Pac: cambio di rotta dopo il “tagliando”
Postato il 06 Novembre 2008 da lddc
La Commissione europea ha fatto il “tagliando” della Politica agricola comunitaria (Pac). Lo scorso 20 maggio, infatti, è stato presentato ai ministri agricoli Ue, per l’Italia era presente il nuovo ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, l’health-check, lo stato di salute, della Pac nata nel 2003. È stato il commissario agricolo Mariann Fischer Boel a presentare le proposte giuridiche, ufficialmente una messa a punto delle regole del 2003, praticamente una vera e propria riscrittura delle medesime, base del funzionamento della Politica agricola.
I contenuti, anticipati già da alcuni mesi, pongono alla base del negoziato diversi provvedimenti, i principali sono:
- la transizione per tutti i settori verso il disaccoppiamento totale dei premi (dalla produzione);
- la modulazione, cioè il travaso di parte delle risorse dal primo pilastro (politiche di mercato) al secondo pilastro (sviluppo rurale);
- un tetto agli aiuti per singolo beneficiario (o più probabilmente una modulazione progressiva per fasce di contributo);
- un limite minimo ai pagamenti individuali;
- l’abolizione di quasi tutte le vecchie misure di gestione dei mercati;
- l’eliminazione del set-aside (messa a riposo) dei seminativi;
- l’abolizione delle quote latte;
- la possibilità per gli Stati membri di passare, per gli aiuti ad ettaro, dal sistema storico (calcolato in base alla media percepita da ciascun richiedente nel triennio 2000-2002) ad un aiuto ad ettaro uguale per tutti su base regionale.
I tempi per la discussione e approvazione della riforma sono già stati fissati. In luglio, sotto la presidenza francese dell’Ue, parte il negoziato vero e proprio con l’obiettivo di approvarla entro la fine del 2008, per renderla operativa dal primo gennaio 2009. Dopo le riforme dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm), vino, zucchero e ortofrutta, si vanno completando le nuove regole comunitarie per l’agricoltura dei 27 Paesi Ue. Nel quadro mondiale di riferimento manca solo un accordo in sede Wto (World Trade Organization) che chiuda positivamente il Doha Round (i negoziati commerciali multilaterali iniziati a Doha, Quatar, nel 2001) e getti le basi delle regole per il commercio mondiale del dopo 2008. Esamineremo in un prossimo contributo i contenuti e la portata di queste proposte per l’agricoltura italiana, per adesso soffermiamoci per un bilancio di questi sei anni di applicazione in un quadro mondiale profondamente cambiato, soprattutto tra il 2007 e il 2008.
Il quadro di riferimento per la riforma del 2003 vedeva uno scenario mondiale ed europeo caratterizzato da alcuni aspetti essenziali: una eccedenza per buona parte delle derrate alimentari (cereali, latte, carni, zucchero, burro, ecc.), la pressante richiesta dei Paesi più poveri, ma anche di Argentina, Brasile, Australia, di abbattere le barriere doganali e i sussidi agricoli interni per facilitare l’accesso dei prodotti agricoli ai mercati più ricchi (Europa, Stati Uniti, Giappone), la necessità di abbattere le emissioni di gas serra a seguito dell’accordo di Kyoto.
In questo contesto le line guida della Pac 2003 furono: la riconferma del set-aside obbligatorio su almeno il 10% dei seminativi; il disaccoppiamento dei premi; la riforma di molte Ocm, come quella dello zucchero che ha prodotto lo smantellamento quasi totale della produzione di barbabietole e degli zuccherifici in Italia; il mantenimento delle quote latte e delle quote vigneti; l’avvio massiccio delle coltivazioni no-food (non alimentari) per produrre combustibili di origine agricola.
