GIOVANNA D’ARCO E LA LICENZA DI CACCIA
Postato il 27 Luglio 2009 da DdC
Ha suscitato uno scandalo senza precedenti l’immagine della campagna di tesseramento di Federcaccia 2009, con unanime condanna bipartisan di parte del mondo della cultura e della politica, quelli che ti stroncano senza possibilità di appello perchè non sei ‘politically correct‘.
Vi si vede un ragazzino seduto su una balla di paglia, mentre, rivolto verso l’alto, sta “schioccolando“, ovvero sta imitando il verso di immaginari uccelli in transito nel cielo sopra la sua testa. Defilato, un fucile da caccia.
Un’immagine scaricata da un blog europeo, dove nessuno ha avuto nulla da ridire, come nessuno, in Europa, ha da ridire sulla Licenza di Caccia a sedici anni (in Francia si ipotizza, in certi contesti, di abbassarla a quindici) o sulla caccia notturna, o sull’abbattimento tecnico di orsi o di lupi.
Da noi - dove, in materia di caccia, i talebani sarebbero degli scolaretti - si è parlato di bruttura, di incivilità, di nefandezza, di violazione dei diritti dell’infanzia, con toni degni delle peggiori pagine di pedofilia e con una condanna morale il cui messaggio subliminale è evidente: accomunare il mondo della fanciullezza con quello della caccia è roba criminale.
Eh, no. Capisco l’inutilità di lottare contro l’imperante ed ipocrita demagogia, ma a me quell’immagine ha solo fatto tenerezza, perchè mi ha ricordato la mia fanciullezza - la nostra fanciullezza - sulle rive del Fiume o giù per i calanchi di Diolo, con nostro padre, cacciatore, che ci insegnava a leggere, nel volo degli uccelli, la magia delle stagioni, i ritmi della natura ed il rispetto per quello che ci circondava.
E allora, in un mondo dove 250mila ragazzi tra i quindici e i diciotto anni sono costretti a combattere - col Kalashnikov, non con una grama doppietta! - in almeno 35 conflitti locali, non credo di dovermi vergognare io, ma chi, sepolcro imbiancato, non ha di meglio che gridare allo scandalo per un bambino che schioccola, quando le nuove generazioni si divertono con giochetti elettronici in cui guadagni punti accoppando e bruciando vecchiette per strada……ma mi facciano il piacere, direbbe il principe De Curtis!
Mi preoccuperò il giorno che mio figlio mi dicesse che va ad un rave party, non certo se mi chiederà di imparare ad andare a caccia, perchè le persone che lo hanno insegnato a me (mio padre, Francesco Ricci Oddi, Pippo Massari e tanti, tanti altri) erano fior di galantuomini prima ancora che buoni cacciatori.
E questo Paese dovrà, prima o poi, scegliere se l’adeguamento all’Europa lo vuole davvero o solo quando fa comodo: stiamo dando il foglio rosa ai diciassettenni, a cui quindi metteremo in mano dei missili su quattro ruote, ma Dio ci scampi dal far imparare a un loro coetaneo - sotto il controllo diretto di un esperto maggiorenne - a cercar quaglie e ad occuparsi del territorio con spirito di servizio per ripopolamenti, prevenzione, vigilanza e quant’altro, così come succede proprio in tutto il resto del nostro civilizzato continente!
Prima del 1977, intere generazioni di giovani italiani hanno pigliato la Licenza a sedici anni con la firma del papà e sono diventati ottimi cittadini, non criminali: anche perchè, se sei un criminale (anzi, anche solo se c’è il dubbio che tu lo sia), la Licenza te la tolgono. Dov’è allora, tutto questo scandalo? O i ragazzi computerizzati e telefonici di oggi sono meno affidabili dei loro genitori?
Un giovanotto di quarta liceo scientifico, Luca Muhelbauer, svolazza tranquillamente da qualche giorno nei nostri cieli col brevetto di elicotterista.
Bill Gates, nel 1972, a sedici anni, aveva già fondato la Trof-O-Data, precursore della Microsoft e titolare di sistemi operativi di computer di sua elaborazione.
Albert Einstein, a diciassette anni, nel 1896, superava l’esame di ammissione al Politecnico di Zurigo e aveva già in testa, come scriverà più tardi, l’intuizione che lo avrebbe portato alla teoria della relatività, senza dire di Giacomo Leopardi, che, quattordicenne, oltre a parlare latino e greco, aveva già scritto le Dissertazioni filosofiche e le Storie dell’Astronomia.
