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PARLIAMO DI TUTELA DEL TERRITORIO CON LEONELLO SERVA DELL’ISPRA

Postato il 16 Marzo 2010 da lddc

Presso la sede dell’Ispra di Roma, il prof. Leonello Serva, direttore del Dipartimento difesa del suolo del servizio geologico d’Italia, spiega alle telecamere della Dea della caccia di cosa si occupa il suo dipartimento, di come si può intervenire a tutela del territorio e di alcuni temi di attualità.

“Le attività principali del dipartimento sono relative ai rischi geologici”, dichiara Serva, “quindi: frane, terremoti, alluvioni e anche bonifiche di siti contaminati, ricerca di geo-risorse, come la geotermia, oppure il confinamento dell’anidride carbonica, che oggi è ‘di moda’ per il protocollo di Kyoto”. In merito alle terribili frane che hanno interessato Sicilia e Calabria lo scorso mese, il Professore commenta: “Abbiamo alle spalle un periodo piovoso molto lungo e le frane rappresentano una ‘normale’ dinamica del territorio. C’era da aspettarsi queste calamità. Le regioni che sono più propense a dei grandi franamenti sono proprio la parte della Sicilia interessata e tutta la Calabria, perché sono costituite da rocce molto alterate e hanno pendii molto acclivi, cioè molto pendenti, che portano facilmente all’attivazione di frane”. Ma tra le cause che possono contribuire a un rischio maggiore c’è anche l’abbandono delle campagne e dei territori di montagna, lo spopolamento degli Appennini, delle Alpi. “Questo è un problema grosso - spiega Serva - Lo spopolamento delle aree rurali è un fatto che crea tanti problemi in Italia. E uno dei tanti è proprio il rischio idrogeologico. Nessuno più controlla il territorio che quindi si sta “inselvatichendo”, e non c’è più nessuna manutenzione dei fossi, nessuna persona che avvisi sullo stato del territorio. Ci si sta perdendo un pò. Si possono poi fare degli studi, ma manca la cultura comune, quel background che una volta  potevano essere i contadini, i pastori. Oggi in Italia i pastori per la maggior parte vengono dall’Est, quindi molti non parlano neanche italiano. Poi non hanno questa cultura storica, è gente che sta lì a guadagnarsi il pane. Si è perso l’humus, e questo è un fatto molto grave”. Non a caso anche il mondo venatorio continua a chiedere che venga difesa la cultura rurale e il paesaggio rurale in tutte le sue forme. E il prof. Serva condivide quest’appello del mondo della caccia al 100%. “Anzi - aggiunge - inviterei i cacciatori a darsi da fare in questa direzione. Chi va in giro a cacciare, oltre a cercare la selvaggina è anche capace, con la cultura che ha, di vedere situazioni che non vanno bene, e magari di dedicarci attenzione, raccontare la situazione a qualcuno del paese vicino. Perché molto spesso le persone non sanno neanche cosa sta succedendo a monte del paese”. A proposito del contributo che danno i cacciatori alla salvaguardia del territorio, soprattutto per la manutenzione di sentieri e fossi, Serva dichiara: “Ho visto che in certe stradine e sentieri rurali ormai le uniche persone che ci passano sono i cacciatori. Solo che una volta ci passavano tutti i giorni, oggi molto meno. Se si conoscono ancora certi sentieri è perché qualcuno li percorre ancora, e questo è proprio grazie ai cacciatori”. In alcuni casi, però, oggi si riscontra una cultura ambientale che tende a voler conservare a tutti i costi anche ciò che è dannoso. C’è chi si oppone alla pulizia dei fossi perché ci sono i rovi che devono rimanere, e poi dopo ci sono le alluvioni perché l’acqua non scorre… Come si può superare tutto questo?“Bisogna finirla con la cultura della botte piena e della moglie ubriaca - asserisce Serva - È chiaro che ci sono interessi contrapposti, ma l’interesse primario dovrebbe essere la sicurezza del territorio per non fare vittime. Se questo è l’obiettivo ultimo, è opportuno anche pulire i fossi. Quando ad esempio le briglie che stanno sui fossi sono piene di ghiaia, e quindi le briglie non servono più, la prossima alluvione potrebbe arrivare in paese. Bisogna trovare un giusto equilibrio tra la conservazione della natura e la dinamica del territorio. Perché la dinamica del territorio cambia la natura. Anche se non è l’uomo, è poi la natura che modifica sé stessa”. Poi c’è il problema lungo gli argini dei fiumi di alcune specie che scavano tantissime tane che rendono friabili gli argini, e anche qui i cacciatori si lamentano spesso che non si riesce a intervenire perché c’è chi si oppone. “Questo è un altro problema. Ci sono le nutrie che fanno le tane dentro gli argini. Se queste tane mettono in comunicazione l’acqua del fiume con l’esterno si può creare la rottura dell’argine. Non bisogna essere - diciamo così - “talebani”, insomma, degli integralisti: l’obiettivo principe deve essere la salvaguardia dell’uomo. Se poi invece qualcuno mette a monte qualcos’altro come obiettivo principe, è un altro discorso. Ma finché l’obiettivo primario sarà la salvaguardia dell’uomo, va fatto tutto in funzione della sicurezza dell’uomo stesso”. Crede che sia possibile in futuro una maggiore collaborazione tra cacciatori, ambientalisti ed istituti che come l’Ispra si occupano della salvaguardia dell’ambiente? “Io credo che sia benvenuta. Come le ho detto prima, i cacciatori sono gli unici che girano per il territorio italiano. Sono quelli che hanno anche più cultura ecologica, e quindi ben venga che il cacciatore aiuti chi fa protezione dell’ambiente, perché è uno che ci vive dentro, anche alle aree rurali che oggi sono più abbandonate”.

