TOP-MENU

PASSO AUTUNNALE: ANCHE GLI UCCELLI MIGRATORI HANNO IL JET LAG

PASSO AUTUNNALE: ANCHE GLI UCCELLI MIGRATORI HANNO IL JET LAG

“La migrazione è uno dei fenomeni più affascinanti della natura, in quanto una serie di fattori e di adattamenti fisiologici permettono agli uccelli di superare barriere come gli oceani, le grandi catene montuose ed i deserti che per l’essere umano hanno rappresentato, per secoli, ostacoli insormontabili”. Con queste parole, Marco Miani della Federcaccia Rimini descrive sulle pagine de La Voce di Romagna il passo di uccelli migratori nei cieli italiani.

“I colombacci – racconta – sino al 7 ottobre compreso sono stati praticamente latitanti. Poi, improvvisamente, venerdì 8 ottobre, naturalmente giorno di silenzio venatorio, ecco che la forza della natura ha voluto ancora una volta stupire l’uomo cacciatore, facendo sì che quella giornata, anche se nessuno era a caccia, la migrazione fosse molto intensa”. Con vivide descrizioni, condivise dai seguaci di Diana che nelle prime giornate di ottobre si sono applicati alla caccia al colombaccio in terra di Romagna, Miani rende partecipi i lettori del quotidiano delle sue ore trascorse nel capanno: ora entusiasmanti, ora deludenti, ma sempre emozionanti e vissute con passione, talvolta premiate con l’avvistamento di grandi branchi di colombacci che transitavano alti nel cielo o da numerosi voli di palombe che, nelle sue parole,“sorvolando i nostri capanni hanno lasciato sul terreno diversi “caduti” che avevano creduto alle nostre insidie”.

Mi sarebbe piaciuto che qualche ‘ambientalista dell’ultima ora’ fosse con me sul mio capanno”, ha commentato il Federcacciatore, che ha anche ribadito come tutti i protagonisti di quelle giornate di caccia, al termine di quelle ore così intense e piacevoli abbiano potuto, ancora una volta, sostenere che l’attività venatoria, come si evince pure dai censimenti effettuati sulla migrazione dei colombacci, non intacca certamente la specie.

“La causa che determina il passaggio degli uccelli migratori è data, come dimostrato da recenti studi, dalla durata del giorno e dalla luce solare che influenza il sistema endocrino degli animali – spiega il Miani – così come da fattori ambientali legati alle condizioni metereologiche”. E proprio di questi e altri fattori si è interessato Nicola Saino, professore ordinario di Ecologia al Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Milano che, insieme al Cnr di Torino, all’Università di Milano-Bicocca e a studiosi finlandesi, tedeschi e russi, ha eseguito una ricerca sull’argomento.

Non tutti sanno, infatti, che le rondini che ritornano ogni anno in Italia dopo aver svernato a Sud del Sahara si sono dimezzate nell’arco di dieci anni e che il loro declino, così come quello di tanti altri uccelli migratori, sarebbe in parte dovuto all’incapacità di stare al passo con i cambiamenti climatici. “Uno studio pubblicato su The Proceedings of the Royaò Society – si legge su Il Corriere della Sera – ha infatti dimostrato che ben 117 specie di uccelli migratori, pur anticipando il loro arrivo nelle zone di riproduzione, non riescono ad arrivare in coincidenza dell’inizio della primavera, che continua a sua volta ad anticipare”. Una lotta contro il tempo, insomma, un gioco di anticipi in cui specie come la sterpazzola, la capinera o il beccafico arrivano sempre seconde, giungendo in Europa quando la vegetazione e gli insetti di cui si nutrono sono in fasi di sviluppo più avanzate di quanto non accadesse alcuni decenni fa, perdendo così occasioni preziose per allevare adeguatamente la loro prole. E qui arriva la novità. La natura di questo ritardo è stata per la prima volta quantificata con una nuova unità di misura: i degree days, che sono un indice di accumulo di calore. I degree days sono stati calcolati in base alle temperature superiori a 0° rilevate negli ultimi 50 anni (dal 1958 al 2008), dal primo gennaio di ogni anno fino alla data media dell’arrivo dei migratori nelle zone riproduttive. “L’analisi dei dati – si legge su Il Corriere della Sera – ha rivelato che i migratori hanno accumulato un ritardo termico medio di 2-3 giorni ogni 10 anni, giungendo nelle zone riproduttive europee in fasi primaverili avanzate”.

È quindi possibile che la capacità di adattamento dei volatili sia più lenta rispetto al rapido cambiamento climatico in atto. “Le popolazioni di uccelli – si legge nell’articolo – potrebbero avere una scarsa variabilità genetica, che non permette un rapido adattamento rispetto alle modificazioni dell’ambiente”. Insomma, più prosaicamente potremmo dire che, a causa della rapidità delle trasformazioni climatiche, oggi anche gli uccelli migratori hanno il jet – lag.

Arianna Biagi