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La scelta giusta

Postato il 01 Febbraio 2009 da DdC

Sono molte le considerazioni da fare prima di scegliere il proprio compagno di caccia a quattro zampe. Innanzittutto è necessario conoscere le proprie esigenze e farsi delle domande.

Sembra facile, ma la scelta di un cane comporta una serie di situazioni e di problemi, specie quando devi fare i conti con la collocazione e l’inserimento in famiglia. C’entrano la casa, gli spazi, il giardino o il non giardino, l’umore dei vicini, le simpatie dei famigliari verso una razza… Mica tutti la pensano allo stesso modo! A chi piace il pelo lungo, a chi dà fastidio perché c’è pelo dappertutto, chi ha simpatie per il cane di piccola taglia, chi lo considera non adatto perché è “debole” o perlomeno lo si reputa tale. “Mi serve un cane che consenta spontaneamente perché cacciamo in due”, dice uno, oppure “è meglio un cucciolo perché lo plasmi come ti pare”, “no è meglio un cane giovane appena iniziato”; “no, un adulto già completo è l’ideale”, e via discorrendo.

Quando la caccia era praticata prevalentemente da persone che abitavano in campagna, o perché lavoravano la terra o perché abitando in paese il posto si trovava sempre, allora tutto era più semplice. Il cane lo lasciavi anche libero e spesso veniva considerato il cane del paese e seguiva il primo che partiva per la caccia, per cui, senza tornare neanche tanto a ritroso nel tempo, si ha un’idea di come allora il cane non rappresentasse un problema, ma anzi, una piacevole compagnia per tutti. Diventava l’amico del salumaio per ovvi motivi di pancia, si accucciava davanti al camino testimone di discussioni a non finire delle partite a briscola. Bei tempi e bei ricordi che si menzionano volentieri, ma dobbiamo guardare avanti.

L’addestramento. Già l’addestramento. Dove vado? Quando? Su che selvatici? A quei tempi bastava portare il cucciolo nel primo campo che trovavi e l’incontro era assicurato. Oggi trovi solo ostacoli; e in abbondanza.

Per la scelta o ti affidi alle esperienze altrui o consulti gli allevatori o fai di testa tua, che poi è la testa di tutta la famiglia, perché la decisione è pur sempre un compromesso.

Il carattere, certo, il carattere. Il cane ce l’ha eccome. Su questo si giocano le scelte bipartisan; quando è buono sono tutti d’accordo. Quando cominciano i dubbi devi fare il politicante per cercare consensi. Dolce, docile, affettuoso, ubbidiente, buono con i bambini. Si dice che queste qualità siano collegate alla razza, alla taglia, ma su questo non sono tutti d’accordo. Se ti tiri in casa un lavativo, disubbidiente, scontroso e irascibile poi sono rogne. E può essere di qualsiasi razza, perché il carattere è soggettivo. Il cane che ha ardore in caccia, ma che fa fatica ad adattarsi in appartamento, mette in subbuglio l’armonia famigliare. Nessun problema del genere per chi possiede spazi esterni,  dove poter costruire un box o ancor meglio un giardinetto che lo lasci un poco più libero. A caccia vai una, due, se sei proprio fortunato tre volte alla settimana. E gli altri giorni lui ascolta interessato se sali le scale, in che modo, a che ora, quando apri la porta; sono i soli suoi diversivi, segnali d’affetto per non dire di amore che gli fanno dimenare la coda. Non dimenticarlo. Porti a casa un cucciolo di bracco italiano perché ha il carattere dolce come la Nutella, poi col tempo scopri che non gliene va bene una. Hai sbagliato la scelta? C’è una ricetta per non sbagliare? No. Puoi capire qualcosa in più in un cucciolone, perché cominci a vedere come reagisce in particolari circostanze. Per un cane adulto è più facile, o è un bonaccione o un tipo difficile. La socievolezza, in ambienti agonistici definita addestrabilità, è la base di tutto. Capirà le situazioni in casa come e forse di più sulla caccia, ricorderà gli insegnamenti. Un amico mantovano, attuale cacciatore spinonista, ex setterista, mi ha raccontato di una femmina roana “che è meglio di un cristiano”, tu le parli e lei ascolta attenta; pare che capisca il significato delle parole. Ebbene, questa cagna, avviata alla caccia generica, una volta visto come si comportavano le gallinelle che quando scappano scompaiono come inghiottite dall’acqua, ne osservò attentissima le mosse seguendo l’increspatura dell’acqua che palesava il moto dell’immerso e, probabilmente usando le tecniche ingegneristiche del calcolo della profondità, arrivò a prenderle e a riportarle vive. Non sono rarità ma soggetti selezionati con grande maestria e competenza per conservare ad alto livello l’intelligenza che poi il soggetto sviluppa ed adatta all’ambiente, al rapporto con gli umani, alla caccia. Contano pure le condizioni di allevamento. I cuccioli che vedono frequentemente le persone e che giocherellano con loro, sono da subito disinvolti, socievoli. Per contro, quelli allevati in spazi angusti dove il rapporto uomo-animale è quasi nullo, svilupperanno reazioni difensive di vario tipo che non puoi immaginare come si manifesteranno. Ed appare evidente che la razza non può modificare più di tanto questo comportamento.

Angelo Cammi

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1 Commenti Per Questo Post

  1. fabrizio di FE ha scritto:

    Come mai il mio setter di 10 mesi qui nel giardino(2000mq) è
    ubbidiente al richiamo corre subito,ed esegue gli altri comandi
    mentre quando lo porto in campagna parte per lo stradone e non
    ascolta il richiamo , se ne va e comincia a cercare a 500 mt da me.Ho provato a trattenerlo col cordino di 20mt ma appena lo
    lascio parte per conto suo.
    Grazie di una eventuale risposta

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.