elettrica.</strong> Gli impianti dotati di cicli cogenerativi con la produzione sia di energia elettrica che termica, hanno trattato oltre 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di oltre 1,2 milioni di MWh di energia elettrica e circa 965 mila MW di energia termica.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Lo smaltimento in discarica</span></strong></p>
<p><strong>La discarica si conferma la forma più diffusa di smaltimento dei rifiuti urbani, </strong>nonostante sia l&#8217;opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale<strong>.</strong> <strong>Nel 2009 sono state inviate in discarica 15,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 40,6% di quelli complessivamente gestiti</strong>. Si nota, comunque, una <strong>riduzione rispetto al 2008 (-650 mila tonnellate, pari al 4%)</strong>. La diminuzione è imputabile soprattutto <strong>al Nord con - 8,7% e al Centro con - 7,4%.</strong> <strong>Il Sud</strong>, al contrario<strong>, aumenta di 92 mila tonnellate la quota inviata in discarica (+1,4%).</strong></p>
<p><strong>Nel considerare lo smaltimento, non possono essere trascurate anche le cosiddette &#8220;ecoballe&#8221; stoccate in Campania: </strong>quando le forme di stoccaggio d&#8217;emergenza vengono prolungate, diventano a tutti gli effetti forme di smaltimento in discarica. Questi siti hanno accolto annualmente, a partire dall&#8217;anno 2002, quote rilevanti di rifiuti, sfiorando, alla fine del 2009, i 6,6 milioni di tonnellate, anche se nell&#8217;ultimo anno sono sensibilmente diminuite le quantità stoccate grazie all&#8217;operatività dell&#8217;inceneritore di Acerra (oltre 239 mila tonnellate).</p>
<p><strong>La Lombardia, mantiene il primato di regione che smaltisce in discarica la percentuale inferiore di rifiuti urbani prodotti, pari al 7% del totale</strong>, facendo registrare ancora un consistente miglioramento <strong>rispetto al 2008 (-19%).</strong> Ottimi risultati, in termini di riduzione dello smaltimento, sono raggiunti anche dal <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (14% dei rifiuti prodotti), dal <strong>Veneto</strong> (22%) e dal <strong>Trentino Alto Adige</strong> (26%); in tutte queste regioni la raccolta differenziata raggiunge ottimi livelli.</p>
<p>Consistenti i miglioramenti in <strong>Sardegna</strong>, dove lo smaltimento in discarica passa dal 52% al 42% del totale dei rifiuti urbani prodotti e in <strong>Abruzzo</strong> che segna un 60% rispetto all&#8217;80% del 2008.</p>
<p>Il <strong>Lazio, con oltre 2,6 milioni di tonnellate</strong> di rifiuti, è la regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità (<strong>80% dei rifiuti prodotti)</strong>. <strong>La sola provincia di Roma smaltisce in discarica oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui circa 1,5 milioni solo nel Comune di Roma. </strong></p>
<p><strong>Molise, Sicilia e Liguria</strong> sono le regioni che presentano <strong>la percentuale maggiore di rifiuti smaltiti in discarica</strong> rispetto al totale di quelli prodotti: rispettivamente l&#8217;88% per le prime due e l&#8217;83% per la Liguria.</p>
<p><strong>Il numero delle discariche</strong> per rifiuti non pericolosi che hanno smaltito RU, nel 2009, è pari <strong>a 224</strong>, 20 in meno di quelle rilevate nel 2008. Di queste 94 sono localizzate al Nord, 43 al centro e 87 al Sud.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Costi gestione del servizio di igiene urbana</span></strong></p>
<p><strong>Nel 2008, i rifiuti sono costati in media agli italiani 138,22 euro a persona</strong>. I <strong>grandi comuni</strong> con più di 50 mila abitanti pagano di più,<strong> circa 158,43 euro pro capite</strong>, mentre i <strong>piccoli</strong> centri al di sotto dei 5 mila abitanti spendono mediamente <strong>100,80 euro a persona</strong>. <strong>In media la spesa per gestire i rifiuti urbani è cresciuta del 5,1% rispetto al 2007. </strong></p>
<p><strong>La ripartizione dei costi è la seguente</strong>: il 44,3% è imputabile alla gestione dei rifiuti indifferenziati, il 20,2% alla gestione delle raccolte differenziate, il 14,8% allo spazzamento e lavaggio delle strade e la rimanente percentuale ai costi generali del servizio.</p>
<p><strong>I costi medi di gestione per kg di rifiuto ammontano a 17,44 eurocentesimi/kg</strong> per la gestione dei rifiuti indifferenziati ed a 14,00 eurocentesimi/kg per la gestione della frazione differenziata, di poco superiori ai valori calcolati per il 2007, in cui ammontavano rispettivamente a 16,49 e 14,00 eurocentesimi/kg.</p>
<p>Nel 2010 il numero di comuni che applicano la tariffa di igiene ambientale (TIA) è pari <strong>a 1.203 </strong>(14,8% del totale).</p>
<p>L&#8217;analisi dei dati evidenzia che a livello nazionale, si è passati dal <strong>4,1%</strong> di popolazione interessata dal sistema tariffario, riferito all&#8217;anno 2000, a circa il <strong>28,7% dell&#8217;anno 2010</strong>.</p>
<p>L&#8217;analisi economica condotta<strong> </strong>sui <strong>piani finanziari</strong>, redatti ai sensi del DPR 158/99,<strong> dei soli comuni che applicano la TIA</strong>, rileva che il costo totale medio pro capite nel 2009 è pari a 167,5 euro a persona, con un incremento del 4,5% rispetto al 2008. Nello specifico nei comuni con più di 50 mila abitanti il costo è di circa <strong>143,2 euro pro capite,</strong> mentre nei piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti il costo è mediamente di <strong>114,2 euro a persona</strong>.</p>
<p>Il costo totale medio pro capite per kg di rifiuto prodotto, nei comuni in regime di TIA, si attesta per l&#8217;anno 2009 a <strong>26,6 eurocentesimi/kg</strong>, con un incremento rispetto al 2008 dell&#8217; 1,9%.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Imballaggi e rifiuti di imballaggio</span></strong></p>
<p><strong>L&#8217;immesso al consumo degli imballaggi</strong>, sul mercato nazionale, nel 2009 ammonta a circa <strong>10,8 milioni di tonnellate</strong>, con un decremento, rispetto al 2008, del 12,9% corrispondente a circa 1,4 milioni di tonnellate. Tale riduzione è attribuibile sopratutto alla crisi economica, in particolare a quella industriale, ma anche ad azioni di prevenzione messe in atto dalle aziende al fine di ottimizzare i sistemi di imballo.</p>
<p>La filiera che, tra il 2008 e il 2009, registra la maggiore contrazione è quella del legno, con il 23% in meno dell&#8217;immesso al consumo, seguita dall&#8217;acciaio (-14,8%), dalla carta (-9,1%), dall&#8217;alluminio (-6,6%), dalla plastica (-9,1%) e dal vetro (-3,5%).</p>
<p>Nell&#8217;anno 2009, la quantità di rifiuti di imballaggio avviata complessivamente a recupero ammonta a oltre <strong>8 milioni di tonnellate</strong>. Rispetto al 2008, tale quantitativo diminuisce di oltre 314 mila tonnellate, ma confrontando la percentuale di rifiuti di imballaggio recuperati, rispetto alla quantità immessa al consumo, nel 2009 si evidenzia un <strong>aumento di 5,7 punti percentuali</strong>, passando infatti dal 68,9% nel 2008 al 74,6% nel 2009. Inoltre, l&#8217;86,5% del recupero complessivo di rifiuti di imballaggio, corrispondente a oltre 6,9 milioni di tonnellate, è rappresentato dal recupero di materia; il restante 13,5%, oltre 1 milione di tonnellate, rappresenta il recupero energetico.</p>
<p>Gli imballaggi cellulosici sono in assoluto i più recuperati rappresentando il <strong>45%</strong> del totale recuperato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il contesto europeo</span></strong></p>
<p>Secondo i dati resi disponibili da Eurostat, nel 2009 i 27 Stati membri dell&#8217;Unione europea hanno prodotto circa <strong>256 milioni di tonnellate di rifiuti urbani</strong>, circa 3,1 milioni di tonnellate in meno (1,2%) rispetto al 2008. Negli Stati membri maggiormente popolati (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) si registra una diminuzione nella produzione di rifiuti urbani compresa tra il 2,5% e lo 0,5%, corrispondente ad un totale di circa 1,9 milioni di tonnellate.</p>
<p><strong>I valori della produzione procapite dei rifiuti urbani</strong> mostrano una notevole eterogeneità: si passa da circa 316 kg per abitante/anno, rilevati in Polonia e Repubblica Ceca, a quelli più elevati registrati in Danimarca (831 kg per abitante/anno) e a Cipro (775 kg per abitante/anno).</p>
<p>Il valore procapite riferito <strong>all&#8217;UE 27 è di circa 512 kg</strong>/abitante per anno. Valori elevati di produzione procapite di rifiuti urbani si osservano anche in Lussemburgo (701 kg/abitante per anno), Irlanda (662 kg), Malta (648 kg) e Paesi Bassi (611 kg), mentre Romania, Lituania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, (oltre a Polonia e Repubblica Ceca) producono quantità inferiori ai 400 kg/abitante anno. Gli abitanti di Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Portogallo ed Austria (che rappresentano i due terzi della popolazione dell&#8217;UE 27) producono annualmente tra i 500 kg ed i 600 kg di rifiuti urbani a testa.</p>
<p>Sempre nel 2009, i dati relativi alla gestione confermano il costante, ma moderato trend di diminuzione del ricorso <strong>alla discarica; nello specifico circa il 38% </strong>dei rifiuti urbani gestiti nei 27 Stati membri è smaltito in discarica; <strong>il 20% è avviato ad incenerimento</strong>, <strong>mentre il 24% ed il 18% sono, rispettivamente, avviati a riciclaggio e compostaggio</strong> (includendo anche le quantità avviate al trattamento meccanico biologico).</p>
<p>Lo smaltimento in discarica interessa ancora numerosi Stati membri, in particolare quelli di più recente accesso, mentre <strong>Germania, Austria, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Belgio</strong> (più di un quarto della popolazione europea) <strong>smaltiscono in discarica quote inferiori al 10%</strong> dei propri rifiuti urbani.</p>
<p>I dati evidenziano una situazione molto eterogenea tra i diversi Paesi dell&#8217;Unione anche riguardo all&#8217;incenerimento di rifiuti urbani, maggiormente utilizzato negli Stati dell&#8217;Europa centro settentrionale, in particolare Belgio, Austria, Francia, Germania e Paesi Bassi, ma con la massima espansione in Svezia (234 kg/abitante per anno nel 2009), Lussemburgo (252 kg/abitante per anno) e Danimarca (399 kg/abitante per anno). In vari Stati membri, quali Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda, Slovenia, Ungheria, e Spagna vengono incenerite quantità molto basse di rifiuti.</p>
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		<title>MONACI (FIDC GROSSETO): DANNI DA FAUNA SELVATICA, QUALCOSA SI MUOVE</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 09:40:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente qualcosa si muove, la XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha svolto un&#8217;importante indagine conoscitiva sui danni provocati alle colture agricole dalla fauna selvatica, evidenziando la necessità di intervenire urgentemente per impedire il flagello annunciato dal mondo venatorio, basti pensare che nelle sole aree protette si rilevano danni per oltre 2,2 milioni di euro. Un grazie all&#8217;Onorevole Paolo Russo Presidente della Commissione e all&#8217;Onorevole Monica Faenzi relatore a Montecitorio dell&#8217;indagine, auspicandoci però che tutto non finisca qui, come è avvenuto per le modifiche della Legge 157, perché il mondo venatorio e agricolo non sono più in grado di arginare l&#8217;emergenza con le attuali regole e con l&#8217;ostruzionismo degli animalisti e ambientalisti fondamentalisti. Cinghiali, caprioli, daini, storni, nutrie, cormorani, piccioni e corvidi stanno flagellando raccolti e produzioni agricole. Dobbiamo gestire tutto il territorio, non sarà più possibile fare a meno dei cacciatori che hanno dimostrato e dimostrano tutti i giorni che il territorio a caccia programmata, gestito dagli ATC e dai cacciatori, non presenta le problematiche riscontrate nelle aree protette, dove falsi moralismi coprono privilegi pericolosi per la salvaguardia del nostro territorio. E&#8217; arrivato il momento che i cacciatori entrino a far parte dei comitati e delle strutture delle aree protette, per contribuire ad una migliore gestione, portando tutta l&#8217; esperienza e conoscenza che hanno del territorio. Non è vero che i cacciatori sono solo alla ricerca di fauna da abbattere, lo abbiamo dimostrato nel tempo, basta pensare cosa era la Diaccia Botrona, divenuta una zona umida di importanza internazionale con la gestione dei cacciatori, oggi aggredita dalla salsedine e sola in un lento declino, nonché l&#8217;area oggi Parco della Maremma, un tempo gestita dalla Federcaccia, dove la densità sostenibile della selvaggina era garantita attraverso la caccia e la gestione lungimirante dei cacciatori Maremmani. Siamo disponibili a collaborare con tutti, ben vengono gli studi scientifici a supporto di richieste e normative, guardiamo all&#8217;Europa che in materia di ambiente e di caccia, attraverso le sue direttive, indica la strada da percorrere, fermiamo il sistema tutto italiano del no a tutto, servono Leggi chiare e non sempre impallinabili con ricorsi al TAR, ricorsi tanto amati dagli animalisti e ambientalisti, forse questi signori non spendono niente per fare ostruzionismo, i cacciatori invece pagano con le proprie tasche tutti i danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole.<br />
Guardiamo al passato per costruire il futuro. (Presidente Provinciale Grosseto Luciano Monaci)</p>
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		<title>AIW: ENNESIMO INUTILE PIANO DI STUDIO SULL’ORSO BRUNO MARSICANO</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 09:32:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Nei mesi scorsi il sito www.gaianews.it ha ritenuto, saggiamente e meritevolmente, di mettere in rete una serie di interviste a vari personaggi, studiosi, autorità e ambientalisti, sul sempre più spinoso problema della sopravvivenza o meno dell&#8217;Orso bruno marsicano. Da parte di tutti, una montagna di parole; che però hanno finito per partorire il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<blockquote><p>Nei mesi scorsi il sito www.gaianews.it ha ritenuto, saggiamente e meritevolmente, di mettere in rete una serie di interviste a vari personaggi, studiosi, autorità e ambientalisti, sul sempre più spinoso problema della sopravvivenza o meno dell&#8217;Orso bruno marsicano. Da parte di tutti, una montagna di parole; che però hanno finito per partorire il solito topolino: dire che gli orsi sono sicuramente diminuiti (un&#8217;ovvietà che nella zona del Parco d&#8217;Abruzzo tutti sanno, dai Guardiaparco ed ex Guardiaparco, alle Guardie forestali, ai contadini, ai pastori, ai cittadini tutti), a prescindere da quanti ve ne fossero prima. Addirittura uno degli intervistati vorrebbe quasi svilire e non dare attendibilità alla ricerca ante studi con radiocollari e DNA, non rendendosi conto che così facendo si sviliscono tutte le ricerche sulla fauna mondiale che lo stesso IUCN ha preso per buone per pubblicare i suoi famosi Red Data Book, cioè i dati che stabiliscono se inserire una specie tra quelle a rischio estinzione o meno. Senza ignorare il fatto che le stesse ricerche di oggi tra vent&#8217;anni potrebbero essere giudicate alla stessa stregua, il giorno che le analisi giungeranno a livelli maggiori e più precisi. D&#8217;altronde, questi sono i passi della scienza. Non si può pretendere che negli anni &#8216;70 del secolo scorso gli studiosi dell&#8217;epoca utilizzassero metodi e mezzi non ancora scoperti o disponibili in Italia. Per non dire di chi sempre nelle interviste, prima, asserisce che non è il turismo a danneggiare l&#8217;orso, per poi dire più avanti che un suo consiglio è quello di convincere i turisti che un modo per difendere l&#8217;orso dovrebbe essere quello accontentarsi di sapere della sua esistenza senza per forza volerlo incontrare. Quindi sconfessando le sue stesse parole! Così come si contraddicono tra loro studiosi ed autorità là dove i primi sostengono, come da anni va sostenendo il sottoscritto, che la piantagione di mele, pere ed altri frutti è stata una delle tante cose inutili fatte per favorire l&#8217;orso, mentre le altre ripropongono la stessa cosa per il futuro!</p>
<p>Solo su un punto sono però tutti d&#8217;accordo: gli orsi sono diminuiti e non vi sono ancora segni di una ripresa della popolazione. E&#8217; già qualcosa, viste le polemiche che durano da anni; ci si potrebbe accontentare. E&#8217; già un punto di incontro tra le varie tesi. Ed è, in fondo, la cosa più importante. Da lì bisognerebbe partire per far cambiare le cose, se non fosse che&#8230; le uniche cose che le autorità e gli studiosi sono riusciti a fare sono stati un ennesimo convegno (giugno scorso) tra autorità, studiosi, ambientalisti ed allevatori per stabilire&#8230; cosa fare per salvare l&#8217;orso! Ancora?! E intanto va avanti il nuovo Progetto Life: un&#8217;ennesima ricerca che proseguirà nel conteggio degli orsi. E&#8217; dal 1923 che si contano gli orsi. Evidentemente è l&#8217;unica cosa che noi italiano sappiamo fare di fronte ad una specie che rischia l&#8217;estinzione: sapere quanti individui ne restano, così da poter sottrarre da questo numero gli individui che l&#8217;anno dopo non si contano più perché morti o non più segnalati. In pratica, per dirla con un termine medico, di fronte ad una malattia ormai in pericolosa recrudescenza proseguono le diagnosi, rimandando sempre a tempi migliori la terapia! A meno che per terapia non si intendano le solite due cose che dal 1923 sentiamo dire: chiudere la caccia e ampliare il Parco. OK, ammettiamo che con questi provvedimenti si riesca a far crescere gli orsi (sebbene siano anni che attorno al Parco si chiude la caccia o la si limita drasticamente, e siano anni che si amplia il Parco, passato dai circa 100 ettari iniziali agli attuali, 50.000; con gli orsi invece in diminuzione continua). Intanto, per giungere a queste solite conclusioni negli ultimi dieci anni sono stati spesi un totale di 13 milioni di euro (in larghissima parte soldi pubblici)!</p>
<p>Ora c&#8217;è un nuovo Progetto Life. Altri 4 milioni di euro da suddividersi tra Abruzzo, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Cosa dice questo Progetto Life? Vediamo nelle grandi linee alcune cose essenziali, quasi ridicole se non fossero serie (si noti bene, le cifre salvo diversa indicazione sono relative al Progetto complessivo):<br />
- 1.300.000 Euro saranno spesi in stipendi ai vari studiosi e collaboratori (dei quali 67.000 per il solo manager del progetto abruzzese);<br />
- 1.200.000 Euro per assistenza esterna;<br />
- 400.000 Euro per infrastrutture;<br />
- 370.000 Euro per equipaggiamenti (dei quali 30.000 per nuovi radiocollari satellitari e 125.000 euro per muovi automezzi fuoristrada - perchè evidentemente di fuoristrada le varie autorità ne hanno pochi!);<br />
- 150.000 Euro per spostamenti e viaggi di missione.</p>
<p>E le cose pratiche? Gli interventi sul terreno a favore dell&#8217;orso marsicano? Eccoli:<br />
- ovviamente al primo posto c&#8217;è sempre la cattura ed il monitoraggio di più orsi possibile; ovverosia continuare il conteggio;<br />
- organizzare 3 squadre di due uomini con un veterinario al seguito, di pronto intervento per risolvere i problemi degli &#8220;orsi problenatici&#8221; (ovviamente nessun accenno al cercare di capire perché esistono questi &#8220;orsi problematici&#8221; - ma esistono anche orsi senza una zampa ed anchilosati alle zampe anteriori -, che solo negli ultimi decenni - i decenni delle ricerche con radiocollari! - hanno fatto la loro comparsa, ma che nel Progetto Life si addebitano ipso facto all&#8217;antica abitudine dell&#8217;orso di alimentarsi dei prodotti dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;allevamento, che mai prima avevano provocato questo comportamento anomalo!);<br />
- piantare dieci ettari di Ramno alpino (cioè pianticelle che impiegheranno decenni a fruttificare, e per di più per favorire un pianta che è presente in tutte le montagne del Parco e già in grado di fruttificare, e di cui l&#8217;orso si ciba solo per un brevissimo periodo dell&#8217;anno);<br />
- monitorare la presenza degli allevamenti di bestiame (vacche, cavalli, pecore): così oltre a contare orsi si conteranno anche i vitelli;<br />
- installare recinzioni elettriche che impediscano agli orsi di predare il bestiame domestico (questo evidentemente per evitare di pagare i danni, ma così facendo costringendo gli orsi ad allontanarsi sempre di più in cerca di greggi&#8230; predabili).</p>
<p>A questo punto, cosa resta da chiedersi, se non:<br />
- E per favorire la ripresa di coltivazioni nei fondovalle? Nulla!<br />
- E per favorire il ritorno della pastorizia ovina sui pascoli? Nulla!<br />
- E per controllare il turismo escursionistico? Nulla!<br />
- E per preservare l&#8217;habitat dell&#8217;orso? Nulla!<br />
- E per ridurre la presenza competitiva dei cinghiali? Nulla!</p>
<p>Pensiero conclusivo, che evidentemente negli uffici dell&#8217;Unione Europea nessuno è stato in grado di fare: ma con quei 13 milioni di Euro spesi finora, che cosa è stato fatto se oggi servono altri circa 1,5/2 milioni di euro (all&#8217;incirca quelli che saranno spesi in Abruzzo) per ricominciare tutto da capo?</p>
<p>Troppo facile seminare granoturco ed altri cereali? Tropo facile incrementare la pastorizia ovina? Troppo facile bandire il turismo escursionistico dalle zone più delicate? Troppo facile dire di no ai tanti progetti eolici e fotovoltaici e sciistici che stanno &#8220;rubando&#8221; terra all&#8217;orso? Troppo facile ridurre i cinghiali?</p>
<p>Nessuno che si chieda quante cose si potevano fare ed ancora si potrebbero fare con questa montagna di danaro? Gli americani avrebbero comprato l&#8217;intero Parco d&#8217;Abruzzo, come minimo, e trasformato i tanti terreni agricoli in floridi campi e pascoli per ovini, dove l&#8217;orso poteva andare ad alimentarsi liberamente senza essere costretto a vagare per mezza Italia centrale alla loro ricerca, senza subire rivalse, e senza che l&#8217;autorità pubblica fosse poi costretta a pesanti indennizzi!</p>
<p>E&#8217; così che si vuole salvare l&#8217;Orso bruno marsicano? Spendendo denari in stipendi ed attrezzature che di concreto partoriranno solo la stampa di altri prestigiosi lavori scientifici? Allora buon lavoro, con l&#8217;augurio che i soldi finiscano presto e che se ne possano poi trovare altri per le cose succitate!<br />
Murialdo, 28 Luglio 2011 IL SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino<br />
Già studioso dell&#8217;Orso bruno marsicano</p></blockquote>
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		<title>COLDIRETTI TOSCANA: RIDICOLE LE MISURE CONTRO LO STORNO</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 16:07:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<category><![CDATA[storno]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Insufficienti le misure di contenimento per far fronte all&#8217;emergenza storni. La Regione Toscana ha gli strumenti per fare di più. Cannoncini, strisce metallizzate e palline colorate non sono bastano - secondo Coldiretti Toscana (info su http://www.toscana.coldiretti.it/) - per respingere i milioni di esemplari di storni, ormai specie stanziale, che minacciano gli oltre 61 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<p><strong>Insufficienti </strong>le misure di contenimento per far fronte all&#8217;emergenza storni. La <strong>Regione Toscana</strong> ha gli strumenti per fare di più. <strong>Cannoncini, strisce metallizzate e palline colorate</strong> non sono bastano - secondo <strong>Coldiretti Toscana</strong> (info su <a href="http://www.toscana.coldiretti.it/" target="_blank">http://www.toscana.coldiretti.it/</a>) <strong>-</strong> per respingere i milioni di esemplari di storni, ormai specie stanziale, che minacciano gli oltre <strong>61 mila ettari di vigneti</strong> e <strong>18 milioni di piante di olivo </strong>che caratterizzano il paesaggio Toscano<strong>. </strong>Per la principale organizzazione agricola &#8220;è necessaria la deroga per la caccia allo storno&#8221; per evitare il proliferare dei danni alle coltivazioni che caratterizza questi mesi. In sostanza &#8220;le misure che la Regione Toscana intende mettere in atto per limitare i danni da storni sono troppo deboli rispetto al reale problema&#8221;.</p>
<p>Sono pari a 1,6 milioni i danni provocati in dieci anni in Toscana e oltre 160 mila nel solo 2010. Ma i danni denunciati dai coltivatori della Toscana <strong>sono solo una piccolissima</strong> parte dei danni effettivamente subiti. A raffreddare le richieste di danni il complicato e farraginoso iter burocratico e la tempistica dei rimborsi: ci possono volere anche 12-14 mesi per ottenerli. &#8220;I coltivatori non denunciano i danni da storni - analizza Coldiretti - un po&#8217; perché l&#8217;iter è reso complicato dalla mole di carte da predisporre, un po&#8217; perché per ottenere i rimborsi, indipendentemente dall&#8217;importo, possono servire anche 12 mesi. Se poi l&#8217;importo è modesto, la rottura burocratica e il tempo speso per il procedimento è un deterrente notevole&#8221;.</p>
<p>Coldiretti pone l&#8217;attenzione sulla diffusione dei danni e sulla difficoltà di quantificarli&#8221;. &#8220;Gli storni - spiega Coldiretti Toscana - sono protagonisti purtroppo di veri e propri scempi alle colture tipiche della Toscana. In particolare i frutteti di cui vano ghiotti. I loro passaggi sono devastanti come gli effetti che possono avere sulla salute economica aziendale. E&#8217; necessaria una deroga ai divieti&#8221;. Una pressing, quello di Coldiretti, che punta dritto alla prossima Giunta regionale - in agenda il 1 agosto - quando sarà discussa la delibera che prevede - si spera - misure contro gli storni. &#8220;Non è possibile più affrontare il problema con rimedi dolci, o come nel 2010, senza nessuno dei rimedi. Gli storni hanno conquistato le campagne toscane e stanno compromettendo la prossima stagione del vino e dell&#8217;olio. Non saranno i cannoncini, e misure di dubbia efficacia a fermare la loro furia. C&#8217;è da evitare un vero e proprio saccheggio delle nostre campagne&#8221;.</p>
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		<title>I CINGHIALI NEL PARCO GIOCHI, NUOVE DEVASTAZIONI TRA CARIGNANO E SAN MICHELE</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 12:34:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo. 
I cinghiali al Parco giochi&#8230;tra i bambini. Ora è a rischio la sicurezza degli abitanti, e non solo più dell&#8217;agricoltura già colpita in più occasioni. E&#8217; ancora una volta, l&#8217;ennesima, emergenza cinghiali in lucchesia ma questa volta aggravata dai primi avvistamenti nelle zone abitate e dalle prime minacce di sicurezza per gli abitanti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo. </p>
<p><strong>I cinghiali al Parco giochi&#8230;tra i bambini. Ora è a rischio la sicurezza degli abitanti, e non solo più dell&#8217;agricoltura già colpita in più occasioni.</strong> E&#8217; ancora una volta, l&#8217;ennesima, <strong>emergenza cinghiali </strong>in lucchesia ma questa volta aggravata dai primi avvistamenti nelle zone abitate e dalle prime <strong>minacce di sicurezza per gli abitanti</strong>. I cinghiali si sono infatti spinti nei dintorni del <strong>parco giochi di Sant&#8217;Anna</strong> (Parco Cometti) frequentato da numerose famiglie a dimostrazione che &#8220;la situazione non è più sotto controllo&#8221;.</p>
<p>Le gite senza permesso dei cinghiali sono state accompagnate da una nuova scia di <strong>devastanti raid</strong> nella zona di <strong>Carignano</strong> e di <strong>San Michele di Moriano</strong>: rasi al suolo porzioni di campi di <strong>granoturco, ortaggi e frutteti. Demolito anche un campo di angurie.</strong> A rischio anche la stabilità dei terreni ed in particolare degli argini del <strong>fiume Serchio</strong> dove sono stati avvistati, a più riprese, l&#8217;ultima due giorni fa, gruppi numerosi (ed affamati) di cinghiali. A farne le spese una decina di aziende agricole costrette a convivere, con enormi difficoltà, con il proliferare incontrollato dei cinghiali. &#8220;Troppi&#8221; secondo <strong>Coldiretti</strong> (info su <a href="http://www.lucca.coldiretti.it/" target="_blank">http://www.lucca.coldiretti.it/</a>), <strong>Cia</strong> e <strong>Unione Agricoltori</strong> che in più circostanze - e già in quella stessa zona - aveva denunciato l&#8217;eccesso di un fenomeno sfuggito di mani e non più gestibile con misure ordinarie. &#8220;La situazione è insostenibile - scrivono in una nota congiunta <strong>Francesco Ciarrocchi</strong> (Coldiretti), <strong>Alberto Focacci</strong> (Cia) e <strong>Vittorio Silvestrini</strong> (Unioni Agricoltori) - l&#8217;equilibrio è saltato ed è ora indispensabile mettere in atto tutte le misure necessarie per fare fronte ad una vera e propria emergenza. Le aziende sono esasperate&#8221;.</p>
<p>I cinghiali sembra non non curarsi del fattore umano. &#8220;Hanno distrutto - raccontano Coldiretti, Cia e Unione Agricoltori - la metà del raccolto di granoturco delle aziende, e il raccolto di ortaggi di altre è praticamente andato perso. Ma a preoccupare sono gli effetti anche sull&#8217;equilibrio idrogeologico: i cinghiali scavano e provocano buche nel terreno che rendono fragili gli argini. Il pericolo non è solo per l&#8217;agricoltura e per le aziende che subiscono ormai abitualmente danni. E&#8217; una fase di emergenza, e servono interventi di emergenza - concludono le associazioni - non si possono allontanare con un fischietto&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9927" title="coldiretti_lucca_cinghiali" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/07/coldiretti_lucca_cinghiali.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9928" title="coldiretti_lucca_cinghiali-1" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/07/coldiretti_lucca_cinghiali-1.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
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		<title>FEDERCACCIA CROTONE: NEL COMUNE DI  SCANDALE SEQUESTRATA DISCARICA ABUSIVA DI ETERNIT E AMIANTO</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 09:31:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[crotone]]></category>

