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Il cinghiale nel III Millennio

Il cinghiale nel III Millennio

Le esperienze gestionali in Europa e in Italia si sono confrontate in un convegno organizzato dagli Atc senesi. E se il nostro Paese piange, anche gli altri soffrono per la notevole diffusione del suide.

Negli ultimi decenni la specie cinghiale ha subito un forte e costante incremento numerico e di areale distributivo in tutto il contesto europeo, Italia compresa. L’aumento dei carnieri realizzati dalle squadre di caccia al cinghiale e delle richieste di risarcimento danni alle colture agricole ha fatto registrare in molti Paesi l’insorgenza di conflitti con il mondo agricolo che necessitano di risposte adeguate ed efficaci da parte delle Istituzioni e degli Enti preposti. Per fare il punto sulla situazione italiana ed europea gli Atc senesi 17, 18 e 19, con il patrocinio e contributo della Provincia di Siena, la Regione Toscana, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo, Federcaccia e Arci caccia provinciali, hanno organizzato la giornata di studio e di confronto “La gestione del ginghiale nel III Millennio: esperienze in Europa e in Italia a confronto” che ha voluto essere di stimolo per tutte le componenti interessate alla gestione del cinghiale. Dopo i saluti dell’assessore provinciale all’Agricoltura e Caccia, Claudio Galletti, ha preso la parola Lucilla Carnevali, consulente e collaboratrice dell’Ispra (ex Infs), che ha fatto il punto sulla situazione del cinghiale in Italia utilizzando come fonte la Banca dati ungulati dell’Infs risalente al 2005. Nel nostro Paese il cinghiale è ormai presente in 95 province, con una tendenza della popolazione a crescere e a occupare nuovi spazi. Al 2005 il carniere complessivo nazionale di cinghiali era di 122.674 capi di cui 114.831 abbattuti durante la stagione venatoria e 20.106 prelevati in regime di controllo. Il danno complessivo all’agricoltura causato dal cinghiale è pari a 8.900.000 E e rappresenta circa il 90 % del danno liquidato agli agricoltori causato da fauna selvatica: mediamente in Italia un cinghiale abbattuto costa all’agricoltura circa 62 E. La consistenza stimata complessiva del cinghiale oscilla tra i 500 e gli 800.000 capi. La d.ssa Carnevali ha purtroppo evidenziato che permane ancora in Italia una carenza cronica di dati (alcune regioni del Sud non ne forniscono), in particolare sugli aspetti legati agli investimenti in opere di prevenzione, ma anche in merito ai carnieri e all’indennizzo dei danni. Paolo Banti, dirigente responsabile del Servizio caccia e pesca della Regione ha riassunto il quadro delle statistiche sul cinghiale in Toscana. In particolare si evidenzia come buona parte dell’incremento di spesa nel risarcimento del danno causato da questo ungulato è attribuibile all’aumento del costo medio dei cereali che nel 2007 hanno registrato una forte impennata dei prezzi. Secondo Banti risulta pressoché assente da parte dei vari Enti una strategia basata sull’uso modulato di prevenzione e prelievo in relazione ad una valutazione preliminare degli elementi di rischio. I danni all’agricoltura in Toscana, infatti, vedono ancora un impiego notevole di risorse in relazione ai bilanci degli enti gestori con una componente di forte conflittualità che riversa una influenza negativa su altri aspetti gestionali e sul funzionamento dell’Atc. Ha evidenziato, inoltre, che ci sono risultati gestionali territorialmente non omogenei e che in particolare sull’accertamento del danno ci sono ancora troppe differenze tra Province o tra i diversi Atc. Giampiero Sammuri, dirigente responsabile del Servizio provinciale risorse faunistiche e riserve naturali ha parlato della gestione del cinghiale in provincia di Siena. In particolare Sammuri ha evidenziato come l’attività di abbattimento e controllo del cinghiale abbia visto nel 2008 il ricorso a ben 3.998 interventi di controllo distribuiti nel corso dell’anno in tutti gli Istituti faunistici e nel territorio a caccia programmata. Il risultato di questa attività di controllo è di ben 4.288 cinghiali abbattuti che evidentemente si vanno a sommare agli 11.461 cinghiali prelevati nei distretti di gestione durante la stagione venatoria 2007-2008. In pratica, quasi il 20% dei cinghiali abbattuti in regime di controllo sul territorio nazionale viene dalla sola provincia di Siena, e questo non può che rappresentare una conferma della corretta politica gestionale intrapresa dalla Provincia. Il presidente provinciale Arci caccia Alessandro Ferretti, intervenuto in sostituzione del presidente dell’Atc 19, ha evidenziato la situazione di criticità in cui operano gli Atc senesi, stretti tra le opposte esigenze dei cacciatori e degli agricoltori. In particolare gli Ambiti hanno stilato alcune proposte per la gestione che hanno come obiettivo il coinvolgimento di tutti gli enti territoriali che operano sul territorio, comprese le aree protette, affinché con un tavolo di coordinamento provinciale si possa operare per la corretta gestione della specie. Infine Ferretti ha ricordato come la fauna selvatica, per sua definizione, non è sotto la custodia di nessuno essendo patrimonio indisponibile dello Stato. La gestione della stessa pone questioni e problemi che coinvolgono tutta la società oltre agli enti territoriali competenti: Regioni, Province, Parchi, Aziende faunistico-venatorie, gli Atc e, non per ultimi, i proprietari e i conduttori dei fondi. Non è oggettivamente pensabile e sostenibile perseguire costantemente di anno in anno la sola strada dell’indennizzo del danno causato dagli animali selvatici, addebitandone tutte le colpe e responsabilità agli Ambiti, e in special modo ai cacciatori. La politica dello struzzo, lo scaricare tutte le responsabilità sugli altri senza una reale presa di coscienza del cambiamento sopravvenuto e senza adeguate risposte adattative del caso rappresenta una via destinata inevitabilmente ad esaurirsi nel breve periodo, dopodichè gli Atc e i cacciatori non potranno più fornire alibi a nessuno. Giovanna Massei, del Central Science Laboratory di York, ha ricevuto l’incarico dal Governo inglese di sperimentare sul cinghiale l’uso di contraccettivi a lunga durata per cercare di fermare l’espansione di questo ungulato sul territorio inglese. Recentemente, infatti, in Gran Bretagna il cinghiale si è diffuso in seguito alla fuga accidentale o voluta di alcuni animali da allevamenti privati e comincia a diventare un problema per l’agricoltura. Una soluzione futura potrebbe essere la sperimentazione di una specie di vaccino orale che potrebbe essere somministrato agli animali in libertà attraverso un sistema innovativo di somministrazione chiamato Bos (boar operated system): in pratica una mangiatoia soprelevata formata da due specie di imbuti che appoggiano tra di loro lungo la loro base e che possono essere aperti solo dal grifo del cinghiale. Andras Nahalik, docente di Zoologia venatoria dell’Università dell’Ungheria, ha portato alla conoscenza della platea la situazione del cinghiale in Ungheria, Romania, Slovacchia e Polonia. In questi Stati, come in tutta Europa, il cinghiale risulta in aumento e così pure i carnieri, e anche nell’Est il problema dei danni all’agricoltura sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Infatti, in alcune aree dell’Ungheria e della Polonia i danni che devono essere risarciti all’agricoltura sono superiori ai ricavi ottenuti con le concessioni di caccia e con la vendita dei capi. Si sta pertanto facendo strada la politica di istituire riserve di caccia di grande estensione (300-500 ettari) completamente recintate, dove sia possibile cacciare il cinghiale anche per cacciatori stranieri “danarosi” ospitati nelle case di caccia appositamente realizzate. Federico Morimando, direttore tecnico dell’Atc 18 ha esposto una relazione circa la presenza del cinghiale in Europa riportando i più recenti studi e statistiche disponibili su internet. In tutta Europa negli ultimi decenni si registra un costante aumento degli ungulati in genere, e in particolare del cinghiale (vedi tab.). Tale incremento ha portato i carnieri di alcuni Stati a crescere oltre i 400.000 capi (quattro volte il carniere italiano) e i danni a superare i 40 milioni di euro. Germania, Francia, Lussemburgo e Repubblica Ceca stanno attraversando un periodo di forte crisi in quanto le popolazioni di questo suide sembrano assolutamente fuori controllo.

