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LA BASILICATA E’ SALITA SUL TRONO DEL CINGHIALE

Postato il 17 Maggio 2010 da lddc

La grande sorpresa, in questo 10° Campionato Italiano per Conduttori di cani da seguita in muta su
cinghiale, è stata la riscossa della cinofilia meridionale. Dopo anni (ma si può parlare anche di secoli, senza paura di esagerare) la grande esperienza degli uomini della Maremma, nulla ha potuto contro la preparazione del conduttore del “Profondo Sud” (provincia di Potenza) Gennaro Giampietro che, con la sua muta di Ariegeois, ha dimostrato che questa affascinante disciplina sportiva non ha più dominatori esclusivi e non è più una prerogativa di Toscana e Lazio ma interessa tutto il Paese. Una vittoria ancora più significativa se si pensa che non è avvenuta in campo neutro ma proprio nel cuore del grossetano, patria indiscussa di Butteri e Cinghialai. Questa edizione del Campionato Italiano, che coincide in maniera significativa con il decimo compleanno della Fidasc, si è corsa in un maggio piovoso (14, 15 e 16) in due delle più famose aziende del grossetano: quella di Monte Bottigli, nel territorio di Magliano in Toscana, di proprietà del Principe Ricciardo D’Ardia Caracciolo; e le Sementarecce del Dr. Mario Mencarelli: migliaia di ettari di folta macchia mediterranea accorpata, circondati da coltivi, con un orizzonte dominato dal lungo profilo ondulato del Parco dell’Uccellina con le sue torri, oltre il quale, verso settentrione, brillano le acque del Tirreno e si intravede l’Isola d’Elba. La finale del Campionato, organizzata dal Presidente Provinciale Luciano Poli e coordinata dal Delegato Fidasc Sestilio Tonini, è stata giudicata dagli Ufficiali di Gara Raffaello Braccianti di Perugia, Giovanni Cardinali di Siena e Antonio Politano di Benevento. Delle dodici mute previste dal regolamento, provenienti dalle tre eliminatorie interregionali dei raggruppamenti di Nord, Centro e Sud, ne sono arrivate solamente nove: sei dal Centro (Arezzo, Grosseto e Siena), due dal Sud (Caserta e Potenza) e una dal Nord (Parma).
Sotto la pioggia persistente che ha caratterizzato in special modo la giornata di sabato, si è imposto il conduttore Giampietro con una muta di Ariegeois che ha peccato solo nella fase iniziale (la qualifica di MB testimonia questa lacuna) per poi riprendersi nel prosieguo, dopo aver reperito la traccia. La canizza, pur se non molto incalzante nelle prime battute, è risultata ben vocalizzata e caratterizzata da voci molto tipiche. Ai vari salti della “cessa” la muta si è sempre presentata estremamente compatta e non si è mai disunita per tutti gli oltre quarantacinque minuti della seguita. Il Vice Presidente Vicario Domenico Coradeschi, che ha seguito da vicino l’intera competizione, ha avuto parole di elogio per gli organizzatori, per i proprietari delle Aziende e per i loro validissimi collaboratori, in particolare David Casini e sua moglie Giuseppina.
“A vincere -ha affermato Coradeschi- è stata tutta la Cinofilia federale che ha dimostrato, ancora una volta, di riuscire a valorizzare anche gli atleti che non utilizzano cani blasonati, come spesso avviene nella normale attività venatoria su cinghiale praticata in tutta Italia. La categoria B, che una volta si correva nei recinti, è ormai diventata adulta e le grandi Aziende estese per migliaia di ettari sono diventate il campo di gara ideale per questi grandi conduttori e le loro mute”.
Molto soddisfatto, ovviamente, anche il Delegato Ufficiale della Fidasc, Sestilio Tonini che ha sottolineato la grande sportività dei concorrenti che hanno affrontato i disagi di una gara ostica ma ricca di fascino e suggestione.
La classifica finale è la seguente:
1° classificato, Campione Italiano 2010 Gennaro Giampietro, con la muta di Ariegeois che si è
qualificata con MB e punti 155,83;
2° classificato, Fausto Carmignani, con una muta di Segugi Italiani che si è qualificata con MB e 154,
83 punti;
3° classificato Mauro Bergamaschi con una muta di Sefugi Maremmani, non qualificata.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.