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		<description><![CDATA[A sole poche ore dalla firma della convenzione fra Provincia di Crotone e Associazioni Venatorie e di Volontariato, un altro intervento da parte degli agenti di Polizia Ambientale Ittico Venatoria della Federcaccia di Crotone.
Dopo il sequestro, nei giorni scorsi, di una discarica di rifiuti speciali in località Salica, questa volta gli attenti agenti hanno rinvenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A sole poche ore dalla firma della convenzione fra Provincia di Crotone e Associazioni Venatorie e di Volontariato, un altro intervento da parte degli agenti di Polizia Ambientale Ittico Venatoria della Federcaccia di Crotone.<br />
Dopo il sequestro, nei giorni scorsi, di una discarica di rifiuti speciali in località Salica, questa volta gli attenti agenti hanno rinvenuto una discarica abusiva di lastre in eternit e amianto in località &#8220;Manco Bosco Ferrato&#8221; nel comune di Scandale.<br />
Circa 726 lastre, altamente cancerogene, sono state scaricate da ignoti, in un ruscello di acqua piovana.<br />
Gli agenti hanno denunciato la loro scoperta alle Autorità competenti. L&#8217;importanza di un monitoraggio continuo sul nostro bel territorio da parte degli agenti della Polizia Provinciale e della Polizia Ambientale Ittico Venatoria della Federcaccia di Crotone, si dimostra ancora una volta una importante risorsa in difesa della nostra terra.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9916" title="eternit-scandale" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/07/eternit-scandale.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9917" title="eternit-scandale-2" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/07/eternit-scandale-2.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
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		<title>FEDERCACCIA CROTONE SEGNALA INCENDIO IN ZONA RIPOPOLAMENTO E CATTURA</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 13:49:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[crotone]]></category>

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		<description><![CDATA[FIDC Crotone - E&#8217; arrivata la stagione degli incendi ed anche nella nostra provincia purtroppo riscontriamo il verificarsi di questi eventi dannosi per il  territorio e per la fauna che lo abita.
E&#8217; stato infatti segnalato lo scorso 15 luglio (ore 21.00), al comando provinciale dei vigili del fuoco, un incendio  avvistato in una delle &#8220;Zone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FIDC Crotone - E&#8217; arrivata la stagione degli incendi ed anche nella nostra provincia purtroppo riscontriamo il verificarsi di questi eventi dannosi per il  territorio e per la fauna che lo abita.</p>
<p>E&#8217; stato infatti segnalato lo scorso 15 luglio (ore 21.00), al comando provinciale dei vigili del fuoco, un incendio  avvistato in una delle &#8220;Zone di Ripopolamento e Cattura&#8221; del Crotonese.</p>
<p> </p>
<p>A dare l&#8217;allarme, l&#8217;associazione venatoria FEDERCACCIA di Crotone che, sempre attenta e dedita alla tutela del territorio, esorta al controllo ed alla prevenzione ricordando l&#8217;osservanza dell&#8217;Ordinanza Sindacale n.125 del 09.06.2011 che obbliga i singoli proprietari alla sarchiatura dei terreni e VIETA di bruciare stoppie e altri residui vegetali (soprattutto durante i periodi di emergenza incendi) senza necessaria comunicazione preventiva al Corpo Forestale dello Stato con indicazione di data e ora di accensione, luogo e modalità di esecuzione.</p>
<p>Si sottolinea inoltre l&#8217;obbligo da parte degli esecutori  di controllare le operazioni di bruciatura  e di realizzare preventivamente adeguate fasce di contenzione del fuoco come indicato nell&#8217;ordinanza della Regione Calabria n. 427 del 07.06.2010.</p>
<p>La prevenzione, il controllo  e l&#8217;immediata segnalazione al 115 (vigili del fuoco) o al 1515 (corpo forestale) di eventuali incendi, aiuta a contenere i danni che possono purtroppo essere molteplici e a volte anche gravi.</p>
<p>Per tale motivo,  è  iniziata la costante sorveglianza del territorio provinciale da parte delle guardie volontarie di polizia ambientale federcaccia. I volontari, coordinati dalla sede provinciale FIDC, si sono organizzati in pattuglie per controllare le zone a rischio del crotonese, formando quindi un gruppo di sentinelle il cui compito è quello di osservare costantemente il territorio svolgendo  un servizio di salvaguardia ambientale necessario e utile all&#8217;intera popolazione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’EUROPA RISPONDE SULLE AREE WILDERNESS</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 08:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
Nel maggio scorso l&#8217;On. Sergio Berlato, parlamentare europeo, ha ritenuto di appoggiare la richiesta dell&#8217;AIW in merito ad un&#8217;interrogazione parlamentare a risposta scritta da presentare alla Commissione Ambiente relativa all&#8217;interpretazione che l&#8217;UE si sta avviando a dare alle Aree Wilderness su istanza della Fondazione PAN Parks del WWF internazionale (appoggiata anche da altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<blockquote><p>Nel maggio scorso l&#8217;On. Sergio Berlato, parlamentare europeo, ha ritenuto di appoggiare la richiesta dell&#8217;AIW in merito ad un&#8217;interrogazione parlamentare a risposta scritta da presentare alla Commissione Ambiente relativa all&#8217;interpretazione che l&#8217;UE si sta avviando a dare alle Aree Wilderness su istanza della Fondazione PAN Parks del WWF internazionale (appoggiata anche da altre sigle affini); Fondazione che, &#8220;appropriatasi&#8221; di quest&#8217;idea conservazionista, sta cercando di applicarla in Europa allontanandola sempre più dai suoi principi storici americani. Per questa Fondazione non è infatti tanto importante se un&#8217;area di ambiente naturale ritenuta selvaggia sia o meno attraversata da strade quanto che sia ricca di specie animali quali orso, lupo o lince ed altri predatori e loro prede; così come, viziata da questa finalità, ritiene necessaria una loro chiusura all&#8217;attività venatoria ed una loro funzione prettamente a scopo economico-turistico. In pratica stravolgendo completamente l&#8217;originario significato che queste aree hanno negli USA dove le hanno ideate: superprotette ancorché aperte alla caccia e garanti di un uso turistico oculato che assicuri la solitudine dei luoghi. Tra l&#8217;altro, sia PAN Parks sia l&#8217;UE ritengono di trasformare in Aree Wilderness i siti di Natura 2000, voluti dall&#8217;Unione Europea per tutt&#8217;altre finalità (la preservazione della biodiversità e la gestione degli habitat); siti che racchiudono spesso - specie nel nostro territorio - aree tutt&#8217;altro che aventi caratteristiche di Wilderness.</p>
<p>La Commissione Ambiente dell&#8217;UE ha risposto all&#8217;interrogazione lo scorso 8 luglio, in pratica confermando i timori dell&#8217;AIW, così come il fatto che i funzionari ed i parlamentari europei non siano affatto bene informati sul significato di queste aree, col rischio, quindi, che un domani possa essere approvata una Direttiva che per l&#8217;Europa stravolgerà il significato vero delle Aree Wilderness.</p>
<p>Interpretando il senso che si coglie nella risposta data all&#8217;interrogazione dell&#8217; On. Sergio Berlato da parte della Commissione Ambiente si capisce: uno, che la Commissione ha in effetti in atto l&#8217;idea di elaborare un criterio di Aree Wilderness europee; due, che la Commissione non ha affatto compreso la differenza esistente tra un&#8217;Area Wilderness ed una area protetta classica (Parco Nazionale, Riserva Naturale, ecc.); né tanto meno la differenza con le aree di Natura 2000 (SIC e ZPS).</p>
<p>Unico aspetto positivo è l&#8217;impegno dichiarato che la Commissione &#8220;prenderà integralmente in considerazione le Linee Guida proposte dall&#8217;AIW&#8221;, lasciando intendere che l&#8217;aspetto venatorio dovrebbe essere disciplinato dai singoli Stati membri e non imposti dall&#8217;UE. Per quanto riguarda le aree di Natura 2000 si ribadisce infatti che la loro &#8220;gestione&#8221; è di sola competenza dei governi degli Stati membri; il ché presuppone anche il volerle o meno lasciarle aperte alla caccia.</p>
<p>A questo punto starà ai parlamentari europei che difendono il diritto alla pratica di una sana attività venatoria a coalizzarsi affinché tali significati non siano stravolti e che il vero senso delle Aree Wilderness sia applicato a livello europeo adottando i precedenti tracciati dall&#8217;AIW secondo le radici storiche di queste aree, rifiutando l&#8217;erronea interpretazione datane dalla PAN Parks Foundation e da altre similari organizzazioni europee. Ciò facendo assicurando anche un sano rispetto delle finalità prime di queste aree, che mai dovranno essere assimilate ai Parchi ed alle Riserve Naturali, delle quali, come avviene negli USA, addirittura restano garanti della loro naturalità e ruralità.</p>
<p>L&#8217;AIW è grata all&#8217;On. Sergio Berlato per l&#8217;impegno da egli profuso nel difendere questi principi, che sono anche di democrazia liberale e volti al rispetto dei diritti delle comunità e delle genti locali.</p>
<p>Il testo integrale dell&#8217;interrogazione parlamentare e della risposta scritta saranno presto diffusi nel prossimo numero 3/2011 del periodico Wilderness/Documenti.</p>
<p>Murialdo, 15 Luglio 2011 IL SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>CINGHIALI: NUOVI DANNI A POMARANCE</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 11:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Utilizzare tutti gli strumenti che la legge regionale sulla caccia prevedere per ridurre i danni alle colture agricole. Lo hanno chiesto gli agricoltori di Coldiretti all&#8217;Assessore Comunale all&#8217;agricoltura di Volterra, Roberto Costa e alla caccia, Simone Lonsi durante l&#8217;importante incontro che si è tenuto a Volterra tra i rappresentanti del mondo venatorio e agricolo. Nonostante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Utilizzare tutti gli strumenti che la legge regionale sulla caccia prevedere per ridurre i danni alle colture agricole</strong>. Lo hanno chiesto gli agricoltori di <strong>Coldiretti</strong> all&#8217;Assessore Comunale all&#8217;agricoltura di Volterra, <strong>Roberto Costa</strong> e alla caccia, <strong>Simone Lonsi</strong> durante l&#8217;importante incontro che si è tenuto a Volterra tra i rappresentanti del mondo venatorio e agricolo. Nonostante le numerose segnalazioni e proteste, da parte degli agricoltori, i danni alle colture continuano ad essere troppi, ed il numero degli ungulati, in particolar modo cinghiali, fuori controllo. Complici anche riserve pubbliche - il <strong>Parco di Berignone</strong> e il <strong>Parco di Monterufoli</strong> - e la gestione di interesse delle riserve private, in particolare agrituristiche  - la popolazione dei cinghiali è tornata a crescere portandosi dietro scie di devastazioni. Gli ultimi casi, a conferma che il fenomeno è non più controllabile, mercoledì nella zona di Pomarance: un gruppo di 27 cinghiali ha raso al suolo un campo di grano. I comuni maggiormente colpiti: <strong>Pomarance</strong> e <strong>Volterra</strong>. Secondo la Coldiretti (info su <a href="http://www.pisa.coldiretti.it" target="_blank">www.pisa.coldiretti.it</a>) la Provincia deve attivare &#8220;le misure previste dalla legge regionale, compreso il prolungamento del periodo di caccia, per contenere il numero dei cinghiali&#8221;. Soltanto gli abbattimenti infatti garantiscono il riequilibrio tra territorio e patrimonio faunistico: &#8220;Oggi - analizza <strong>Aniello Ascolese</strong>, Direttore Provinciale Coldiretti - questo equilibrio non c&#8217;è più ma la <strong>Regione Toscana</strong>, attraverso la legge sulla caccia, consente alla Provincia di attivare misure straordinarie per contenere i danni e ridurre, se necessario, il numero degli ungulati, in questo caso cinghiali&#8221;.</p>
<p>Coldiretti ha registrato, in particolare negli ultimi due mesi, una vera e propria escalation: &#8220;L&#8217;agricoltore non vuole il risarcimento. Vuole non subire danni. Il lavoro di settimane, mesi, viene vanificato dai cinghiali che radono al suolo intere coltura. La situazione è diventata insostenibile&#8221;.</p>
<p>L&#8217;altro problema riguarda i parchi, che fungono da riserve per gli ungulati dove nascondersi, e le aziende agri-turistiche venatorie: &#8220;I controlli - analizza ancora Coldiretti - da parte dell&#8217;<strong>Ambito Territoriale di Caccia </strong>e della <strong>Provincia</strong> <strong>di Pisa</strong> sono superficiali. Se i cinghiali non trovano cibo sono costretti, per vivere, ad andarlo a cercare altrove, e questo lo fanno sistematicamente, uscendo dalle riserve, siano esse pubbliche o private. Al contrario, man mano che si avvicina il periodo di apertura della caccia, nelle riserve, d&#8217;incanto,  torna l&#8217;abbondanza di cibo e tornano anche i cinghiali&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9711" title="danni_cinghiale_mais" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/07/danni_cinghiale_mais.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9712" title="danni_cinghiale" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/07/danni_cinghiale.jpg" alt="" width="450" height="337" /></p>
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		<title>ALL&#8217;ELBA I CINGHIALI SI SPINGONO IN SPIAGGIA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 21:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
All&#8217;Elba troppi cinghiali: aziende agricole costretti a barricare orti e terreni.
Tanti casi solo nell&#8217;ultima settimana: i cinghiali tra i turisti.
I racconti di alcuni imprenditori costretti a subire regolarmente le scorribande notturne di famiglie intere di cinghiali.
Coldiretti chiede aiuto alla Provincia di Livorno e all&#8217;Ente Parco.
Aniello Ascolese, Direttore Provinciale Coldiretti: &#8220;Imprenditori studi di allevare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<blockquote><p><em>All&#8217;Elba troppi cinghiali: aziende agricole costretti a barricare orti e terreni.<br />
Tanti casi solo nell&#8217;ultima settimana: i cinghiali tra i turisti.<br />
I racconti di alcuni imprenditori costretti a subire regolarmente le scorribande notturne di famiglie intere di cinghiali.<br />
Coldiretti chiede aiuto alla Provincia di Livorno e all&#8217;Ente Parco.<br />
Aniello Ascolese, Direttore Provinciale Coldiretti: &#8220;Imprenditori studi di allevare cinghiali con produzioni agricole&#8221;.</em></p>
<p>La furia dei cinghiali torna ad abbattersi sull&#8217;Elba. Non sono stati sufficienti gli oltre 1700 abbattimenti del 2011 per ridurre il numero degli esemplari che hanno trovato il coraggio, spinti dalla fame, ad arrivare fino alla spiaggia tra i turisti di un agri-campeggio provocando stupore e paura.<br />
Tante, tantissime le segnalazioni nelle ultime settimane, alcune addirittura nelle ultime 24 ore, a conferma che il fenomeno è fuori controllo e che &#8220;è necessaria una soluzione emergente - spiega Coldiretti che ha raccolto, insieme alle testimonianze degli agricoltori, il loro sgomento - per salvaguardare le produzioni agricolo, il territorio e la biodiversità che rappresenta una delle peculiarità turistiche dell&#8217;Elba&#8221;. Nonostante le numerose segnalazioni, le proteste e le lamentele da parte dei produttori, la presenza dei cinghiali resta, da Capoliveri a Marciana, una vera e propria emergenza. Fino ad oggi irrisolta. Ortaggi e vigneti i prodotti preferiti in attesa dell&#8217;uva, a cui vanno sommati i danni provocati a muri a secco e argini completamente franati. &#8220;La Provincia di Livorno e l&#8217;Ente Parco Arcipelago Toscano devono trovare una soluzione urgente - spiega Aniello Ascolese, Direttore Provinciale Coldiretti - si sta verificando una escalation di raid su tutti i comuni dell&#8217;Elba, indistintamente, a conferma che la popolazione è fuori controllo, e che il piano di abbattimento non è sufficiente. Gli imprenditori sono stanchi di &#8220;allevare&#8221; a proprie spese i cinghiali con le produzioni agricole&#8221;. Coldiretti (info su <a href="http://www.livorno.coldiretti.it" target="_blank">www.livorno.coldiretti.it</a> ) stima che il numero dei cinghiali attualmente presenti all&#8217;Elba sia almeno lo stesso numero di quelli abbattuti nell&#8217;ultima stagione. &#8220;Non c&#8217;è altra spiegazione - commenta Roberto Minelli, Segretario di Zona di Coldiretti - insieme al danno economico considerevole, ci sono danni alle strutture come muri di contenimento ed argini&#8221;.<br />
Non era mai successo che i cinghiali si spingessero fino al mare di Capoliveri. &#8220;E&#8217; il primo anno - racconta Vittorio Rigoli, titolare dell&#8217;Agri-Campeggio Orti di Mare - che i cinghiali si spingono fino qui, in piena zona turistica. I turisti, che non sono abituati a vedere scorrazzare cinghiali di decine di chili si spaventano, e non è certo una bella immagine per la nostra zona turistica. I danni? Hanno divelto il sistema di scolo delle acque, abbattono gli argini alla ricerca di cibo. Sono esausto di fare segnalazioni: nessuno ci ascolta&#8221;. L&#8217;ultimo caso risale a martedì&#8217; sera. Una decina gli esemplari - &#8220;una famiglia&#8221; - che hanno fatto visita all&#8217;azienda agricola di Gianluca Eletti a Marina di Campo &#8220;pizzicati&#8221; proprio durante uno dei raid. &#8220;E&#8217; la routine - commenta - siamo soci dei cinghiali. Vengono qui si pappano prima i meloni, poi le patate, e poi i baccelli. Divorano tutto sistematicamente e noi non c&#8217;è la facciamo più&#8221;. E&#8217; stato costretto, poco alla volta, a recintare tutto Anna De Luca che ha una piccola azienda a Porto Azzurro in località Monte. I cinghiali hanno &#8220;scalzato&#8221; gli argini degli ulivi e ora è costretta a chiamare una ruspa per sistemarli. &#8220;Lavoriamo per i cinghiali - spiega la De Luca - l&#8217;ultimo caso risale a qualche settimana fa. Ad aprile mi avevano mangiato tutte le piantine; poi sono passato alla recinzione elettrica ma non si può essere costretti a recintare anche casa. Stanno devastando tutto&#8221;. Ha subito per anni i danni anche Matteo Rigani che ha un&#8217;azienda proprio dentro il Parco di Rio Marina. Produce olio ed alleva cinta senese. Dopo che i cinghiali avevano ucciso due capi e avevano rovinato un raccolto di olive si è deciso a potenziare le recinzioni. &#8220;Ho realizzato una recinzione imponente - spiega - che arriva dall&#8217;Australia. Ho dovuto rec! intare 1 0 chilometri lineari con questo sistema che è costoso, richiese manutenzione ma è funzionale. Ora i cinghiali stanno lontano ma che fatica&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>EOLICO A MONTEVERDI E POMARANCE: DA FIDC PARERE NEGATIVO</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 07:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Federcaccia]]></category>