Da noi la povera Giovanna d’Arco, che nel 1429, a sedici anni, guidava l’armata di Carlo di Francia alla rivincita contro gli Inglesi, attaccando fortezze e cavalcando sui campi di battaglia, avrebbe avuto la presunzione di stupidità e quindi l’incapacità a portare anche solo un fuciletto buono per gli storni, nemmeno se accompagnata da babbo suo.
Un Paese di gonzi, purchè rigorosamente anticaccia.
Quei signori si tengano pure i loro alti lai da vergini vestali, tanto parlar male della caccia, ormai, è come sparare sulla croce rossa.
Io mi terrò i miei puerili ricordi venatori e prego che non finiscano ancora ragazzi capaci di sognare sulle tracce di…… stormi d’uccelli neri, che scrivono le loro storie sulle pagine del cielo.
Franco Livera
Pres. Provinciale Federcaccia Piacenza
Tags | Federcaccia, Franco Livera


















27 Luglio 2009 alle 16:17
Bellissimo articolo, condivisibile in pieno.
27 Luglio 2009 alle 17:19
Bravo Livera, una lancia spezzata nel costato dell’ipocrisia che in Italia ha soprattutto un colore, il verde.
27 Luglio 2009 alle 23:10
Caro LIVERA, grazie di aver risvegliato in me ricordi bellissimi. Per favore cerchiamo di farlo pubblicare su qualche quotidiano almeno locale. Io lo scarico e lo appendo in bacheca della Sezione Comunale
28 Luglio 2009 alle 01:15
Sig. Livera
lei come anche altri suoi colleghi di FIDC predica bene ma razzola male, ma cosa vuol difendere ?? vogliamo parlare della raccolta firme per la modifica della L.157 ?? le vostre sezioni hanno nascosto la petizione ai propri associati e cercato di scoraggiare chi chiedeva informazioni, vogliamo parlare della vostra alleanza con gli anticaccia al tavolo dei portatori di interessi (propri) ?? vogliamo parlare della vostra timida e tardiva proposta di modifica che lascierebbe tutto come prima e partorita solo dopo aver capito che avevate tutti i cacciatori contro ?? vogliamo parlare della vostra proposta (subito accolta) di inserire i giorni fissi di caccia limitando la libertà di scelta ai cacciatori (vedi calendario Umbria) ??
Vogliamo parlare del vostro fresco Presidente Nazionale che alle prime critiche al manifesto tesseramento 2009 ha subito abbassato la testa e si è pentito e scusato invece di difenderlo come ha fatto lei ??
Sig. Livera io sono convinto che lei sia veramente un cacciatore sincero e in buona fede, ma apra gli occhi perchè non si è probabilmente accorto di stare dalla parte sbagliata.
28 Luglio 2009 alle 09:12
Caro Livera,
ciò che hai scritto non solo lo condivido ma ne ho sostenuto io stesso i principi in alcuni post.
Fare una battaglia per dare ai nostri figli la possibilità di andare a caccia credo sia un modo per dare un futuro a questa nobile attività ed è una assurdità cedere su quello che ritengo debba essere un obiettivo da sostenere fino in fondo e da raggiungere.
Sappiamo tutti quanto sia demagogica l’opposizione a questa proposta che, se accolta, darebbe invece un’occasione di responsabilizzazione a tanti ragazzi appassionati, avvicinandoli alla natura, alla conoscenza dell’ambiente e degli animali e sottraendoli a quella vita piatta, ma piena di pericoli - palesi o subdoli che siano - fatta di TV, Play-station, discoteche, pub, fumo, alcool e tante altre nefandezze, che li segneranno per tutta la vita.
Io ho preso la licenza a 16 anni e in quel momento ne ho sentito tutta la responsabilità, specie verso mio Padre che aveva firmato il consenso, consapevole che Lui mi aveva permesso di coronare il sogno di diventare un cacciatore e felice di poter coltivare la mia passione.
Dobbiamo combattere questa battaglia fino in fondo perché non solo è un atto di giustizia per chi ama questa attività, ma perché abbiamo mille ragioni per sostenerla e i tanti post che sono stati scritti a sostegno lo dimostrano in modo incontestabile.
A Livera va il merito di avere ha messo un sigillo su qualcosa che soltanto chi è in malafede può contestare, senza ragioni valide.
Non combattere in modo duro e convinto questa battaglia è una ammissione di colpa, per aver presentato una proposta di cui non eravamo convinti fino in fondo. Non facciamo questo errore.
FIDC sostenere la proposta di mandare a caccia i giovani di 16 anni significa guardare al futuro della nostra passione, ma significa anche dare a molti padri la possibilità di sottrarre i loro figli alla banalità di una vita di branco senza mete, senza valori e senza passioni.