Il 2004 si caratterizzò come un anno con il più basso prezzo medio di mercato dei cereali (100-110 euro la tonnellata come media di grano duro, tenero, orzo e mais) prezzi che favorirono l’avvio del disaccoppiamento e la produzione di biocombustibili. Questo trend è andato avanti fino ai primi mesi del 2007, poi, con una progressione molto forte, i prezzi mondiali dei cereali e del riso sono cresciuti con percentuali a due cifre ed il riso è quasi raddoppiato. Le scorte mondiali per frumento, mais e riso hanno toccato livelli minimi che non si raggiungevano dal 1976, ma carenze per le disponibilità di mercato si stanno verificando anche per latte e burro. Rimangono eccedenti le carni, in particolare di bovino e suino, in un mercato mondiale fiacco per scarso potere di acquisto delle popolazioni. L’impennata dei cereali e del riso è avvenuta in parte per la diminuzione delle produzioni in vaste aree del mondo (siccità negli ultimi due anni in Australia e in Canada, riduzione delle superfici in Europa); in parte per l’aumento dei consumi in Asia con Cina ed India le cui popolazioni, migliorando il grado di sviluppo e di benessere (sempre enormemente più basso che in Occidente), chiedono di consumare di più; in parte per la destinazione di cereali e proteaginose (soia, colza e girasole) a biocarburanti. La componente più forte della crescita dei prezzi è però dovuta, secondo l’opinione della maggioranza degli analisti, alla speculazione finanziaria sui “futures” (contratti a consegna differita di derrate agricole) che vengono quotati al Board di Chicago. Grandi masse di liquidità monetaria si spostano a livello planetario e giocano sul petrolio che sta toccando tetti inimmaginabili solo sei mesi fa, nel momento in cui scriviamo a 135 dollari il barile ma destinato a toccare i 150 e forse più entro l’autunno, sulle minerali ferrosi e non, sull’oro, e appunto sui cereali.
Cambia lo scenario, mutano le regole
Queste modifiche di scenario hanno trasformato gli aggiustamenti di metà periodo della Pac da semplici ritocchi funzionali e di semplificazione in una vera e propria nuova riforma.
Le risorse finanziarie che il Bilancio UE destina alla Pac a 27, approssimativamente sui 50 miliardi di euro all’anno, sembravano destinate a ridursi progressivamente dal 2013 a vantaggio di altre politiche comunitarie. Una Pac che ritagliava agli agricoltori un ruolo preminente di custodi del territorio, stimolati verso la multifunzionalità e la diversificazione produttiva anche non agricola, sta cambiando. Nei sondaggi Eurispes anche la sensibilità dei cittadini europei verso la Pac e le risorse da destinare ad essa è cresciuta, accompagnata da una forte richiesta di difesa del territorio e di salubrità dei cibi.
I cittadini europei, e con essi molti capi di governo, comprendono che il tema della sicurezza alimentare e di approvvigionamenti certi e sicuri a prezzi compatibili è tornato ad essere strategico. Autorevoli voci, come quella del Presidente francese Sarkozy, chiedono il rilancio della Pac e delle risorse assegnate.
Il Premier inglese Gordon Brown chiede lo stop alla produzione di biocombustibili da cereali, qualcuno rivendica il ripristino della preferenza comunitaria nell’interscambio di derrate nell’Ue.
Cose che pensavamo tramontate per sempre. Oggi i prodotti agricoli, dopo il petrolio e prima di molte materie prime non energetiche, sono strategici per molti Paesi, in primis per gli Stati Uniti. Ma c’è chi già pensa che nei prossimi 5 anni la Russia, oltre a condizionare il mercato mondiale del petrolio e del gas, diverrà il principale protagonista del mercato dei cereali, riso escluso.
Per l’Italia e per l’Europa a 27 l’imperativo è tornare a produrre derrate agricole in quantità sufficiente per soddisfare il mercato interno e il ricco mercato all’esportazione, per calmierare i prezzi interni su livelli più bassi degli attuali, che rischiano di non fare gli interessi non solo dei consumatori, ma anche dei produttori.
Approvvigionamenti salubri e sicuri per tutti i cittadini e per l’ambiente. In questo contesto la battaglia per la difesa da produzioni Ogm sarà resa più difficile sotto la spinta a produrre di più e probabilmente la fortezza Europa, che già scricchiola al proprio interno tra possibilisti e negazionisti, si vedrà forse costretta ad ammorbidire i divieti. Se ciò avverrà speriamo che avvenga in un quadro di difesa della biodiversità, di sicurezza umana e di difesa dell’ambiente. Gli obiettivi da far coesistere e le problematiche da risolvere sono di difficile soluzione.
Silvano Gambassi
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