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FIDC DI BARI: PACE LANCIA L’ALLARME SULLA BRUCIATURA DELLE STOPPIE CHE CAUSA INCENDI

Postato il 21 Luglio 2009 da DdC

Il presidente regionale della Fidc Puglia e della Sezione provinciale Bari2, Saverio Pace, ha lanciato un grido d’allarme sull’uso e abuso della bruciatura delle stoppie e sul pericolo degli incendi che ne conseguono. Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa.

Provo una profonda tristezza quando vedo la mia splendida terra ferita da distese interminabili di stoppie annerite, rese ancora più lugubri dalle sagome solitarie di quello che resta di mandorli, querce o olivi secolari. - afferma il dirigente venatorio -  Bruciare le stoppie da noi è una pratica agricola tradizionale, che affonda le sue radici nella storia più antica, ma oggi il paesaggio è cambiato. Si sono creati molteplici interessi e nuove sensibilità che l’uso scriteriato ti tale pratica non tutela. Attualmente, nonostante l’obbligo di rispettare certi periodi e le regolamentazioni emanate per applicare misure atte a ritardare la propagazione del fuoco, come i solchi frangifuoco, la bruciatura sta assumendo i tratti di una pratica criminosa. I cacciatori coscienziosi, che hanno soprattutto la Federcaccia come associazione di riferimento, sono estremamente sensibili alle problematiche ambientali quanto e più di coloro che si professano ambientalisti. Essi criticano senza alcun fondamento scientifico solo la caccia, credendo di essere in pace con la coscienza solo screditandola e indicandola, usando fumose teorie e ripetute menzogne, come unica responsabile del degrado. Non si accorgono, invece, che così facendo distolgono l’attenzione dai veri problemi come gli incendi dovuti alla bruciatura delle stoppie. Perché non parlano?

Il loro assordante silenzio non prende atto di alcuni dati, peraltro diffusi dal Wwf, che esprimono il potere distruttivo di un incendio di un ettaro di pineta con la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi, migliaia di rettili e anfibi, e almeno 5 milioni di insetti. Senza contare altri effetti contro le attività umane: danni a colture, boschi e incolti; pericoli all’incolumità delle persone; disagi e blocchi stradali (in Puglia il triste record di incidenti mortali); inquinamento atmosferico. Mi sono deciso a rompere gli indugi e a esprimere tutta la mia preoccupazione - conclude Saverio Pace - per spronare gli enti preposti, vista l’inefficacia dell’inasprimento delle sanzioni, a intensificare la vigilanza e ad attuare una campagna educativa sui pericoli che questa pratica nasconde. Infine, ricordo a tutti i cittadini che è un dovere civico segnalare ogni incendio e principio d’incendio, al fine di prevenire la propagazione di roghi di difficile controllo, chiamando il numero 1515 messo a disposizione dal Corpo forestale della Stato e utilizzabile in maniera gratuita in tutta Italia. In questo modo sempre meno macchie nere deturperanno il nostro splendido  paesaggio per la gioia dei pugliesi e dei turisti“.

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3 Commenti Per Questo Post

  1. Clinton ha scritto:

    Bravo Saverio,
    denunciare i danni che la pratica della bruciatura delle stoppie, come altri comportamenti che nelle campagne provocano danni incalcolabili, come l’utilizzo di prodotti tossici in agricolture ed il loro abbandono nelle campagne insieme a rifiuti di ogni genere, sono iniziative che qualificano e legittimano il ruolo del cacciatore nella società.
    E Federcaccia questo lo ha capito.

  2. luigi ha scritto:

    Queste cose qui gli animal-ambientalisti non le denunciano: gli incendi delle stoppie sono causa di morte di tutti i selvatici che, soprattutto i neonati incapaci di difendersi ( sia essi volatili che quadrupedi ) vivono quei luoghi.

  3. Mario Monetti ha scritto:

    GRANDE PRESIDENTE PACE, PIU’ VOLTE NOI SIAMO STATI IN SINTONIA.

    UN SALUTO DA PARTE MIA E DI TUTTA LA MIA SEZIONE.

    CIAO CLINTON,
    SCUSAMI MA NON HO FATTO IN TEMPO A PASSARE DA TE A RIMINI. ALL’ANDATA ERA TROPPO TARDI SIAMO PASSATI DA RIMINI VERSO LE 2 DI NOTTE E AL RITORNO ERAVAMO TROPPO STANCHI. NON MANCHERA’ OCCASIONE IN FUTURO. UN SALUTONE AD UN GRANDE AMICO CIAOOOOOOOOOO

    Mario Monetti

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.