28 Luglio 2009 alle 21:26
Per Picchio,
Lei invece predica male e razzola ancora peggio. Glielo dico per lei sà? Visto che a quello che ha scritto non ci crede nessuno. E per evitare di fare altre brutte figure, un consiglio: sii più obbiettivo e non travisi quella che è la realtà. CORDIALTIA’
Mario Monetti
VicePresidente Provinciale FIDC Brindisi
29 Luglio 2009 alle 08:09
X Picchio
Credo che come cacciatori appassionati e mi pare di capire che anche Lei lo sia, dovremmo avere tutti lo stesso fine, ma purtroppo non è quasi mai così.
Gli errori li facciamo tutti e tutti dovremmo recitare il mea culpa.
Le Associazioni venatorie sono sempre state divise e hanno sempre cercato di fare solo i loro interessi, cercando di travasare gli iscritti da una all’alra, troppo spesso trascurando il ruolo di portatori di intressi dei cacciatori che rappresentano. Del resto questa percezione negativa è diffusa e fino ad ora, mi sento di dire anche a ragione.
Tuttavia tenuto conto che FIDC è quella con il maggior numero di iscritti ed è l’unica ad aver messo a disposizione di tutti gli appassionati e non, tessarati o meno questo blog, credo che gliene vada riconosciuto il merito.
Come vede anche Lei ha trovato il Suo spazio qui. Invece di dividerci e di mettere in risalto gli errori commessi - chi non ne ha scagli la prima pietra - credo che tutti dovrebbero evitare polemiche sterili, cercando nei limiti del possibile di dare contenuti e idee utili alla nostra causa.
Bisogna farlo togliendosi il cappello di appartenenza, criticando dove c’è bisogno ma sempre con un intento costruttivo, altrimenti non serve a nulla e a nessuno.
Saluti.
29 Luglio 2009 alle 13:59
Bravo Picchio
Sei un grande non hai sbagliato una sillaba!!!
é vero che per i nostri interessi bisogna dialogare e rimanere uniti ma la mia ex ass venatoria non solo ha sbagliato strategia in questi ultimi mesi ma ha deciso di continuare per quella strada eleggendo presidente chi faceva parte della vecchia dirigenza! Saranno comunque i numeri a dirci da che parte sta la ragione! Comunque al di la delle polemiche un saluto a TUTTI
29 Luglio 2009 alle 22:57
Caro Livera continui a fare l’avvocato che di comunicazione non s’intende!
29 Luglio 2009 alle 23:03
LIVERA VISTO CHE AMI TANTO I FRANCESI SAI DIRE QUANTI SONO I RAGAZZI FRANCESI DI 16 ANNI CON LICENZA????MA MI FACCIA IL PIACERE……….BISOGNA SAPER PERDERE.
29 Luglio 2009 alle 23:35
Carta dei diritti dell’infanzia
La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e l’Adolescenza è stata approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite (ONU) a New York il 20 Novembre del 1989. L’Italia ha ratificato e reso esecutiva la Convenzione il 27 Maggio 1991 attraverso l’approvazione della Legge n.176. E’ importante che tutti i genitori e gli adulti responsabili conoscano in dettaglio questo documento al fine di essere, ognuno nel proprio ambiente e attraverso le proprie opportunità, difensori consapevoli e convinti dei diritti di ogni bambino che nasce. Questo documento vede nei bambini e negli adolescenti non solo degli oggetti di tutela, ma soprattutto dei soggetti di diritto, proponendo una nuova consapevolezza sul valore che l’infanzia rappresenta per l’intero pianeta. Il testo che segue è la versione integrale del documento riscritta da un gruppo di bambini di Palermo.
Bambino o bambina è ogni essere umano fino a 18 anni.
Gli Stati devono rispettare, nel loro territorio, i diritti di tutti i bambini: handicappati, ricchi e poveri, maschi e femmine, di diverse razze, di religione diversa, ecc.
Tutti coloro che comandano devono proteggere il bambino e assicurargli le cure necessarie per il suo benessere.
Ogni Stato deve attuare questa convenzione con il massimo impegno per mezzo di leggi, finanziamenti e altri interventi. In caso di necessità gli Stati più poveri dovranno essere aiutati da quelli più ricchi.
Gli Stati devono rispettare chi si occupa del bambino.
Il bambino ha diritto alla vita. Gli Stati devono aiutarlo a crescere.
Quando nasce un bambino ha diritto ad avere un nome, ed essere registrato ed avere l’affetto dei genitori.
Il bambino ha diritto al proprio nome, alla propria nazionalità e a rimanere sempre in relazione con la sua famiglia.
