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EBNER: “LA PROTEZIONE E IL RACCOLTO DELLA SELVAGGINA FANNO PARTE DEL MONDO RURALE”

Postato il 06 Gennaio 2010 da DdC

Video-intervista esclusiva a Michl Ebner, che lo scorso dicembre ha ricevuto da Federcaccia l’onorificenza di “Gentiluomo cacciatore 2009″. “Cattolico, due figli, giornalista, editore è protagonista di una vicenda egregia di lavoro, di studio e servizio alla Gente. - si legge nelle motivazioni di Federcaccia - per questo la sua attività ha il significato alto di una missione civile che diventa riferimento esemplare e la Federazione Italiana della Caccia“. Nella video-intervista Ebner dichiara che è stata una grandissima emozione ricevere questo riconoscimento: “Per me è anche motivo di grande orgoglio, perché essendo dal 1970 membro di questa Federazione lo sono sempre stato con grande fierezza, perché come tanti altri sono riuscito a lavorare per il mondo venatorio italiano e per quello europeo e insieme siamo riusciti a fare passi in avanti. È questo che mi rende felice ed essere stato premiato per questo ancora di più“. Ebner è stato uno dei grandi fautori della caccia sostenibile e del ruolo di grande responsabilità che ha il mondo venatorio nei confronti della società “perché di fatto gestiamo la fauna e in parte l’ambiente. Per questo noi dobbiamo anche dare un riscontro di come lo facciamo. Credo che una caccia sostenibile in un ambiente di biodiversità, il quale noi cogestiamo o in parte gestiamo direttamente, rende non solo comprensibile il mondo venatorio a coloro che vivono nelle città, ma lo rende duraturo e per questo anche fattibile. Il mondo della caccia è una parte del mondo rurale - ricorda - questo lo dobbiamo spiegare a coloro che non sono coinvolti nel mondo della caccia: che la protezione e poi anche il raccolto della selvaggina fanno parte di questo mondo rurale“. Un concetto molto chiaro in Europa dove ambientalisti e cacciatori lavorano fianco a fianco, dove il prelievo venatorio è considerato in molti Paesi raccolta dei frutti del bosco, come in Finlandia dove la caccia “è un fatto accettato da tutta la società ed è un fatto dove industriali, dirigenti e liberi professionisti vanno di comune accordo con operai e manovali, cercando di raccogliere questi frutti del bosco. In Svezia la situazione è abbastanza analoga, e poi andiamo, per fare un salto enorme, a Malta che non ha selvaggina stanziale. Nel mezzo abbiamo tante diversità di modo di gestire la caccia, o caccia come diritto di proprietà del fondo o no, sistema riservistico, caccia libera. Per questo - spiega - non si può parlare di un sistema caccia in Europa, per quanto riguarda il potere decisionale è soprattutto il commissario o la commissaria per l’ambiente che gestisce la questione della caccia, però vi sono coinvolte cinque direzioni generali, per esempio l’ambiente, quella del mercato interno, della sicurezza, per esempio per il porto d’armi, per cui è un campo molto vario“.

Valeria Bellagamba

il video

Approfondimento: EBNER SULLA 157/92: “PER VARARLA FERMAMMO LE LANCETTE DELL’OROLOGIO, OGGI È NECESSARIO PUNTARE SUL LEGAME TRA CACCIATORE E TERRITORIO”

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2 Commenti Per Questo Post

  1. simone ha scritto:

    CHI MEGLIO DI EBNER,OTTIMA SCELTA BRAVO DALL’OLIO!

  2. menefrego ha scritto:

    Il legame del cacciatore al territorio e’quello che ha decimato i cacciatori italiani.
    Per cio’che riguarda la caccia alla nobile stanziale potrebbe andare bene se gestito con competenza e partecipazione dei cacciatori,cio’che purtroppo non avviene nella stragrande maggioranza degli ATC.
    Pertanto a mio parere per cio’ che riguarda la caccia alla sola selvaggina migratoria e’indispensabile che il cacciatore abbia la possibilita’di spostarsi dove lo ritiene opportuno per svolgere la sua passione,come del resto lo vuole la stragrande maggioranza dei cacciatori italiani.
    La legge depositata dalla CONFAVI e Sergio Berlato in parlamento la 1104 e quella che piu’si avvicina alle aspettative dei cacciatori,lo testimoniano le oltre 843mila firme in appoggio a questa legge dei cacciatori di tutte le associazioni venatorie.

1 Trackbacks Per Questo Post

  1. EBNER SULLA 157/92: “PER VARARLA FERMAMMO LE LANCETTE DELL’OROLOGIO, OGGI È NECESSARIO PUNTARE SUL LEGAME TRA CACCIATORE E TERRITORIO”  | La Dea della caccia ha scritto:

    [...] propone un approfondimento sulla 157/92 con la seconda parte dell’intervista a Michl Ebner (qui la prima parte), l’uomo che nel 1992 fermò le lancette dell’orologio per permettere il varo della [...]

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.