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LA COMUNITARIA E LA CACCIA: LA FIERA DELLE IDIOZIE

Postato il 03 Febbraio 2010 da lddc

Qualcuno voleva scatenare un gran putiferio e ci è riuscito. In Italia basta parlare di caccia nemmeno vorremmo dire a favore, ma con mentalità aperta e possibilmente distaccata, che subito si assiste a una levata di scudi tanto più vergognosa quanto più sapientemente orchestrata e sintomo di assoluta incompetenza in materia. Di più: è sintomo di precisissima volontà di rimescolare le carte e confondere ancor più le idee a un’opinione pubblica che, quando va bene, causa ovvia mancanza di conoscenza diretta delle norme e delle leggi che regolano il settore, si ferma alla solita questione “caccia sì - caccia no” (piatto d’argento per chi si diletta di sondaggi). Stiamo dunque leggendo e sentendo di tutto, senza la minima dignità anche professionale di chi dovrebbe fare informazione innanzitutto documentandosi e poi offrendo spazi anche alle voci dissonanti da questo coro bene orchestrato. Perché non si creda che le voci diverse non vi siano e soprattutto non si pensi che tali voci non poggino su basi tecnico-giuridiche solide, le quali invece mancano alla grandissima maggioranza di chi sbraita contro per partito preso, soltanto per smuovere il lato emotivo del pubblico “profano”. Assistiamo perciò all’eterogenea parata di questi soggetti che hanno fatto dell’apriorismo il proprio mestiere - e probabilmente non unicamente sulla questione della caccia - tra i quali annoveriamo animalisti e ambientalisti vari (troppi da elencare, basti leggersi l’appello sottoscritto da oltre cento di queste associazioni) e molti giornalisti (alcuni nemmeno si firmano più, come l’estensore dell’articolo “Vince la lobby del fucile ma così perde l’Italia” apparso su Il Giornale che parla in prima persona pur firmandosi “la redazione”) tra cui spiccano quelli di Repubblica con il noto Cianciullo in testa, per tacere di non pochi esponenti politici. Tra questi ultimi, a parte i soliti Bonelli ora Presidente dei Verdi (?!), Morelli Consigliera regionale della Liguria, Della Seta tipico rosso-verde scaturito dalle ceneri della Prima Repubblica tanto per citare i primi tre che ci vengono a mente, sembrano ora aggiungersi alcune animaliste assai scatenate che non onorano con la dovuta ragionevolezza e cognizione di causa il loro importante ruolo istituzionale quali le Ministre Prestigiacomo e Brambilla. In questo bel calderone fumante falsità spiccano pure pregevoli personaggi della cultura e della scienza come Umberto Veronesi, che sul Corriere si è lasciato andare a commoventi invenzioni sui nidi vuoti e sui piccoli rimasti senza cibo per l’uccisione dei genitori, nonché a illazioni sui violenti istinti primordiali di cui i cacciatori sarebbero pervasi. Sarebbe bastato, invece, fermarsi alla prima dichiarazione: “personalmente sono a favore dell’abolizione totale della caccia per questione di principio”, poiché detto ciò tutto quanto ha aggiunto dopo sarebbe diventato inutile, anzi ci avrebbe risparmiato le successive affermazioni insensate e senza alcun fondamento concreto. Tutti poi, ma guarda un po’ qual coincidenza, hanno taciuto sul punto focale del testo licenziato dal Senato: il formale recepimento nell’ordinamento nazionale della Guida interpretativa sulla corretta applicazione, in riferimento alla caccia, dell’arcinota Direttiva “Uccelli”. Una Guida che non ha voluto e approvato Pinco Pallino, bensì la Commissione UE Ambiente, istituendo uno specifico gruppo di lavoro che per tre anni abbondanti vi si è dedicato e del quale fecero parte sia gli ambientalisti (BirdLife International) che i cacciatori (la FACE, Federazione delle Associazioni Venatorie dell’UE). Tale Guida, pubblicata ufficialmente nel marzo 2009, si fonda in soldoni su criteri e parametri tecnico-scientifici (con un occhio di riguardo per le pronunce della Corte di Giustizia UE accumulatesi negli anni nei confronti di TUTTI i paesi membri) che consentono di individuare una stagione di caccia compatibile con i costumi riproduttivi e migratori delle specie di uccelli contemplate dalla Direttiva stessa. L’Italia, se arrivasse anche alla Camera il recepimento formale nella legislazione nazionale di questo documento, sarebbe il primo Stato membro dell’Unione a effettuare quindi un passo in avanti decisivo, altro che indietro! Questo è il dato, tutto il resto è demagogia e populismo a buon mercato, cha scandalosamente non ammette repliche o precisazioni. Ringraziamo il giornalista del Corriere Maurizio Donelli per aver cercato di chiarire i termini della vicenda, ma la sua sola voce non basta. Consigliamo ai Soloni di andare a verificare durata della stagione venatoria e specie cacciabili negli altri Paesi UE, per rendersi conto di quanto parlino a vanvera. Ma forse basterebbe ridurre il tutto a semplicissima malafede per una bieca questione di interessi, altro che tutela della fauna selvatica… Speriamo che, prima o dopo, una seria e approfondita, nonché divulgata, indagine parlamentare faccia un po’ di luce nel buio sottobosco dell’animalismo italiano e forse qualcuno dovrà ricredersi.
Fonte: ANUU

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1 Commenti Per Questo Post

  1. Lorenzo ha scritto:

    Queste cose non le dovete dire a noi…..già le sappiamo!!!Ma dovete comunicarlo agli Italiani…è cosi che si difende la caccia e i cacciatori!!I vari giornali e tg dicono ogni anno una serie di falsità perchè utilizzano come fonti le ass. ambientaliste…cominciate a querelare l’informazione e vedrete come cambiano le cose!!Ma voi non fate neanche quello…troppa fatica forse?!?!!?!?!

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.