Il bambino non può essere separato, contro la sua volontà, dai genitori. La legge può decidere diversamente quando il bambino viene maltrattato. Il bambino separato dai genitori deve mantenere i contatti con essi. Quando la separazione avviene per azione di uno Stato (carcerazione dei genitori, deportazione, ecc.) il bambino deve essere informato del luogo dove si trovano i suoi genitori.
Il bambino ha diritto ad andare in qualsiasi Stato per unirsi ai genitori. Se i genitori abitano in Stati diversi, il bambino ha diritto di mantenersi in contatto con loro.
Il bambino non può essere portato in un altro Stato illecitamente. Tutti gli Stati si devono mettere d’accordo per garantire questo diritto.
Il bambino deve poter esprimere la propria opinione su tutte le cose che lo riguardano. Quando si prendono decisioni che lo interessano, prima deve essere ascoltato.
Il bambino ha diritto di esprimersi liberamente con la parola, con lo scritto, il disegno, la stampa, ecc.
Gli Stati devono rispettare il diritto del bambino alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
Il bambino ha diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica.
Il bambino deve essere rispettato nella sua vita privata. Nessuno può entrare a casa sua, leggere la sua corrispondenza o parlare male di lui.
Il bambino ha diritto a conoscere tutte le informazioni utili al suo benessere. Gli Stati devono: far fare libri, film ed altro materiale utile per il bambino; scambiare con altri Stati tutti i materiali interessanti adatti per i bambini; proteggere i bambini dai libri o da altro materiale dannoso per loro.
I genitori (o i tutori legali) devono curare l’educazione e lo sviluppo del bambino. Lo Stato li deve aiutare rendendo più facile il loro compito.
Gli Stati devono proteggere il bambino da ogni forma di violenza.
Lo Stato deve assistere il bambino che non può stare con la sua famiglia affidandolo a qualcuno. Chi si occupa del bambino deve rispettare le sue abitudini.
Gli Stati devono permettere l’adozione nell’interesse del bambino. L’adozione deve essere autorizzata dalle autorità con il consenso dei parenti del bambino. Se l’adozione non può avvenire nello Stato del bambino, si può fare in un altro Stato. L’adozione non deve mai essere fatta per soldi.
Gli Stati devono cercare di unire alla sua famiglia il bambino separato e, se non ha famiglia, lo Stato lo deve proteggere come qualsiasi altro bambino.
Il bambino svantaggiato fisicamente e mentalmente deve vivere una vita completa e soddisfacente. Gli Stati devono scambiarsi tutte le informazioni utili per migliorare la vita dei bambini disabili e devono garantire l’assistenza gratuita se i genitori o i tutori sono poveri. Inoltre bisogna fornire al bambino occasioni di divertimento.
Il bambino deve poter vivere in salute anche con l’aiuto della medicina.
Gli Stati devono garantire questo diritto con diverse iniziative: fare in modo che muoiano meno bambini nel primo anno di vita; garantire a tutti i bambini l’assistenza medica; combattere le malattie e la malnutrizione fornendo cibi nutritivi ed acqua potabile; assistere le madri prima e dopo il parto; informare tutti i cittadini sull’importanza dell’allattamento al seno e sull’igiene; aiutare i genitori a prevenire le malattie e a limitare le nascite. Il bambino che è stato curato deve essere controllato periodicamente.
Ogni bambino deve essere assistito in caso di necessità, di malattia o necessità economica, tenendo conto delle possibilità dei genitori o dei tutori.
Ogni bambino ha diritto a vivere bene. Gli Stati devono aiutare la famiglia a nutrirlo, a vestirlo, ad avere una casa, anche quando il padre si trova in un altro Stato.
Il bambino ha diritto all’istruzione. Per garantire questo diritto gli Stati devono: fare le scuole elementari obbligatorie per tutti; fare in modo che tutti possano frequentare le scuole medie; aiutare chi ha la capacità a frequentare le scuole superiori; informare i bambini sulle varie scuole che esistono.
Gli Stati devono controllare, anche, che nella scuola siano rispettati i diritti dei bambini.
L’educazione del bambino deve: sviluppare tutte le sue capacità; rispettare i diritti umani e le libertà; rispettare i genitori, la lingua e la cultura del Paese in cui egli vive; preparare il bambino ad andare d’accordo con tutti; rispettare l’ambiente naturale.
Il bambino che ha una lingua o una religione diversa, ha il diritto di unirsi con altri del suo gruppo per partecipare ai riti e a parlare la propria lingua.
Il bambino ha il diritto di giocare, di riposarsi e di svagarsi. Gli Stati devono garantire a tutti questo diritto.
