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FIDC LECCO: MONITORIAMO I CINGHIALI

Postato il 18 Marzo 2010 da lddc

Luciano Spadaccini, che da 43 anni organizza i corsi di abilitazione della Federcaccia Lecco, fa il punto sulla presenza di cinghiali sul territorio, oggetto di un convegno che la Provincia ha tenuto lo scorso sabato. “Per il momento – ha dichiarato Spadaccini sul sito ilgiorno.ilsole24ore.com -“nella nostra provincia la situazione non è ancora così grave, ma bisogna fare prevenzione per evitare la loro diffusione”. Nella zona ci sarebbero stati avvistamenti sporadici in Val Boazzo e a Colico e altri due cinghiali sarebbero stati abbattuti in Valvarrone. “Si trattava di animali appena immessi - ha spiegato Spadaccini - per questo è stato più facile prenderli”. Ma il problema maggiore riguarderebbe la zona del Triangolo lariano, dove si sta già mobilitando la Provincia di Como. Alcuni esperti del settore hanno evidenziato che anche a stagione aperta non tutti i possessori del tesserino possono cimentarsi nella caccia a questo pericoloso animale. “Secondo le disposizioni nella nostra provincia - ha specificato Spadaccini - i cinghiali sono cacciabili solo in selezione con carabina a palla, al contrario di quanto avviene nelle vicine province, come facciamo per il capriolo. Si tratta quindi di una caccia selezionata”. E a questo si aggiungerebbe il fatto che non tutti possono cacciare i cinghiali, poiché è necessario seguire un corso apposito con relativo esame. Prima si parte con il corso per cacciatore esperto, poi da accompagnatore e infine quello per poter cacciare gli ungulati. “Sono però alcuni anni che la Provincia non organizza i corsi - ha concluso Spadaccini - e proprio nei giorni scorsi abbiamo fatto richiesta per poterli tenere noi della Federcaccia. Si tratta di corsi con normativa che vale per tutta la Regione. Intanto stiamo tenendo quelli per l’abilitazione venatoria”.

Arianna Biagi

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NON SOLO CACCIA

HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.