Nella categoria | Cinofilia

IL TITOLO ITALIANO FIDASC “CACCIA PRATICA – INGLESI” A TRE FEDERCACCIATORI TIFERNATI

Postato il 24 Agosto 2009 da DdC

I campioni sono Rudi Bei, Massimo Meozzi e Fabrizio Baloci. Uno splendido successo per tutta la cinofilia umbra.

La cinofilia umbra sul tetto d’Italia. La rappresentativa regionale di Federcaccia ha conquistato il titolo italiano Fidasc di “Caccia pratica da ferma per razze inglesi”, sbaragliando avversari provenienti da tutta Italia. La finale si è svolta nella zona federale di Castelnuovo, in provincia di Arezzo.

I tre componenti la rappresentativa umbra sono altrettanti punti di riferimento della Federcaccia, tutti provenienti da Città di Castello: il presidente comunale Rudi Bei conduceva Alex dei Coppi, il dirigente regionale e consigliere di Città di Castello Massimo Meozzi ha invece guidato Alì, mentre il fedelissimo Fabrizio Baloci, iscritto sempre a Città di Castello, ha condotto Ruben e Ghibli. Tutti e 4 gli ausiliari presentati sul terreno di prova sono setter inglesi, che hanno imposto la propria venaticità sulla pur agguerrita concorrenza.

Federcaccia Umbra, orgogliosa di questo importantissimo risultato agonistico, esprime le proprie congratulazioni ai tre conduttori e ai loro 4 fedeli ausiliari, e annuncia che provvederà quanto prima
ha riconoscere in maniera ufficiale il grande successo ottenuto dai tre membri della sezione tifernate.

Perugia, 24 agosto 2009

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1 Commenti Per Questo Post

  1. ROBERTO ha scritto:

    UN IN BOCCA AL LUPO AI NOSTRI AMICI FEDERCACCIATORI PER
    LA LORO SPLENDITA VITTORIA

    CIAO

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.