Il bambino non deve essere costretto a fare dei lavori pesanti o rischiosi per la sua salute. Gli Stati devono approvare delle leggi che stabiliscono a quale età si può lavorare, con quali orari ed in quali condizioni. Devono punire chi non le rispetta.
Gli Stati devono proteggere il bambino contro le droghe ed evitare che sia impiegato nel commercio della droga.
Gli Stati devono proteggere il bambino dallo sfruttamento sessuale.
Gli Stati devono mettersi d’accordo per evitare il rapimento, la vendetta o il traffico di bambini.
Gli Stati devono proteggere il bambino da ogni forma di sfruttamento.
Nessun bambino deve essere sottoposto a tortura o punizioni crudeli. Se un bambino deve andare in prigione, deve essere per un motivo molto grave e per un breve periodo. In carcere deve essere rispettato, deve mantenere i contatti con la famiglia e deve essere tenuto separato da carcerati adulti.
In caso di guerra i bambini non devono essere chiamati a partecipare se non hanno almeno 15 anni.
Se il bambino è vittima della guerra, tortura o sfruttamento deve essere aiutato a recuperare la sua salute.
Il bambino che non osserva la legge deve essere trattato in modo da rispettare la sua dignità. Gli Stati devono garantire: che nessun bambino sia punito per cose non punite dalla legge dello Stato; che il bambino accusato sia assistito da un avvocato e sia ritenuto innocente finché non è condannato; che la sua causa sia definita velocemente; che, se giudicato colpevole, abbia il diritto alla revisione della sentenza; che se parla un’altra lingua abbia l’assistenza di un interprete.
Gli articoli di questa Convenzione non devono essere sostituiti alla legge dello Stato se questa è più favorevole al bambino.
Gli Stati devono far riconoscere i diritti dei bambini sia ai bambini stessi sia agli adulti.
Gli Stati devono scegliere dei rappresentanti che si riuniscano periodicamente e controllino se i diritti dei bambini vengono rispettati.
Entro due anni dalla approvazione di questa Convenzione, gli Stati devono informare il Segretario Generale dell’ONU, comunicando come l’hanno messa in pratica.
Le Nazioni Unite possono incaricare l’UNICEF di controllare come i diritti dei bambini vengono rispettati in tutti gli Stati del mondo.
Questa Convenzione può essere firmata da tutti gli Stati del mondo.
La Convenzione deve essere approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU.
La Convenzione può essere firmata, anche dopo l’approvazione, da qualsiasi altro Stato.
La Convenzione entra in vigore dopo 30 giorni che è stata approvata dall’ONU:
Ogni Stato può proporre cambiamenti al testo della Convenzione inviando le proposte di modifica al Segretario Generale dell’ONU.
Il Segretario Generale farà conoscere a tutti gli Stati le osservazioni e le proposte di modifica fatte da ogni Stato.
Uno Stato può ritirare l’adesione alla Convenzione.
La Convenzione è depositata presso il Segretario Generale dell’ONU.
La Convenzione depositata è scritta in arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo.
Puoi anche leggere : “I dieci passi OMS/UNICEF”
30 Luglio 2009 alle 00:25
PER L’AVVOCATO LIVERA :
Pubblicità choc,”Federcaccia ha fatto flop”
“Non è una campagna sociale ma promozionale di un’associazione: attenzione però a non offendere il comune senso del pudore”. Il presidente della Fondazione Pubblicità progresso Alberto Contri commenta con Affaritaliani la scelta della campagna tesseramento di Federcaccia. “Puntare su un bambino per promuovere la cultura della caccia è sicuramente controproducente perché anche se questo è uno sport legale un’immagine così dà un’idea fuorviante”
Giovedí 23.07.2009 15:00
“Da tecnico della comunicazione mi sembra un palese incidente di percorso perché si invita un bambino piccolo a prendere un fucile e sparare: non mi sembra corretto, è stato proprio uno scivolone”. Così il presidente della Fondazione Pubblicità progresso Alberto Contri commenta la scelta di Federcaccia di usare la foto di un bambino di 7-8 anni per lanciare la campagna tesseramento 2009. L’immagine ha suscitato forti polemiche tra le associazioni animaliste e quelle a tutela dell’infanzia e anche tra i partiti politici dei vari schieramenti. “In questo caso non si può parlare di pubblicità sociale - spiega Contri - ma di una lecita campagna promozionale di un’associazione riconosciuta. Hanno però toppato clamorosamente sul soggetto. Mi stupisco che non ci abbiano pensato: evidentemente c’è stato scarso ricorso ai tecnici della comunicazione che avrebbe messo in guardia dai potenziali effetti negativi”.
