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POLITICA, CACCIA E 157/92: GLI INTERVENTI DI ORSI, D’ALÌ E RUSSO

Postato il 27 Novembre 2009 da DdC

In questo servizio La Dea presenta le altre due parti dell’Intervento del senatore Orsi durante il Convegno organizzato da FareAmbiente e, nel secondo e terzo video gli interventi dell’on. Antonio D’Alì, presidente della Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali in Senato e dell’on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei deputati.

La contrapposizione del mondo venatorio alle aree protette a volte mi pare una battaglia di retroguardia. Il problema, infatti, - ha spiegato Orsi - non è quello di riappropriarsi di alcune zone, visto che esse svolgono anche un ruolo importante per il ripopolamento, ma avviare una fase in cui vi siano nuovi strumenti di protezione che non hanno in sé in automatico il divieto di caccia, introducibili con la revisione della 394/91“. Passando alle modifiche alla 157/92, il senatore ha toccato anche il nuovo calendario venatorio: “La conoscenza dei cacciatori rispetto all’etologia della selvaggina è straordinariamente superiore rispetto alla città. Questa conoscenza ci ha permesso di chiedere una differenziazione dei calendari per specie” Orsi si è soffermato su due punti del suo testo di modifica molto criticati dagli anticaccia: “I richiami vivi ricevono un condizionamento solo con un procedimento d’inversione delle stagioni, quindi non sono accettabili le critiche di inumanità da parte di chi considera invece umano castrare un gatto per renderlo mansueto. Inoltre, che senso ha, oggi, non offrire a un giovane, fra le altre attività ludico-venatorie, anche la caccia? Uno dei motivi addotti è che con il foglio rosa di caccia ai 16 anni aumenterebbero i fatti di sangue legati a detenzione armi da fuoco, ma - e qui Orsi ha citato delle statistiche - i cacciatori sono circa il 50% fra i detentori, però in tali eventi ne è coinvolto solo il 2,5%, quindi è la componente meno a rischio“. Nelle sue considerazioni finali, prende in esame una delle priorità della modifica della 157/92: “Dobbiamo pensare che, dopo tutti gli anni passati e i cambiamenti avvenuti in Europa, è necessario prendere atto che dobbiamo allentare qualche vincolo per consentire all’attività venatoria la sua funzione di regolatrice delle specie. Si prenda il caso della neve: una spruzzata fa sospendere la caccia non facendo raggiungere il piano prefissato e costringendo i cacciatori a fare recuperi nei periodi di riproduzione. Lo stesso dicasi per i valichi montani, chiusi non solo per i migratori ma anche, senza motivo, per i cinghiali, o le Zone di ripopolamento e cattura, dove non si possono attuare piani di controllo dei corvidi, specie in grande espansione“. Con un pensiero rivolto al futuro, Orsi dice che: “Se succede quello che dicono i nostri avversari, e cioè che fra 20 anni non ci saranno più i cacciatori, la nostra sarà una società più povera sotto il profilo della conoscenza e della difesa degli ambienti dove si pratica questa passione. E non sarà una cosa positiva, ma un impoverimento per tutti“. Sottolineata anche la funzione simbolica della caccia: “Nella filiera corta cacciatore-animale cacciato e mangiato si riassume l’uso sostenibile del territorio a fini alimentari, un concetto perso nei Paesi con ampie disponibilità alimentari“.

La nascita di un nuovo ambientalismo non può prescindere dalla modifica della legislazione ambientale, “che non solo è datata - ha affermato il sen. Antonio D’Alì, presidente della Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali in Senato - ma che non ha tenuto conto di tutti i passaggi che ci sono stati in questi anni, passaggi culturali, politici e normativi“. “La caccia, per quel che ci riguarda, è una componente di un equilibrio complessivo ambientale che deve essere assolutamente inserita in questo contesto. Il mio compito - ha precisato - è quello di trasmettere ai colleghi della Camera un testo già ampiamente discusso, per cui nell’assoluta autonomia delle due camere del Parlamento potranno anche essere apportate a quel testo delle modifiche che noi valuteremo, ma è importante che si raggiunga un risultato di compiutezza entro questa legislatura“.

Secondo l’on. Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei deputati, “vi è la necessità di un metodo anche concertativo, unitario, che misuri non ciò che è il meglio, ma ciò che è praticabile per guidare questo processo. Guidarlo non significa accondiscendere, guidarlo significa esattamente governare nei limiti del possibile un processo misurando sensibilità, diversità ed anche criticità“.

il video dell’intervento del sen. Orsi [2/3]

il video dell’intervento del sen. Orsi [3/3]

il video degli interventi dell’on. Paolo Russo e del sen. Antonio DAlì

I video precedenti:

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NON SOLO CACCIA

HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.