OASI LAGO SALSO (FG) CPA E AMBIENTALISTI A CONFRONTO
Postato il 15 Ottobre 2010 da lddc
“Questa zona umida da quando è entrata a far parte del Parco Nazionale del Gargano e da quando è gestita da associazioni ambientaliste non è più quella di una volta”.
Queste le parole di Matteo Trotta, presidente provinciale del circolo Cpa di Manfredonia, secondo cui i veri responsabili del degrado ambientale delle paludi sipontine sarebbero proprio gli ambientalisti. Stando alla descrizione del presidente Cpa, oggi l’Oasi Lago Salso verserebbe in uno stato pietoso: completamente circondata dalle canne, con la valle alta priva di acqua e di anatre ma in cui abbondano i cosiddetti uccelli neri, come le cornacchie, le gazze e i gabbiani.
“Solo fino al 1992 quando erano i cacciatori a frequentarla - aggiunge Trotta - era davvero un paradiso naturalistico”. Ma i soci del Cpa mettono in discussione anche i vari progetti di conservazione faunistica in atto nell’Oasi Lago Salso: l’associazione venatoria foggiana invita l’assessore all’Agricoltura della Provincia di Foggia, il commissario del Parco Nazionale del Gargano e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica a verificare la validità dei progetti, ad iniziare da quello relativo ai falchi grillai. “Quello dei grillai è un progetto di reintroduzione? - si chiede Trotta - È stato chiesto il parere dell’Infs? Al momento della liberazione i falchi sono stati inanellati e magari dotati di radiotrasmittenti?”. “Nutriamo molti dubbi - conclude il presidente provinciale Cpa - e poi come mai vengono destinate tante risorse umane e finanziarie per una specie di rapaci che da diversi anni è presente solo come nidificante e le colonie sono sempre più numerose?”. Altre perplessità vengono sollevate in merito al progetto di reintroduzione del gobbo rugginoso, “fallito a causa di un’epidemia” e “costosissimo”.
In risposta alle accuse lanciate dal presidente dell’associazione venatoria, il Centro Studi Naturalistici Onlus risponde, a mezzo comunicato stampa, di andare a visitare di persona l’Oasi, perché, testualmente: “noi ambientalisti preferiamo parlare di persona e non attraverso i comunicati stampa, che probabilmente servono solo per fare demagogia o alzare polemiche spicciole”. Convinti che le affermazioni di Trotta “siano soltanto frutto di disinformazione e poca conoscenza dello stato dei fatti”, i vertici delle associazioni animaliste chiamate in causa rispondono che “il canneto è un habitat di estremo valore” in cui “nidificano specie rare di uccelli considerati prioritari di conservazione dalla Comunità Europea”. E comunque, concludono, “ogni animale selvatico fa parte dell’ecosistema e per questo va tutelato e soprattutto rispettato”.
Arianna Biagi
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