Secondo il presidente della Fondazione Pubblicità progresso dunque la campagna non sarebbe stata ideata da un tecnico, cosa invece importante quando si lavora nel campo della comunicazione. Contri ricorda poi come in Italia esista l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria che sta molto attento alle pubblicazioni nei confronti dei minori. “Le immagini devono avere un significato rispetto al messaggio che si vuole dare, usare foto choccanti può attirare l’attenzione ma anche urtare la sensibilità delle persone. Maneggiare la comunicazione è un’arma molto potente perché tutti la vedono. La pubblicità sociale non promuoverebbe mai la caccia, è usata invece a favore dei minori, dei malati, dei disabili, della crescita del paese, per la prevenzione degli incidenti sul lavoro”.
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UPA Utenti Pubblicità Associati
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APP Associazione produttori pubblicitari
ASSIRM Associazione tra Istituti di Ricerche di Mercato. Sondaggi di opinione. Ricerca sociale
AssoComunicazione Associazione delle imprese di comunicazione
ASSOREL Associazione italiana agenzie di relazioni pubbliche a servizio completo
UNICOM Unione nazionale imprese di comunicazione
TP Associazione italiana tecnici pubblicitari
AAPI Associazione aziende pubblicitarie italiane
FIEG Associazione italiana editori giornali
PUBLITALIA ‘80 Concessionaria di pubblicità del gruppo Fininvest
RAI Radiotelevisione italiana
IAP Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria
CAPPITO LIVERA???LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI,LA COMUNICAZIONE NO;-)
30 Luglio 2009 alle 08:52
X Archimede
Scusa ma non ho capito se la Carta dei diritti dell’infanzia che hai riportato, la ritieni un documento a favore del “bambino” di 16 anni che vuole ottenere il permesso di andare a caccia o se secondo te questo non sia così.
Ammetto l’ignoranza e di non aver mai letto prima questo documento, che è evidentemente condivisibile in pieno, ma personalmente ritengo che contenga tutti i presupposti perchè il “bambino” sedicenne che menifesti la volontà di andare a caccia con una persona esperta e ancora di più con un suo genitore abbia tutto il diritto di vedersi riconosciuta questa possibilità.
Un altro punto a favore della richiesta avanzata.
Saluti.
30 Luglio 2009 alle 23:03
SU SIAMO SERI A 16 ANNI SI è OMETTI MA A 5 ANNI………SVEGLIA VI SIETE FATTI UN AUTOGOL CLAMOROSO….
31 Luglio 2009 alle 19:30
Per il sig. Livera
Un bell’articolo che ha fatto tornare anche me ai ricordi dell’adolescenza quando dall’età degli otto nove anni andavo con mio padre a pesca e mi portava anche a caccia facendomi sparare dal capanno con il calibro 36 che ancora possiedo, verso i dodici tredici anni qualche volta mi faceva portare anche la sua doppietta e sempre vigile controllava come la portavo insegnandomi a portarla sempre con le canne puntate verso terra a poca distanza dai miei piedi e mai verso altre persone, mi ha insegnato a sparare, a riconoscere dalle orme i vari animali esistenti nella mia zona, dalle feci tutti gli animali, da quando le avevano fatte e di quelle delle lepri a riconoscere i maschi dalle femmine e la grandezza ed a 16 anni ho preso il porto d’armi con relativa licenza di caccia era il 1966 e da quell’anno mi sono tesserato con la f.i.d.c., da quell’anno pratico la caccia e non ho mai ucciso animali a caccia chiusa o che non si potevano cacciare, perchè mi ha anche insegnato a riconoscere i vari volatili dal volo, e questo deve essere l’insegnamento che si deve dare alle nuove leve, solo così facendo si ha la possibilità di allontanarli dalla droga e dalla delinquenza comune, perchè se un possessore di porto d’armi viene denunciato solo per rissa, gli sospendono il porto d’armi, e non credo che sia una cosa piacevole, tutti i cacciatori giovani che ho conosciuto nessuno faceva uso di droghe, anche perchè ogni 6 anni ci scade il porto d’armi e dobbiamo passare una visita medica che contempla anche l’uso di droghe e visita psicoattitudinale.
Per questi motivi io sono favorevole a riportare la concessione del porto d’armi a 16 anni, perchè così facendo i nostri ragazzi li controlliamo meglio.