Valeria Bellagamba

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6 Commenti Per Questo Post

  1. SAN BERNARDO ha scritto:

    “functu sumus munere nostro”,

  2. Gimessin ha scritto:

    Mi auguro solo che il dott. Serva rimanga sempre della stessa giusta convinzione. Da quanto ho potuto capire la collaborazione dei cacciatori, a detta di Serva, sarebbe utile quanto determinante. Bene, a questo punto, cari amici cacciatori diamoci da fare, del resto portare a caccia nel nostro zainetto una piccola video camera non sarà faticoso. Se non altro servirebbe per segnalare all’ISPRA tutti gli scempi ambientali che spesso noi cacciatori ne siamo testimoni. Resta però il problema che in ampie zone del nostro territorio non si va più a caccia in quanto divieto. Quei territori non frequentati da noi cacciatori in che stato saranno ora? Ad ogni modo documentiamoci e segnaliamo tutto quello che non và.

  3. Giovanni LF ha scritto:

    In riferimento al contributo che danno i cacciatori alla salvaguardia del territorio ci si è dimenticati di dire che la presenza sul terriotorio dei cacciatori, soprattutto in estate, è un valido deterrente verso coloro che appiccano incendi con l’intento di ricavare ulteriori pascoli.
    Comunque seguirò il consiglio di Gimessin e quando andrò a caccia porterò con me una video camera. Spero solo che il Prof. Serva mantenga lo stesso convincimento in futuro. Ormai siamo stanchi del voltafaccia e delle promesse dei politici di Dx, Sx e centro (tanto sono tutti uguali).
    Cordiali saluti.
    Giovanni LF

  4. fedeli massimo ha scritto:

    Finalmente uno che capisce la ruralità, e che vede i cacciatori alleati della natura, speriamo che i suoi collaboratori più giovani seguano l’esempio del professore.

  5. rudi4x4 ha scritto:

    Referendum: i verdi chiederanno il 29 Marzo depositando la richiesta per la raccolta delle firme, alla Corte di Cassazione sui quesiti del Nucleare, caccia e OGM. (Dalle Agenzie di stampa).
    Da : IlCacciatore.com…
    ……..CHE FARANNO LE AV…???

  6. Sant'Uberto ha scritto:

    FINALMENTE UNA PERSONA LIBERA DI DIRE QUELLO CHE LA SUA ALTA
    PROFESSIONALITA’ GLI HA CONSENTITO DI VERIFICARE.
    CI VORREBBERO ALTRI SCIENZIATI COME IL PROF. LEONARDO SELVA
    A DIFENDERE IL NOSTRO MALTRATTATO TERRITORIO DAGLI AMBIENTALISTI
    DA SCRIVANIA CHE CON LE LORO PROPOSTE VORREBBERO DISTRUGGERE LA
    NOSTRA BELLA CAMPAGNA. COMPLIMENTI PROF. SELVA.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.