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DIRIGENTE ARCICACCIA CONDANNATO PER MINACCE ALLE GUARDIE AMBIENTALI

Postato il 02 Luglio 2010 da lddc

Il dirigente ArciCaccia Euro Rocchi, 65enne di Campagnatico, è stato riconosciuto colpevole di resistenza a pubblico ufficiale. Avrebbe minacciato quattro guardie ambientali con frasi del tipo “Attenti a ciò che fate o vi rovino”. Sei mesi (pena sospesa e non menzione) la condanna inflitta dal giudice Sergio Compagnucci, che ha inasprito le richieste del pm onorario Massimiliano Tozzi e che ha condannato Rocchi anche a versare mille euro (più 2.000 di spese) per danno non patrimoniale a ciascuna delle due guardie, Raimondo Silveri e Luciano Sanna, che si erano costiuite parte civile con l’avvocato Roberto Burzi. Rocchi, difeso dagli avvocati Maurizio Andreini e Rosanna Andreozzi, attende il deposito delle motivazioni per presentare appello.
A mettere nei guai il presidente provinciale Arcicaccia, secondo quanto riportato dal sito http://iltirreno.gelocal.it, fu una battuta di caccia al fagiano a Cannicci, il 21 settembre 2008. “Quel giorno - si legge nell’articolo - le quattro guardie (due del Wwf e due della Provincia) elevarono un verbale per aver esercitato la caccia in forma vagante con un fucile carico (una doppietta calibro 12) a 26 metri dalla strada comunale che collega la provinciale Amiata-Petriolo. Quando invece il limite minimo è di 50. Una misurazione avvenuta con la rotella metrica, come stabilirono i quattro”.
Rocchi, che aveva presentato ricorso all’Amministrazione provinciale contro il verbale da 210 euro, avrebbe dichiarato che la vegetazione impediva di calcolare la distanza dalla strada e che credeva di essere già oltre il limite mentre seguiva i propri cani dopo essere sceso dall’auto. Ma ecco le fatidiche parole di troppo: “Cosa state misurando? Non vorrete mica fare il verbale per la distanza dalla strada? Ma lo sapete chi sono io? Sono il vicepresidente dell’Arcicaccia Toscana. Se mi fate un solo verbale, con le mie conoscenze farò il possibile per rovinarvi. Guardie come voi non dovrebbero esistere. Siete troppo fiscali, altre guardie avrebbero chiuso sicuramente un occhio e se ne sarebbero andate”.
“Domani farò alcune telefonate e poi vedremo - avrebbe aggiunto Rocchi secondo il verbale - Comunque siete sempre in tempo: chiudete tutto e andatevene, nessuno saprà niente e voi non avrete nessun problema. È l’ora che guardie come voi la finiscano di fare questi controlli e questi assurdi verbali. Con le mie amicizie non pagherò certo questi verbali e non immaginate i guai che passerete. Ho molte amicizie, oltre che in Regione anche negli uffici della Provincia”.
Secondo quanto riportato dal sito www.ilcacciatore.com, proprio in relazione alle notizie apparse sulla stampa in merito alla sentenza, l’ArciCaccia Comitato regionale della Toscana avrebbe comunicato che il sig. Rocchi, fin dall’apertura dei procedimenti a suo carico, al fine di evitare ogni coinvolgimento dell’ArciCaccia, ha provveduto a sospendersi lasciando ogni incarico nell’Associazione.
A.B.

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1 Commenti Per Questo Post

  1. franco ha scritto:

    hanno fatto bene le guardie a denunciarlo non se lo levano mai il vizio di dire lei non sa chi sono io St….

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.