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FEDERCACCIA LOMBARDIA - CAVALLARI: SERVE UN UFFICIO GOVERNATIVO PER LA CACCIA

Postato il 05 Novembre 2009 da DdC

Nel corso della Conferenza regionale della caccia promossa a Varese il 31 ottobre scorso è intervenuto il presidente regionale di Federcaccia Lombardia, dr. Mauro Cavallari. Il presidente ha esordito lamentando che le attese per quella che doveva essere la stagione della riforma del quadro normativo che regola la caccia nel nostro Paese, sono al momento andate deluse. «La cronaca riferisce - ha sottolineato Cavallari - che alla data del 9 ottobre, termine ultimo per la presentazione di emendamenti al progetto del relatore senatore Franco Orsi concernente la modifica della Legge quadro 157/92, ne sono stati registrati ben 1.200. Tenuto conto che in questo periodo i lavori delle Commissioni sono soprattutto dedicati alla prossima Finanziaria, non è difficile immaginare che i tempi per l’esame e approvazione del disegno di legge, slitteranno ulteriormente». Da qui l’invito del presidente lombardo ai rappresentanti della politica, affinché la maggioranza si compatti un po’ di più abbandonando indecisioni e incertezze e l’opposizione metta da parte inutili ostruzionismi fatti di emendamenti privi di fondamento.

Il presidente di Federlombardia ha poi ricordato come accanto alle tante e necessarie modifiche che riguardano la quotidianità dell’esercizio venatorio, sia altresì necessario immaginare strumenti di governo della materia ambientale, faunistica e venatoria. Occorre - ha continuato Cavallari - una sorta di «ufficio ministeriale» che sia in grado, in forza di dati scientifici, di coordinare la programmazione faunistico venatoria e nel contempo di monitorare e di aggiornare con cadenza biennale o triennale tempi delle specie cacciabili, anche attraverso un sistema di osservatori ornitologici permanenti capaci di valutare i flussi migratori e la salute delle popolazioni degli uccelli. «Federcaccia Lombardia - ha accusato il presidente ritiene inaccettabili quei pareri dell’Istituto nazionale della fauna, ora Ispra, dove si ammette di non essere in grado di fornire dati precisi sulle popolazioni degli uccelli che transitano nel nostro Paese». Non è tollerabile - ha sostenuto Cavallari - che la Commissione europea - Direzione generale dell’ambiente possa respingere la richiesta dell’Italia di inserire lo storno nell’elenco delle specie cacciabili in via ordinaria «perché in Italia manca al momento un quadro completo e aggiornato dello status di conservazione della specie storno».

Cavallari ha concluso l’intervento sottolineando i difficili rapporti con larga parte dell’ambientalismo nostrano e la necessità invece di legami sempre più proficui con il mondo agricolo. Del primo il presidente ha sottolineato l’arretratezza culturale e il ritorno dei vecchi e triti slogan come «caccia selvaggia» o «caccia nemica dell’ambiente». «Non v’è dubbio che ci sono delle eccezioni, ma già ritenerle eccezioni quando in tutta Europa gli ecologisti sono sempre più spesso alleati con i cacciatori e gli agricoltori non industrializzati, è un’evidente anomalia». Quanto al mondo agricolo, Cavallari ha ricordato che «il cacciatore è il primo alleato del contadino, ma è altrettanto vero che quel che, in questo rapporto tra attività venatoria e ruralità, resta di ambiguo va messo da parte, affinché il diritto ad entrare in un fondo agricolo, ovviamente senza produrre danni alle colture, non sia più considerato come un’anomalia italiana o una spada di Damocle da brandire ad ogni occasione. La caccia è attività socialmente utile a garantire l’equilibrio ecologico e dall’altro lato è una risorsa che deve servire a integrare il reddito agricolo. Nella proposta di riforma della Legge 157 anche questo aspetto trova tutta l’attenzione che merita».
A cura di Federcaccia Brescia.

Fonte: GIORNALE DI BRESCIA

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1 Commenti Per Questo Post

  1. leonardo ha scritto:

    Cavallari uomo sempre attento,bravo!

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.