La salute è nella ciotola
Postato il 01 Febbraio 2009 da DdC
È necessario che la dieta del nostro amico sia equilibrata e costruita attorno al suo stile di vita.
Dicono che il cane sia un onnivoro, ma non è sempre vero. Spesso quest’affermazione viene smentita dal rifiuto categorico, o dal poco apprezzamento nei confronti di un nuovo alimento che noi gli presentiamo. Indubbiamente anche il cane ha i suoi gusti in fatto di cibo. Ha una preferenza per il sapore dolce, ad esempio, un’attitudine legata, nella vita selvaggia, all’assorbimento di frutti. Inoltre il cane percepisce bene il sapore acido e quello salato: a bassa diluizione i sapori acidi sono percepiti come dolci, perciò un cane sceglierà sempre un piatto moderatamente salato rispetto ad uno in cui non ci sia sale e c’è da sottolineare che nella dieta canina la modesta presenza di sale da cucina non è così pericolosa come si credeva tempo addietro. Gusti a parte, è importante che la dieta del cane sia basata sul suo stile di vita. Per il cane da caccia, ad esempio, i lipidi rappresentano la fonte energetica privilegiata; associano una elevata appetibilità da parte del cane con una elevata digeribilità, che può raggiungere, in diete di ottima qualità, valori maggiori del 97%. È necessario introdurre progressivamente una dieta iperlipidica per abituare l’organismo a digerirla, altrimenti si va incontro a fastidiose diarree. L’utilizzo ai fini energetici di acidi grassi inibisce l’utilizzazione del glucosio e del glicogeno. La capacità di mobilizzare le riserve lipidiche corporee e di rendere acidi grassi e corpi chetonici disponibili per il lavoro del cane è aumentata dall’allenamento e dalla progressiva abitudine a diete gradualmente iperlipidiche, giustamente in alcuni mangimi del commercio idonei per cani sportivi i grassi sono circa il 18%-20%. A parità di peso le materie grasse forniscono 2,25 volte più energia che gli zuccheri o le proteine. Nel cane da caccia una dieta ricca di sostanze grasse permette di risparmiare le riserve di glicogeno muscolare, mettendo a disposizione più energia. Altro elemento da tenere d’occhio è il peso, affinché il cane raggiunga la forma ideale e rimanga in salute. Un cane è da considerare sovrappeso se supera il peso ideale del 15% ed è da considerare obeso se supera il peso ideale di oltre il 15%. In genere l’aumento di peso è da imputare all’aumento del grasso corporeo e la causa più comune è un apporto alimentare eccessivo associato ad una scarsa attività fisica. Se l’energia accumulata con l’alimentazione supera quella utilizzata, l’eccesso viene immagazzinato nel corpo come grasso.
Il momento che precede la competizione, inoltre, è molto delicato anche per quello che riguarda l’alimentazione. In prossimità di una competizione ci sono infatti alcuni semplici ma importanti accorgimenti da mettere in atto, per non vanificare in un momento tutto il lavoro di preparazione fatto in allenamento. Meglio somministrare miele, che è costituito da saccarosio solo al 2% insieme ad avena fioccata, creando una fonte di energia a lenta assimilazione. Teoricamente non dovrebbero essere nutriti nelle ultime 0,25-4 ore prima della gara\lavoro, per evitare una pericolosa iperinsulinemia post-prandiale che può poi indurre un picco di ipoglicemia durante la gara\lavoro con ripercussioni negative sulla prestazione. La somministrazione di cibo sarà ripresa entro le prime 4 ore dalla fine della competizione per assicurare una buona ricostituzione delle scorte. Il cane da caccia durante la stagione venatoria dovrà essere trattato alla stregua del cane da slitta, visto l’intenso sforzo fisico (tipo resistenza) e psicologico cui viene sottoposto. L’ora e la frequenza dei pasti nei cani da caccia pare ancora più importante che in quelli nordici. L’ipoglicemia compare più frequentemente 1-2 ore dopo l’inizio della caccia, soprattutto in soggetti molto nervosi, alimentati in modo scorretto e poco o male allenati. Il condizionamento alla dieta tipo performance dovrebbe iniziare 