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FIDC LOMBARDIA: AGGIORNAMENTO E FORMAZIONE

Postato il 03 Luglio 2012 da lddc

Prosegue all’insegna dello scambio di esperienze e dell’aggiornamento dei quadri dirigenti la strada imboccata con decisione dalla Federcaccia lombarda guidata dal presidente regionale Mauro Cavallari.

Così, anche gli appuntamenti istituzionali, come l’assemblea regionale svoltasi lo scorso fine settimana a Padenghe sul Garda, diventano l’occasione per un proficuo confronto sui temi al centro del dibattito venatorio, ma anche su percorsi e modi per migliorare il funzionamento della struttura federale a vantaggio di una maggiore efficienza e sempre più mirati servizi a favore della caccia e dei cacciatori.

Svolta con soddisfazione e in modo rapido, ma esaustivo, la parte più propriamente istituzionale dell’incontro, con l’approvazione dei bilancio consuntivo 2011 e di quelli di previsione 2012-2013 (risultati non solo in ordine, ma in netto miglioramento grazie alla attenta razionalizzazione delle spese e a una condivisa politica di riduzione delle voci di costo) ed esaurite alcune questioni organizzative interne, l’appuntamento è infatti proseguito con una serie di relazioni di grande interesse per tutti i presenti.

Ad aprire, quella del dottor Re, commercialista, che in attesa di un prossimo più approfondito incontro, ha affrontato il tema della gestione amministrativa delle sezioni, concentrandosi sulle molte questioni fiscali e sugli adempimenti burocratici che in modo sempre più incisivo riguardano coloro che in prima persona - presidenti e segretari - si trovano ad avere la responsabilità delle sezioni. Un tema solo apparentemente slegato dai compiti più propriamente venatori, in quanto il buon funzionamento delle strutture è necessario e ha positive ricadute sul buon funzionamento della gestione della caccia.

Di carattere più strettamente faunistico gestionale le relazioni successive, tutte tenute da giovani sui quali la FIdC Lombardia e i suoi dirigenti giustamente contano molto.

Il primo intervento è stato tenuto da Diego Mino, delegato di Amici di Scolopax per la Lombardia, che ha aggiornato sui risultati della ricerca di monitoraggio della beccaccia tramite trasmettitore satellitare alla quale Federcaccia regionale, così come quella del Veneto e di alcune altre regioni, ha aderito lo scorso anno su proposta del presidente provinciale di Brescia Marco Bruni.

Lombardia 1, così viene identificato il soggetto controllato, è stato seguito per tutta la sua migrazione di ritorno che lo ha portato dopo 2.900 kilometri ai quartieri di riproduzione, dove risulta tuttora attivo.

Fra gli scopi dello studio, quello di raccogliere dati precisi sui tempi e direttrici delle migrazione, aree di svernamento e riproduzione, fasi di migrazione pre e post nuziali ed erratismi, col fine di poter sostenere date e tempi di prelievo della beccaccia, sempre più spesso messi in discussione.

Ad affiancare questo studio quello basato sulla raccolta delle ali. Mino ha fornito alcuni dati regionali relativi all’ultima stagione che dimostrano la buona salute della specie, con un trend stabile. Come è evidente, sono dati di grande importanza e che possono fornire solo i cacciatori, invitati quindi ad aderire alla ricerca.

È stata poi la volta di Davide Salvo, rappresentante Federcaccia all’interno dell’Atc Va1, che ha presentato un interessante dvd realizzato e diffuso dall’ambito per documentare i risultati di alcune operazioni di ripristino ambientale, che hanno portato a una evidente crescita della biodiversità a favore di tutta la fauna, cacciabile e no. Nel documentario è stato da più parti evidenziato il ruolo insostituibile dei cacciatori in questo progetto, che favorendo la permanenza degli ungulati in quota ha avuto come conseguenza anche una maggiore sicurezza delle strade e salvaguardia delle colture agricole, e più in generale per l’impegno a tutela del territorio.

Alessandro Gaviraghi, impegnato presso l’Istituto Sperimentale Italiano Lazzaro Spallanzani di Milano ha ricostruito la situazione territoriale delle province di Milano e di Monza e Brianza, evidenziando la continua perdita di territorio cacciabile, avanzando alcuni interessanti spunti di riflessioni sui modi delle Province di calcolare gli indici di densità venatoria, ma anche su alcuni punti espressamente previsti dalla legge regionale indirizzati al mantenimento e recupero di territorio agro silvo pastorale solo in minima parte applicati.

Gaviraghi ha poi richiamato l’importanza di una corretta compilazione dei tesserini venatori, sia per le specie stanziali che per quelle migratorie, ricordando come un basso numero di abbattimenti venga solitamente interpretato dagli enti preposti alla gestione come il segnale di una difficoltà della specie in oggetto, con conseguenze facilmente immaginabili.

Ha chiuso la serie degli interventi Mario Chiari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna “Bruno Ubertini”, con una interessantissima relazione sulle correlazioni fra fauna selvatica e sanità che ha messo in luce la situazione a livello internazionale e nazionale, con una specifica attenzione per la Lombardia. All’interno della crescente attenzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la fauna selvatica e il suo potenziale ruolo di vettore per determinate malattie, Chiari ha evidenziato il ruolo che internazionalmente è riconosciuto ai cacciatori di prime e più attente sentinelle ambientali in campo sanitario. Un ruolo che pone la nostra attività ancora una volta in primo piano a favore della collettività e che purtroppo nel nostro Paese non è sufficientemente avvertita, ma neppure sfruttata a fondo in maniera organica dalle Istituzioni. Senza dubbio un’altra sfida che la caccia deve affrontare nei prossimi anni, ma che ha tutti i numeri per volgere a proprio vantaggio.

“La nostra associazione, ma più in generale la caccia - ha dichiarato il presidente Cavallari - ha bisogno di giovani, come anche gli interventi di stamani credo dimostrino. Un ricambio che deve riguardare tutti i livelli e che dobbiamo perseguire e favorire. Allo stesso modo - ha proseguito - dobbiamo ricordare che andremo a caccia tanto più e meglio quanto più e meglio sapremo dimostrare che la nostra attività è sostenibile. Per farlo dobbiamo crescere dal punto di vista della preparazione tecnico scientifica. Un processo che non deve limitarsi ai quadri regionali, ma che si deve articolare a cascata a quelli provinciali, da questi ai comunali fino ad ogni singolo tesserato. Ecco perché è necessario investire per fare formazione e poter quindi offrire servizi sempre migliori ai cacciatori”.

Nel corso dell’assemblea infine, è stato tributato un giusto e meritato applauso alla squadra di Bergamo, vincitrice dell’ultimo campionato nazionale italiano S.Uberto a squadre, presente in sala con il CT Turani.

Il presidente Regionale della Federcaccia Lombardia Mauro Cavallari con i giovani relatori

Il presidente Regionale della Federcaccia Lombardia Mauro Cavallari con i giovani relatori

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