Per Archimede
Anche io non ho capito se nel citare la carta dei diritti dell’infanzia lei è favorevole o no al porto d’armi ai 16 anni, ma credo che lei è contrario, comunque stando a quella carta i ragazzi dall’età dei 15 anni si possono utilizzare nella guerra per ammazzare altre persone, e poi siamo contrari a mandarli a caccia a 16 anni.
un saluto a tutti Fabrizio Fabrizi
1 Agosto 2009 alle 11:04
Non c’è niente da fare, pur di raccogliere qualche consenso e soprattutto qualche tessera, i soliti avvoltoi sono pronti a rinnegare la loro stessa passione. Cominciano già a mettere le mani avanti ed a scaricare responsabilità su una situazione di stallo che colpevolmente, proprio chi ha aperto impossibili aspettattive e raggiunto invece il proprio vero obbiettivo, ha contribuito a determinare.
Federcaccia, mentre i sui detrattori colpevolmente tacciono, sta alacremente lavorando per tutelare l’immagine del cacciatore e delle tradizioni venatorie, che per avere un futuro devono trovare posto tra i giovani e nella sociatà.
Dobbiamo sentirci orgogliosi di essere cacciatori seri onesti dalla fedina penale immacolata, orgogliosi di poter insegnare ai nostri figli che i veri valori non si trovano nelle consolle dei video giochi o nello sballo del sabata sera.
La foto di un bambino sereno, immerso nella natura è la foto di un bimbo amato e protetto e non è affatto diseducativa, anzi!!!!
1 Agosto 2009 alle 11:23
CLINTON SEI SEMPRE UN GRANDE. UN CARISSSIMO SALUTO. CIAOOOOO
Mario Monetti
FIDC Brindisi
1 Agosto 2009 alle 19:09
Caro Clinton
In Italia ci sono tantissimi cacciatori che rinnegano la propria passione.Sai quando??? Quando vanno a votare e scelgono uno schieramento che da trentanni fa di tutto per chiudere definitivamente la caccia!!!!! Cosa si dice nel mondo venatorio della tua regione dei 1200 emendamenti della sinistra??? E i cacciatori Toscani cosa ne pensano???
1 Agosto 2009 alle 19:42
Io personalmente ritengo che quella foto sia proprio una padella…
Non c’è paesaggio, non ci sono selvatici in arrivo, un ragazzino che richiama invano, un fucile senza senso.
Mette un pò di tristezza.
Mi immagino un grande bosco di faggi e betulle nel mese di novembre, un setter in ferma, un vecchio cacciatore stanco rimane indietro ed un giovanotto lì, dietro al cane, pronto ad inaugurare la sua prima licenza di caccia.
1 Agosto 2009 alle 21:26
paragonare il manifesto federcaccia ad un attentato ai diritti dell’ infanzia, e’ delirio !!!
e presuppone molta indifferenza verso la verita’ dei fatti, il rispetto per l’ altrui intelligenza, e il comune senso del pudore.
Se a questo aggiungiamo una mala fede che supera ogni limite…………. il gioco e’ fatto ……….. e l’ ennesima impostura contro la caccia e’ servita!!!
In tutta Europa si caccia a 16 anni, e SOLO GRAZIE A UNA DISTORTA SENSIBILITA’ ETICA I SEDICENNI SONO ANCORA BAMBINI.
In Italia i sedicenni possono sparare al poligono di tiro o al campo di tiro al volo…….
Nei paesi di lingua inglese si caccia anche a 8 anni, purche’ si possa reggere il fucile, perche’ il proprietario del fondo, nella sua proprieta’ puo’ fare quello che gli pare!!!
E’ bene informarsi prima di scrivere o affermare cose infondate e ridicole, magari inventate a tavolino sulla base di un farneticante allarmismo teso solo a denigrare i cacciatori.
Gli italiani non sono cosi’ stupidi come certa gente crede……
fabrizio
2 Agosto 2009 alle 20:57
Per Liberato,
A me il manifesto non mette nessuna tristezza. Anzi lo ritengo veramente bello soprattutto per il tema che richiama. L’unico sentimento che può suscitare è la nostalgia per i tempi passati e che ci hanno visti protagonisti e fin da bambini, soprattutto come cacciatori. In quel manifesto rivedo la mia infanzia, la mia voglia di andare a caccia e di richiamare i tordi con il fischietto a bocca accanto a mio padre, proprio come quel bambino sul manifesto. Valore quest’ultimo che non solo non dobbiamo rinunciarvi ma che abbiamo il dovere oltre che l’obbligo morale di tramandare alle generazioni future per garantire la nostra passione e tutti quelli che verranno dopo di noi. UN SALUTO CORDIALE DALLA PUGLIA.
Mario Monetti
VicePresidente Provinciale FIDC Brindisi
3 Agosto 2009 alle 01:05
X CLINTON
IL MANIFESTO è VERAMENTE DA SBALLO! CLINTON TRA POCO TI CHIUDERANNO LA CACCIA….