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		<description><![CDATA[In merito al progetto di una centrale eolica da realizzare nei Comuni di Monteverdi M.mo e Pomarance, in Toscana, la Federazione Italiana della Caccia, attraverso il suo Ufficio avifauna migratoria ha espresso il proprio parere negativo con una lettera indirizzata all&#8217;Ufficio VIA della Regione Toscana.
A motivare questa posizione la considerazione che il progetto in oggetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In merito al progetto di una centrale eolica da realizzare nei Comuni di Monteverdi M.mo e Pomarance, in Toscana, la Federazione Italiana della Caccia, attraverso il suo Ufficio avifauna migratoria ha espresso il proprio parere negativo con una lettera indirizzata all&#8217;Ufficio VIA della Regione Toscana.<br />
A motivare questa posizione la considerazione che il progetto in oggetto andrebbe ad insistere sul valico del Monte di Canneto denominato della &#8220;Steccaia&#8221;, sito di grande importanza per il flusso migratorio sia primaverile che autunnale e meritevole di salvaguardia dal punto di vista ambientale in quanto prospiciente al parco regionale di Monterufoli la cui Fattoria o &#8220;Casa delle Cento Stanze&#8221; è stata di recente ristrutturata e rammentata per la &#8220;bellezza del paesaggio che da essa si scorge&#8221; e la condivisione delle linee guida della Federcaccia Regionale Toscana, che si è sempre espressa contrariamente a progetti eolici in prossimità dei bellissimi crinali che caratterizzano il paesaggio della regione, privilegiando l&#8217;inserimento di tali progetti in realtà industriali ove il territorio è già compromesso.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ONU 2011 - Anno Internazionale delle Foreste. L’AIW acquista nuovi boschi nelle Langhe</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 10:36:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione Italiana per la Wilderness ha di nuovo contribuito all&#8217;Anno Internazionale delle Foreste indetto dall&#8217;ONU per il 2011 con l&#8217;acquisto di altri boschi nelle Langhe, in Comune di Piana Crixia (Savona).
L&#8217;atto di acquisto è stato stilato lo scorso 7 giugno presso il Notaio Domenico Rossi di Cairo Montenotte. Sono stati così protetti un totale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione Italiana per la Wilderness ha di nuovo contribuito all&#8217;Anno Internazionale delle Foreste indetto dall&#8217;ONU per il 2011 con l&#8217;acquisto di altri boschi nelle Langhe, in Comune di Piana Crixia (Savona).<br />
L&#8217;atto di acquisto è stato stilato lo scorso 7 giugno presso il Notaio Domenico Rossi di Cairo Montenotte. Sono stati così protetti un totale di oltre 6 ettari suddivisi in tre diversi blocchi, oggi definiti Zone di Tutela Ambientale ed inseriti nell&#8217;Area Wilderness Burrone di Lodisio. I boschi così tutelati saranno lasciati per sempre alla loro libera evoluzione per finalità naturalistiche affinché possano col tempo trasformarsi in una vera e propria foresta; evoluzione che anche ne trasformerà la composizione specifica col prevalere delle piante originarie maggiormente resistenti ed adattate alla situazione climatica delle Langhe.<br />
Uno dei terreni sarà anche in seguito dedicato quale &#8220;Bosco Commemorativo&#8221; alla ONLUS &#8220;Il Sogno di Stefano&#8221;, un&#8217;associazione di volontariato che presso l&#8217;ospedale di Padova si dedica all&#8217;assistenza dei bambini bisognosi di trapianto di fegato; ciò sarà fatto nel rapporto di collaborazione istauratosi durante alcune iniziative di raccolta fondi organizzate a Jesolo (Venezia) da alcuni mecenati, a sostegno sia delle finalità della ONLUS Wilderness sia della ONLUS &#8220;Il Sogno di Stefano&#8221;.<br />
Con questo ultimo acquisto sono già ben 27 gli ettari di bosco che l&#8217;Associazione Italiana per la Wilderness ha in proprio possesso nelle Langhe di Piana Crixia, ai quali vanno aggiunti altri 41,7 ettari tutelati grazie a convenzioni e contratti di tutela con alcuni proprietari che generosamente hanno gratuitamente messo a disposizione i loro boschi per la stessa finalità di conservazione ambientale perseguita dall&#8217;AIW.</p>
<div id="attachment_9519" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-9519" title="sul-colle-al-centro-gli-ultimi-boschi-acquistati-dallaiw" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/06/sul-colle-al-centro-gli-ultimi-boschi-acquistati-dallaiw.jpg" alt="sul colle al centro gli ultimi boschi acquistati dall'AIW" width="450" height="231" /><p class="wp-caption-text">sul colle al centro gli ultimi boschi acquistati dall</p></div>
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		<item>
		<title>AMBITO TERRITORIALE DI CACCIA MS 13 - CORVIDI: PIANO DI CATTURE IN TUTTA LA PROVINCIA</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 13:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[corvidi]]></category>

		<category><![CDATA[massa carrara]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; guerra alle cornacchie all&#8217;ombra della apuane. Ghiotte di mais e uva, uova e neonati di galliformi (fagiani, e pernici in particolare) e lepri, è in atto nella Provincia di Massa Carrara il piano di prelevamenti dei corvidi mediante cattura con trappole - cornacchia grigia e gazza - attuato dal Comitato di Gestione dell&#8217;Ambito Territoriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; guerra alle cornacchie all&#8217;ombra della apuane. Ghiotte di mais e uva, uova e neonati di galliformi (fagiani, e pernici in particolare) e lepri, è in atto nella Provincia di Massa Carrara il piano di prelevamenti dei corvidi mediante cattura con trappole - cornacchia grigia e gazza - attuato dal Comitato di Gestione dell&#8217;Ambito Territoriale di Caccia 13 (info su <a href="http://www.atcms.13.it" target="_blank">www.atcms.13.it</a> ) e finanziato dalla Provincia di Massa Carrara.<br />
Predatore eccezionale - così come lo definiscono i cacciatori - la cornacchia ha trovato in Lunigiana, e sempre più nella costa dove fanno incetta di uova di colombacci, un terreno di caccia molto ricco che ha incrementato, specialmente negli ultimi cinque anni, il numero di esemplari. Un numero &#8220;non più sopportabile dal territorio - commenta il Presidente della Commissione dell&#8217;Atc 13, Piero Lazzini - e pericoloso sia per le specie selvatiche che introdotte. Mangiano di tutto: uova, piccole lepri e piccoli uccellini e persino carcasse, per non parlare dell&#8217;agricoltura. I maggiori danni sono stati provati alle coltivazioni di mais e ai vigneti Nella costa per esempio, dopo tanti anni, sono tornati a covare i colombacci; purtroppo, la loro continuità è a forte rischio perché le cornacchie divorano le uova compromettendo la specie&#8221;. E i numeri parlano chiaro. Dal 2006 al 2009 sono state quasi 1200 le cornacchie prelevate attraverso i piano di cattura con gabbia; piani autorizzati dall&#8217;ISPRA in base a censimenti e av! vistamen ti. &#8220;La cornacchia - analizza ancora Lazzini - è ormai diffusa su tutto il territorio provinciale, da Pontremoli sino a Montignoso; l&#8217;obiettivo dei piano è quello di mantenere un equilibrio tra le diverse specie e il territorio che le ospita&#8221;. Circa centocinquanta cacciatori abilitati che saranno impegnati, sino al 31 luglio, nella caccia alla cornacchia, senza però colpo ferir. Il prelievo avverrà infatti con il metodo della cattura per mezzo di apposita attrezzatura e servirà anche per proseguire il monitoraggio-campionatura per la ricerca di trichina (un parassita presente nel sangue ) in collaborazione con l&#8217;Asl 1 di Massa Carrara. &#8220;Dal piano di prelevamento - conclude Valerio Poi, Presidente Comitato Atc 13 - ci aspettiamo di riuscire a contenere il numero di esemplari. I piani attivati sin qui, da quello dei cinghiali alle volpi, hanno contribuito a diminuire, spesso in maniera sensibile il danno economico all&#8217;agricoltura, diminuendo la conflittualità tra fauna e agricoltura. E&#8217; solo il caso di segnalare che il dispiegamento di operatori coinvolti nelle attività di controllo in atto è reso possibile grazie alla disponibilità di volontari cacciatori iscritti all&#8217;Atc molti dei quali risultano abilitati a seguito di frequenza dello specifico corso realizzato nel 2010 da parte dell&#8217;Atc&#8221;.<br />
Per informazioni consulta il sito <a href="http://www.atcms.13.it" target="_blank">www.atcms.13.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>ATC PG2: PROGETTO &#8220;SELVAGGINA DI QUALITÀ&#8221;</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/atc-pg2-progetto-selvaggina-di-qualita-9407/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 13:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo. 

Un progetto volto a garantire la qualità della selvaggina da immettere sul territorio. E&#8217; l&#8217;attività di monitoraggio dei fornitori di selvaggina dell&#8217;Ambito territoriale di caccia (Atc) Perugia 2, che dal 2009 sottopone a monitoraggio biologico i centri privati di produzione della selvaggina presso i quali si rifornisce per i ripopolamenti.
In particolare, oggetto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo. </em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9408" title="lepre atc pg2" src="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/05/lepre_atc_pg2.jpg" alt="" width="450" height="450" /></p>
<p style="text-align: left;">Un progetto volto a garantire la qualità della selvaggina da immettere sul territorio. E&#8217; l&#8217;attività di monitoraggio dei fornitori di selvaggina dell&#8217;Ambito territoriale di caccia (Atc) Perugia 2, che dal 2009 sottopone a monitoraggio biologico i centri privati di produzione della selvaggina presso i quali si rifornisce per i ripopolamenti.</p>
<p>In particolare, oggetto del monitoraggio sono le specie Fagiano, Starna e Lepre. Oltre a cercare di ottenere forniture di selvaggina con standard qualitativi conosciuti e controllati, questa attività ha come obiettivo principale la realizzazione di un protocollo metodologico di allevamento da somministrare ai potenziali fornitori, per la produzione di selvaggina con caratteristiche <em>ad hoc </em>per le esigenze dell&#8217;Atc Pg 2. Il progetto dovrà coinvolgere non soltanto allevamenti professionali, ma anche un discreto numero di piccoli produttori locali che, non dovendo operare su grandi quantità, potrebbero concentrarsi sulla qualità.</p>
<p>Il primo step riguarda le Lepri, ed ha avuto inizio due anni fa con sopralluoghi conoscitivi, in prossimità delle attività di cattura. &#8220;L&#8217;indagine - spiega il Presidente dell&#8217;ATC PG 2 Ezio Bordicchia - ha lo scopo di verificare le condizioni di allevamento e le caratteristiche tecnico-ambientali delle strutture a disposizione. Durante i sopralluoghi, effettuati dalla nostra Commissione con l&#8217;ausilio del nostro Tecnico Faunistico, abbiamo incontrato gli allevatori e visitato i recinti, per testare le reazioni e il comportamento degli animali&#8221;.</p>
<p>Metodo di allevamento, dimensioni dei recinti, numero dei riproduttori, trattamenti sanitari: tutto è stato controllato dal personale dell&#8217;Atc, per garantire la qualità della selvaggina da immettere. Una quindicina circa gli allevamenti coinvolti, quasi tutti all&#8217;interno del territorio dell&#8217;Atc e comunque in zone di alta collina.</p>
<p>&#8220;Da quest&#8217;anno - prosegue il Presidente dell&#8217;ATC 2  - si è passati al secondo step: la marcatura preventiva dei soggetti in fornitura&#8221;. Si tratta della marcatura, effettuata direttamente dal personale dell&#8217;Atc, attraverso un tatuaggio indelebile all&#8217;orecchio dei nuovi nati di Lepre, al momento del loro rilascio all&#8217;interno dei recinti di stabulazione definitiva. Sul tatuaggio c&#8217;è la sigla dell&#8217;Atc e un codice identificativo del fornitore. Una sorta di &#8220;filiera della Lepre&#8221;, insomma, volta a garantirne la rusticità e la qualità selvatica.</p>
<p>Le prime operazioni sono state effettuate ai primi di maggio, su di un contingente di circa  50 Lepri, di età variabile tra i 2 e i 4 mesi. &#8220;Gli individui marcati - aggiunge il  responsabile  tecnico dell&#8217;Atc  - sono sottoposti a continuo controllo veterinario e profilassi sanitaria contro le principali patologie. Inoltre, queste operazioni assolvono il duplice scopo di monitorare di continuo gli animali che l&#8217;Atc andrà poi ad acquistare e, in secondo luogo, offrire un feedback tecnico scientifico sui ripopolamenti&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda gli allevamenti che non introducono leprotti, ma utilizzano metodologie diverse (solo animali nati al&#8217;interno dei recinti) la marcatura avverrà entro il 30 settembre, mentre per la selvaggina da penna la marcatura o l&#8217;inanellamento avverrà  entro il 31 maggio.</p>
<p>Attraverso il progetto, infine, l&#8217;Atc può condizionare le metodologie d&#8217;allevamento verso le proprie esigenze, gli agricoltori possono integrare il proprio reddito, i cacciatori hanno modo di seguire le varie fasi dell&#8217;allevamento e, infine, la selvaggina rilasciata è davvero <em>doc</em>.</p>
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		<title>URBINO: AL VIA IL MASTER PER GESTIRE LA FAUNA NEI PARCHI</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 07:32:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[univesità urbino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed ora si parte: l&#8217;atteso primo Master Universitario in &#8220;Gestione faunistica nelle aree protette&#8221; ideato e organizzato dall&#8217;Università degli Studi di Urbino &#8220;Carlo Bo&#8221; prende finalmente il via.
L&#8217;inaugurazione ufficiale è prevista per domani, 17 maggio, alle ore 9,30, nell&#8217;Aula Magna del Campus Scientifico urbinate.
L&#8217;incontro si aprirà con l&#8217;introduzione del pro-rettore, prof. Luigi Mari. Ad essa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed ora si parte: l&#8217;atteso primo Master Universitario in &#8220;Gestione faunistica nelle aree protette&#8221; ideato e organizzato dall&#8217;Università degli Studi di Urbino &#8220;Carlo Bo&#8221; prende finalmente il via.<br />
L&#8217;inaugurazione ufficiale è prevista per domani, 17 maggio, alle ore 9,30, nell&#8217;Aula Magna del Campus Scientifico urbinate.<br />
L&#8217;incontro si aprirà con l&#8217;introduzione del pro-rettore, prof. Luigi Mari. Ad essa seguiranno la presentazione a cura della Facoltà e una serie di interventi iniziali di diversi fra i relatori che affronteranno le specifiche materie nel corso del master. A chiudere l&#8217;incontro saranno i sostenitori e patrocinatori di questo percorso formativo di alto livello.<br />
Il Master Universitario di Primo Livello in &#8220;Gestione faunistica nelle aree protette&#8221; si propone di formare figure professionali in grado di promuovere ed attuare con competenza il wildlife management nelle aree protette. A questo scopo sviluppa competenze atte a comprendere e conoscere le esigenze e le metodologie alla base di una corretta gestione della fauna, nella specifica dimensione conservativa delle aree protette.<br />
È rivolto a laureati che si occupano o intendono occuparsi degli aspetti scientifici e, assoluta esclusiva, degli aspetti giuridici inerenti al wildlife management nelle aree protette.<br />
Infatti possono accedere al Master non solo i laureati in Scienze Biologiche, Naturali, Ambientali, Scienze Agrarie e Forestali, Veterinaria, Scienze delle produzioni animali, Ingegneria ambientale, e lauree affini, ma anche i laureati in Giurisprudenza e Scienze Politiche.<br />
La durata del Master è di un anno. Le prospettive d&#8217;impiego potenziali riguardano i ruoli gestionali, scientifici e tecnici delle amministrazioni in materia ambientale e forestale nelle aree protette e negli enti territoriali.<br />
Preferenza di accesso è quindi riservata ai servizi di polizia e vigilanza ambientale e forestale. Ma il master crea anche una competenza libero-professionale esclusiva, da spendere con molteplici opportunità pure nel privato, per attività gestionali, scientifiche e di ricerca.</p>
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		<title>A TRIESTE UN CONVEGNO SULLE ZECCHE</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 08:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Trieste]]></category>

