Nella categoria | Cinofilia

Intervista a Filiberto Franchi campione del Sant’Uberto Federcaccia

Postato il 01 Febbraio 2009 da DdC

È un campione, figlio e fratello di campioni. Ha appena 22 anni, eppure di vittorie ne ha già collezionate tante. Si chiama Filiberto Franchi e durante la quarantesima edizione del S. Uberto individuale ha stupito tutti, perché oltre a conquistare il podio Junior ha anche ottenuto il più alto punteggio in assoluto. Il giovane cinofilo e cacciatore di Bastia Umbra, in provincia di Perugia, è figlio d’arte, come i suoi due fratelli gemelli Francesco e Federico. Da ragazzini iniziano a seguire le passioni del papà Odorico, poi tutti e quattro diventano una squadra, il Team Ch Fraiventa, che negli anni colleziona ben 68 titoli italiani in occasione di manifestazioni cinofile organizzate da varie associazioni venatorie. E la “squadra” dei Franchi è unita non solo nelle gare, ma anche nella vita: padre e figli gestiscono un allevamento di cani e insieme si ritrovano anche per coltivare un’altra loro grande passione, la caccia. Una bella storia che merita di essere raccontata, quella di Filiberto, e ascoltando le sue parole ci ricordiamo che l’attività venatoria nasce e porta con sé gli insegnamenti dell’aggregazione e della cooperazione, che è una passione da condividere con gli altri e che, tramandandosi di padre in figlio, da sempre contribuisce a rafforzare i legami famigliari e tra le generazioni.

Come ci si sente dopo una vittoria come quella conquistata all’ultimo S. Uberto individuale?

“È stata una vittoria che mi ha reso molto felice, perché oltre ad es-

sere un campionato della Federcaccia, la più importante Associazione venatoria d’Italia, era anche il quarantesimo anno del Trofeo S. Uberto. La partecipazione è stata davvero grande, dalla Sardegna alla Valle d’Aosta, e solo per la categoria Junior eravamo oltre 57 finalisti. Non è stato facile spuntarla, ho dovuto combattere fino alla fine. Per me è stata una vittoria molto importante anche perché il mio è stato il punteggio più alto in assoluto e mi è stato attribuito da tre grandi giudici come Tancredi Labate, Roberto Menarbin ed Eugenio Colbacchini”.

Le vittorie che ricordi con più soddisfazione?

“Molte. Siamo tre gemelli in famiglia, tutti appassionati di caccia e cinofilia, proprio come nostro padre. Le vittorie di ognuno di noi e della nostra squadra, il Team Ch Fraiventa, sono davvero tantissime: nel palmares di famiglia annoveriamo ben 68 titoli italiani. La vittoria che ricordo con più soddisfazione è stata la prima, a 15 anni, durante la finale regionale di un’associazione venatoria. All’epoca, essendo ancora troppo giovane, partecipai con uno sparatore e vinsi con la mia Ariel Ch Fraiventa. Ho vinto anche il titolo regionale

S. Uberto individuale, sempre nella categoria Junior, ed è un bel ricordo anche la qualificazione all’ultima selezione dei Mondiali svoltasi a Collacchioni (Ar). Adesso l’Italia, domani il mondo… Già ci prepariamo per i mondiali 2009, sarebbe bellissimo parteciparvi, meraviglioso vincerlo”.

Che rapporto c’è tra gli Junior della cinofilia?

“Tra di noi c’è una sana competizione, ma anche molta unità. Siamo tutti ragazzi dai 18 ai 25 anni, cresciuti insieme non solo a livello agonistico, ma anche umano. Non vediamo l’ora di arrivare alle finali per ritrovarci insieme e durante l’anno cerchiamo di frequentarci, magari organizzandoci per una cacciata. Siamo molto più solidali e sportivi noi giovani rispetto ad altre categorie, che per età anagrafica dovrebbero essere caratterizzate da maggiore saggezza”.

E i vostri coetanei che pensano della vostra passione?

“I nostri coetanei invece di prepararsi per una gara o per andare a caccia, alzandosi all’alba, magari vanno in discoteca, e a quell’ora vanno a dormire. Si divertono in modo diverso e credo che ci trovino un po’ fuori dal normale. Per me è la stessa cosa, perché mi sembra strana l’idea di chiudersi in un locale invece di stare all’aria aperta, immersi nella natura”.

