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DIANA IN PURGATORIO

Postato il 03 Giugno 2010 da lddc

Ritroviamo Diana, figlia di Giove e di Latona, in Purgatorio. Dante, nel suo XXV Canto la condanna con i lussuriosi a camminare nel fuoco, come Elice, Melagro, Lachesi e Avorroè. Che strano destino per una Dea tanto schiva agli uomini, che cacciava di notte al solo crepuscolo della luna!
Il palinsesto virtuale del Purgatorio segue una classificazione tomistica dei vizi dell’ amore mal concertato, senza per questo entrare nello specifico del peccato commesso. Diviso da sette cornici, esso rappresenta di per sé l’ espiazione dei sette peccati capitali: la superbia, l’ invidia, l’ ira, l’ accidia, l’ avarizia, la gola e la lussuria.

A differenza dell’ Inferno, sprofondato in una voragine, il Purgatorio appare a Dante come una montagna. L’ ordine dei peccati viene immaginato dal sommo Poeta, capovolto; tanto che il peccato più grave risulta in capo al monte a quello più lieve, la lussuria, ovvero l’ amore che eccede nella misura, a valle. Ed è proprio qui che si trova la nostra Diana, la cui unica eccezione d’ amore fu il pastore Eudimione ch’ ella andava a trovare ogni notte, ad ogni fine battuta di caccia, nella sua grotta.

Mescolando caccia e lussuria Diana ha comunque l’ anima salva. Ma prima di varcare la porta del Paradiso, deve espiare i suoi peccati camminando sul fuoco per lavare i propri eccessi passionali e d’ amore. Cornice dopo cornice, deve salire il monte come usavano fare ai tempi di Dante i pellegrini che, per far penitenza, partivano per Roma. Ed è proprio passo dopo passo che a ogni cornice avviene la purificazione celeste.

La passione per la caccia, come nel caso della nostra Dea, contamina gli Uomini dei Boschi. E forse, per qualcuno di essi, anche la lussuria, intesa come eccesso d’ amore.

A ben guardare, in terra qualcuno ci ha già condannati al Purgatorio ancor prima del sommo Poeta. Sarà così che incontreremo Diana, oltre che sui nostri monti, anche lassù, al termine della settima cornice? Può darsi.

Nel frattempo alleniamo il nostro Fido e il nostro occhio con qualche ‘volatile’ di gesso color arancione. In attesa di rivisitare il nostro Purgatorio terrestre che qualcuno, con grande magnanimità d’ animo, si ostina seraficamente a definire ancora Ambito Territoriale di CACCIA.

Sergio Gunnella

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.