		<category><![CDATA[zecche]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal momento che nel corso degli ultimi anni l&#8217;incidenza delle malattie trasmesse dalle zecche è purtroppo in costante aumento e molte sono le categorie di persone a rischio - cacciatori, cercatori di funghi, boscaioli, agricoltori ed escursionisti in genere - la Sezione Provinciale di Trieste della FIdC, ha organizzato su questo tema un convegno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal momento che nel corso degli ultimi anni l&#8217;incidenza delle malattie trasmesse dalle zecche è purtroppo in costante aumento e molte sono le categorie di persone a rischio - cacciatori, cercatori di funghi, boscaioli, agricoltori ed escursionisti in genere - la Sezione Provinciale di Trieste della FIdC, ha organizzato su questo tema un convegno di approfondimento dal titolo &#8220;Le zecche. Conoscenza e prevenzione&#8221;. I relatori sono stati il dott.<br />
Maurizio Ruscio del Laboratorio di chimica clinica dell&#8217;ospedale di San Daniele del Friuli (UD) dell&#8217;Azienda Servizi Sanitari n.° 4 &#8220;Medio Friuli&#8221; e il dott. Paolo Zucca, medico veterinario dell&#8217;Azienda Servizi Sanitari n.° 1 &#8220;Triestina&#8221;.<br />
Il convegno, affollatissimo, ha permesso di portare a conoscenza dei presenti le relazioni delle zecche con l&#8217;ambiente, con l&#8217;uomo e con l&#8217;animale, di fornire una corretta informazione sulle loro abitudini, sulle malattie trasmissibili e sulla prevenzione al fine di minimizzare il rischio derivante da un loro morso.<br />
Ci sono molte specie di zecche ma quella responsabile della trasmissione del Morbo di Lyme è la Ixodex ricinus detta &#8220;zecca dei boschi&#8221;. Le zecche sono molto piccole e scure, spesso si confondono per un neo di 2 mm. Vengono trasportate da animali sia domestici che selvatici (uccelli, mammiferi, rettili, ecc). Secondo gli esperti non solo il bosco, la montagna o il prato, ma anche le aree urbane sono zone a rischio. Infatti con lo spostamento degli animali verso i centri abitati anche le zone urbanizzate si trovano colonizzate dalle zecche.<br />
Dal momento che l&#8217;80% del nostro tempo lo trascorriamo nell&#8217;area vicino alla nostra casa secondo gli esperti bisogna prestare particolare attenzione quindi a curare il giardino, tagliare l&#8217;erba e spazzare le foglie, ottima fonte di umidità per le zecche.Per evitarle bisogna camminare al centro dei sentieri dove non c&#8217;è erba alta ed è sconsigliato sedersi e sostare seduti sui prati in zone ad alta infestazione da zecche. Una volta rientrati a casa è buona norma farsi una doccia (le zecche non si attaccano subito alla cute) e lavare i pantaloni con un normale bucato (spesso le zecche piccole si nascondono nelle cuciture dei pantaloni e mordono il giorno seguente).<br />
Sopra questi indumenti, normalmente sulle scarpe e sulla parte bassa dei pantaloni è possibile spruzzare uno spray repellente comunemente reperibile in commercio.<br />
Inoltre, secondo i relatori del convegno, molti casi di malattie trasmesse da zecche sono dovuti ad una errata rimozione del parassita dalla cute dell&#8217;uomo. Importante è togliere la zecca il prima possibile senza applicare alcuna sostanza (alcool, etere, olio, piretro, etc.) sul parassita. Bisogna evitare infatti che in seguito all&#8217;applicazione di sostanze tossiche, il parassita rigurgiti il sangue e i microrganismi patogeni nell&#8217;uomo. Bisogna anche evitare di toccare e schiacciare la zecca con le mani perché i microrganismi patogeni, presenti anche sulla cute del parassita, possono passare all&#8217;uomo attraverso delle piccole ferite eventualmente presenti sulle dita.<br />
Infine, è altamente consigliato l&#8217;uso di una specifica pinza togli-zecche disponibile sul mercato. Al fine di evitare lo schiacciamento della zecca o la rottura della &#8220;testa&#8221; all&#8217;interno della pelle, si sconsiglia l&#8217;utilizzo delle comuni pinzette.<br />
L&#8217;estate non è, come dicono in molti, la stagione più pericolosa perché la zecca non sopravvive con bassa umidità mentre è proprio la primavera la stagione di massimo picco assieme all&#8217;autunno. A rischio quindi gli addetti ai lavori come cacciatori, guardie forestali e raccoglitori di funghi, ma anche il semplice escursionista.<br />
La borreliosi di Lyme è la malattia più comune trasmessa dell&#8217;infezione da zecca. Può interessare la pelle, il sistema nervoso centrale, le articolazioni e il cuore. È una malattia batterica, quindi curabile tramite antibiotici.<br />
Il segnale della borrelia è l&#8217;eritema migrante (il rossore intorno alla<br />
puntura) che cresce di circa 1 cm al giorno. Purtroppo però solo nel 60% dei casi la malattia comincia con l&#8217;eritema, a volte si saltano stadi e si arriva subito al livello cronico e alcuni sintomi, come la stanchezza, possono essere generici.<br />
Quando si leva la zecca, quindi, se dopo 10-15 giorni compare l&#8217;eritema, si è sicuri già della diagnosi, si deve andare dal medico ed iniziare la terapia. Se invece l&#8217;eritema non compare si devono fare i test del sangue, solo dopo sei settimane però, il tempo nel quale il 100% delle persone sviluppa gli anticorpi. Se il test sarà positivo, si inizierà la cura antibiotica.<br />
Purtroppo la borrelia non è l&#8217;unica malattia da zecca. La meningo-encefalite da zecche o Tbe è una grave malattia virale che colpisce il sistema nervoso.<br />
Inizia con febbre e disturbi simili influenzali Nel 20-30% dei casi il decorso è molto serio con possibili conseguenze permanenti ed invalidanti.<br />
Non esiste una cura specifica ma si può prevenire con la vaccinazione.<br />
La Federcaccia Trieste intende predisporre a breve un opuscolo tecnico informativo che illustri con poche ed essenziali informazioni, anche tramite foto e disegni, la conoscenza del rischio zecca da fornire gratuitamente alle Associazioni di categoria presenti sul territorio e ai cittadini in genere con lo scopo di far trascorrere in tranquillità qualsiasi contatto con l&#8217;ambiente naturale.</p>
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		<title>IL CANALE DI SICILIA REGNO DELLA BIODIVERSITÀ</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 15:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto a cura dell&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha portato alla scoperta di specie mai osservate prima nei nostri mari.
Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto, che si conclude quest&#8217;anno, &#8220;Biodiversità Canale di Sicilia&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un progetto a cura dell&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha portato alla scoperta di specie mai osservate prima nei nostri mari.<br />
Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto, che si conclude quest&#8217;anno, &#8220;Biodiversità Canale di Sicilia&#8221;, programma di ricerca finanziato dal Ministero dell&#8217;ambiente, della tutela del territorio e del mare e svolto da un gruppo di ricercatori dell&#8217;ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Tra le specie individuate, la bellissima gorgonia arancione a forma di candelabro (Elisella paraplexauroides), quella a frusta (Viminella flagellum), entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia Switia pallida. Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso Antipathella subpinnata e i più rari Antipathes dichotoma e Parantipathes larix, oltre al falso corallo nero Savalia savaglia. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l‘alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Il Canale di Sicilia rappresenta perciò un &#8220;punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo&#8221;. Un&#8217;area di incredibile ricchezza naturale, quindi, che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti.<br />
L&#8217;istituzione dell&#8217;area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell&#8217;isola.<br />
Nell&#8217;ambito del progetto sono stati utilizzati strumenti ad alta tecnologia, come il robot sottomarino (Rov), che ha permesso di esplorare l&#8217;ambiente fino a 500 metri di profondità e di catturare immagini in alta definizione di pesci e coralli mai osservati prima nel loro ambiente naturale. Sono stati poi adoperati trasmettitori satellitari e acustici per studiare gli spostamenti e le migrazioni di mante, cernie e dentici.<br />
(Fonte: ISPRA)</p>
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		<title>A LATEMAR MASTER ALLA GESTIONE E CONSERVAZIONE DEI GALLIFORMI ALPINI</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 09:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[La scuola Forestale Latemar, Centro di Formazione Forestale, Venatoria e Ambientale di Nova Levante (BZ), organizza da lunedì 16 maggio (ore 15:00) a venerdì, 20 maggio, 4 giorni di master sulla gestione dei galliformi alpini destinato a cacciatori di galliformi alpini, guardiacaccia e tecnici faunistici.
Il corso prevede l&#8217;abilitazione alla figura di cacciatore esperto di galliformi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola Forestale Latemar, Centro di Formazione Forestale, Venatoria e Ambientale di Nova Levante (BZ), organizza da lunedì 16 maggio (ore 15:00) a venerdì, 20 maggio, 4 giorni di master sulla gestione dei galliformi alpini destinato a cacciatori di galliformi alpini, guardiacaccia e tecnici faunistici.<br />
Il corso prevede l&#8217;abilitazione alla figura di cacciatore esperto di galliformi alpini e operatore specializzato alla gestione degli stessi.<br />
Gli argomenti trattati nel corso saranno sistematica, biologia, ecologia, dinamica di popolazione dei tetraonidi e della coturnice, gestione e conservazione delle popolazioni di galliformi alpini, cinofilia, cenni di cartografia.<br />
Le lezioni si divideranno fra teoriche e pratiche. Teoriche: indici di presenza, determinazione dell&#8217;età, riproduzione, fisiologia della riproduzione, habitat, alimentazione, comportamento, rapporto tra i sessi, parametri riproduttivi, parametri demografici, cause di mortalità, cenni di ecologia cinegetica, principi di gestione, metodiche di censimento dei galliformi alpini, valutazione degli indici cinegetici a fini gestionali, miglioramenti ambientali a fini faunistici, Direttive Comunitarie, morfologia del cane da lavoro, alimentazione del cane da lavoro, gestione e addestramento del cane da ferma, cenni di cartografia.<br />
Pratiche: a seconda della disponibilità e della possibilità operative verranno organizzate operazioni in simulazione di un censimento primaverile al canto.<br />
Costo del corso (compresi quota di partecipazione, vitto, alloggio e materiale didattico) € 442,00 anticipo € 180,00.<br />
Al termine del corso verrà rilasciato ad ogni partecipante l&#8217;attestato di partecipazione. Inoltre è prevista una verifica dei risultati raggiunti mediante un test finale di verifica.<br />
Per informazioni e/o iscrizioni: Azienda Provinciale Foreste e Demanio, (ref. G. Timpone) via M. Pacher, 13 - 39100 Bolzano, tel. 0471/414872-71 - fax 0471/414889 e-mail: info@forstschule.it.</p>
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		<title>AGGIORNAMENTO EMERGENZA NUCLEARE IN GIAPPONE</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/aggiornamento-emergenza-nucleare-in-giappone-8917/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 17:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[ispra]]></category>

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		<description><![CDATA[Monitoraggio in Italia - L&#8217;ISPRA e il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell&#8217;Ambiente effettua il monitoraggio della radioattività ambientale. Sin dal 12 marzo 2011, l&#8217;ISPRA ha richiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l&#8217;andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all&#8217;incidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Monitoraggio in Italia - </strong>L&#8217;ISPRA e il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell&#8217;Ambiente effettua il monitoraggio della radioattività ambientale. Sin dal 12 marzo 2011, l&#8217;ISPRA ha richiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l&#8217;andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all&#8217;incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. Vengono effettuate misure giornaliere con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Iodio 131 e Cesio 137. È stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale.</p>
<p>I risultati delle misure di concentrazione in aria effettuati tra il 23 e il 30 marzo hanno evidenziato in alcuni campioni la presenza di piccole tracce di Iodio 131. Inoltre, alcune Agenzie Regionali  per la Protezione dell&#8217;Ambiente hanno rilevato la presenza di tracce di Iodio 131 nella deposizione al suolo. Il pdf allegato contiene l&#8217;aggiornamento dei dati. </p>
<p>Le suddette concentrazioni risultano analoghe a quelle rilevate in altri paesi Europei.</p>
<p><strong>Tali valori non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.</strong></p>
<p>Si conferma che, sino ad oggi, la rete automatica di monitoraggio dell&#8217;intensità di dose gamma in aria dell&#8217;ISPRA non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali fluttuazioni del fondo ambientale locale.</p>
<p>Allegato: <a href="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/04/dati-arpa-aprile-2011.pdf" target="_blank">dati ARPA</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>PARCO DELLE APUANE: FIDC LUCCA SCRIVE ALLE ISTITUZIONI</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/parco-delle-apuane-fidc-lucca-scrive-alle-istituzioni-8878/</link>
		<comments>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/parco-delle-apuane-fidc-lucca-scrive-alle-istituzioni-8878/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 10:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Carlo Martinelli]]></category>

		<category><![CDATA[Federcaccia Lucca]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Martinelli, presidente provinciale FIdC di Lucca, è tornato a rivolgersi ai rappresentanti della Provincia, ai sindaci, alle Istituzioni e agli organi di informazione per affrontare il tema del Parco delle Apuane. 
Ecco il testo della lettera:
Dopo l&#8217;incontro del 23 marzo u.s. presso il Comune di Stazzema - incontro per il quale ringraziamo tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Carlo Martinelli, presidente provinciale FIdC di Lucca, è tornato a rivolgersi ai rappresentanti della Provincia, ai sindaci, alle Istituzioni e agli organi di informazione per affrontare il tema del Parco delle Apuane. </em></p>
<p><em>Ecco il testo della lettera:</em></p>
<blockquote><p>Dopo l&#8217;incontro del 23 marzo u.s. presso il Comune di Stazzema - incontro per il quale ringraziamo tutti i rappresentanti delle Istituzioni presenti ed in particolare l&#8217;Assessore Adami per il suo impegno nel promuoverlo e le sue espressioni nel merito - desideriamo sottolineare ancora una volta l&#8217;attenzione e la preoccupazione con cui la nostra Associazione , confortata dai consensi ricevuti da estesi settori della cittadinanza ed in particolare dagli agricoltori preoccupati fra l&#8217;altro per gli equilibri faunistici ed i conseguenti potenziali danni alle colture, segue l&#8217;evolversi degli eventi in ordine alla definizione del Piano del Parco Regionale delle Alpi Apuane.</p>
<p> </p>
<p>La nostra proposta, formalizzata nel 2008 con le osservazioni presentate allora, è nota e vogliamo qui brevemente riassumerla: il Piano del Parco confermi la perimetrazione risultante dalla L.R. 81/1998 (confermata con L.R. 65/2000), grazie alla quale si è determinato un assetto sostenibile  che vanta una esperienza oramai ultradecennale e si utilizzi per eventuali esigenze di revisione dei confini lo strumento dell&#8217;area contigua.</p>
<p> </p>
<p>Estendere oggi, con l&#8217;ampliamento del perimetro del Parco, la superficie delle aree interdette all&#8217;esercizio della caccia non avrebbe infatti altro risultato se non quello di stravolgere l&#8217;equilibrio raggiunto, che la caccia stessa ha contribuito a determinare e mantenere con forme, modalità e tipologie di esercizio del tutto coerenti con le caratteristiche ambientali e territoriali e per niente confliggenti con le finalità del Parco: la caccia nell&#8217;area contigua, anzi, ha svolto una funzione di gestione necessaria, ci sentiamo di dire insostituibile, per tutelare e ricostituire equilibri faunistici utili alle finalità suddette e indispensabili all&#8217;ambiente ed alle coltivazioni forestali ed agricole.</p>
<p> </p>
<p>Da quanto emerso nell&#8217;incontro del 23, pur se nell&#8217;occasione non erano disponibili cartografie che permettessero di acquisire esatta cognizione della perimetrazione elaborata a seguito delle osservazioni e pur prendendo atto delle dichiarazioni sull&#8217;esistenza di residui spazi per ulteriori modifiche ed aggiustamenti,  sembra invece che l&#8217;orientamento prevalente negli organi del Parco e nella Comunità sia diverso, intendendo essi procedere comunque ad un ampliamento, motivato in quella sede anche con disposizioni comunitarie, a noi in realtà ignote, che prescriverebbero una superficie minima al di sotto della quale l&#8217;area protetta perderebbe le condizioni per ricevere finanziamenti.</p>
<p> </p>
<p>In sintesi, sembrerebbe che la superficie del Parco arrivi attorno ai 21.000 ettari, con un aumento quindi dell&#8217;area in divieto di caccia di 4-5.000 ettari se non di più, variamente distribuita ma con alcuni punti di concentrazione che comporterebbero, per le zone ed i Comuni interessati, la cancellazione di fatto dell&#8217;attività venatoria e la fine della gestione faunistica, con ricadute dirompenti sulla programmazione faunistico/venatoria dell&#8217;intera Provincia.</p>
<p> </p>
<p>Non si individua alcuna motivazione razionale per un simile orientamento, dal momento che nessuna argomentazione tecnica o scientifica evidenzia situazioni ambientali e/o di specie faunistiche per le quali l&#8217;esercizio della caccia costituisca rischio, laddove al contrario, come dimostra l&#8217;esperienza, la caccia medesima regolando la densità delle popolazioni selvatiche più invasive favorisce la conservazione ed il ripristino della diversità faunistica ed ambientale.</p>
<p> </p>
<p>Non possiamo che ritenere, allora, che la volontà di ampliare il Parco sia dettata sostanzialmente se non esclusivamente da criteri di natura &#8220;ideologica&#8221; o da una sorta di malinteso dovere d&#8217;ufficio: &#8220;poiché noi ne siamo i gestori, Parco più grande pur che sia, altrimenti sarebbe una dichiarazione di insuccesso&#8221;.</p>
<p> </p>
<p>Noi, che davvero attribuiamo importanza alla funzione peculiare delle aree protette che consideriamo uno degli elementi necessari del &#8220;sistema&#8221; complesso di buon governo del territorio, crediamo invece che la misura del &#8220;successo&#8221; di un Parco non sia data dalla sua estensione ma dalla sua qualità, dove qualità sono gli effetti positivi che è in grado di produrre sia all&#8217;interno del suo perimetro sia sull&#8217;intero comprensorio  interessato: effetti ambientali, sull&#8217;assetto del territorio, sociali, economici.</p>
<p> </p>
<p>È cosparsa l&#8217;Italia di parchi ed aree protette che sono stati istituiti o imposti alle popolazioni con la promessa di ambiente e sviluppo e che non hanno prodotto alcunché, estensioni sovente superiori a quelle che le disponibilità finanziarie e le risorse operative avrebbero consentito di gestire al meglio: non è, questo, un buon servizio neppure alla causa dei Parchi.</p>
<p> </p>
<p>Il Parco delle Apuane nella sua realtà attuale (quella effettiva risultante, per quanto riguarda la caccia, dalle L.R. prima ricordate) ha dimensione e caratteristiche territoriali ed ambientali sostenibili, per questo è accettato dalle popolazioni e per questo i cacciatori e la Federcaccia per primi hanno espresso piena disponibilità ad esperienze sempre più estese di collaborazione.</p>
<p> </p>
<p>In un contesto in cui (si legge nella relazione generale alla proposta di Piano del 2007 a proposito dei &#8220;piani di gestione&#8221; faunistica ) tenendo &#8220;conto della necessità di considerare congiuntamente le aree interne ed esterne al Parco&#8230;&#8230;&#8230;tali piani di gestione dovranno essere concertati con gli altri soggetti competenti, compresi gli ATC&#8221;, l&#8217;espulsione della caccia da interi comprensori è azione contraddittoria e controproducente perché va a ricreare rigida separatezza in un comparto, la gestione faunistica, che per definizione postula la visione e la gestione unitaria del territorio.</p>
<p> </p>
<p>Nessun vantaggio deriverebbe dall&#8217;ampliamento del Parco, che al contrario accentuerebbe condizioni foriere di maggiori squilibri e riaprirebbe una conflittualità preoccupante per quanti hanno a cuore il &#8220;buon governo&#8221; del territorio, che ha nella partecipazione convinta delle popolazioni e nella concertazione con le componenti sociali una delle condizioni basilari.</p>
<p> </p>
<p>Insistiamo nel sottolineare un aspetto: nelle aree individuate nella cartografia allegata alla L.R. 81/98 riclassificate in area contigua si applicano, per espressa previsione della stessa Legge, tutte le salvaguardie previste per il Parco, ad eccezione del divieto di attività venatoria.</p>
<p>Un aspetto di estrema importanza perché non risultano minimamente incise le competenze del Parco sulle materie decisive per la destinazione ed il governo del territorio e si mette anzi a disposizione del Parco stesso - che per le modalità di esercizio della caccia nelle aree contigue ha peso determinante - uno strumento di gestione in più: la caccia, appunto.</p>
<p> </p>
<p>Siamo convinti della valenza di queste nostre argomentazioni e vogliamo auspicare che siano da Voi tenute, in questa fase conclusiva dell&#8217;iter prima della trasmissione alla Regione della proposta definitiva, nella massima considerazione in quanto espressione non di mera richiesta corporativa di una categoria di cittadini ma di un sentire diffuso, proprio dei tanti che non comprendono perché - in presenza di una situazione che in oltre un decennio si è consolidata, stabilizzata, che ha raggiunto un equilibrio accettato - si debba per forza cambiare.</p>
<p> </p>
<p>Conoscete ben più di noi, vivendoli ogni giorno, i problemi finanziari del Paese, i tagli pesanti subiti dalle Regioni, in particolare la penuria di risorse da destinare al territorio comprese le aree protette.</p>
<p> </p>
<p>In questa situazione un ampliamento delle aree vincolate a Parco, mentre comporterebbe con certezza l&#8217;imposizione di maggiori limiti e divieti per i cittadini, non garantirebbe sicuramente maggiori risorse.</p>
<p> </p>
<p>Un controsenso e un danno per le popolazioni coinvolte, un paradosso per le Amministrazioni e le Istituzioni locali che tale ampliamento avessero sostenuto ed approvato.</p>
<p> </p>
<p>Di tutto ciò faremo quanto nelle nostre possibilità per diffondere informazione e consapevolezza fra i cacciatori e fra i cittadini.</p>
<p> </p>
<p>Cordialmente</p>
<p>IL PRESIDENTE</p>
<p> Carlo Martinelli</p></blockquote>
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		<title>MONITORAGGIO DELLA RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE IN ITALIA</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 08:32:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ISPRA e il sistema  delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell&#8217;Ambiente effettua il monitoraggio della radioattività ambientale. Sin dal 12 marzo 2011, l&#8217;ISPRA ha richiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l&#8217;andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all&#8217;incidente nella centrale di Fukushima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ISPRA e il sistema  delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell&#8217;Ambiente effettua il monitoraggio della radioattività ambientale. Sin dal 12 marzo 2011, l&#8217;ISPRA ha richiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l&#8217;andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all&#8217;incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. Vengono effettuate misure giornaliere con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Iodio 131 e Cesio 137. È stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale.</p>
<p>I risultati delle misure relative ai campionamenti effettuati tra il 23 e il 27 marzo dall&#8217;ARPA Piemonte, dall&#8217;ARPA Valle d&#8217;Aosta, dall&#8217;ARPA Bolzano e dall&#8217;ARPA Lombardia hanno evidenziato in alcuni campioni la presenza di piccole tracce di Iodio 131, dell&#8217;ordine del decimillesimo o centomillesimo di Bq/m<sup>3</sup>. Inoltre, l&#8217;ARPA Friuli  Venezia Giulia ha effettuato una stima di deposizione al suolo. Il dettaglio dei dati sarà inserito a breve sul sito WEB  dell&#8217;ISPRA.</p>
<p>Le suddette concentrazioni risultano di 1-2 ordini di grandezza inferiori a quelle rilevate nei giorni scorsi negli Stati Uniti ed in Canada. Esse sono altresì analoghe a quelle rilevate in Francia dall&#8217;Istituto di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare (IRSN) nei giorni dal 24 al 26 marzo. Tali valori non hanno alcuna rilevanza <strong>dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario</strong>.</p>
<p>Si conferma che, sino ad oggi, la rete automatica di monitoraggio dell&#8217;intensità di dose gamma in aria dell&#8217;ISPRA non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali fluttuazioni del fondo ambientale locale.</p>
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		<title>AIW: ORSI “PROBLEMATICI” IN TRENTINO</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 09:13:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[orsi]]></category>

		<category><![CDATA[Trentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo.
UN PROBLEMA CHE RISCHIA DI DANNEGGIARE L&#8217;ORSO&#8230; PER ECCESSO DI ANIMALISMO!
E&#8217; bastato che si accennasse all&#8217;idea di catturare uno degli orsi &#8220;problematici&#8221; del Trentino - non di abbatterlo, ma solo di rinchiuderlo in un recinto - che subito il mondo animalista si è scatenato con comunicati che anche la grande stampa nazionale ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.</p>
<blockquote><p>UN PROBLEMA CHE RISCHIA DI DANNEGGIARE L&#8217;ORSO&#8230; PER ECCESSO DI ANIMALISMO!</p>
<p>E&#8217; bastato che si accennasse all&#8217;idea di catturare uno degli orsi &#8220;problematici&#8221; del Trentino - non di abbatterlo, ma solo di rinchiuderlo in un recinto - che subito il mondo animalista si è scatenato con comunicati che anche la grande stampa nazionale ha ritenuto di riportare (si sa, in Italia ultimamente l&#8217;animalismo è divenuto di moda: non c&#8217;è quotidiano che non abbia la sua brava rubrica).<br />
L&#8217;intento è lodevole, quello di difendere un animale a rischio di estinzione. Ma è veramente così? In Trentino l&#8217;orso si è ormai estinto da qualche anno, da quando una massiccia immissione di orsi dalla Slovenia ha praticamente stravolto ogni possibilità che il sangue dei pochi individui originari rimasti possa mai prevalere, per cui oggi l&#8217;orso del Trentino deve ritenersi un orso europeo e basta (al contrario di quello d&#8217;Abruzzo che preserva ancora un fenotipo unico, mai inquinato da immissioni e risalente alla popolazione appenninica originaria: un vero tesoro biologico che stiamo, quello sì, depauperando per inefficienza delle autorità, che ancora pensano a sfruttarlo turisticamente, e ben si guardano dal preservare il suo habitat dalla &#8220;frammentazione&#8221; che sta subendo grazie a sempre nuovi progetti eolici e fotovoltaici, molto &#8220;ecologici&#8221; ma che nulla di buono rappresentano per l&#8217;orso, se non la perdita di altro spazio agreste e naturale in cui vivere).<br />
E allora, se uno di questi orsi introdotti e poi riprodottisi in Trentino, quindi &#8220;trentini&#8221; di prima generazione, diventa problematico, quale la soluzione migliore se non quella di catturarlo affinché la smetta di creare quei problemi che rischiano solo di fare aumentare l&#8217;odio della gente alpina verso questo animale? Invece no, l&#8217;orso deve restare libero di saccheggiare alveari, di uccidere pecore e vitelli, di spaventare la gente: di far cresce l&#8217;odio e la paura ancestrale contro questo animale! E con questa politica si vorrebbe salvare l&#8217;orso? Farlo amare dalla gente? Magari senza neppure indennizzare i danni che l&#8217;animale arreca, o indennizzandoli malamente (come sempre avviene, in Trentino come in Abruzzo); costringendo la gente del trentino rurale a pagare di tasca propria una presenza che seppure da molti auspicata resta comunque problematica.<br />
Il Presidente della Provincia Trento Lorenzo Dellai ha fatto bene a prendere la decisione di far catturare quest&#8217;orso affinché sia rinchiuso in un recinto. E&#8217; una semplice questione di buon senso. Immaginiamo cosa potrebbe succedere se mai uno di questi orsi &#8220;problematici&#8221; lasciato libero dovesse un giorno aggredire una persona: altro che amore verso il paffuto orso (l&#8217;idea buonista che si cerca di trasmettere alla gente delle Alpi)! E&#8217; questo il rischio che vogliamo correre?<br />
Non è con questa politica che si crea consenso popolare verso l&#8217;Orso nelle Alpi. Con questa politica si obbligano solo le autorità ad imporre per legge una presenza che la gente odierà sempre più e sempre più la combatterà col bracconaggio. Ma forse è proprio questo che molti animalisti anticaccia desiderano, per avere frecce da mettere nei loro archi.<br />
E tutto ciò solo perché si vuole isolare un orso praticamente riproducibile come un qualsiasi animale di allevamento; è difatti notorio come in Slovenia ed in tutto l&#8217;est Europa di orsi ce ne sono più di quanto non ne sopportino quelle loro zone originarie (dove, non per nulla, è anche cacciato).</p>
<p>Murialdo, 23 Marzo 2011 IL SEGRETARIO GENERALE<br />
F.to Franco Zunino</p></blockquote>
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		<title>LA NUTRIA? NELLE 100 SPECIE PIÙ DANNOSE AL MONDO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 15:29:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[nutria]]></category>