Quali sono, secondo te, i segreti per fare del proprio cane un ottimo compagno di gara?

“Ci vuole tanta passione, per poi avere una grande complicità nella propria azione di caccia. La pazienza durante l’addestramento è un altro ingrediente fondamentale ed è importante che si inizi ad educare il proprio cane da quando è cucciolo, portandolo con sé sempre in maniera corretta, perché non ti tradirà mai”.

Come ti prepari alle competizioni?

“Con una lunga riflessione su quello che si deve fare durante la gara, una valutazione di quelle che possono essere le difficoltà del momento, un allenamento costante del cane. Quando si va tutti insieme fuori per una gara facciamo una riunione di famiglia. Con nostro padre c’è una grande complicità e per noi è un grande punto di riferimento”.

Quanto ha contribuito alle tue vittorie il rapporto con tuo padre e con i tuoi fratelli?

“Tanto. Per gli insegnamenti ricevuti e perché ci sproniamo a vicenda. Collaboriamo molto e ci dividiamo i compiti. Ci unisce anche l’allevamento che gestiamo insieme, dall’alimentazione alla cura delle cucciolate ognuno ha il suo compito. Mi ricordo i nostri 14 anni. Avevamo costruito una gabbia per cani caricata sul nostro ‘apetto’ e andavamo in giro per i campi d’addestramento, girandoci mezza Umbria per seguire un po’ tutte le gare, alle quali poi abbiamo iniziato a partecipare. Io e i miei fratelli siamo molto legati e tra di noi c’è una complicità unica. Cerchiamo di evitare tutti gli screzi, come siamo nati insieme così siamo insieme nella vita e la caccia ci unisce ancora di più. La cosa divertente è che ognuno di noi predilige una caccia diversa. Francesco esce coi cani da cinghiale, Federico è appassionato di migratoria, io prediligo la caccia con i cani da ferma. Nostro padre segue un po’ tutti e tre, e la sera, quando ci ritroviamo tutti insieme, ognuno parla della sua esperienza”.

Cosa pensi della caccia e della cinofilia?

“Oltre che essere un cinofilo sono anche un dirigente di associazione venatoria, e credo che le divisioni tra le varie associazioni di fronte a compiti importanti, come ad esempio la modifica della legge sulla caccia, non portino a nulla di buono e siano contrarie agli interessi di tutti i cacciatori. Poi mi piacerebbe che andare a caccia fosse meno complicato perché è questo, oltre ai costi, a tenere lontani molti giovani. Per quanto riguarda la cinofilia penso che di fronte allo sport si dovrebbe essere tutti uguali, senza l’obbligo di legarsi ad un’associazione per partecipare ad un Campionato. Comunque la nostra cinofilia sta crescendo sempre di più. I cani più importanti li abbiamo in Italia e le nostre genealogie vengono esportate in tutto il mondo, e questa è una grande cosa”.

Valeria Bellagamba

Tags | , ,

6 Commenti Per Questo Post

  1. romeo ha scritto:

    FINALMENTE UN GIOVANE CAMPIONE!!!!!

  2. Domenico ha scritto:

    Bello semtire queste parole,soprattutto da un coetanio…
    continua così,un grande in bocca al lupo…

  3. valerio ha scritto:

    bravo complimenti

  4. silvia ha scritto:

    complimenti, gia’ a 22 anni sei un campione , i tuoi coetanei possono solo invidiarti, loro vanno in discoteca ,tu inebri i tuoi sensi cn gli aromi della natura..bravo ..continua cosi’

  5. Giovanni ha scritto:

    Complimenti Filiberto,è una grandissima soddisfazione diventare campione italiano te lo dice uno che lo è ben 2 volte,ti mando un mega sauto e abbraccio,ci vediamo il 31 a lecce Giovanni R.

  6. ALDO MAIANO ha scritto:

    bravo Filiberto, gotiti codesta meravigliosa vittoria e farne tesoro perschè è veramente una cosa grande,ti abbraccio affettuosamente.

I Cacciatori Italiani e la Caccia
Gli Italiani e la Caccia
Prodotti e Aziende
FIDC: Conoscere e Gestire
il cananale della dea su youtube
il cananale della dea su twitter
Caccia e tiro - Il cacciatore italiano - periodici Greentime
Pescasport - Arco - periodici Greentime
Professionisti arceria
NON SOLO CACCIA

HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.