DI DESTRA O DI SINISTRA? NO LA CACCIA PER QUALCUNO È SOLO IN DECLINO
Postato il 22 Dicembre 2009 da DdC
Se pensavate che fosse finita con i brillanti interventi del Sen. Valerio Carrara e Livio Caputo la discussione sull’identità partitica della caccia e dei cacciatori su Il Giornale, innescata dall’intervista al ministro Brambilla, presentiamo il terzo episodio. È l’articolo pubblicato da Il Giornale il 15 di dicembre a firma di Oscar Grazioli. Il giornalista riprende il fil rouge degli articoli che qualche giorno prima avevano trovato spazio sul quotidiano spiegando i motivi che fanno della caccia un’attività totalmente trasversale e bipartisan per giungere ad una conclusione: “Né di destra né di sinistra. La caccia è solo in declino”, argomentando come “i giovani emiliani amano più l’happy hour e il letto (soli o ben accompagnati) che l’alba, i rovi e il fucile” mentre gli anziani “quando facevano gli operai in fonderia” “già allora mostravano maggiore inclinazione per il divano che per la levataccia dopo una notte di smanie passata a sognare lepri e fagiani”.
A giudicare dalle parole di Grazioli, quasi si direbbe che la caccia non sia mai esistita, quantomeno nel paesino emiliano di Cavriago, dove il giornalista risiede e che viene citato a sostegno delle sue affermazioni.“L’attività venatoria, a parte quella di chi aveva fame, storicamente appartiene più alle classi agiate, nobili o borghesi”, scrive il giornalista, elencando alcuni illustri scrittori e personaggi, notoriamente di estrazione prestigiosa o benestante, appassionati di ars venandi.
Difficile contestare, dal momento che risulta più semplice essere informati sulla predilezione per la caccia di personaggi noti, piuttosto che di benemeriti sconosciuti, né “affamati” né nobili, ignorati dalla storia della letteratura, del gossip e dello sport.
“La caccia - così si conclude l’articolo - è sempre stata più roba da “siuri” che da minatori. Quanto ha detto il ministro dunque ha un fondo di verità, ma l’importante è che la caccia sia in declino di qui o di là. E adesso sparate. Io sto già scappando”.
Ignorando la battuta conclusiva di Grazioli, degna di quel fondamentalismo animalista che propone l’immagine distorta del cacciatore dal grilletto facile, è importante sottolineare che gli strali del giornalista risparmiano quantomeno i beccacciai. “Tuttaltra cosa”, scrive infatti Grazioli dopo aver parlato di “delitto” e “infamia” dell’attività venatoria, è “chi se ne va solitario con il cane e il fucile, magari a un colpo solo (ricordate De Niro e il cervo ne Il Cacciatore?), alla cerca della beccaccia, il re del sottobosco, il cui volo, sinuoso e improvviso, è un vero cimento per il miglior tiratore”.
Valeria Bellagamba
Tags | Michela Vittoria Brambilla


















22 Dicembre 2009 alle 21:39
Ma chi legge il giornale ma chi sono questi signori ma chi li conosce ma chi se ne frega !!
27 Dicembre 2009 alle 17:43
SIURI ,MINATORI, DI DESTRA DI SINISTRA, BORGHESI,NOBILI,CLASSI AGIATE,MENO AGIATE,CACCIA IN DECLINO MA DOVE’ HA VISSUTO O DOVE VIVE IL FIRMATARIO DELL’ARTICOLO
L’ITALIA E BELLA PERCHE E VARIA C’E DI TUTTO E DI PIU’COSA VOLETE DELLA VITA UN LUCANO NO MA UN GIORNALISTA DI CAVRIAGO?
31 Dicembre 2009 alle 10:24
E adesso sparate. Io sto già scappando…. NON SPARIAMO AI COGLI… NOI SIAMO CACCIATORI.