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		<description><![CDATA[A dirlo un articolo apparso su Repubblica.it e dedicato ai rischi che le specie alloctone in vario modo importate in Italia costituiscono per i selvatici, ma non solo di casa nostra.
Parlando della nutria, appunto, Sara Ficocelli, autrice dell&#8217;articolo scrive proprio che &#8220;Il caso più eclatante è quello della nutria (myocastor coypus), il ‘castorino&#8217; sudamericano inserito nell&#8217;elenco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A dirlo un articolo apparso su <a href="http://www.repubblica.it/scienze/2011/03/18/news/specie_aliene-13697420/?ref=HRESS-8" target="_blank">Repubblica.it</a> e dedicato ai rischi che le specie alloctone in vario modo importate in Italia costituiscono per i selvatici, ma non solo di casa nostra.</p>
<p>Parlando della nutria, appunto, Sara Ficocelli, autrice dell&#8217;articolo scrive proprio che &#8220;Il caso più eclatante è quello della nutria (<em>myocastor coypus</em>), il ‘castorino&#8217; sudamericano inserito nell&#8217;elenco delle 100 specie più dannose del mondo a causa della sua capacità di distruggere colture e argini di corsi d&#8217;acqua. Fino a qualche decina d&#8217;anni fa la sua pelliccia andava per la maggiore, poi la moda è cambiata e i roditori sono stati liberati nelle campagne per evitare i costi di abbattimento e smaltimento delle carcasse. Già nel 2000 le nutrie in Europa erano 250 milioni. Nel frattempo, i danni arrecati a sistemi idraulici e coltivazioni sono incalcolabili&#8221;.</p>
<p>Ma insieme alla nutria, a far danni sono arrivati in questi anni la tartaruga azzannatrice, la zanzara tigre, lo scoiattolo grigio nordamericano, il tarlo asiatico, il punteruolo rosso delle palme, il giacinto d&#8217;acqua brasiliano e altre specie ancora. Mammiferi, insetti e piante, insomma, ce n&#8217;è per tutti i gusti e intervenire è sempre più difficile. Anche perché spesso per motivi ideologici si vorrebbe far fare alla natura e le specie più deboli, spesso quelle indigene, finiscono col soccombere.</p>
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		<title>PIZZO DETA: PRIMA VERA AREA WILDERNESS D’ABRUZZO!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:25:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

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		<description><![CDATA[SI AMPLIA L&#8217;AREA WILDERNESS DEI MONTI ERNICISono poche le montagne appenniniche che possono vantare di essere &#8220;vere&#8221;, nel senso di assimilabili alle Alpi per la loro imponenza e lo svettare delle cime. Una di queste è il Pizzo Deta, a cavallo tra l&#8217;Abruzzo ed il Lazio. Una delle poche montagne appenniniche con un portamento apicale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SI AMPLIA L&#8217;AREA WILDERNESS DEI MONTI ERNICISono poche le montagne appenniniche che possono vantare di essere &#8220;vere&#8221;, nel senso di assimilabili alle Alpi per la loro imponenza e lo svettare delle cime. Una di queste è il Pizzo Deta, a cavallo tra l&#8217;Abruzzo ed il Lazio. Una delle poche montagne appenniniche con un portamento apicale da Monviso piemontese, che lo stesso toponimo evidenzia: &#8220;Deta&#8221;, ovvero &#8220;dito&#8221; nel dialetto locale. Il Pizzo Deta, la seconda vetta dei Monti Ernici (2.041 m. s.l.m.) può infatti ritenersi il &#8220;Monviso del Sud&#8221;, almeno per chi lo osserva dalla Valle Roveto (o alta Valle del Fiume Liri) sulla quale precipita con un dislivello di ben 1.690 metri su di una distanza lineare di soli 3,5 chilometri dalle rive del Fiume Liri, poste a 350 m. s.l.m.: forse un primato su tutto l&#8217;Appennino! Nonostante questo, sul versante laziale il Pizzo Deta domina invece su di un altopiano (Prato di Campoli) posto a soli 1.143 metri di quota, cioè a soli 898 metri di quota dalla vetta. Una montagna spettacolare, quindi, che alla sua bellezza scenografica aggiunge la selvaggità dei suoi circondari, con valloni impervi rivestiti da una densa foresta di faggi, querce e carpini neri; un luogo che ancora preserva gli antichi cippi di confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno Borbonico, e dove anche si svolsero alcune delle azioni della banda del Brigante Luigi Alonzi &#8220;Chiavone&#8221;. Luoghi rimasti così come sono sempre stati, e regno di pregevoli presenze naturalistiche botaniche e faunistiche, tra le quali non mancano avvistamenti di Orso bruno e dell&#8217;Aquila reale.<br />
Oggi il Pizzo Deta può ritenersi la prima vera Area Wilderness della Regione Abruzzo. Essa è stata designata con decisione unanime del Consiglio comunale di S. Vincenzo Valle Roveto (L&#8217;Aquila) nella seduta del 15 marzo 2011. L&#8217;Area Wilderness Pizzo Deta, di circa 800 ettari - che di fatto costituisce l&#8217;ampliamento della quasi limitrofa Area Wilderness Monti Ernici Orientali designata dal Comune di Sora - contribuisce a dare forma a quella che un domani potrebbe divenire la vera grande Area Wilderness del Monti Ernici. Un&#8217;area protetta per autonoma, libera e democratica scelta dei Consigli comunali, che pur non essendo un Parco ne ha tutte le caratteristiche, anche se assicura alle collettività locali il continuo utilizzo delle risorse naturali rinnovabili. Un&#8217;area protetta che rispetta tutti i richiami delle Direttive emanate dall&#8217;Unione Europea che ha inventariato questo territorio come area ZPS, ovvero da preservare come campione dell&#8217;ambiente appenninico e per la difesa dell&#8217;habitat della fauna e della flora più rare.<br />
Una moderna concezione di area protetta che si distingue dai Parchi per la snellezza amministrativa, l&#8217;assenza di una gestione verticistica e poco rispettosa dei diritti degli abitanti locali e che pure ha una funzione di richiamo turistico che la fa distinguere da tutte le altre aree protette, addomesticate e soggette a sfruttamenti di massa che spesso ledono è gli interessi della natura e quelli delle popolazioni locali, e dove la ruralità dei luoghi si preservi ancora originaria.<br />
L&#8217;Associazione Italiana per la Wilderness auspica che la lodevole decisione del Comune di S. Vincenzo Valle Roveto possa presto essere seguita anche da tutte le altre amministrazioni comunali che hanno competenza amministrativa, gestionale e catastale, sui cosiddetti Monti Ernici abruzzesi, ovvero sul versante della Val Roveto di queste montagne.<br />
Murialdo,<br />
17 Marzo 2011<br />
IL PRESIDENTE<br />
F.to Dott. Germano Tomei</p>
<p>Associazione Italiana per la Wilderness (AIW)</p>
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		<item>
		<title>TREVISO: SI PARLA DI DANNI DA SELVAGGINA</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 05:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[treviso]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è tenuto martedì 8 marzo l&#8217;incontro organizzato dalla Provincia di Treviso, presso l&#8217;Azienda Vitivinicola Ornella Molon, Campo di Pietra (TV), dedicato al tema dei danni della selvaggina alle produzioni agricole in cui è stata presentata la pubblicazione &#8220;Danni da fauna selvatica alle produzioni agricole&#8221;, che evidenzia il progressivo aggravarsi nel tempo (dal 2000 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto martedì 8 marzo l&#8217;incontro organizzato dalla Provincia di Treviso, presso l&#8217;Azienda Vitivinicola Ornella Molon, Campo di Pietra (TV), dedicato al tema dei danni della selvaggina alle produzioni agricole in cui è stata presentata la pubblicazione &#8220;Danni da fauna selvatica alle produzioni agricole&#8221;, che evidenzia il progressivo aggravarsi nel tempo (dal 2000 al 2009) della problematica. L&#8217;analisi è stata svolta per rendere noti gli effetti economici prodotti alle coltivazioni analizzando i dati delle richieste di indennizzo e le informazioni sulle specie che hanno il maggior impatto sulle colture con l&#8217;obiettivo di tracciare un quadro completo di riferimento per valutazioni sui programmi e le azioni da intraprendere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>FIDC FANO: GRANDE PASSO DI GRU E PAVONCELLE</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 15:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Federcaccia Fano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Presidente della sezione Federcaccia di Fano, Paolo Antognoni, ha segnalato una eccezionale presenza di gru (Megalornis grus) e pavoncelle (Vanellus vanellus) riscontrata nelle pianure delle vallate del Metauro e del Cesano.
Dopo tre giorni di piogge intense, queste specie migratrici sono arrivate Mercoledì 1 Marzo soggiornando nei campi aperti di Fano e Marotta in piccoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente della sezione Federcaccia di Fano, Paolo Antognoni, ha segnalato una eccezionale presenza di gru (Megalornis grus) e pavoncelle (Vanellus vanellus) riscontrata nelle pianure delle vallate del Metauro e del Cesano.<br />
Dopo tre giorni di piogge intense, queste specie migratrici sono arrivate Mercoledì 1 Marzo soggiornando nei campi aperti di Fano e Marotta in piccoli e grandi gruppi fino a sabato 5 Marzo.<br />
Il censimento effettuato dai rilevatori del gruppo Avifauna Migratoria della sezione di Fano ha riscontrare la presenza di oltre 500 capi di gru, 2380 pavoncelle e 1235 pivieri.</p>
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		<title>VARESE: AAVV SULLA REVISIONE DEL PIANO FAUNISTICO PROVINCIALE</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 17:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[varese]]></category>

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		<description><![CDATA[Le associazioni venatorie (Acl, Anlc, Anuu, ArciCaccia, Enalcaccia, Federcaccia e Italcaccia) hanno elaborato un documento per contribuire fattivamente alla definizione delle linee guida fondamentali per la revisione del Piano faunistico della provincia di Varese. Nel documento sono state raccolte ed evidenziati i risultato di analisi oggettive, regolari indagini conoscitive e dalle esperienze maturate sul campo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le associazioni venatorie (Acl, Anlc, Anuu, ArciCaccia, Enalcaccia, Federcaccia e Italcaccia) hanno elaborato un documento per contribuire fattivamente alla definizione delle linee guida fondamentali per la revisione del Piano faunistico della provincia di Varese. Nel documento sono state raccolte ed evidenziati i risultato di analisi oggettive, regolari indagini conoscitive e dalle esperienze maturate sul campo in qualità di &#8220;addetti ai lavori&#8221; nel corso degli anni di attuazione della Legge Regionale 26/93.<br />
<em>&#8220;Si tratta quindi di una proposta concreta -</em> ha dichiarato Luigi Roi, presidente provinciale di Federcaccia - <em>che chiediamo ed auspichiamo venga tenuta in reale considerazione nella fase di revisione del Piano Faunistico&#8221;.</em> Il dirigente provinciale Fidc ha poi dichiarato che nella stessa comunicazione, e nel fiducioso auspicio &#8220;<em>che la Provincia intenda proseguire, collegialmente e con il contributo delle associazioni venatorie, in questa attività tanto importante per la pianificazione venatoria futura&#8221;</em>, verrà chiesto formalmente un incontro per meglio presentare quanto enunciato.<br />
<em>&#8220;Il documento programmatico</em> - si legge su <a href="http://www3.varesenews.it" target="_blank">www3.varesenews.it</a> - <em>verrà inviato ufficialmente, nei prossimi giorni, all&#8217;assessore alla caccia, al presidente del Consiglio provinciale, ai Capigruppo del Consiglio provinciale, al presidente della Commissione Agricoltura della Provincia e al Professor Guido Tosi dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria che ha l&#8217;incarico di redarre il nuovo Piano faunistico provinciale&#8221;.</em><br />
Arianna Biagi</p>
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		<title>CROTONE: AGENTI FIDC TROVANO E SEQUESTRANO UNA DISCARICA ABUSIVA</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 19:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[crotone]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli agenti della Polizia provinciale e del Nucleo di polizia ambientale ittico venatorio della Federcaccia di Crotone hanno sequestrato una discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi in località Salica.
&#8220;Su un&#8217;area demaniale di circa cinquecento metri quadrati - si legge sul quotidiano locale Il Crotonese - gli agenti hanno rinvenuto una enorme quantità di copertoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli agenti della Polizia provinciale e del Nucleo di polizia ambientale ittico venatorio della Federcaccia di Crotone hanno sequestrato una discarica abusiva di rifiuti speciali e pericolosi in località Salica.<br />
<em>&#8220;Su un&#8217;area demaniale di circa cinquecento metri quadrati</em> - si legge sul quotidiano locale Il Crotonese - <em>gli agenti hanno rinvenuto una enorme quantità di copertoni d&#8217;auto, eternit, inerti, scarti di lavorazione di carrozzeria&#8221;</em>. Dopo un appostamento durato alcuni giorni al fine di sorprendere sul fatto gli abusivi, si è infine proceduto con il sequestro dell&#8217;area.<br />
A.B.</p>
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		<title>EMILIA ROMAGNA: AL VIA L’INDAGINE SULLA BIODIVERSITÀ</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 17:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nello scorso mese di ottobre a Nagoya, in Giappone, in occasione della decima conferenza Onu sulla biodiversità, è stato fissato l&#8217;obiettivo di arrestare entro il 2020 l&#8217;erosione di specie e habitat naturali. In questa direzione e in linea con le indicazioni dell&#8217;Unione europea è stata avviata in Emilia-Romagna la prima indagine sulla biodiversità. Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scorso mese di ottobre a Nagoya, in Giappone, in occasione della decima conferenza Onu sulla biodiversità, è stato fissato l&#8217;obiettivo di arrestare entro il 2020 l&#8217;erosione di specie e habitat naturali. In questa direzione e in linea con le indicazioni dell&#8217;Unione europea è stata avviata in Emilia-Romagna la prima indagine sulla biodiversità. Si tratta di una vera propria mappatura per conoscere lo stato di conservazione ambientale in regione, annunciata in occasione del convegno svoltosi a Bologna dal titolo &#8220;Conservare e valorizzare la biodiversità: le sfide che abbiamo davanti&#8221;.<br />
L&#8217;indagine, promossa dalla Regione e finanziata dal Piano regionale di sviluppo rurale, dovrà concludersi entro il 2013 e sarà realizzata nelle aree che compongo Rete Natura 2000: i 153 Siti di interesse comunitario e Zone di protezione speciale, previsti dalla direttiva europea Habitat, per un&#8217;estensione complessiva di 260 mila ettari, pari al 12% del territorio emiliano-romagnolo. La mappatura, oltre a una finalità conoscitiva, avrà anche un obiettivo operativo. Fornirà infatti le indicazioni per la messa a punto dei Piani di gestione dei Sic e delle Zps, da parte degli Enti Parco e delle Province. I Piani - uno per ognuno dei 153 siti - fisseranno le &#8220;buone pratiche&#8221; e le indicazioni gestionali per frenare l&#8217;erosione di biodiversità e valorizzare le attività sostenibili.<br />
<em>&#8220;Il tema della biodiversità</em> - ha sottolineato l&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente Sabrina Freda - <em>può essere affrontato solo in un&#8217;ottica trasversale e con l&#8217;impegno di tutti, integrando cioè le diverse politiche settoriali entro una strategia di lungo periodo e con il concorso dei diversi livelli di governo: Enti locali, Regioni, Stato&#8221;.<br />
</em>La sfida da raccogliere, insomma, è quella della sostenibilità, quindi di uno sviluppo futuro che sappia coniugare economia-sociale-ambiente. Ma il Governo nazionale non aiuta, continuando a ridurre le risorse destinate alle politiche ambientali:<em>&#8220;Per i soli trasferimenti previsti dalle leggi Bassanini </em>- ha affermato l&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente - <em>il taglio annuale con cui l&#8217;Emilia-Romagna deve fare i conti tocca i 25 milioni di euro, le risorse che negli anni passati venivano utilizzate per finanziare i Piani triennali di azione ambientale. E&#8217; evidente che serve finalmente una strategia nazionale concreta sulla biodiversità, ed è fondamentale che sia sostenuta da risorse altrettanto concrete&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
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		<title>BASILICATA: LA LEPRE RIPOPOLA MONTI E COLLINE DELL’ATC PZ2</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 15:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[basilicata]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella provincia di Potenza e precisamente nei comuni ricadenti sui territori dell&#8217; Atc Pz2 si sta procedendo al ripopolamento della lepre.
La lepre immessa sul territorio è stata sottoposta ad una fase di ambientamento all&#8217;interno di aree recintate ed in proposito in presidente dell&#8217;Atc Franco Giorgio ha commentato: &#8220;alla lepre catturata e immessa sul territorio libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella provincia di Potenza e precisamente nei comuni ricadenti sui territori dell&#8217; Atc Pz2 si sta procedendo al ripopolamento della lepre.<br />
La lepre immessa sul territorio è stata sottoposta ad una fase di ambientamento all&#8217;interno di aree recintate ed in proposito in presidente dell&#8217;Atc Franco Giorgio ha commentato: <em>&#8220;alla lepre catturata e immessa sul territorio libero abbiamo garantito un ambientamento di ben sei mesi all&#8217;interno di recinti permanenti di privati dislocati in vari comuni della provincia. Nei recinti</em> - ha proseguito il presidente Giorgio - <em>sono stati rilasciati soggetti di 60 giorni ai quali è stata applicata una fascetta inamovibile con un identificativo e trascorsi i sei mesi, al momento della cattura, la presenza della fascetta sta a garanzia della permanenza nel recinto&#8221;.<br />
</em>La cattura delle lepri avviene con delle reti speciali piazzate all&#8217;interno del recinto che immobilizzano i selvatici scovati e messi in fuga dalle persone che rastrellano il terreno.<br />
Le lepri catturate vengono custodite in apposite cassette, quindi i vari rappresentanti delle associazioni venatorie, con la presenza di personale della vigilanza venatoria e della Polizia Locale, procedono immediatamente all&#8217;immissione nelle località individuate preventivamente per le caratteristiche di idoneità e vocazionalità ad ospitare questo selvatico.<br />
Alla cattura e immissione delle lepri partecipano anche i cacciatori dei comuni interessati al ripopolamento. <em>&#8220;Quest&#8217;anno</em> - dice il presidente dell&#8217;ATC - <em>saranno immesse circa 600 lepri e la ripartizione è stata effettuata in base all&#8217;estensione del territorio agro-silvo-pastorale dei rispettivi comuni ove, nel mese di gennaio, sono state autorizzate anche le battute alla volpe per migliorare ed aumentare la capacità ricettiva del territorio&#8221;.<br />
</em>Rocco Latorre</p>
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		<title>STREMBO (TN): ORSO DIVORA 150 KG DI MANGIME PER CAPRIOLI, NEGATO IL RISARCIMENTO</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 17:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[orso]]></category>

		<category><![CDATA[trento]]></category>

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		<description><![CDATA[A giocare un brutto scherzo al rettore della riserva di caccia di Strembo, in provincia di Trento, è stato un orso bruno, che il novembre scorso si era sbafato ben 150 kg di mangime adibito alla pastura di caprioli e cervi.
Il cibo, posizionato in località Pler, era stato &#8220;spazzolato&#8221; velocemente dall&#8217;orso che, oltretutto, aveva anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A giocare un brutto scherzo al rettore della riserva di caccia di Strembo, in provincia di Trento, è stato un orso bruno, che il novembre scorso si era sbafato ben 150 kg di mangime adibito alla pastura di caprioli e cervi.<br />
Il cibo, posizionato in località Pler, era stato &#8220;spazzolato&#8221; velocemente dall&#8217;orso che, oltretutto, aveva anche rotto la mangiatoia in legno. A suo tempo il rettore della riserva aveva quindi presentato una richiesta di risarcimento alla Provincia per il cibo sparito e per il ripristino della mangiatoia, ma è di questi giorni l&#8217;amaro responso del servizio foreste e fauna: <em>&#8220;La mangiatoia danneggiata -</em> si legge nello stralcio della determinazione pubblicato da L&#8217;Adige - <em>è stata realizzata allo scopo di integrare l&#8217;alimentazione invernale dei selvatici, e pertanto è possibile che la stessa venga utilizzata anche dall&#8217;orso bruno, soprattutto nei periodi che precedono o seguono il letargo invernale&#8221;.</em> Niente da fare neanche per la mangiatoia, dal momento che <em>&#8220;non è previsto l&#8217;indennizzo delle spese per lavoro necessario al ripristino dei patrimoni danneggiati&#8221;.<br />
</em>Arianna Biagi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>BENEVENTO: INCONTRO TRA PROVINCIA E FEDERCACCIA SULLE ZRC</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 16:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Benevento]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Ufficio Stampa della Provincia di Benevento rende noto che a seguito di una richiesta del presidente provinciale della Federazione italiana della Caccia, l&#8217;assessore provinciale all&#8217;Ambiente, Gianluca Aceto, ha convocato un incontro con la stessa per discutere dell&#8217;aspetto gestionale delle Zone di Ripopolamento e cattura.
Queste zone rivestono un&#8217;importanza fondamentale per la riproduzione della fauna selvatica allo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Ufficio Stampa della Provincia di Benevento rende noto che a seguito di una richiesta del presidente provinciale della Federazione italiana della Caccia, l&#8217;assessore provinciale all&#8217;Ambiente, Gianluca Aceto, ha convocato un incontro con la stessa per discutere dell&#8217;aspetto gestionale delle Zone di Ripopolamento e cattura.</p>
<p>Queste zone rivestono un&#8217;importanza fondamentale per la riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale: nell&#8217;ambito del Piano faunistico venatorio provinciale, la Provincia, su proposta dello stesso assessore Aceto, ha approvato con delibera di Consiglio n. 72 dell&#8217;8 novembre 2010 il Regolamento per la Gestione Faunistica Venatoria.</p>
<p>Obiettivo dell&#8217;Ente è la valorizzazione ed il potenziamento delle zone di ripopolamento, mediante interventi di miglioramento ambientale, censimenti, prevenzione danni, sorveglianza, operazione di cattura, immissioni e reintroduzioni nei terreni liberi: tali interventi richiedono la collaborazione delle associazioni venatorie. Al termine dell&#8217;incontro con la Federazione italiana della caccia si è deciso di chiedere a tutte le associazioni venatorie operanti sul territorio provinciale la disponibilità alla gestione. Nel contempo, il Servizio caccia redigerà un disciplinare attuativo del Regolamento al fine dell&#8217;affidamento mediante convenzioni alle associazioni venatorie.<br />
Da <a href="http://www.federcaccia.org" target="_blank">www.federcaccia.org</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>5° WORKSHOP CANTIERI DELLA BIODIVERSITÀ: IL DOCUMENTO FINALE</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 13:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[federparchi]]></category>