Le cause dell’incremento del cinghiale e degli altri ungulati sono diverse e vedono anche la partecipazione attiva dei cacciatori. Questi ultimi non sono però i soli artefici dell’espansione del cinghiale sul territorio: l’abbandono delle campagne, la forte ripresa del bosco e della macchia, il surriscaldamento climatico e gli inverni miti e senza neve, l’istituzione di importanti e vaste aree protette e parchi nazionali, l’adattamento delle popolazioni selvatiche ai diversi habitat e fonti di alimentazione sono solo alcune delle principali concause. Il modello di caccia privatistico (Germania, Francia, Spagna etc.) o sociale (Italia) non risolve in sé il problema dei danni all’agricoltura che si presenta allo stesso modo in tutti questi Paesi. Se fosse così basterebbe passare da un sistema all’altro e tutto sarebbe risolto: ma l’Italia ad oggi soffre degli stessi problemi (forse minori) della Germania (a Berlino sono stimati tra i 7.000 e i 10.000 cinghiali), Francia e Spagna. Il vero nodo del problema è il controllo costante delle crescenti popolazioni di cinghiali o se vogliamo degli ungulati. Diventa infatti essenziale definire tempi, modi, luoghi in cui intervenire. Questi interventi devono essere coordinati a 360° (abbattimenti, catture etc.) ed essere estesi su tutto il territorio. Infine, secondo Morimando non si può prescindere da un programma coordinato di interventi e di sostegno economico di livello europeo (misure del Piano di sviluppo rurale, o analoghe a quelle messe in campo per i progetti Life o quelli relativi alla Rete Natura 2000. Silvano Toso, dirigente di ricerca dell’Ispra, ha illustrato le “Linee guida per la gestione del cinghiale nelle aree protette e nel territorio cacciabile” stilate dall’Istituto per conto del ministero dell’Ambiente: questi documenti rappresentano i punti di riferimento nazionali per i tecnici faunistici e per gli enti di protezione e gestione della fauna selvatica. In particolare, Toso ha sottolineato come la gestione del cinghiale debba essere necessariamente flessibile e tenere conto del contesto ambientale e umano in cui si opera. In questo senso essa deve essere una gestione adattativa non solo nei tempi e nei luoghi, ma anche nelle modalità, potendo richiedere l’intervento all’aspetto del singolo cacciatore, le catture e successiva traslocazione degli animali, oppure la tecnica della girata e della braccata in condizioni ambientali particolarmente impegnative. In conclusione Toso ha rimarcato la necessità di supportare la gestione con un monitoraggio standardizzato e costante dei danni e della popolazione, e con una buona ricerca applicabile ed applicata. Andrea Sforzi, biologo consulente del Parco regionale della Maremma, ha svolto la sua relazione relativamente al controllo del cinghiale nell’area protetta della provincia di Grosseto. Dal 1994 al 2006 all’interno del Parco sono stati prelevati, tra abbattimenti e catture, ben 5.436 cinghiali con una media di 453 cinghiali prelevati all’anno. Questo ha consentito di mitigare la forte conflittualità che si era generata all’interno dell’area protetta. Oggi, ha concluso, grazie a questo sistema integrato di catture attraverso i corral (grandi recinti) e trappole mobili (chiusini), la popolazione è tenuta costantemente sotto controllo e i danni risarciti sono calati più del 30 %. Come ultimo intervento, Lorenzo Galardi, funzionario dell’Arsia assieme al dr. Morimando ha esposto le conclusioni del progetto inerente al censimento del cinghiale attraverso il trappolaggio fotografico presso i governatoi autorizzati dell’Atc 18.

