Nella categoria | Caccia

LIVORNO: UCCISO NELLA SUA TENUTA DURANTE UNA BATTUTA AL CINGHIALE

Postato il 08 Febbraio 2010 da lddc

“Purtroppo la caccia è un’arte pericolosa, ma noi siamo maremmani e l’attività venatoria fa parte della vita e della cultura della nostra famiglia”. Questa la dichiarazione dello zio di Giuseppe Orlando, il cacciatore 44enne di nobili origini morto ieri tragicamente durante la tradizionale battuta al cinghiale. Nella tenuta familiare di Castagneto, a sud di Livorno, l’erede della dinastia imprenditoriale leader nel settore del rame è stato fatalmente perforato da un colpo di fucile caricato a pallettoni. “Secondo alcune testimonianze” si legge su Il Corriere della Sera “la vittima si sarebbe avvicinata a un cinghiale ferito e qui sarebbe stato raggiunto dalla scarica”.
Nessuno, però, lo avrebbe visto cadere, e il suo corpo è stato trovato esanime da alcuni compagni di caccia. Un volontario della Misericordia ha cercato di rianimarlo, ma purtroppo non c’era più nulla da fare:
“il proiettile gli aveva perforato la schiena ed era uscito dal petto”. Lo zio, Gaddo della Gherardesca, è sconvolto. Ha saputo della tragedia mentre era in vacanza in Svizzera, e si è precipitato a Castagneto per rendere onore a suo nipote. “Giuseppe era una persona splendida e un grande conoscitore della caccia e delle sue insidie” ha aggiunto “A volte però la malasorte ti può sorprendere ovunque, anche nei luoghi che conosci e ami di più”. Una persona è ora indagata per omicidio colposo.

A.B.

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4 Commenti Per Questo Post

  1. rudi4x4 ha scritto:

    Brutta cosa….

    Condoglianze alla famiglia!

  2. Camuleon ha scritto:

    Prima di tutto le dovute condoglianze alla famiglia.
    Poi la critica all’articolo scritto come al solito da chi non conosce la caccia in Toscana. Inizialmente parla di una scarica a pallettoni e poi di un proiettile entrato nella schiena. Vero è quest’ultimo e non i pallettoni severamente proibiti per la caccia grossa in quella regione.

  3. Giancarlo ha scritto:

    condondogliasnze da me e famiglia, ci stringiamo al vostro dolore, anche io circa quattro mesi fa sono stato colpito da un pallettone per cinghiale in una battuta mi sono salvato per miracolo. Sono strane le sensazioni che si provano in quel momento vi è una cosa a cui probabilmente pensiamo tutti e cioè a quello che si è vissuto e che si è fatto da vivi, un abbraccio alla famiglia . Un cacciatore abruzzese.

  4. Massy ha scritto:

    Chi ha sparato non si può ritenere un cacciatore!

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.