		<category><![CDATA[ispra]]></category>

		<category><![CDATA[siena]]></category>

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		<description><![CDATA[È disponibile nella sezione ‘Progetti e ricerche&#8217; del sito ufficiale Federcaccia, www.federcaccia.org , il documento finale adottato dai partecipanti al 5° Workshop dei Cantieri della Biodiversità - organizzato da Provincia di Siena, Ispra e Federparchi incentrato sul fondamentale ruolo del monitoraggio per la tutela della Biodiversità.Il documento contiene le raccomandazioni rivolte dai partecipanti al workshop, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È disponibile nella sezione ‘Progetti e ricerche&#8217; del sito ufficiale Federcaccia, <a href="http://www.federcaccia.org" target="_blank">www.federcaccia.org</a> , il documento finale adottato dai partecipanti al 5° Workshop dei Cantieri della Biodiversità - organizzato da Provincia di Siena, Ispra e Federparchi incentrato sul fondamentale ruolo del monitoraggio per la tutela della Biodiversità.Il documento contiene le raccomandazioni rivolte dai partecipanti al workshop, alle amministrazioni pubbliche nazionali e locali, agli enti, gli organismi di ricerca e a tutti i settori della società, volte alla valorizzazione dei sistemi di monitoraggio attraverso adeguate tecniche e programmi.</p>
<p>Il monitoraggio, ricorda l&#8217;Ispra, rappresenta un formale obbligo per l&#8217;Italia, che deriva dalle Direttive europee di protezione della natura, ed il Ministero dell&#8217;Ambiente sta lavorando, insieme alle Regioni, a linee guida su questo aspetto. Inoltre, la Strategia nazionale per la biodiversità, recentemente approvata dalla Conferenza Stato Regioni, prevede espressamente l&#8217;attivazione di diversi programmi di monitoraggio.</p>
<p>Per leggere il documento completo nella sezione dedicata del sito <a href="http://www.federcaccia.org/progetti_ricerche.php?idn=10" target="_blank">clicca qui</a> oppure scarica direttamente l&#8217;<a href="http://www.ladeadellacaccia.it/wp-content/uploads/2011/02/documento_finale_workshop.pdf">allegato</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ANUU MIGRATORISTI SUI PARCHI LOMBARDI</title>
		<link>http://www.ladeadellacaccia.it/index.php/anuu-migratoristi-sui-parchi-lombardi-8392/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 11:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[anuu migratoristi]]></category>

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		<description><![CDATA[Come riceviamo così pubblichiamo il comunicato stampa dell&#8217;associazione AnuuMigratoristi in merito alle aree protette della Regione Lombardia.
Milano, 15.02.2011 - Nel corso di un incontro svoltosi oggi a Milano presso l&#8217;Assessorato ai Sistemi verdi e al Paesaggio, scaturito dalla richiesta del mondo venatorio lombardo di essere coinvolto nell&#8217;attuale fase di revisione della legge regionale n. 86/83 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come riceviamo così pubblichiamo il comunicato stampa dell&#8217;associazione AnuuMigratoristi in merito alle aree protette della Regione Lombardia.<br />
Milano, 15.02.2011 - Nel corso di un incontro svoltosi oggi a Milano presso l&#8217;Assessorato ai Sistemi verdi e al Paesaggio, scaturito dalla richiesta del mondo venatorio lombardo di essere coinvolto nell&#8217;attuale fase di revisione della legge regionale n. 86/83 in materia di aree protette, l&#8217;AnuuMigratoristi della Lombardia ha presentato un articolato documento che in sintesi chiede alla Regione di:<br />
1) Scorporare le aree attualmente ricomprese in parchi e riserve naturali regionali che non presentano i requisiti di naturalità e di proprietà demaniale previsti dalla legge n. 394/91 e dalla l.r. n. 86/83 e affidarle alla gestione faunistico-venatoria che la legge assegna agli Ambiti territoriali di caccia ed ai Comprensori alpini;<br />
2) Verificare il rispetto della percentuale massima di territorio agro-silvo-pastorale in cui può essere vietato l&#8217;esercizio venatorio in base alla Legge n. 157/92 ed alla l.r. n. 26/93 ed in tutti i casi di splafonamento da detta percentuale scorporare le aree in eccesso e farle confluire negli Ambiti territoriali di caccia ed ai Comprensori alpini;<br />
3) Escludere ed in ogni caso non inserire in parchi naturali o riserve naturali le aziende faunistico-venatorie ed agri-turistico-venatorie che già garantiscono l&#8217;obiettivo di gestione, miglioramento e tutela dell&#8217;ambiente;<br />
4) Inserire anche le associazioni venatorie riconosciute dalla legge nei momenti di consultazione politica e tecnica in materia di pianificazione e gestione delle aree protette e negli organi di gestione dei singoli parchi e/o riserve.<br />
5) Garantire una gestione e una pianificazione di tutto il territorio e non solo di quello interessato dalle aree protette, contrastando indiscriminate occupazioni del territorio agro-silvo-pastorale, recuperando e valorizzando strutture, infrastrutture e aree urbane già esistenti invece di crearne di nuove che poi spesso risultano inutili e sottoutilizzate.<br />
L&#8217;AnuuMigratoristi della Lombardia, unitamente a tutte le associazioni venatorie lombarde, si farà carico di seguire l&#8217;iter di discussione della legge regionale in materia di aree protette recentemente approvata dalla Giunta regionale e di presentare nelle competenti sedi istituzionali puntuali proposte di emendamenti volti a garantire il raggiungimento degli obiettivi sopra richiamati.<br />
Ufficio stampa AnuuMigratoristi</p>
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		<title>FIDC ROVIGO: È ANCORA ALLARME PER LE VOLPI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 15:24:40 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[fidc rovigo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Agenzia interregionale per il fiume Po ha denunciato, il 10 gennaio, la presenza di 9 tane, tra le quali una del diametro di quasi mezzo metro, che passavano per intero l&#8217;arginatura, dal piano campagna alla riva del fiume, lungo circa 10 metri. Era visibile anche un&#8217;altra galleria longitudinale, sempre in comunicazione con la precedente all&#8217;interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;L&#8217;Agenzia interregionale per il fiume Po ha denunciato, il 10 gennaio, la presenza di 9 tane, tra le quali una del diametro di quasi mezzo metro, che passavano per intero l&#8217;arginatura, dal piano campagna alla riva del fiume, lungo circa 10 metri. Era visibile anche un&#8217;altra galleria longitudinale, sempre in comunicazione con la precedente all&#8217;interno dell&#8217;argine stesso&#8221;.</em> Si torna a parlare di volpi nel Polesine, soprattutto delle tane scavate lungo gli argini del Po e del rischio idrogeologico connesso a questo fenomeno. A dare l&#8217;allarme sul Gazzettino Rovigo è il vice presidente provinciale di Federcaccia, Gianluca Targa, che a seguito di numerose segnalazioni ha denunciato la costante presenza di tane nei tratti arginali del Po di Venezia tra porto Viro e Ariano. E non si tratta &#8220;solo&#8221; di un problema di sicurezza, ma anche sanitario. <em>&#8220;È una prova evidente</em> - ha dichiarato Targa - <em>che la presenza di volpi sul territorio Palesano supera ampiamente la percentuale consigliata dalle linee guida della Oms oltre le quali il rischio per gli uomini e gli animali domestici di contrarre la rabbia silvestre è direttamente esponenziale alla densità di popolazione di questa specie</em>&#8220;. Va ricordato poi che le volpi si concentrano soprattutto verso gli argini del Po perché si tratta di aree protette come zona Parco e che abbondano di selvaggina. <em>&#8220;L&#8217;Agenzia interregionale per il fiume Po non ha sufficiente personale per i controlli </em>- ha concluso Targa - <em>e sarebbero opportuni reali provvedimenti risolutivi sul controllo numerico della specie&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
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		<title>CUNEO: PROVINCIA E ISPRA SUL CONTROLLO DI VOLPI E CORVIDI</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:10:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cuneo]]></category>

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La Provincia di Cuneo ha varato, dopo il parere favorevole dell&#8217;Ispra, la proroga del piano triennale di controllo su volpi e corvidi. L&#8217;assessore provinciale con delega alla Tutela faunistica, Stefano Isaia, ha dichiarato che i dati raccolti sul territorio e le numerose segnalazioni di associazioni agricole ed enti locali hanno evidenziato un soprannumero delle due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>La Provincia di Cuneo ha varato, dopo il parere favorevole dell&#8217;Ispra, la proroga del piano triennale di controllo su volpi e corvidi. L&#8217;assessore provinciale con delega alla Tutela faunistica, Stefano Isaia, ha dichiarato che i<em> </em>dati raccolti sul territorio e le numerose segnalazioni di associazioni agricole ed enti locali hanno evidenziato un soprannumero delle due specie, con conseguenti danni alle attività agricole e alla piccola fauna. <em>&#8220;L&#8217;opera di contenimento, che sarà attuata in linea con la direttive regionali e nazionali </em>- ha dichiarato l&#8217;assessore a <a href="http://www.targatocn.it/">www.targatocn.it</a> - <em>permetterà la normalizzazione della situazione in numerose aree della Granda&#8221;. </em><br />
<em>&#8220;L&#8217;attuazione </em>- si legge poi nell&#8217;articolo - <em>prevede il coinvolgimento di guardie venatorie provinciali, Atc e Ca con la collaborazione, previa autorizzazione, di agricoltori per i corvidi e di cacciatori per le volpi&#8221;.</em><br />
A.B.</p>
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		<title>PARCO LA MADDALENA (OT): DOPPIO INTERVENTO PER CONTENERE I CINGHIALI</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 13:35:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Parco Nazionale Arcipelago La Maddalena]]></category>

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		<description><![CDATA[Doppia strategia per il Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Di La Maddalena (OT), che sulla base di un quadro normativo complesso ha previsto un duplice fronte per risolvere l&#8217;emergenza determinata dal vertiginoso aumento dei cinghiali ibridi sull&#8217;isola di Caprera, fenomeno che si sta estendendo anche all&#8217;isola madre di La Maddalena. Anzitutto, è stato avanzato l&#8217;avvio immediato delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Doppia strategia per il Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Di La Maddalena (OT), che sulla base di un quadro normativo complesso ha previsto un duplice fronte per risolvere l&#8217;emergenza determinata dal vertiginoso aumento dei cinghiali ibridi sull&#8217;isola di Caprera, fenomeno che si sta estendendo anche all&#8217;isola madre di La Maddalena. Anzitutto, è stato avanzato l&#8217;avvio immediato delle procedure per la cattura degli animali con l&#8217;utilizzo di gabbie e la successiva macellazione, quindi l&#8217;inizio di un percorso amministrativo più lungo per l&#8217;abbattimento dei suidi mediante battute controllate da parte di personale adeguatamente formato. <em>&#8220;</em><em>Nel corso della Conferenza di servizi</em> - si legge su http://www.parks.it - <em>è emersa la necessità di modificare il Piano di Gestione, che risale a sei anni fa e che dovrà essere aggiornato attraverso il monitoraggio dell&#8217;attuale situazione e l&#8217;individuazione delle ragioni oggettive che giustifichino l&#8217;abbattimento degli animali. Gli allarmi sviluppatisi nel corso degli ultimi mesi in particolare sull&#8217;isola di Caprera per l&#8217;incolumità delle persone motivano ampiamente entrambe le modalità d&#8217;intervento&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
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		<title>SAN VITALE BAGANZA (PR): AVVISTATO FELINO DI MEDIA TAGLIA</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 17:29:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;hanno ribattezzata &#8220;La Tigre di S.Vitale&#8221;, anche se l&#8217;unica cosa che si sa per certo è che di tigre non si tratta. Non ha infatti le inconfondibili striature, ma un manto uniforme, di un bel color nocciola. Il primo avvistamento è avvenuto giovedì scorso, di mattina, in località La Fagnana, alle porte della frazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;hanno ribattezzata &#8220;La Tigre di S.Vitale&#8221;, anche se l&#8217;unica cosa che si sa per certo è che di tigre non si tratta. Non ha infatti le inconfondibili striature, ma un manto uniforme, di un bel color nocciola. Il primo avvistamento è avvenuto giovedì scorso, di mattina, in località La Fagnana, alle porte della frazione di San Vitale Baganza, nel comune di Sala Baganza, in provincia di Parma, e già la cronaca del suo avvistamento è sulla bocca di tutti.<br />
Ad avvistare quella presenza insolita, sono stati gli operai di un prosciuttificio: &#8220;L&#8217;animale era su una collinetta - si legge sulla Gazzetta di Parma - accucciato sotto un grosso albero e poco distante da un&#8217;abitazione circondata da cipressi&#8221;.<br />
20/30 chili circa di peso, un esemplare molto giovane, ma di quale specie ancora non si sa bene. Alcuni dicono di puma, altri di ghepardo, altri ancora sperano che si tratti di una lince.<br />
Fatto sta che i carabinieri hanno allertato il Parco dei Boschi di Carrega, competente per la zona: sul posto è arrivato il guardaparco, ma dell&#8217;animale non vi era già più traccia. Nonostante poi lo scioglimento della neve abbia reso ancor più difficili le ricerche, il sopralluogo non è stato del tutto infruttuoso: sono infatti state trovate delle orme anomale, tonde e di dimensione superiore a quelle della fauna locale.<br />
Le ricerche sono proseguite anche il giorno seguente, venerdì, con i rinforzi del Corpo forestale dello Stato. Per ora non si esclude l&#8217;ipotesi di un animale esotico importato abusivamente in Italia e poi abbandonato o scappato. Ammesso e non concesso che non si tratti di una &#8220;bufala&#8221;.<br />
Arianna Biagi</p>
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		<title>NUTRIE: IN ITALIA FANNO DANNI PER 20MILIONI DI EURO ALL’ANNO</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[nutria]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Università di Pavia ha condotto uno studio nazionale sui danni provocati dalla nutria, una specie che si è riprodotta in modo esponenziale, tanto da avere un impatto negativo sul territorio e sulle colture. In primis, nutrendosi dei germogli di piante erbacee ed arboree, rasando i campi di cereali in fase di emergenza e mettendo quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Università di Pavia ha condotto uno studio nazionale sui danni provocati dalla nutria, una specie che si è riprodotta in modo esponenziale, tanto da avere un impatto negativo sul territorio e sulle colture. In primis, nutrendosi dei germogli di piante erbacee ed arboree, rasando i campi di cereali in fase di emergenza e mettendo quindi a serio rischio la produzione agricola, ma non solo. Anche scavando lunghe e ampie gallerie in prossimità di canali e arginature, provocando così crolli ed esondazioni. Ad essere a rischio quindi non è solo l&#8217;interesse economico del settore agricolo ma anche la tutela dell&#8217;ambiente e la sicurezza di tutti i cittadini. Per non parlare del rischio sanitario, dal momento che la nutria può essere potenziale portatrice di 16 zoonosi di tipo virale, batterico o parassitario e di diffusione della Leptospirosi. Dallo studio emerge che il trend della popolazione è in continuo aumento, così come quello dei danni provocati, non solo all&#8217;agricoltura, ma anche e soprattutto alle infrastrutture. &#8220;Al giorno d&#8217;oggi, in Italia - riporta il sito www.conipiediperterra.com - l&#8217;impatto della nutria è stimabile in 20 milioni di euro all&#8217;anno&#8221;. Il contenimento numerico della specie può essere ottenuto tramite l&#8217;abbattimento con fucile (riconoscendo degli incentivi ai cacciatori per capo abbattuto, così come avviene in Luisiana negli Usa), il trappolaggio e la sterilizzazione chirurgica. L&#8217;obiettivo principale degli interventi da porre in atto diventa ora l&#8217;isolamento delle popolazioni di nutria, prerequisito fondamentale per favorirne l&#8217;eradicazione.. Secondo Coldiretti, la nutria rappresenta un problema che tocca diversi settori: quello agricolo, il mondo faunistico-venatorio, l&#8217; ambiente e la sanità, e sarebbe quindi opportuna l&#8217;attivazione di un coordinamento nazionale per la gestione del problema. Tra le azioni concrete da attuare, Coldiretti propone anche che si preveda la corresponsione di un adeguato indennizzo ai coadiutori integrato da un premio incentivante per capo e la possibilità di abbattere gli animali anche nelle Zps della Rete Natura 2000, dove le nutrie, essendo animali alloctoni, mettono a repentaglio flora e fauna.<br />
A.B.</p>
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		<title>LEPRI A SAN SIRO</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 19:01:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[lepri]]></category>

		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrivano dal Parco di Trenno, tagliano la strada ai cavalli e rovinano pure il terreno. Sono una cinquantina le lepri che abitano l&#8217;ippodromo di San Siro e che sistematicamente, durante gli allenamenti, attraversano la pista rischiando di far fare agli equini da corsa dei capitomboli rovinosi. L&#8217;allarme, lanciato dalla società che gestisce l&#8217;impianto di San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivano dal Parco di Trenno, tagliano la strada ai cavalli e rovinano pure il terreno. Sono una cinquantina le lepri che abitano l&#8217;ippodromo di San Siro e che sistematicamente, durante gli allenamenti, attraversano la pista rischiando di far fare agli equini da corsa dei capitomboli rovinosi. L&#8217;allarme, lanciato dalla società che gestisce l&#8217;impianto di San Siro, è però stato raccolto prontamente dalla Provincia, che a sua volta ha arruolato una task force formata da angenti della sua polizia, guardie ecologiche e da un buon numero di cacciatori volontari. In tutto, 150 uomini per catturare 50 lepri (e d&#8217;altra parte ne servirono più di 200, di volontari, per catturare le 30 lepri che nel maggio di un anno fa avevano preso possesso dell&#8217;aeroporto di Linate).<br />
<em>&#8220;Prima di essere visitate e spedite in un&#8217;oasi protetta di ripopolamento appena fuori città</em> - si legge su Il Corriere della Sera Milano <em>- le lepri finiranno in trappola grazie a un paio di gigantesche reti&#8221;. </em>La maxicattura era stata programmata per ieri, ma il blocco del traffico ha fatto slittare il tutto di una settimana. La data ufficiale, quindi, è quella di domenica prossima, 6 febbraio.<br />
<em>&#8220;Oltre alle lepri</em> - ha dichiarato l&#8217;assessore provinciale alla Sicurezza Stefano Bolognini - <em>ci hanno segnalato la presenza in quelle zone verdi anche di conigli, fagiani e beccacce&#8221;</em>. Anche il territorio della città di Milano, insomma, sembra avere la sua varietà di specie.<br />
Arianna Biagi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>MONTEVEGLIO (BO): PROGETTO SPERIMENTALE PER I DANNI DA CAPRIOLO</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 15:37:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[bologna]]></category>

		<category><![CDATA[capriolo]]></category>

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		<description><![CDATA[La giunta provinciale di Bologna ha approvato un progetto sperimentale che, in convenzione con il Parco regionale dell&#8217;Abbazia, prevede l&#8217;avvio di un&#8217;attività di prevenzione dei danni arrecati dai caprioli ai frutteti e ai vigneti di cui è ricca la zona. Dissuasori olfattivi e acustici andranno quindi a sommarsi alle tradizionali recinzioni elettrificate.
&#8220;La vicinanza dei frutteti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giunta provinciale di Bologna ha approvato un progetto sperimentale che, in convenzione con il Parco regionale dell&#8217;Abbazia, prevede l&#8217;avvio di un&#8217;attività di prevenzione dei danni arrecati dai caprioli ai frutteti e ai vigneti di cui è ricca la zona. Dissuasori olfattivi e acustici andranno quindi a sommarsi alle tradizionali recinzioni elettrificate.<br />
<em>&#8220;La vicinanza dei frutteti a boschi, aree cespugliate e calanchive, che offrono un habitat ottimale per questa specie di fauna selvatica</em> - si legge su Il Resto del Carlino Bologna - <em>ha portato il numero dei caprioli a raggiungere livelli decisamente elevati&#8221;.</em> Per essere precisi si parla di 29 capi per chilometro quadrato, quando la densità ritenuta sostenibile è di massimo 7.<br />
Per la sperimentazione è stato prescelto il Parco di Monteveglio, data la fortissima incidenza dei danni provocati in questa zona sul totale di quelli riscontrati su scala provinciale: <em>&#8220;nel 2010, infatti</em> - si legge nell&#8217;articolo - <em>ammontano a 45.415 euro, di cui ben 39.004 (86% del totale) registrati nella zona del Parco&#8221;.</em><br />
La Provincia spenderà 18.000euro per l&#8217;acquisto delle recinzioni, mentre la Regione stanzierà 38.400 euro per l&#8217;acquisto dei materiali olfattivi/acustici e per l&#8217;impegno dei ricercatori dell&#8217;Ispra da cui è nato il progetto in questione.<br />
A.B.</p>
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		<title>PARCO DI BRACCIANO: “CINGHIALI PERICOLOSI, OK ALLA SELEZIONE”</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 15:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[Parco di Bracciano]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La situazione è davvero divenuta incontrollabile. Nella zona di Poggio delle Ginestre a Trevignano i cinghiali si spingono ormai ai margini delle case. Sembra che abbiano perso molto di quella caratteristica di selvatico che avevano un tempo&#8221;. Questa la dichiarazione che Stefano Stefanelli, commissario del Parco di Bracciano - Martignano, ha rilasciato a Il Messaggero: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;La situazione è davvero divenuta incontrollabile. Nella zona di Poggio delle Ginestre a Trevignano i cinghiali si spingono ormai ai margini delle case. Sembra che abbiano perso molto di quella caratteristica di selvatico che avevano un tempo&#8221;.</em> Questa la dichiarazione che Stefano Stefanelli, commissario del Parco di Bracciano - Martignano, ha rilasciato a Il Messaggero: indice di un disagio che diventa ancora più evidente se si pensa che proprio pochi giorni fa, sulla strada di Trevignano, si è verificato un incidente automobilistico che avrebbe potuto avere conseguenze moto gravi, e sempre a causa dell&#8217;impatto con un cinghiale<br />
Dopo le costose reti elettriche e visto il perdurare del fenomeno, l&#8217;Ente parco aveva deciso già da tempo di dare il via a una selezione controllata dei suidi selvatici: l&#8217;avviso per individuare i volontari che entreranno in azione dopo aver frequentato il corso di formazione risale addirittura a un anno fa. Saranno 104 i cacciatori che parteciperanno attivamente alla caccia di selezione di questa specie divenuta ormai infestante soprattutto nella zona di Trevignano e nelle aree del Viterbese. <em>&#8220;Il corso </em>- spiega Stefanelli - <em>partirà a febbraio. Vista l&#8217;alta adesione, i volontari verranno divisi in gruppi in modo da seguire meglio le lezioni&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAVA DI BASIGLIO (MI): DOVE LA MORIA DI PESCI È ANNUALE</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 22:03:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;edizione di ieri del quotidiano Il Giorno (Milano) denuncia un&#8217;altra moria inspiegabile di animali, questa volta di pesci, come in Arkansas. &#8220;Tutto è cominciato sabato scorso, e in pochi giorni sono stati sterminati circa 5 quintali di pesci di diverse specie nell&#8217;oasi protetta Cava di Basiglio&#8221;.
Questo episodio, però, sembra avere origini datate, almeno in quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;edizione di ieri del quotidiano Il Giorno (Milano) denuncia un&#8217;altra moria inspiegabile di animali, questa volta di pesci, come in Arkansas. <em>&#8220;Tutto è cominciato sabato scorso, e in pochi giorni sono stati sterminati circa 5 quintali di pesci di diverse specie nell&#8217;oasi protetta Cava di Basiglio&#8221;.</em><br />
Questo episodio, però, sembra avere origini datate, almeno in quella cava specifica: già a gennaio del 2006 si era verificata una moria. Poi un&#8217;altra il 23 dicembre dell&#8217;anno successivo. E di quello dopo ancora, nel 2008, quando migliaia di pesci erano a saliti a galla boccheggiando. Poi, infine, nel gennaio del 2009. <em>&#8220;Adesso come allora</em> - si legge nell&#8217;articolo - <em>lo scenario è inquietante, e inquietante è il fatto che ancora non ci sia una versione ufficiale a queste continue morie&#8221;. </em>Se mancano le versioni ufficiali, in compenso abbondano quelle ufficiose: dall&#8217;anossia (mancanza di ossigeno, l&#8217;ipotesi più gettonata per l&#8217;episodio del 2009) all&#8217;inquinamento, dalle condotte che immettono sostanze pericolose (questa volta sarebbero state rinvenute tracce oleose) allo sversamento di cloro, forse da una piscina privata della zona (come ipotizzato in passato dal Comune di Basiglio, che ospita la cava di pertinenza della Provincia di Milano). L&#8217;amministrazione comunale, dal canto suo, questanno si sarebbe limitata a comunicare che si tratta delle solite cause che da anni provocano morie di pesci nella cava. &#8220;Solite&#8221; sì, ma &#8220;quali&#8221; non si è ancora capito.<br />
Arianna Biagi</p>
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		<title>PARCO DEI SIBILLINI: CENSIMENTO DEL CAMOSCIO</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 17:25:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[camoscio]]></category>