3 Agosto 2009 alle 11:31
Allora io ragiono così: mio padre era cacciatore, io e mio fratello (57 e 60 anni) siamo cacciatori da circa circa 40 anni; 7 nipoti maschi tra i 24 ed 34 anni nessun cacciatore… siamo una specie in estinzione.
Penso che ormai siamo in un senso unico in cui ci hanno condotto lentamente negli ultimi vent’anni e non è certo col messaggio di un manifesto pubblicitario che recuperiamo i giovani all’attività venatoria.
Noi possiamo essere ogogliosi del nostro passato ma il presente è sotto gli occhi di tutti ed il futuro lascia poco spazio all’entusiasmo.
Ci dovrebbe essere restituito prima di tutto il territorio sottratto in cui girovagare liberamente, in compagnia di un nipote e un amico a 4 zampe convinti di non fare niente di male e senza timore di essere “controllati” da qualche agente della Polizia Provinciale.
E ritirarsi la sera soddisfatti e sereni e raccontare quanta fatica c’è voluta per incarnierare quella “scolopax rusticola” che proprio non ne voleva sapere di stare ferma davanti al cane…
19 Agosto 2009 alle 15:41
Colleghi cacciatori.,se siete cacciatori per un motivo di principio quello che ha scritto il signore Livera dovrebbe essere condiviso,difeso senza alcune vergogna da noi tutti.
Dopo che ci siano delle incomprensioni poliche non cambia nulla sul fatto della nostra passione,il principio della questione
è che non essere daccordo su quel scritto difficilmente si possa ritenere cacciatore cresciuto in un mondo rurale con tutte le sue regole.
Perciò attenzione ha chi mischia l’interesse alla caccia, due cose molto lontane sul fatto dei pricipi.
Forza e coraggio per le Dirigenze Oneste che devono portare avanti il discorso sulla Caccia difronte ai Politicani di vari colori,non vendete la vostra passione(se l’avete)per puri interessi che non siano quelli degli Onesti Cacciatori.
In bocca al lupo a tutti!
P.S. per me il sign.Livera é uno sconosciuto
24 Agosto 2009 alle 17:01
Salve il mio racconto in realtà è una denuncia che ha del verosimile, “tipica vicenda all’italiana”. Sono un ragazzo di 29 anni di professione Ingegnere Aeronautico e amo la caccia fin da piccolo. L’anno scorso mi è scaduta la licenza del porto d’armi uso caccia, che per vari impegni di lavoro non ho rinnovata. Quest’anno invece liberatomi da varie incombenze lavorative ho deciso di rinnovare, ma soprattutto perchè non vedevo l’ora di ritornare a scorrazzare nei campi con la mia cagnetta. Dopo aver preparato tutta la documentazione l’ho consegnata al mio commissariato di appartenenza il tutto a metà luglio. Dopo un mese e passo non avemdo notizie del mio rinnovo mi sono recato di persona al commissariato per sapere a che punto era la situazione, e propio qui mi è stato comunicato che il mio incartamento era stato portato in Questura. Ora dovete sapere che quando qualcosa non va a livello legale i dirigenti dei commissariati non prendono responsabilità e lavandosi le mani mandando il tutto in Questura. Inbufalito ho chiesto spiegazioni all’agente dell’ufficio porto d’armi dell’accaduto ma invano in quanto non mi ha voluto dare spuiegazioni. Dopodichè mi sono recato in Questura per vedere se la mi sapevano dire qualcosa, la cosa era troppo strana perchè io in persona e tutti i componenti della mia famiglia non si è mai avuti a che fare con la legge, se si può definire così io ho avuto qualche verbale di eccesso di velocità con la macchina ma non penso che è una cosa che si ripercuote sul rinnovo del mio porto d’armi. Comunque recatomi in Questura e dopo aver atteso allungo, sentite bene mi è stato detto che: la mia documentazione era stata mandata in Questura perchè quattro anni orsono mio fratello che era di ritorno da un moto raduno in compagnia di altre persone conosciute in quel moto raduno è stato fermato lui e queste persone da un posto di blocco per un semplice controllo di patente, libretto e assicurazioni. E’ uscito fuori che queste persone al tempo del fermo erano incensurate e che però a distanza di anni sono diventate pregiudicate. E per questo dovrò aspettare mesi per il mio rinnovo. Io dico una cosa ma quando si fa un incontro occasionale con delle persone a volte capita gli si deve fare la domanda se hanno precedenti o altrimenti come nel mio caso si deve avere una macchina del futuro o una sfera magica che faccia vedere la vita delle persone proiettate nel futuro? E’ una cosa davvero inverosimile!!!!! Al giorno d’oggi ormai bisogna aspettarsi di tutto nella vita.