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Saette senza frontiere: i beccaccini

Postato il 30 Gennaio 2009 da DdC

beccaccino

beccaccino

Il nostro amico beccaccino ha parenti un po’ in tutto il mondo.

Impariamo a riconoscerli e sapere dove trovarli.

I cacciatori italiani che vanno oltre frontiera in ogni parte del mondo aumentano, facilitati dalle distanze rese vicine dalla velocità degli aerei, eccitati da agenzie turistiche specializzate che offrono ai nembrotti visioni di Paesi meravigliosi, uccelli e animali comuni ed esotici, e carnieri esuberanti, stanchi della caccia nostrana. Tra i più penalizzati i beccaccinisti di fronte alla diminuzione dei Capella gallinago nel territorio nazionale a causa del mutamento delle colture verificatesi negli ultimi anni: sparizione delle marcite, stoppie di riso ora pianificate come piane di biliardo a causa dei laser, terre umide bagnate e paludi bonificate, oasi e parchi che offrono le migliori pasture e soste vietate alla caccia. Allora, via, all’estero ove i beccaccini sovrabbondano e la caccia è libera o quasi.

 Otto specie più tre

Prima di segnalare le località e i Paesi ove vi è certezza di piacevoli battute e carnieri opimi sento il dovere di segnalare le varietà di beccaccini numerosi nel nostro pianeta, perché gli appassionati della freccia alata, oltre che valenti cacciatori, sono anche curiosi di sapere i vari tipi della sottospecie della classe gallinago nelle differenze di piumaggio, di conformazione, di peso, di volo e di comportamento sul terreno oltre che del suono dei suoi versi o canti. I francesi, che prendono i lumi dall’Ornitologico dell’Università di Parigi, hanno codificato otto specie del beccaccino, oltre il comune detto “ordinario”. Vanno escluse tre specie che sono considerate “primitive”, attinenti al beccaccino ma non del tutto morfologicamente differenti, che sono: il Capella ondulata (beccaccino gigante) che vive in Cile, Brasile, Venezuela e Colombia; il Capella tricklandii, beccaccino della Cordigliera che si trova fino a 3.000 metri sulle Ande nel sud del Cile e dell’Argentina; il Capella imperialis o di Bogotà che vive nel Perù. Sono considerati beccaccini aberranti per la loro mole di grandi dimensioni e non vanno annoverati tra i veri beccaccini.

Ecco le sottospecie computate morfologicamente al Capella gallinago che troviamo in Italia:

a) Capella gallinago gallinago, beccaccino comune, l’uccello di comparazione;

b) Capella gallinago faroensis, nidificante e proveniente dalle isole Fær Øer. È frequente in Irlanda. É stato descritto dal Brehem nel 1831 come specie a parte. Ha un colore molto rossastro anziché grigio;

c) Capella gallinago delicata, è il beccaccino americano classificato come Capella coelestis. Gli americani gli hanno dedicato studi sulla area di nidificazione e negli habitat invernali in Canada. Lo troviamo nella costa ovest dell’America del Nord (Vancouver), sulla piana costiera atlantica (Florida, Carolina), nelle Antille fino al Venezuela. É stato segnalato la prima volta nel 1929 da Alex Wilson;

d) Capella gallinago paraguay, Capella gallinago magellanica, Capella gallinago andina, sono le tre specie sudamericane, classificate come sottospecie di Capella gallinago e non come specie a parte:

v il beccaccino del Paraguay risiede a est delle Ande; va da sud della Colombia alla Guyana; è chiamato anche beccaccino nobilis;

v il beccaccino di Magellano popola l’emisfero sud. Va dalla Terra del Fuoco alle Falkland e arriva al Cile e al Rio Negro in Argentina. È il solo a non essere sedentario. È stato segnalato da Strickland.

v  il beccaccino delle Ande è sottospecie di altitudine. Lo si incontra tra i 3.000 e i 4.000 m. di altitudine nella Cordigliera.

Il volo di questi beccaccini americani è meno zigzagato di quello del beccaccino comune e leggermente più lento.

e) Capella gallinago nigripennis e Capella gallinago angolonensis sono le due sottospecie africane. Sono molto scuri con la parte superiore praticamente quasi neri, come quasi nero è il becco. La sua identificazione è facile per la taglia del becco più lunga. Il nigripennis appartiene all’est africano e va dall’Etiopia all’Africa del sud. Al contrario l’angolano è più occidentale e lo si trova nell’Angola, la Namibia, lo Zambia e lo Zimbabwe. I beccaccini africani sono considerati sedentari svolgendo poca migrazione. Isolato è il beccaccino del Madagascar (Capella mactodattila) che si trova solo in questa isola.

