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COMUNITARIA: ARCICACCIA CHIEDE UN PROVVEDIMENTO NON AMBIGUO

Postato il 12 Febbraio 2010 da lddc

Da oggi, sul caso dell’emendamento approvato al Senato peserebbe anche il “dubbio costituzionalità”. “A formulare l’ipotesi di una norma impugnabile” riporta l’Ansa l’11 febbraio “è il presidente di Arcicaccia, Osvaldo Veneziano”. In relazione alla ripresa della discussione alla Camera sull’art.43 - quello che al Senato era l’art. 38 - della legge Comunitaria, Veneziano avrebbe infatti inviato una lettera ai parlamentari, auspicando “un ruolo del governo e del Parlamento affinché la norma futura sia rispettosa delle indicazioni dell’Ispra per evitare al Paese ulteriori polemiche sul tema dell’attività venatoria”. A preoccupare il presidente di Arcicaccia sarebbero le conseguenze negative sulla caccia che potrebbe produrre una normativa ambigua e impugnabile. Secondo Veneziano, i ministri e i parlamentari interessati all’emendamento “prospettato” dovrebbero “tener conto che in sede scientifica è stata riaffermata l’inapplicabilità delle aperture differenziate per la caccia ai migratori nel mese di febbraio”, mentre il rimedio del parere vincolante da parte dell’Ispra non sarebbe proponibile in quanto inciderebbe sulla potestà legislativa delle regioni. . L’art. 117 della Costituzione, nelle parole di Veneziano, “obbliga il legislatore a rispettare il principio che equipara la forza della legge regionale a quella dello Stato e sottopone la potestà legislativa, sia dello Stato che delle regioni, al rispetto della normativa comunitaria”. La soluzione? L’abrogazione dell’art. 43, oppure il suo rinvio in commissione per adeguare il contenuto. Quello che servirebbe, ha concluso Veneziano, “è un provvedimento non ambiguo e che, di contro, dia certezza di diritto e scongiuri la possibilità del moltiplicarsi dei ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali”.

A.B.

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1 Commenti Per Questo Post

  1. woodsnipe ha scritto:

    Veneziano!Smettila di rompere le p…,ancora non lo hai capito che non rappresenti più nessuno,stè faccende a te non interessano,passa all’atro ramo dell’arci,quello gay,avrai sicuramente più consensi,e ti sentirai più gratificato,tanto quella e pur sempre un associazione venatoria,a cui interessano gli uccelli.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.