1-3 settimane prima dell’allenamento e l’alimento andrà fornito, per le ragioni viste in precedenza, almeno 4 ore prima dell’inizio dell’attività venatoria. Mai fornire razioni abbondanti durante l’attività, che possono predisporre alla torsione gastrica o comunque riduzione di prestazione, ma incoraggiare sempre il soggetto a bere acqua e ingerire piccole quantità della dieta tipo performance (10% della razione giornaliera) durante le soste. C’è poi la famosa regola delle tre ore. È importante non somministrare niente nelle ultime 2/3 ore prima della gara. L’ultimo pasto completo deve essere somministrato almeno 6/8 ore prima della gara, questo può essere costituito come un normale pasto del periodo di allenamento. Un errore notevole è quello di somministrare al cane solo carne o addirittura carne più pasta prima della gara. L’ingestione della carne provoca una secrezione gastrica assai acida che arresta la digestione degli amidi. La carne da sola non ha un effetto energetico apprezzabile. Prima della gara, o tra due manche, può essere utile contrastare la formazione di acido lattico sciogliendo un po’ di bicarbonato di sodio nell’acqua di bevanda. La quantità è di circa 400 mg\kg di peso. In un cane di 20 kg si sciolgono in una bottiglia da un litro di acqua circa 10 grammi (un cucchiaio da cucina raso). Nelle competizioni di durata come lo sleddog, o nei turni di caccia più impegnativi, può tornare utile l’effetto di smaltimento della fatica operato da aminoacidi tipo alanina e aminoacidi ramificati (ci sono in commercio aminoacidi esclusivamente per cani). Da ricordare che vitamine e sali minerali non sono utili prima della gara perché non c’è effetto energetico. Sono invece utili dopo la gara, magari sciolti nell’acqua da bere. Se nella dieta dello sportivo umano gli zuccheri sono assai importanti così non è per i cani. Gli amidi, per quanto molto ben cotti, non sempre sono ben assimilati da cani di tutte le razze. Una debole digeribilità di amidi poco cotti riduce la digeribilità delle proteine e riduce l’idratazione del soggetto con un maggior richiamo di acqua nelle feci. Prima della gara non si deve dare pasta cotta o scotta al cane. I carboidrati, somministrati in allenamento, possono stimolare un sovraccarico di glicogeno, indurre un utilizzo anaerobico dello stesso, anziché un metabolismo aerobico dei grassi, con rischi di produrre troppo acido lattico nel muscolo. Nel cane gli zuccheri, inoltre, aumentano il rischio di ipoglicemie durante la gara. E siamo alle proteine. L’apporto proteico in diete da lavoro aumenta rispetto alle diete di mantenimento, soprattutto nella fase di allenamento. Esso deve inoltre procurare un substrato utile alla formazione dei globuli rossi, che hanno una vitamina media più breve negli atleti. Nessuna ricerca ha mai dimostrato che un cibo altamente proteico consenta un maggior sviluppo muscolare. Un’eccessiva somministrazione di proteine nei cani da lavoro è superflua e spesso procura una diminuzione del rendimento ed altri problemi già analizzati. L’eccesso di proteine, anziché contribuire alla costituzione della massa muscolare o migliorarne il tono, viene bruciato piuttosto inefficacemente per produrre energia, oppure trasformato in grasso ed immagazzinato come tessuto adiposo e procura dei dismicrobismi putrefattivi nel grosso intestino con conseguente diarrea. Non è pertanto necessario somministrare mangimi con un contenuto di proteine superiore al 28%. Sotto sforzo tra il 5% ed il15% dell’energia consumata è di origine proteica, non ci sono riserve di proteine se non i muscoli stessi, che verrebbero “rimangiati”.
Andrea Beni













9 Dicembre 2009 alle 14:02
Si, direi eccezionale ed esaustiva la sua descrizione per una corretta alimentazione del nostro cane da caccia, ma sinceramente quanti di noi cacciatori riescono ad interpretare come preparare un corretto pasto giornaliero se non ci fa degli esempi pratici.
Le sarei molto grato se mi desse dei consigli più pratici.
Grazie
Mimmy Deriu