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PARCO DELLE GRAVINE: CACCIATORE VINCE IL RICORSO

Postato il 08 Febbraio 2010 da lddc

Come fa un cacciatore a sapere di trovarsi all’interno di un’area protetta se non vi sono le pur previste tabelle a delimitarne i confini? Unica certezza, quando si viene colti in condizioni di inconsapevole flagranza, è il sequestro dell’arma. E così è successo a un 33enne di Palagianello (TA) trovato armato all’interno del Parco delle Gravine. Una storia come molte ne abbiamo sentite o addirittura vissute in prima persona, ma questa volta, si legge su La Gazzetta del Mezzogiorno, si parla già di “una sentenza destinata a fare giurisprudenza”. La settimana scorsa, infatti, è stato accolto dalla Suprema Corte il ricorso presentato dall’avvocato del cacciatore, e “le motivazioni addotte dalla Cassazione”, si legge nell’articolo, “non potranno non essere tenute in debito conto, considerando che non solo il Parco delle Gravine non è mai stato delimitato, ma non è stato mai, a cinque anni dall’istituzione dell’area protetta, creato l’ente di gestione”. I divieti all’esercizio venatorio e di ingresso con armi all’interno di un’area protetta hanno efficacia quando l’area stessa è stata perimetrata da apposita tabellazione che renda visibili i suoi confini. Pertanto, l’accertamento della presenza di idonea tabellazione, ritenuto erroneamente superluo nel caso del cacciatore di Palagianello, è invece indispensabile. Secondo la Cassazione, infatti, “qualora effettivamente, come sostiene la difesa, non vi fosse prova dell’esistenza di una regolare tabellazione, mancherebbe il fumus del reato ipotizzato e non vi sarebbero i presupposti per mantenere il sequestro probatorio”.

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8 Commenti Per Questo Post

  1. pierluigi dini ha scritto:

    venite a vedere come è tabellato il parco regionale delle alpi apuane dopo 20 anni

  2. NANNI ha scritto:

    Perchè le tabelle che delimitano gli ATC? Le trovi alcune lungo le strade poi in aperta campagna spariscono. Non è meglio eliminarle del tutto? Lasciare il territorio libero…………..

  3. mikele rocca priora ha scritto:

    si perke il parco dei castelli romani e’ tabellato meglio secondo voi???non si sa dove comincia e dove finisce!!!!!!
    e neanke ke c e’ a fare visto ke nascono case come funghi!!!

  4. Pasquale Bello ha scritto:

    Grazie a Dio! allora forse esiste la giustizia!

  5. nerino 49 ha scritto:

    Finalmente qualcuno ha avuto giustizia .
    Noi della provincia di Modena dobbiamo subire ingiustizie da parte della vigilanza locale, perche’sin dalla nascita delle famigerate Z.P.S.e S.I.C. i confini non sono MAI stati TABELLATI!!!!! Questi confini esistono solo su carta e se non sei informato ti APPIOPPANO la multa!!

  6. anymore ha scritto:

    Giancarlo sei un GRANDE!!! ed un tuo amico di caccia che te lo dice.Siamo ancora un numero consistente di cacciatori,con 10,00 euro a testa presentiamo un ricorso unico, abbiamo questo grande strumento che è internet capace di unire grandi numeri di persone perchè non usarlo???????? .. non so se è possibile farlo ma io tenterei e togliamo tutta questa schifezza completamente inutile è dannosa!! lo spirito della CACCIA è libertà!!!certo con il rispetto della natura.

  7. endro ha scritto:

    Ragazzi io mi trovo nella stessa situazione del cacciatore sopra citato solo che mi hanno preso nel Parco Regionale dei Monti Picentini, ovviamente anche io ero ignaro dell’esistenza del “Parco” perchè ero fuori il mio ATC! Questa sentenza vale solo per il parco delle Gravine o anche per gli altri parchi regionali Vi prego datemi una mano! Dobbiamo salvare la caccia in Italia!

  8. Mario Monetti ha scritto:

    Per Endro,
    No, come ben saprai una sentenza della Corte è giurispurdenza quindi rappresenta un precedente importantissimo alla quale possono fare riferimento altri giudici qualora sussistano le stesse condizioni verificatesi nel caso del Parco Regionale delle Gravine. UN CARO SALUTO DALLA PUGLIA. CIAOOOOO

    Mario Monetti
    VicePresidente Provinciale FIDC BRINDISI

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.