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RAPITO IL SETTER CAMPIONE DI CACCIA PRATICA

Postato il 19 Febbraio 2010 da lddc

Rapimento canino nel Cremonese. Nella notte tra domenica e lunedì, un individuo con indosso un casco si è introdotto nella tenuta venatoria di Luca Villa, imprenditore bergamasco di 44 anni. Al mattino, l’amara scoperta: furto con scasso. Portone della cascina sfondato, porta blindata forzata e un inquietante silenzio. Mardok, il setter inglese di 6 anni fuoriclasse di caccia pratica, pluripremiato alle competizioni italiane, europee e perfino mondiali della sua categoria, è stato rapito. Uno “stilista” dalle straordinarie attitudini per la sua razza, con la testa completamente nera, dotato di microchip e di tatuaggio sull’orecchio ma non di una copertura assicurativa. Il valore di Mardok in termini meramente economici è relativo. Il malvivente che l’ha rapito non potrà di certo impiegarlo nelle gare, in quanto l’animale è troppo noto nell’ambiente, e ufficialmente nemmeno per le monte, perché Mardok ha il dna di riproduttore depositato all’Enci. “Con le debite proporzioni” si legge su La Stampa del 17 febbraio “sarebbe un po’ come piazzare la Gioconda sul mercato dell’arte”. E quindi? “Forse il classico fanatico” dichiara su La Stampa Luca Villa “che vuole semplicemente avere in casa un fuoriclasse per andarsene a caccia per i fatti suoi”. “Qualche mese fa”, si legge nell’articolo, “è stato fermato un camion con una dozzina di cani da caccia rubati, diretto in Croazia”, e per ora Mardok si aggiunge alla lista di “rapimenti canini”.

Arianna Biagi

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5 Commenti Per Questo Post

  1. massimo ha scritto:

    sono un cacciatore e appassionato di setter ,sono veramente indignato di quello che è successo al sig.Villa. Spero che questi atti meschinie miserabili sia di chi li commette e chi li compra solo per il piacere di avere qualcosa che in realtà non gli apparterrà mai. Gistinti saluti da Massimo

  2. Lellero Pasquale ha scritto:

    Che tristezza! allevo breton da guerra ormai da piu’di ventanni mi e’capitato di perdere la mia prima cagna in Abruzzo divorata dai lupi ben so quanto e’ tragico
    !

  3. Pier76 ha scritto:

    Sono stato vittima, insieme a mio padre, di questo sporco gioco per molte volte, all’incirca 5 volte per 8 cani rapiti ( cani adulti) senza contare le razzie di cuccioli staccati dalle mammelle delle mamme a circa 20 giorni di vita. Vi posso assicurare che fa male, tanto male. Non è la beffa ma il danno che ci hanno procurato al cuore. In calabria dove abito c’è uno sporco traffico che ogni anno fa sparire centinaia di cani. E’ un mercato che frutta parecchie migliaia di euro. Che pena per questa gente che non pensa prima di agire. Ci vorrebbe una legge che accorpa tutti questi gesti in un tipo di delitti collegati alla caccia in modo da vietare poi licenza di caccia, sequestro di tutte le armi possedute e chi più ne ha più ne metta. Non possiamo pagare tutti per colpa di qualche morto di fame.

  4. carmalo ha scritto:

    ho paura di tenere i miei cani fuori infatti la sera dormono in casa da noi in calabria ce un detto si rispetta il cane per il padrone ma non esiste piu rubarti il cane e come rubarti un figlo

  5. ROBERTO ha scritto:

    mi dispiace di cuore x quello che e successo credo che non sia un episodio isolato xke dai vari giornali specializzati ogni tanto saltano fuori notizie del genere cke ci sia un commercio e cosa ben nota a tutti ma dietro un commercio illegale c’e’ sempre del ludico marcio che sempre alla base ci sara qualche caccitore (x modo di dire) che lo compra o lo terrano x cucciolate anonime non sempre lontano dall’ ambiente cioe’ caccia o gare.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.