		<category><![CDATA[Parco Nazionale dei Monti Sibillini]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolto nei giorni scorsi, nel Parco nazionale dei monti Sibillini, il primo censimento autunnale del camoscio appenninico. Con la copertura dei dodici stazioni individuate precedentemente, è stata rilevata la presenza di 17 esemplari sui 19 che compongono l&#8217;esigua colonia del massiccio. I punti di avvistamento erano concentrati sul monte Bove, dove si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolto nei giorni scorsi, nel Parco nazionale dei monti Sibillini, il primo censimento autunnale del camoscio appenninico. Con la copertura dei dodici stazioni individuate precedentemente, è stata rilevata la presenza di 17 esemplari sui 19 che compongono l&#8217;esigua colonia del massiccio. I punti di avvistamento erano concentrati sul monte Bove, dove si è stabilizzata la maggior parte della colonia, ma le prossime operazioni di censimento potrebbero interessare anche altre aree del gruppo montuoso, dal momento che si spera in un allargamento della popolazione. &#8220;Nei prossimi mesi - si legge su Il Corriere dell&#8217;Umbria - si procederà con altre immissioni in natura effettuate nell&#8217;ambito del progetto Life - Coornata, che si protrarranno fino al raggiungimento del numero minimo vitale fissato in trenta unità&#8221;. Oltre ai tecnici del Parco nazionale, al censimento hanno partecipato più di 30 volontari del Gruppo camoscio attivato su Facebook, molti agenti del coordinamento territoriale per l&#8217;ambiente del corpo forestale dello Stato e alcuni rappresentanti dell&#8217;Urca (Unione regionale cacciatori dell&#8217;appennino). La seconda operazione di censimento si terrà la prossima estate.<br />
Arianna Biagi</p>
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		<title>PROVINCIA DI SALERNO: MANCA POCO AL PROTOCOLLO D’INTESA</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 17:26:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[salerno]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo venerdì, 28 gennaio, alle ore 10:30 presso il Salone Bottiglieri di Palazzo Sant&#8217;Agostino a Salerno, verrà siglato il Protocollo d&#8217;intesa tra l&#8217;assessorato provinciale alla Caccia, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, l&#8217;Atc delle aree contigue al Parco e il Dipartimento di Biologia strutturale e funzionale dell&#8217;Università degli studi di Napoli &#8220;Federico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo venerdì, 28 gennaio, alle ore 10:30 presso il Salone Bottiglieri di Palazzo Sant&#8217;Agostino a Salerno, verrà siglato il Protocollo d&#8217;intesa tra l&#8217;assessorato provinciale alla Caccia, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, l&#8217;Atc delle aree contigue al Parco e il Dipartimento di Biologia strutturale e funzionale dell&#8217;Università degli studi di Napoli &#8220;Federico II&#8221;.<br />
<em>&#8220;Le parti</em> - si legge su <a href="http://www.gazzettinovesuviano.com" target="_blank">www.gazzettinovesuviano.com</a> - <em>si impegneranno a redigere ed attuare: piani di programmazione faunistica; controllo epidemiologico e sanitario della fauna selvatica; individuazione di aree a vocazione specifica per progetti sperimentali per l&#8217;immissione di specie selvatica; avvio di progetti sperimentali per incentivare forme di agricoltura biologica; corsi di formazione per operatori faunistici&#8221;. </em>Alla stipula prenderanno parte il presidente del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano, Amilcare Troiano; il presidente dell&#8217;Atc delle arre Contigue, Armando Liguori; il professor Girolama La Mantia del Dipartimento di biologia strutturale della Federico II e l&#8217;assessore provinciale alla Caccia Antonio Mauro Russo.<br />
A.B.</p>
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		<title>LOMBARDIA: RISVOLTI INASPETTATI DAL CENSIMENTO DEI CINGHIALI</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 20:52:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>

		<category><![CDATA[lombardia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il censimento dei suidi selvatici elaborato dalla Regione Lombardia in vista del vertice convocato il prossimo 8 febbraio a Milano - stabilito proprio per definire le misure di controllo dei cinghiali - sembrerebbe ridimensionare l&#8217;allarme lanciato nel recente passato, almeno per quel che riguarda il Bresciano.
Non sarebbe infatti il numero di esemplari, ma la densità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il censimento dei suidi selvatici elaborato dalla Regione Lombardia in vista del vertice convocato il prossimo 8 febbraio a Milano - stabilito proprio per definire le misure di controllo dei cinghiali - sembrerebbe ridimensionare l&#8217;allarme lanciato nel recente passato, almeno per quel che riguarda il Bresciano.<br />
Non sarebbe infatti il numero di esemplari, ma la densità delle colonie concentrate in Valsabbia e Alto Garda a rappresentare un serio problema per le colture.<br />
Secondo quanto dichiarato a BresciaOggi dalla Coldiretti lombarda, gli abbattimenti su scala regionale sarebbero passati dai 1.162 del 2000 ai 3.304 del 2010, mentre la percentuale di danni da fauna selvatica che fa riferimento ai cinghiali sarebbe raddoppiata dal 2004 al 2009, passando dal 10 al 20%.<br />
<em>&#8220;L&#8217;invasione non risparmia neppure i parchi</em> - si legge sul quotidiano - <em>in particolare quelli del Ticino, dei Colli di Bergamo e dell&#8217;Alto Garda. Ma come detto, Brescia sta decisamente meglio di altre aree&#8221;.<br />
</em>Si pensa ad esempio alla provincia di Como, dove la popolazione di cinghiali sfiora i 2.500 capi e all&#8217;Ovest Lario, dove c&#8217;è il sospetto che alcuni esemplari arrivino dalla Svizzera. <em>&#8220;Nella Bergamasca</em> - riporta l&#8217;articolo - <em>sono 64 i Comuni interessati dal fenomeno distribuiti tra Val Seriana Val Cavallina e alta Val Borlezza, con una popolazione di cerca mille capi&#8221;.</em> In provincia di Sondrio i cinghiali alla ricerca di cibo starebbero mettendo a rischio la stabilità dei terrazzamenti sostenuti dai muretti a secco peraltro già degradati. <em>&#8220;Nel Pavese l&#8217;area più colpita è l&#8217;Oltrepo dove si contano almeno 900 esemplari&#8221;.</em> A Milano crescerebbe invece l&#8217;allarme di flussi migratori estivi dal Piemonte.<br />
Nel breafing regionale dell&#8217;8 febbraio si parlerà quindi di controllo delle colonie, prevenzione dei danni e risarcimenti.<br />
Arianna Biagi</p>
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		<title>AIW: UN’AREA WILDERNESS NEI MONTI REATINI</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 16:34:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[È su sollecitazione dell&#8217;Aiw, l&#8217;associazione che, per sua stessa definizione,&#8221;non si batte per contrastare a tutti i costi la caccia ed i cacciatori credendo con ciò di preservare la biodiversità&#8221;, che il Comune di Poggio Bustone (Ri) ha designato in Area Wilderness 180 ettari della Cima d&#8217;Arme, la bella e selvaggia montagna che sovrasta il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È su sollecitazione dell&#8217;Aiw, l&#8217;associazione che, per sua stessa definizione<em>,&#8221;non si batte per contrastare a tutti i costi la caccia ed i cacciatori credendo con ciò di preservare la biodiversità&#8221;</em>, che il Comune di Poggio Bustone (Ri) ha designato in Area Wilderness 180 ettari della Cima d&#8217;Arme, la bella e selvaggia montagna che sovrasta il paese.<br />
<em>&#8220;Una zona che qualcuno</em> - si legge nel comunicato dell&#8217;Aiw - <em>fece antidemocraticamente inserire in una Zps (ratificata dal governo regionale e poi ancora dallo Stato ed infine dall&#8217;Unione Europea) senza aver mai ottenuto l&#8217;assenso del Comune proprietario, e che oggi è tutelata non già da quel vincolo d&#8217;imperio - che poi di fatto potrà impedire ben poco, come insegnano i tanti progetti a loro danno - ma dalla scelta, libera ed autonoma, del Comune di provvedere alla sua conservazione&#8221;.</em><br />
Questa è la seconda Area Wilderness in Provincia di Rieti, dopo quella designata nel 2002 dal Comune di Petrella Salto sui Monti Nuria e Nurietta.<br />
A.B.</p>
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		<title>RETE ‘NATURA 2000’ ARRIVA A QUOTA 18% DEL TERRITORIO EUROPEO</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 23:00:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[rete natura 2000]]></category>

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		<description><![CDATA[Altri 739 nuovi Siti di importanza comunitaria si sono aggiunti agli oltre 26.000 che formano la rete di protezione ‘Natura 2000&#8242;. Con queste integrazioni il network comunitario raggiunge così una copertura di quasi il 18% del territorio europeo e di più o meno 130 mila chilometri quadrati di mari e oceani.
&#8220;I paesi che contribuiscono in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altri 739 nuovi Siti di importanza comunitaria si sono aggiunti agli oltre 26.000 che formano la rete di protezione ‘Natura 2000&#8242;. Con queste integrazioni il network comunitario raggiunge così una copertura di quasi il 18% del territorio europeo e di più o meno 130 mila chilometri quadrati di mari e oceani.<br />
<em>&#8220;I paesi che contribuiscono in maggior grado a questo allargamento</em> - si legge su www3.lastampa.it - <em>sono la Polonia, la Repubblica ceca, la Danimarca, la Francia e la Spagna&#8221;.</em><br />
Ma anche l&#8217;Italia aggiunge ai suoi 2.288 Siti di importanza comunitaria e alle sue 597 Zone di protezione speciale altri quattro siti, oltrepassando il 20% di copertura del territorio nazionale. <em>&#8220;Nei nuovi ingressi </em>- si legge nell&#8217;articolo - <em>rientra la regione del Mediterraneo comprendente il Lago del Rendina, popolata dalla Bombina variegata, o ululone dal ventre giallo, e dal serpente Cervone, richiamati dalla Red List dell&#8217;IUCN&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
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		<title>AIW: SUL RANDAGISMO NEL PARCO D’ABRUZZO</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 14:14:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Come riceviamo così pubblichiamo il commento dell&#8217;Associazione italiana per la wilderness a una ricerca sul randagismo nell&#8217;area del Parco nazionale d&#8217;Abruzzo.
Nei giorni scorsi è circolata in Internet la relazione su di una ricerca sul randagismo nell&#8217;area del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, redatta dai tecnici dell&#8217;Ente Parco; ricerca scaturita, abbiamo ragione di credere, dal noto evento dell&#8217;Orsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come riceviamo così pubblichiamo il commento dell&#8217;Associazione italiana per la wilderness a una ricerca sul randagismo nell&#8217;area del Parco nazionale d&#8217;Abruzzo.</p>
<blockquote><p>Nei giorni scorsi è circolata in Internet la relazione su di una ricerca sul randagismo nell&#8217;area del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, redatta dai tecnici dell&#8217;Ente Parco; ricerca scaturita, abbiamo ragione di credere, dal noto evento dell&#8217;Orsa con piccoli aggredita da un branco di cani nel dicembre scorso nella valle del Sagittario (Comune di Villalago), ai margini del Parco Nazionale.<br />
Una relazione ineccepibile, essendo basata su dati d&#8217;archivio ufficiali in merito ai danni agli allevatori rimborsati nel periodo 2004-2009, ma anche una relazione inficiata da una premessa fondamentale, premessa che non possiamo che considerare &#8220;politica&#8221;, nel senso di tutela della politica dell&#8217;Ente Parco, e che qui riportiamo: &#8220;Dall&#8217;analisi dei dati relativi agli indennizzi concessi dall&#8217;Ente Parco agli allevatori negli anni passati, emerge chiaramente un incremento esponenziale delle somme erogate; tale tendenza non è accompagna né da incremento della consistenza numerica dei predatori selvatici (lupo essenzialmente), né da un aumento dei domestici nella composizione della dieta dei predatori, come risulta dall&#8217;analisi degli escrementi del lupo, dalla quale risulta che i domestici compaiono con percentuali relativamente basse&#8221;.<br />
E&#8217; difatti notorio a tutti quanti si occupano di fauna selvatica che almeno la presenza del Lupo sia stata in continuo aumento, tanto che lo stesso Ente Parco ha ancora lo scorso anno riportato di 60 lupi nell&#8217;area del Parco (contro la decina, sì e no) del 1970. Sessanta Lupi che, per chi è a conoscenza dell&#8217;impatto predatorio di questi animali, non è cosa da sottovalutarsi, e rende ben comprensibile l&#8217;aumento esponenziale dei danni agli armenti domestici, essendo essi, nonostante l&#8217;aumentata presenza di cervi e cinghiali, sempre e comunque il punto più debole della catena alimentare. E ciò non concorda, ed è anzi in antitesi, con i risultati della ricerca!<br />
Per quanto riguarda la presenza dei cani randagi o inselvatichiti, almeno lo scrivente può dichiarare che in trent&#8217;anni di assidua frequentazione delle montagne del Parco solo in 2 (due!) casi ha osservato cani in situazioni tali da poterli definire cani randagi o &#8220;inselvatichiti&#8221;. Nelle stesse relazioni del servizio di sorveglianza del Parco non credo esistano molte segnalazione di questi cani, che all&#8217;epoca della mia presenza nel Parco mai si parlava, perché mai ne venivano avvistati. E non c&#8217;è ragione di credere che dopo quell&#8217;epoca vi sia stato un boom di questi animali!<br />
Non è con queste premesse che si fa chiarezza sul problema del rapporto tra Parco ed allevatori. Non è negando certe realtà per comodo e difesa &#8220;di principio&#8221; della fauna predatoria del Parco che si difende questa fauna. La verità dei fatti deve essere alla base di ogni ricerca seria, altrimenti essa risulta sempre alterata dal semplice dato di partenza, che ne altera tutti gli altri, e quindi inficia tutta la ricerca. Una ricerca del genere per avere credibilità andava innanzi tutto fatta da persone super-partes e, in ogni modo, anche se dovesse risultare veritiera, per i gestori di un Parco Nazionale dovrebbe sempre valere il principio che non è risparmiando sui rimborsi che si salvano orso, lupi ed altri predatori, ma pagando SEMPRE E COMUNQUE i danni segnalati, che siano essi stati arrecati da orsi e lupi o da cani; perché questi rimborsi, ancorché &#8220;gonfiati&#8221; in taluni casi, devono essere visti come contribuzioni a favore di un&#8217;attività fondamentale per la sopravvivenza dei predatori e per il mantenimento della biodiversità dei pascoli e delle foreste del Parco. Pretendere che siano essi (gli allevatori ed i pastori) a &#8220;pagare&#8221; di fatto per questi mantenimenti non sarebbe solo scorretto, sarebbe anche antidemocratico ed illiberale.</p>
<p>Murialdo, 15 Gennaio 2011<br />
Il segretario generale<br />
Franco Zunino</p></blockquote>
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		<title>VENEZIA: 20 MILA EURO DALLA REGIONE PER IL CONTENIMENTO DELLE NUTRIE</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 10:31:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[nutria]]></category>

		<category><![CDATA[venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Prosegue la collaborazione con gli ambiti di caccia e le squadre comunali per la soppressione delle nutrie. Nel mese di marzo renderemo noti i dati della cattura, nel frattempo ringraziamo i cacciatori per la loro collaborazione&#8221;. Con queste parole, l&#8217;assessore alla caccia della Provincia di Venezia Mario Dalla Tor ha annunciato il proseguimento del programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Prosegue la collaborazione con gli ambiti di caccia e le squadre comunali per la soppressione delle nutrie. Nel mese di marzo renderemo noti i dati della cattura, nel frattempo ringraziamo i cacciatori per la loro collaborazione&#8221;.</em> Con queste parole, l&#8217;assessore alla caccia della Provincia di Venezia Mario Dalla Tor ha annunciato il proseguimento del programma annunciato nel settembre 2009 per il controllo delle nutrie nel Parco naturale regionale del fiume Sile. &#8220;<em>Il proliferare del roditore</em> - si legge su Il Gazzettino Venezia - <em>è consistente soprattutto nel territorio di Quarto d&#8217;Altino soprattutto ad Altino, nei pressi del Canale Santa Maria, lungo il fiume Dese e nelle valli circostanti&#8221;. </em>Per l&#8217;attività di controllo delle nutrie al Parco del fiume Sile la Regione ha stanziato 20 mila euro che l&#8217;Ente Parco utilizzerà per dotarsi del materiale necessario (trappole e kit di utilizzo) da distribuire agli ambiti territoriali di caccia per procedere alla cattura.<br />
A.B.</p>
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		<title>MIRA (VE): FIDC IN DIFESA DELL’EQUILIBRIO DELLA LAGUNA</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 15:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[federcaccia mira]]></category>

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		<description><![CDATA[Subito si sono schierati i comitati ambiente e territorio, poi la Lega Nord, che ha chiesto un referendum, poi il gruppo Sinistra ecologica e libertà fissando dei paletti precisi. Ora si aggiunge anche la voce della Federcaccia provinciale di Venezia al coro di &#8220;no&#8221; sul progetto che vorrebbe un porto logistico a Dogaletto.
&#8220;Ci sembra poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Subito si sono schierati i comitati ambiente e territorio, poi la Lega Nord, che ha chiesto un referendum, poi il gruppo Sinistra ecologica e libertà fissando dei paletti precisi. Ora si aggiunge anche la voce della Federcaccia provinciale di Venezia al coro di &#8220;no&#8221; sul progetto che vorrebbe un porto logistico a Dogaletto.<br />
<em>&#8220;Ci sembra poco comprensibile</em> - ha spiegato la presidenza provinciale Fidc nella voce di Luciano Babbo - <em>la posizione del Comune di Mira che ritiene un&#8217;opportunità di sviluppo il progetto della logistica a Dogaletto: lo sviluppo va bene, ma deve essere sostenibile, e questo progetto intacca un&#8217;area importante del sistema lagunare a scapito della tutela e conservazione dell&#8217;ambiente&#8221;.</em> Tantopiù che passare pei i canali della laguna e poiintrodursi nell&#8217;entroterra, devastare una grande area agricola con centinaia e centinaia di mezzi di grosse dimensioni intacca il sistema delle barene, quei  terreni di forma tabulare tipici delle lagune che vengono periodicamente sommerse dalle maree. <em>&#8220;Ci chiediamo: poco più in là</em> - conclude Federcaccia sulle pagine de La Nuova Venezia - <em>non c&#8217;è l&#8217;area di Fusina da bonificare e utilizzare proprio per progetti come questo? Prima di decidere è bene che tutti i soggetti, compresi noi, siano interpellati&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LIFE PLUS: RIPOPOLAMENTO DI CERVI PER LA CONSERVAZIONE DEL LUPO</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 15:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cervi]]></category>

