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FIDC DI SPELLO: CACCIATORI VOLONTARI PER IL TERRITORIO, MA INASCOLTATI

Postato il 28 Luglio 2010 da lddc

Affidato ai 15 volontari della Federcaccia di Spello (Pg) il compito di vigilare sul territorio del Parco del Monte Subasio e sulle zone collinari circostanti. La Comunità Montana ha riattivato infatti il Servizio di Avvistamento Incendi, un’importante iniziativa di volontariato, avviata nell’estate del 1998 e arrivata oggi a coinvolgere circa venti associazioni provenienti da Nocera Umbra, Foligno e Assisi. A metter a disposizione il proprio tempo per diventare “sentinelle del territorio” sono in gran parte i cacciatori, al fine di garantire l’integrità del paesaggio a beneficio della collettività tutta.
Tuttavia, non manca il rammarico per il calendario venatorio appena approvato. “Auspichiamo - ha dichiarato Giampiero Morosi, presidente della Federcaccia di Spello, sul sito www.newgol.com - che il mondo venatorio che oggi è mobilitato per difendere i nostri boschi dal fuoco faccia uno sforzo per ritrovare la capacità di formulare proposte di politica venatoria unitarie ispirate da valutazioni tecnico-gestionali serie, che abbandoni i miseri interessi di bottega che stanno minando le fondamenta storiche e culturali della caccia per riconquistare il ruolo che loro spetta di interlocutori con le istituzioni, che oggi purtroppo basano i propri atti su procedimenti eminentemente burocratici che per nulla tengono conto delle conoscenze e delle competenze dei cacciatori”.
La recente approvazione, da parte della Regione Umbria, del calendario venatorio per la stagione 2010-2011 ha provocato infatti il quasi generale dissenso dei federcacciatori di Spello che, venendo in Sezione per rinnovare la licenza di caccia, hanno espresso rammarico per il modo in cui sarà regolata la caccia secondo il richiamato atto regionale. “In particolare suscitano perplessità le continue restrizioni che subiamo annualmente - spiega Morosi - la duplice apertura che comporta l’irragionevole concentrazione di un gran numero di cacciatori su poche specie migratorie, come il divieto di cacciare la quaglia con il cane, la chiusura anticipata alla seconda domenica di dicembre della lepre che la legge prevede al 31 Dicembre”. “Il capanno di tela per la preapertura nei terreni a colture ci vede favorevoli - prosegue il presidente di Sezione Fidc - ma non si comprende perché non si possano utilizzare in collina e montagna i ripari naturali esistenti: a volte è demoralizzante non poter aiutare i nostri amici agricoltori come nel caso dello storno che tanti danni provoca con il numero limitato di abbattimenti”.
Contestato anche il calendario venatorio omogeneo con le altri regioni confinanti, che non porterebbe a un sostanziale miglioramento della mobilità dei cacciatori, ma anzi in alcuni casi aumenterebbe il prezzo di accesso in alcuni Atc, anche solo per la sola selvaggina migratoria.
Inoltre, era stata proposta un’apertura domenicale, per rendere l’inizio stagione una grande giornata di festa per tutti cacciatori in cui praticare la caccia a tutte le specie venabili. Ma “il legislatore regionale - ha commentato Morosi - ancora una volta è stato sordo rispetto alle indicazioni di chi va a caccia. Quella caccia che non solo è passione, ma anche strumento di gestione corretta del territorio e della fauna in esso insediata. Le sterili divisioni fra le associazioni venatorie e la “caccia alla tessera” - ha concluso Morosi - hanno compiuto l’opera”.
Arianna Biagi

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.