Nella categoria | Caccia

FEDERCACCIA UMBRA: LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE DI MARCO

Postato il 17 Maggio 2010 da lddc

Caro direttore,
Vorrei cogliere l’occasione, visti i fermenti locali e nazionali in materia di caccia, per intervenire su tre argomenti.

Il primo di essi riguarda l’ultimo atto infelice dell’ex assessore regionale all’Ambiente Giovannetti che, insieme alla giunta, ha approvato il regolamento regionale sui danni da fauna selvatica alle colture. Si tratta di un provvedimento-beffa sia per il mondo agricolo che venatorio. Infatti, con la richiesta alle squadre di cinghialai di “coprire” di tasca propria i danni che gli Ambiti territoriali di caccia non riescono a rifondere, si rischia di destabilizzare una gestione ottenuta a fatica con il regolamento per la caccia al cinghiale che, già dopo il suo primo anno di applicazione, ha visto decrescere sensibilmente il computo totale dei danni. Questo grazie, innanzitutto, proprio alla disponibilità delle squadre, oltre che al lavoro apprezzabile dei tre Ambiti territoriali di caccia (Atc) e delle due Province.
Con questo regolamento, non è azzardato ipotizzarlo, alcune squadre di cacciatori cinghialai potrebbero addirittura decidere di non iscriversi più agli Atc, il che farebbe venir meno la gestione dei selvatici con un incremento esponenziale e incontrollato degli stessi e, di fatto, sparirebbero i soggetti che il regolamento chiama a coprire l’eventuale surplus di danni. Eccola la vera beffa per il mondo agricolo. E allora mi chiedo: chi risarcirà gli agricoltori? Forse la Regione o le Province? Ne dubito, data anche la situazione finanziaria in cui versano le istituzioni italiane. Quindi bene hanno fatto i tre Atc a proporre ricorso al Tar dell’Umbria contro tale regolamento, chiedendone il ritiro e comunque l’immediata sospensione degli effetti. Federcaccia Umbra è l’unica associazione venatoria ad aver attivato un procedimento legale ad adiuvandum il ricorso al Tar dei tre Atc. Alcune delle altre associazioni venatorie, da noi contattate, si sono defilate dicendo che non intendevano sostenere i costi relativi. Allora, e concludo il primo punto, mi viene da pensare: i cacciatori li difendiamo soltanto con le parole?
Il secondo punto, sempre in relazione alle problematiche sulla caccia al cinghiale, riguarda la rivisitazione dei settori assegnati alle singole squadre. In merito ribadisco che Federcaccia Umbra non intende stravolgere il lavoro portato a termine lo scorso anno sia dagli Atc che dalle Province, tanto per l’individuazione quanto per l’assegnazione dei settori. Cionondimeno abbiamo dato la nostra disponibilità a verificare le eventuali situazioni meritevoli di rivisitazione, anche per un recupero di territorio a beneficio delle altre forme di caccia. Tale individuazione, stanti i regolamenti in atto, spetta comunque agli Atc e alle Province.
Infine, poiché in questi giorni un Ministro della Repubblica Italiana ha espresso il suo desiderio di vedere abrogata la caccia, mi preme confermare il giudizio negativo esternato dalla Presidenza Nazionale della Federazione Italiana della Caccia, prendendo tuttavia atto in maniera favorevole della posizione del Pdl umbro. A tal proposito, però, ci auguriamo che da queste prese di posizione possano derivare fatti più concreti di una semplice lettera al Presidente del Consiglio Berlusconi. Sarebbe opportuno, secondo noi, che il coordinatore del Pdl regionale nonché dell’intergruppo parlamentare “Amici della caccia, della pesca e del tiro sportivo”, il nostro amico federcacciatore onorevole Luciano Rossi, ponesse in essere tutti gli atti necessari ad attivare una mozione che chieda le dimissioni della Ministra Brambilla. Dovesse ciò verificarsi, Federcaccia sarebbe e sarà dalla sua parte.

In fede

Franco Di Marco
Presidente Federcaccia Umbra

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.