		<category><![CDATA[lupi]]></category>

		<category><![CDATA[Parco Nazionale dei Monti Sibillini]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi quattro cervi saranno rilasciati nel Parco nazionale dei Monti Sibillini. Cervi di notevole valenza ecologica, dal momento che rappresentano una delle prede naturali di grandi predatori come il Lupo. Da qui alla primavera del 2012, infatti, verranno rilasciati altri 6 esemplari, così come previsto dal progetto Life per la conservazione dei grandi carnivori. &#8220;Tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi quattro cervi saranno rilasciati nel Parco nazionale dei Monti Sibillini. Cervi di notevole valenza ecologica, dal momento che rappresentano una delle prede naturali di grandi predatori come il Lupo. Da qui alla primavera del 2012, infatti, verranno rilasciati altri 6 esemplari, così come previsto dal progetto Life per la conservazione dei grandi carnivori. <em>&#8220;Tutti gli animali, provenienti dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi</em> - si legge su Il Messaggero Umbria - <em>verranno rilasciati nel territorio del Comune di Norcia, nel versante umbro del Parco, al fine di formare un nucleo separato e indipendente da quello già presente nell&#8217;alta valle del Nera&#8221;.<br />
</em>Sabato 15 gennaio, poi, si terrà, presso la sede del Parco di Visso, un corso per la formazione dei Tutori del Cervo, gruppo di volontari che potranno prestare aiuto nelle attività di censimento e nelle prossime operazioni di reintroduzione di cervi.<br />
Il corso di formazione sarà tenuto dal direttore del Parco,<strong> </strong>Franco Perco, uno dei massimi esperti europei di ungulati, ed è riservato al personale dell&#8217;ente, ai cacciatori dell&#8217;Unione regionale dei cacciatori dell&#8217;Appennino, ai soci delle associazioni ambientaliste umbre e marchigiane e agli agenti del Coordinamento territoriale per l&#8217;Ambiente del Corpo forestale dello Stato.<br />
A.B.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ROVIGO: ANCORA TROPPE LE VOLPI</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 18:49:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[I cacciatori del Polesine denunciano un&#8217;eccessiva presenza di volpi sul territorio. &#8220;Nell&#8217;ultima riunione dei vertici provinciali di Federcaccia - si legge su Il Gazzettino Rovigo - il problema è stato illustrato in ogni suo risvolto ed è partita una richiesta al prefetto, all&#8217;assessorato provinciale alla caccia e alla direzione veterinaria locale&#8221;. Non casuale il sollecito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cacciatori del Polesine denunciano un&#8217;eccessiva presenza di volpi sul territorio. <em>&#8220;Nell&#8217;ultima riunione dei vertici provinciali di Federcaccia </em>- si legge su Il Gazzettino Rovigo <em>- il problema è stato illustrato in ogni suo risvolto ed è partita una richiesta al prefetto, all&#8217;assessorato provinciale alla caccia e alla direzione veterinaria locale&#8221;.</em> Non casuale il sollecito esteso anche al mondo veterinario, dal momento che non bisogna dimenticare il rischio sanitario di trasmissione della rabbia silvestre. <em>&#8220;I cacciatori</em> - si legge nell&#8217;articolo - <em>spiegano di avere prove dimostrabili sulla base dei censimenti che la densità limite di esemplari per chilometro quadrato quantificata dall&#8217;Oms come rischio di diffusione della rabbia, in Polesine sia abbondantemente superata&#8221;.<br />
&#8220;Non vorremmo </em>- ha dichiarato il presidente della Federcaccia provinciale, Roberto Rovigatti - <em>che ancora una volta prevalesse l&#8217;irresponsabile pretesa di chi ha una visione disneyana della natura, ignorando l&#8217;esigenza di un corretto equilibrio ambientale&#8221;.<br />
</em>A.B.</p>
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		<title>NOVARA: AL VIA IL PIANO PER IL CONTENIMENTO DEI CINGHIALI</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 18:44:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Marzio Liuni, assessore alla Caccia della Provincia di Novara, ha annunciato ieri in conferenza stampa che da oggi prende il via il piano per l&#8217;abbattimento dei cinghiali nella zona dell&#8217;Ovest Ticino, nel Novarese. Un&#8217;operazione che, come dichiarato da Luini, la Provincia sta studiando da tempo e che mette in atto per risolvere un problema molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marzio Liuni, assessore alla Caccia della Provincia di Novara, ha annunciato ieri in conferenza stampa che da oggi prende il via il piano per l&#8217;abbattimento dei cinghiali nella zona dell&#8217;Ovest Ticino, nel Novarese. Un&#8217;operazione che, come dichiarato da Luini, la Provincia sta studiando da tempo e che mette in atto per risolvere un problema molto sentito. <em>&#8220;Non è possibile -</em> ha dichiarato l&#8217;assessore - <em>vedere la presenza di questi animali nella parte bassa della nostra provincia: eppure si presentano anche a branchi di venti o trenta&#8221;.</em> L&#8217;intervento di oggi interessa i boschi delle zone di Galliate e Trecate.<br />
A.B.</p>
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		<title>FRIULI-VENEZIA GIULIA: PRONTO IL PROGETTO DI RIPOPOLAMENTO ORSI</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 16:20:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[FIDC Friuli-Venezia Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli studiosi dell&#8217;Università di Udine stanno lavorando a un nuovo progetto di ripopolamento per l&#8217;orso sui monti friulano-giuliani che prevede l&#8217;adozione di esemplari provenienti dalla Slovenia. Non tutti sanno, però, che la comunità di orsi sloveni è stata letteralmente divisa in due parti dall&#8217;autostrada Trieste-Lubiana, che ha isolato un gruppo di circa 25 esemplari a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli studiosi dell&#8217;Università di Udine stanno lavorando a un nuovo progetto di ripopolamento per l&#8217;orso sui monti friulano-giuliani che prevede l&#8217;adozione di esemplari provenienti dalla Slovenia. Non tutti sanno, però, che la comunità di orsi sloveni è stata letteralmente divisa in due parti dall&#8217;autostrada Trieste-Lubiana, che ha isolato un gruppo di circa 25 esemplari a sud, e di 6 femmine a nord dell&#8217;autostrada. La comunità di riferimento per gli orsi del Friuli Venezia Giulia, ovviamente, è quella molto esigua che risiede a nord, e i nostri esemplari (10 in tutto) nel periodo degli amori corrono ad accoppiarsi con le sei femmine slovene, <em>&#8220;orse inevitabilmente destinate a un superlavoro </em>- si legge su Il Piccolo - <em>visto che a farsi avanti non sono solo i mammiferi italiani, ma anche i connazionali&#8221;.</em> Di qui l&#8217;idea di prelevare almeno 4 femmine dalla comunità più nutrita del sud e liberarle nei nostri boschi. Già oggi però esiste un progetto di gestione e monitoraggio degli orsi sul territorio tra Italia e Slovenia. Si chiama Life Plus Arctos - Conservazione dell&#8217;orso bruno, è finanziato dall&#8217;Ue e coinvolge molte Regioni italiane per un totale di 5 milioni di euro, di cui 388mila euro in quattro anni (dal 2010 al 2014) del Friuli Venezia Giulia. Il nuovo progetto di ripopolamento, invece, avrebbe dei costi molto più contenuti: 40 mila euro di prelievo delle 4 femmine slovene più 15mila euro all&#8217;anno per i costi di monitoraggio e di informazione.<br />
A.B.</p>
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		<title>TRENTO: LIBERA L’AQUILA SALVATA DAI CACCIATORI</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 18:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aquila]]></category>

		<category><![CDATA[trento]]></category>

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		<description><![CDATA[Il centro di recupero dell&#8217;avifauna selvatica della Provincia autonoma di Trento, servizio Foreste e fauna, ha rimesso in sesto una femmina di aquila reale rimasta paralizzata da un&#8217;intossicazione e gravemente denutrita. L&#8217;animale era stato trovato privo di forze e incapace di muoversi in Val di Borzago e consegnata al Centro di recupero da alcuni cacciatori.
In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il centro di recupero dell&#8217;avifauna selvatica della Provincia autonoma di Trento, servizio Foreste e fauna, ha rimesso in sesto una femmina di aquila reale rimasta paralizzata da un&#8217;intossicazione e gravemente denutrita. L&#8217;animale era stato trovato privo di forze e incapace di muoversi in Val di Borzago e consegnata al Centro di recupero da alcuni cacciatori.<br />
In 45 giorni di ricovero l&#8217;aquila ha recuperato 1,2 kg, arrivando al peso di 5 kg, per un&#8217;apertura alare di oltre due metri, ed dopo alcune prove (di volo, presa con gli artigli e trascinamento delle prede) è stata finalmente liberata.<br />
A.B.</p>
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		<title>FIDC E AIW PER LA CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 17:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[aiw]]></category>

		<category><![CDATA[Federcaccia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come già reso noto dalla Associazione italiana per la wilderness, grazie alla collaborazione e al contributo sostanziale della Federazione italiana della caccia è stato possibile acquistare circa 5 ettari di boschi siti nelle Langhe Savonesi, nel Comune di Piana Crixia. I terreni andranno ad estendere le aree wilderness Burrone di Lodisio e Langhe di Piana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come già reso noto dalla Associazione italiana per la wilderness, grazie alla collaborazione e al contributo sostanziale della Federazione italiana della caccia è stato possibile acquistare circa 5 ettari di boschi siti nelle Langhe Savonesi, nel Comune di Piana Crixia. I terreni andranno ad estendere le aree wilderness Burrone di Lodisio e Langhe di Piana Crixia, già di proprietà e gestite dalla stessa Aiw secondo i principi ispiratori dell&#8217;associazione.<br />
<em>&#8220;Si tratta</em> - spiega il segretario generale per la Wilderness Franco Zunino - <em>di boschi di elevato valore ambientale per la biodiversità che presentano e della quale sono ricchi i due burroni, sia di specie botaniche (alcune vere e propri rarità) sia faunistiche, ma anche caratterizzati da una bellezza aspra e selvaggia d&#8217;insieme. Una parte di questi boschi saranno dedicati quali ‘Boschi Commemorativi&#8217; a personalità od organismi, secondo la volontà dei contributori all&#8217;iniziativa&#8221;. </em>Con i nuovi acquisti le due aree wilderness si estendono su complessivi 62 ettari. È un piccolo passo, come ha messo in luce anche lo stesso Zunino ringraziando la Federazione italiana della caccia per la sensibilità dimostrata, per mostrare l&#8217;impegno dei cacciatori nella conservazione di beni naturalistici e ambientali non finalizzati solamente allo svolgimento della propria passione, ma a beneficio dell&#8217;intera collettività. Sicuramente un modo significativo per mettere un suggello a questo 2010, Anno della Biodiversità, che sta per finire, ma anche un modo per avvicinare i cacciatori italiani ad esperienze abituali per gli appassionati di altre nazioni, come la Francia, il Belgio, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.<br />
Da <a href="http://www.federcaccia.org" target="_blank">www.federcaccia.org</a></p>
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		<title>DA CANCUN UN SEGNO DI APERTURA (Editoriale, PescaSport &#038; Nautica n°6)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 18:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[pescasport &amp; nautica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è concluso all&#8217;insegna della cooperazione il vertice di Cancun sul Clima che ha visto, lo scorso dicembre, 190 Paesi riuniti attorno a uno dei tavoli più cruciali di questo secolo. Tutti comprendiamo la grande portata di tali consessi internazionali, fondamentali per l&#8217;ambiente e per le specie che in esso vivono o cercano di sopravvivere. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso all&#8217;insegna della cooperazione il vertice di Cancun sul Clima che ha visto, lo scorso dicembre, 190 Paesi riuniti attorno a uno dei tavoli più cruciali di questo secolo. Tutti comprendiamo la grande portata di tali consessi internazionali, fondamentali per l&#8217;ambiente e per le specie che in esso vivono o cercano di sopravvivere. Per la prima volta, tutti i Paesi, compresi quelli emergenti come Cina e India, si sono impegnati, volontariamente ma non in maniera vincolante - purtroppo - nei confronti del taglio dei gas serra, allo scopo di frenare l&#8217;innalzamento della temperatura terrestre. L&#8217;accordo chiede a tutti i Paesi partecipanti di ridurre le emissioni del 25-40% entro il 2020 per contenere l&#8217;aumento della temperatura globale entro i 2 gradi, e prevede tutta una serie di iniziative per accelerare il trasferimento ad energie pulite, ma dovremo aspettare il vertice che si svolgerà il prossimo anno in Sud Africa per vedere se e come questo accordo si trasformerà in un impegno reale. Il negoziato sul clima va avanti, quindi, ma, come ha affermato Wendel Trio di Greenpeace, in Messico &#8220;si è salvato il processo negoziale, non il clima&#8221;. A volte quando si parla di eventi così lontani nel tempo e nello spazio lo si fa con tanti dubbi, legittimi, e con un po&#8217; di speranza. Eppure si tratta di questioni molto vicine a noi, alla nostra salute e alle nostre abitudini. Le scelte dei grandi della terra influiranno su tanti aspetti della nostra vita, anche sulle nostre passioni, e i pescatori, così attenti all&#8217;ambiente, attendono delle risposte, perché è difficile prevedere quali potrebbero essere le conseguenze di un ulteriore surriscaldamento sulle specie animali e vegetali, comprese quelle acquatiche. Ecco perché chiudiamo questo anno con l&#8217;augurio, per il 2011, che i nostri rappresentanti, in Italia a all&#8217;estero, le istituzioni e gli enti preposti guardino con maggior sensibilità alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e della biodiversità, un patrimonio di cui oggi godiamo ancora, ma che abbiamo il dovere di lasciare integro e in salute alle generazioni future.<br />
Valeria Bellagamba</p>
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		<title>TREMILA BECCHI DA SFAMARE SUL LAGO DI COMO (da PescaSport &#038; Nautica n°6)</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 18:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[pescasport &amp; nautica]]></category>

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		<description><![CDATA[È questo il numero di cormorani presenti, accertato da studi ed accurati censimenti, che preoccupa non poco le istituzioni alieutiche locali. Il loro pasto quotidiano si aggira in media sui quattro etti di pesce. Come conseguenza diretta, il costante depauperamento delle acque del Ceresio. Se ne è discusso a Porlezza, nell&#8217;alto comasco.
Il cormorano per eccellenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È questo il numero di cormorani presenti, accertato da studi ed accurati censimenti, che preoccupa non poco le istituzioni alieutiche locali. Il loro pasto quotidiano si aggira in media sui quattro etti di pesce. Come conseguenza diretta, il costante depauperamento delle acque del Ceresio. Se ne è discusso a Porlezza, nell&#8217;alto comasco.<br />
Il cormorano per eccellenza (Phalacrocorax carbo) può raggiungere la taglia maggiore di 90 cm di lunghezza e ha un&#8217;ampia distribuzione essendo presente con alcune razze locali in Europa, Asia centrale e settentrionale, Africa, Australia e Nuova Zelanda. Ormai da specie migratoria si sta evolvendo in specie stanziale e nidificante. È quanto emerso in occasione di un convegno svolto a Porlezza (alto comasco) in cui è stata presentata la monografia &#8220;Tremila becchi da sfamare&#8221; a cura dell&#8217;Associazione dilettantistica provinciale pescatori sportivi e subacquei della sezione di Como della Fipsas.</p>
<p>CENTINAIA DI TONNELLATE DI PINNUTI DEPREDATI<br />
La monografia rientra nella collana dei &#8220;Quaderni di pesca del lago di Como&#8221;. Il numero di tremila soggetti di cormorani presenti, accertato da studi ed accurati censimenti, preoccupa non poco le istituzioni della pesca che vedono il continuo depauperamento delle acque del Ceresio. Considerando che il pasto quotidiano di un cormorano si aggira intorno ai quattro etti di pesce, emerge che centinaia di tonnellate di pinnuti viene ingoiato da questi uccelli ittiofagi. E qualche specie ittica è ai limiti dell&#8217;estinzione. I dati esposti nella monografia dimostrano, altresì, le difficoltà che incontrano anche i decisori nelle loro possibili scelte, finanziando ad esempio la Comunità Europea un progetto di valorizzazione della fauna ittica, mentre la specie viene sistematicamente falcidiata dai cormorani, peraltro protetti da norme datate ed emanate dalla stessa CEE. Nella Regione Lombardia, nonostante il contenimento selettivo del cormorano sia legiferato (art. 41 L.R. 26/93) si procede a macchia di leopardo. Alcune Province sono intervenute, altre attendono i risultati di studi commissionati. E comunque senza un&#8217;univoca linea operativa.<br />
Negli anni scorsi nella provincia comasca sono stati effettuati anche alcuni interventi dissuasivi in conformità al piano di abbattimento approvato dalla Giunta provinciale. Ma rimane pur sempre poca cosa rispetto alla complessità del problema. Nel corso del convegno è emersa anche la strategia di contenimento nel Canton Ticino. L&#8217;Ufficio federale dell&#8217;ambiente ha autorizzato i Cantoni di Neuchatel, Vaud e Friburgo ad adottare provvedimenti contro gli uccelli ittiofagi nell&#8217;intento di proteggere gli interessi dei pescatori. In sostanza, le autorità sono state legittimate a limitare la riproduzione di cormorani considerando che ormai il fenomeno sta assumendo proporzioni sempre più inquietanti. Agli stessi Cantoni compete il compito di provvedere ad elaborare uno specifico regolamento di applicazione.</p>
<p>È UN PROBLEMA NON PIÙ DIFFERIBILE<br />
A conferma del problema, non più differibile, connesso alla presenza del cormorano (ne abbiamo recentemente parlato nello scorso numero), si è svolto presso il municipio di Albisola Superiore (nel savonese) un incontro tra il senatore Franco Orsi (Pdl, sindaco della cittadina ligure) ed i rappresentanti di associazioni di pescatori il cui tema focalizzava la possibilità di inserire il cormorano (Phalacrocorax carbo sinensis) tra le specie cacciabili.</p>
<p>V.B.</p>
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		<item>
		<title>PROGETTO LIFE+ FUTMON SULLO STATO DI SALUTE DELLE FORESTE</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 22:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono preoccupanti le informazioni sullo stato di salute delle nostre foreste, minacciate da cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico. Il 35 per cento degli ecosistemi forestali è colpito da agenti biotici e abiotici: i prime riconducibili a forme di vita, le seconde a caratteristiche dell&#8217;ambiente quali il clima.
Gli alberi hanno subito una defogliazione superiore al 30 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono preoccupanti le informazioni sullo stato di salute delle nostre foreste, minacciate da cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico. Il 35 per cento degli ecosistemi forestali è colpito da agenti biotici e abiotici: i prime riconducibili a forme di vita, le seconde a caratteristiche dell&#8217;ambiente quali il clima.<br />
Gli alberi hanno subito una defogliazione superiore al 30 per cento del totale delle piante e una decolorazione di quasi il 10 per cento.<br />
Rispetto alle conifere, soffrono maggiormente le latifoglie, tra le quali le più danneggiate risultano le querce caducifoglie (la roverella in particolare) e i castagni.<br />
Una situazione allarmante, ma quantomeno stabile, dal momento che negli ultimi due anni non ha visto ulteriori fenomeni di peggioramento.<br />
Questi i dati evidenziati dal Progetto Life+ ‘FutMon&#8217;, approvato e co-finanziato dalla Commissione europea e finalizzato alla creazione di una rete di monitoraggio a lungo termine sullo stato di salute delle foreste europee, che ieri è stato illustrato al Consiglio nazionale delle ricerche.<br />
Per la prima volta in Italia ed in Europa l&#8217;attività di monitoraggio delle foreste è stata realizzata grazie ad una nuova rete che ha unificato le principali reti nazionali e internazionali esistenti (in particolare le reti Icp-Foreste e le reti degli Inventari forestali nazionali), fornendo così dati armonizzati e più precisi.<br />
A.B.</p>
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		<title>PARCO DEGLI AURUNCI E PROVINCIA DI LATINA SULL’SOS CINGHIALI</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 11:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[cinghiali]]></category>

		<category><![CDATA[latina]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;assessore all&#8217;Agricoltura della Provincia di Latina, Enrico Tiero, ha incontrato questa mattina il Commissario del Parco Aurunci, Iris Volante, per studiare insieme un&#8217;attività di controllo sistematico della specie cinghiale e risolvere il problema dei danni alle coltivazioni agricole.
Tiero ha parlato a nome della Provincia, intenzionata ad adottare tutte le misure di contenimento sino all&#8217;approvazione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;assessore all&#8217;Agricoltura della Provincia di Latina, Enrico Tiero, ha incontrato questa mattina il Commissario del Parco Aurunci, Iris Volante, per studiare insieme un&#8217;attività di controllo sistematico della specie cinghiale e risolvere il problema dei danni alle coltivazioni agricole.<br />
Tiero ha parlato a nome della Provincia, intenzionata ad adottare tutte le misure di contenimento sino all&#8217;approvazione dei piani di abbattimento e a sostenere anche economicamente la presenza preventiva e di affiancamento dell&#8217;Ispra.<br />
<em>&#8220;Il Commissario del Parco Aurunci</em> - si legge sul sito <a href="http://www.provincialatina.tv" target="_blank">www.provincialatina.tv</a> - <em>si è reso disponibile a valutare tutte le possibili soluzioni secondo le linee guida regionali, dichiarando di essere già in grado di proporre alle amministrazioni interessate l&#8217;attuazione di programmi di dissuasione con mezzi idonei (acustici, reti elettriche?). Provincia e Parco, si sono impegnati inoltre a porre in essere gli atti necessari per le misure di prevenzione anche con catture e abbattimento&#8221;.<br />
</em>Nei prossimi giorni sarà organizzato un incontro congiunto con i Comuni del Parco interessati dal problema (Formia, Spigno e Fondi).<br />
A.B.</p>
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		<title>A SIENA WORKSHOP ISPRA SUL TEMA DELLA BIODIVERSITÀ</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 21:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lddc</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Fauna]]></category>

		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la Conferenza sulla Biodiversità di novembre a Roma, si è svolto il 9 e 10 dicembre a Siena il V° Workshop organizzato da Ispra, Provincia di Siena e Federparchi dal titolo &#8220;Monitoraggio della biodiversità e valutazione dello stato di conservazione&#8221;.
Centrale, nella conferenza di novembre, era stato il tema relativo ai fattori di rischio per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la Conferenza sulla Biodiversità di novembre a Roma, si è svolto il 9 e 10 dicembre a Siena il V° Workshop organizzato da Ispra, Provincia di Siena e Federparchi dal titolo &#8220;Monitoraggio della biodiversità e valutazione dello stato di conservazione&#8221;.<br />
Centrale, nella conferenza di novembre, era stato il tema relativo ai fattori di rischio per la biodiversità che concentrava l&#8217;attenzione sulle cause di maggior pericolo come i cambiamenti climatici, l&#8217;urbanizzazione e l&#8217;introduzione di specie aliene invasive. Il tavolo dei lavori di Siena si è invece occupato delle azioni concrete da intraprende per la conservazione della biodiversità prendendo in esame un fondamentale aspetto cui fanno riferimento anche le Direttive Europee (Habitat e Uccelli), il monitoraggio dello status di conservazione delle specie come punto di partenza per l&#8217;elaborazione di strategie operative.<br />
Il Workshop affronta dunque gli aspetti tecnico scientifici del monitoraggio della biodiversità con lo scopo di definire gli obiettivi che i programmi di ricerca devono porsi, adeguando a questi il metodo scientifico e tecnico alla base delle attività di raccolta ed analisi dei dati. I risultati ottenuti saranno così utilmente impiegati nelle scelte normative di programmazione ambientale e pianificazione territoriale.<br />
Tale argomento tocca da vicino anche l&#8217; attività venatoria che può, anzi deve intervenire contribuendo alla ricerca utilizzando le proprie competenze e conoscenze perché se è vero che la caccia non costituisce una minaccia alla biodiversità è anche vero che il mondo venatorio deve attivarsi per contribuire alla conservazione del nostro patrimonio naturale intervenendo con azioni concrete.<br />
Tra le relazioni, infatti, quella di Andrea Monaco, Agenzia Regionale Parchi Lazio, afferma l&#8217;importanza delle statistiche venatorie nelle strategie di monitoraggio evidenziando come una rigorosa e costante raccolta delle informazioni relative all&#8217;attività di caccia e ai capi abbattuti è possibile ricavare direttamente o indirettamente indici o stime utili per il monitoraggio delle popolazioni. Le hunting statistics possono infatti fornire uno strumento prezioso per chi si occupa della gestione della fauna selvatica.<br />
Su <a href="http://www.federcaccia.org" target="_blank">www.federcaccia.org</a>  sono visibili gli interventi rivolti, direttamente o indirettamente, all&#8217;attività venatoria.</p>
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