Il progetto si è proposto di verificare la consistenza e la struttura di una popolazione di cinghiali nel territorio a caccia programmata di quell’Ambito. Nel corso dei tre anni sono stati monitorati in maniera sistematica ed intensiva 46 governatoi o siti di foraggiamento in tutto il territorio in un periodo di tempo compreso tra aprile e la prima decade di giugno. Complessivamente sono stati contati individualmente 1.017 cinghiali nel 2006, 1.103 cinghiali nel 2007 e 1.285 cinghiali nel 2008. Di questi il 56% è costituito da piccoli (rossi+striati), il 24% da subadulti e il 20% di adulti. Il rapporto maschi adulti/femmine adulte è risultato di 0,52 maschi adulti per ogni femmina adulta. La consistenza stimata stimata nell’area vocata è stata pari a 4.871 capi nel 2006, 5.181 capi nel 2007 e 5.459 nel 2008. Il picco di produttività delle scrofe si colloca tra i primi di maggio e i primi di giugno con una media complessiva di 3,60 porchetti (striati) per femmina. I risultati dell’attività di trappolaggio fotografico sono stati presentati con notevole successo al Workshop internazionale sul cinghiale che si è tenuto a Sopron (Ungheria) lo scorso agosto. In conclusione il convegno di Siena ha evidenziato che la “realtà Cinghiale”, in Italia e in altri Paesi e contesti socio-economici europei, hanno più similitudini che differenze.

F.M.

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