Il check up mantiene in forma
Postato il 01 Febbraio 2009 da DdC
Il cane da caccia è sottoposto a sforzi notevoli e le sue prestazioni da “atleta” possono affaticarlo, stressarlo o metterlo in difficoltà, se non è in perfette condizioni.
Ecco perché, prima della “gara” è importante fare dei controlli.
Il cane da caccia, che svolge un’attività agonistica, va visto come un vero e proprio atleta. All’esordio dell’attività agonistica è necessaria e sufficiente la semplice visita clinica del medico veterinario per sgombrare il campo dai dubbi più grossolani che possiamo avere in merito all’uso agonistico. Dopo la visita stabiliremo un piano di alimentazione soprattutto in base alle proprie esperienze ed esigenze. A questo punto è molto importante approfondire gli esami clinici per creare una base sulla quale poter valutare, in futuro, lo stato di salute del cane. È necessario fare un vero e proprio “check-up” con scadenza annuale che dovrebbe comprendere: esami del sangue, esami delle urine ed esami strumentali del cuore. Tra questi non è necessario eseguire una quantità enorme di determinazioni, ma ne bastano alcune tra le più importanti, se il nostro “atleta” sembra un cane in perfetta salute. È effettivamente necessario un esame emocromocitometrico con formula. È l’esame fondamentale della clinica medica, riassume un numero d’informazioni enorme. Di fondamentale importanza anche per la pratica sportiva (per es. neutrofilia e linfopenia nel superlavoro). Assioma fondamentale dello sport è che “Il sangue trasporta l’ossigeno, più ne porta e più la prestazione psico-fisica migliora”. Non occorre dilungarsi oltre su quest’argomento, notissimo a tutti i medici veterinari. Da questo esame ricaviamo anche il numero di globuli rossi che sono il veicolo dell’ossigeno, il famoso “valore ematocrito” di cui tanto si è parlato in tema di doping. Sonoi indicati anche gli esami ematochimici: indagano sugli enzimi che circolano nel sangue. Alcuni ci danno informazioni sullo stato di salute dell’atleta ed anche sul suo stato di forma (superallenamento per esempio). Tra i tanti possibili quelli necessari sono: Ast-(Got), Alt-(Gpt), bilirubina diretta ed indiretta. Dopo il cuore, infatti, l’organo più importante di un atleta è il fegato. L’affermazione, che pare un pò eccessiva, porta con sé una grande verità di base. Molti dei fenomeni biochimici di produzione e trasformazione dell’energia, nonchè lo smaltimento dei prodotti tossici della fatica (tra cui il famoso acido lattico e l’ammoniaca) avvengono nel fegato (oltrechè nel muscolo). Un fegato a posto significa utilizzazione ottimale delle proprie potenzialità ed un rapido recupero post-gara. La valutazione di questi enzimi ci informa sulle condizioni di salute di cuore e fegato. L’enzima Got\Ast è utile anche nella diagnosi di danni al muscolo. La bilirubina è un passaggio del metabolismo dell’emoglobina del sangue. Anche il controllo sul GammaGt è importante. Si tratta di un enzima che trasporta gli amminoacidi nella cellula dall’interno all’esterno. Un suo aumento è sempre in relazione ad un danno epatico, dopo la guarigione è l’ultimo enzima a rientrare nella norma, la sua determinazione è un parametro assai importante, un punto fisso per poter diagnosticare lesioni pregresse. Arriviamo al controllo sull’Ald (aldolasi). Si tratta di un enzima ad alta specificità muscolare e ci interessa soprattutto a riposo, momento in cui deve essere molto basso. È indicativo nei sospetti di stress, di superlavoro o nella mioglobinuria (una patologia da troppo sforzo) ed è molto presente nel muscolo e nel cuore, poco nel fegato. Altri enzimi da controllare sono i cosiddetti “muscolari” (Cpk, Ldh), sono utili ma non indispensabili nel check-up pre-agonistico perchè, nel cane in questione, non ci dovrebbe essere una situazione di patologia. Sono inoltre enzimi ubiquitari (presenti dappertutto nell’organismo) poco specifici per indicare lo stato di salute o di forma (è una importante eccezione l’isoenzima Cpk mb per indicare una lesione al cuore). Anche i valori del famoso acido lattico (Lattato) non sono utili, perchè suscettibili di ampie variazioni anche a riposo, sia in cani allenati che non allenati. Anche la determinazione della glicemia è importante, non tanto per la diagnosi del classico diabete, ma per indagare su un eventuale “pseudodiabete da stress o da superlavoro”. Il metabolismo del glucosio è multifattoriale ed è influenzato da ormoni ed enzimi assai importanti. Questo sistema si può alterare nella pratica agonistica eccessiva o mal gestita. Se lo stress è più forte o non controllabile o duraturo, se queste cause stressanti sono continue o troppo intense, o tutt’e due, subentra nel cane un vero quadro di malattia. Vengono rilasciati ormoni tra cui i corticosteroidi (cortisolo, cortisone), questi producono effetti complessi che possono esitare in una vera patologia con: immunodepressione, iperglicemia, osteoporosi, miopatie, ritardo nella cicatrizzazione. Si crea una sorta di “pseudodiabete”, con iperglicemia appunto e tutto quello che ne consegue. Azotemia\Bun - Creatininemia, invece, sono esami importantissimi per la funzione renale, non interessano il check-up preagonistico. Nel cane sportivo si può verificare una proteolisi da sforzo con aumento dei valori dell’azoto ematico. La creatininemia è normalmente alta (ma non troppo) nei soggetti nutriti con molte proteine o con aa essenziali o con masse muscolari molto sviluppate. Un’indagine su macro/micro-elementi e sugli elettroliti come il sodio (Na=valore normale=150 mEq\l) ed il potassio (K=valore normale=5mEq\l) è poco utile, ai fini pratici, perchè si verifica una scarsissima variazione nel soggetto ben allenato e nutrito ed è, comunque, poco indicativa di particolari condizioni legate all’attività sportiva che non abbia risvolti patologici. L’esame delle urine è un esame pratico e poco costoso che conviene sempre effettuare nel complesso. Il campione ideale deve essere prelevato con il cane a digiuno da almeno 8 ore ed a riposo da almeno 24. Nell’urina si possono reperire proteine da stress, da superlavoro, da eccessiva alimentazione proteica. Anche l’eccesso dell’albumina non deriva da una nefropatia diabetica ma da quella situazione di pseudodiabete da stress di cui sopra abbiamo accennato. Stesso discorso vale per il glucosio e per i chetoni.
Andrea Beni

















