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LUOGHI e RACCONTI: ALTRI TEMPI

Postato il 27 Aprile 2009 da DdC

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una poesia inviatacia dal nostro lettore Piergiorgio Meacci.

˜˜˜˜˜

ALTRI TEMPI

Io cacciatore, mai restai colpito da una immagine così remota.

La mia passione si inorgoglisce nel vedere codesta.

Vorrei tornare indietro nei tempi, per viverla insieme a coloro che, dal mattino hanno vissuto una così meravigliosa giornata, li vedi, sono appagati con la loro preda senza fronzi ma puri, fieri, rudi ma composti con rito e rispetto appoggiarono in sella la sovrana.

Un lui le tiene in mano la zampa come volesse trasmetterle ancora vita.

Lì si intravede  il fedele amico che non infierisce, esausto gode il meritato riposo.

Oggi come ieri nel silenzio e nel rispetto dobbiamo essere uguali.

Piergiorgio Meacci

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8 Commenti Per Questo Post

  1. giampiero ha scritto:

    Complimenti piergiorgio nelle tue vene scorre il sangue del vero cacciatore

  2. albano ha scritto:

    Questa poesia si legge l’eccellenza del vero cacciatore

  3. Paolo ha scritto:

    Purtroppo oggi sono rimasti in pochi i veri cacciatori.
    Questa poesia di Piergiorgio Meacci coglie totalmente l’essenza della vera caccia . Perche’ la caccia va interpretata come tradizione , come rispetto per la preda.

  4. vincenzo.fidc.marche ha scritto:

    bravissimo piergiorgio

  5. daniele ha scritto:

    tra l’altro quella di piergiorgio è una delle sezioni fidc con più giovani!

  6. marzia ha scritto:

    complimenti Piergiorgio, si legge tutta la delicatezza di un vero appassionato della vera caccia.

  7. eugenio ha scritto:

    bravo, i giovani cacciatori dovrebbero avere questo come modello da emulare,

  8. MARIO ha scritto:

    O INVITATE ANCHE COCCHI O DISERTATE TUTTI L’INCONTRO A LAVAGNA IL GIORNO 10

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.