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PARLIAMO DI BENESSERE ANIMALE CON MARIA GRAZIA POLI DELL’ENCI

Postato il 25 Febbraio 2010 da lddc

Donne, caccia e cinofilia. Nel contesto del convegno dedicato alla caccia e alle donne - svoltosi il 12 febbraio a Firenze e organizzato dalla sezione provinciale di Federcaccia e dal suo gruppo di caccia al femminile - hanno trovato spazio anche le questioni normative legate al benessere animale, affrontate da Maria Grazia Poli, membro di commissione disciplina dell’Enci. Nella video-intervista alla Dea l’avv. Poli fa alcun e riflessioni su alcune normative che sembrerebbero essere in contrasto, se così venissero approvate, proprio con gli interessi dei nostri amici a quattro zampe.

“Da quando sono nata” ha dichiarato “ho sempre visto tagliare la coda ai cani, non per motivi morfologici, come spesso si vuole far credere, ma per motivi funzionali. Se andiamo a vedere al Palazzo pubblico di Siena, in un dipinto di Ambrogio Lorenzetti del 1338, si vedono dei bracchi italiani in ferma con la coda tagliata. In realtà la pratica del taglio della coda nasce quindi da lontanissimo. Il taglio della coda è funzionale, perché nei cani da caccia, soprattutto continentali italiani ed esteri, il dimenio della stessa nei rovi quando viene scovata la selvaggina, ma anche solo durante una passeggiata, provoca delle ulcerazioni”. Questo fatto sarebbe infatti dimostrato non solo dai nostri avi, che in passato l’hanno sempre tagliata proprio per questa ragione, ma anche da Paesi come la Finlandia, dove pare che sia stata raccolta una documentazione fotografica dove i cani con la coda lunga, come gli spinoni, presentano delle ulcerazioni che portano poi al taglio della coda in età adulta. “Tagliare la coda in età adulta attraverso un intervento chirurgico” ci spiega Maria Grazia Poli “comporta al cane una sofferenza enorme. Il disegno di legge che interessa il taglio della coda è al vaglio del Senato e riformula l’art 544-ter del Codice Penale. Poi abbiamo invece un altro disegno di legge che sta per arrivare alla Camera e che riguarda il benessere animale e la prevenzione del randagismo, che indica il cane come essere senziente, ed è preso dal trattato di Lisbona del 2007. In uno degli allegati si parla degli spazi, del box e dello spazio di 8 mq per animale. Il che significa che se uno ha 3 cani deve avere 24 mq. Per non parlare delle mute dei cani da cinghiale e dei canili, che sarebbero tutti da rifare. Questo contrasta con le norme urbanistiche e con tutti i regolamenti, che possono essere regolamenti comunali, perché quando si fa un canile e si chiede l’autorizzazione, se questa non viene concessa - perché molto spesso sono in zone agricole e non si possono ampliare - che cosa bisogna fare?”. Non usa mezzi termini, Maria Grazia: “Sembra quasi che tutto venga fatto per far sì che la gente smetta di andare a caccia e di allevare. Sembra che ci sia un disegno preordinato in cui tutte le varie caselle vengono poste una a una e il cui fine è appunto questo. E tutto questo senza considerare la nostra cultura, le nostre tradizioni. E pure il benessere dell’animale, se vogliamo. Nel disegno di legge di cui dicevo prima, il cane dovrà essere trasportato in auto, senza più carrelli appendice, senza andare a contatto con il resto dell’abitacolo, dovrà essere climatizzato e dovrà avere certi spazi che saranno difficoltosi. Noi quando siamo in auto abbiamo la cintura di sicurezza, ma i cani, no. Quindi uno spazio di viaggio non deve permettere degli sballottamenti. Lo spazio non deve essere angusto, ma nemmeno esagerato”.

V.B.

il video

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2 Commenti Per Questo Post

  1. fabrizio ha scritto:

    bravissima Avv. Poli!!

    ha dimostrato competenza e buon senso contro il fanatismo antiumano dei nemici della caccia.

    un saluto

    Fabrizio

  2. carlo ha scritto:

    Finalmente una competente

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NON SOLO CACCIA

HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.