Le sottospecie dell’Asia occidentale sono poco conosciute al nostro mondo ornitologico, nonostante i miliardi i beccaccini che si trovano nelle grandi coltivazioni di riso dell’immensa Cina:

a) Capella nemoricola, il beccaccino himalayano o di bosco. Ha volo lento e diritto. È completamente striato di bruno con un grosso becco e nidifica solamente nell’Himalaya. Emigra a sud verso l’India. Frequenta paludi coperte di cespugli ed anche sottoboschi umidi bagnati.

b) Capella hardwich, è il beccaccino giapponese dagli inglesi detto anche “australiano”. È il più slanciato di tutti i beccaccini e il più altamente migratorio. Sul terreno, nonostante un volo meno zigzagante ed un grido breve “cresk” è molto simile al nostro, però con aspetto generale più chiaro. Nidifica in Giappone fino ai 1.400 m. Inverna fino alla Tasmania ed all’Australia e qualche volta fino alla Nuova Zelanda.

c) Capella megala, è detto beccaccino delle foreste. Si distingue per le ali più corte ed anche per un becco più corto. Il beccaccino delle foreste, che gli australiani chiamano “cinese”, nidifica in Siberia e compie una migrazione lunghissima. Frequenta tutta la Cina e a milioni popola le vastissime risaie, l’Indocina, il Borneo, le Filippine, Taiwan e gran parte dell’Est asiatico.

 

Ai quattro punti cardinali

Conosciute le varie specie di beccaccini sulla terra segnalo ai cacciatori le località più idonee per le spedizioni all’estero onde le battute diano sicurezza di carniere e giornate piacevoli, forte delle mie cacciate alla “sgneppa” in ogni parte del mondo, purtroppo sinteticamente a causa dello spazio riservatomi.

Europa, ovest. L’Irlanda offre ai cacciatori cinofili sterminati prati a torbiere con cani da ferma da quando è stata abolita la quarantena per l’ingresso dei cani. Caccia e addestramento validi. La Francia in Normandia sulle coste dell’Atlantico, anche qui in praterie torbose, dà soddisfazioni al beccaccinista cinofilo; come alle foci del Rodano, nella Camargue nel Mediterraneo ricca di pianure allagate e paludose, laghetti artificiali e piccoli canali per le irrigazioni dei coltivi. La Spagna sulla costa mediterranea, in una lunga pianura di una cinquantina di chilometri da Valencia a Gandia coltivata a riso con abbondanti stoppie dopo i raccolti, è scelta dai beccaccini per pastura e sosta. La caccia è effettuata con cani da ferma più dagli stranieri che dai locali che sono fanatici delle battute alle anatre.

Europa, est. L’immenso territorio dell’Europa orientale con grandi fiumi costeggiati da foreste e acquitrini allagati e paludosi è un Eldorado per palmipedi e trampolieri. La ex Yugoslavia con la Croazia ove confluiscono la Drava, la Sava, il Tirso e le coste adriatiche, che ha rappresentato dopo la guerra l’invasione dei cacciatori italiani, vanta, tra laghi e pianure umide, il privilegio di una gran massa di saette alate, e le spedizioni molteplici, per la vicinanza al nostro territorio nazionale, accontentano cinofili, frullisti e aspettisti.

Da non dimenticare Ulciny nel Montenegro con le paludi vicine al confine albanese. L’Ungheria con le rive del lago Balaton e più ancora del Tatabania, poi la Romania fino alle foci del Danubio ove convergono in massa i migratori provenienti dal nord, la Grecia attorno al fiume di Alessandropulos sul confine turco, la Bulgaria sulle coste del Mar Nero non deludono come sono ricche di selvaggina migratoria che accompagna nei viaggi le “sgneppe” veloci.

Africa. Sul fronte Mediterraneo, dalle foci del Nilo, all’oasi di Fayum circondata da laghi, laghetti, piccoli canali di irrigazione con acque che mutano la terra sabbiosa del deserto in paludose zone, la caccia è abbondante e frenetica.

In Algeria attorno al lago di Tonga sul confine tunisino le coste pullulano di palmipedi e trampolieri, e arricchisce il carniere la bellezza di qualche pollo sultano frequente nella zona. In Marocco, sulla costa atlantica in ampie zone piane bonificate, si caccia il beccaccino in battuta. Centinaia di battitori muniti di trombe, fischietti, latte tambureggianti spingono i beccaccini verso i cacciatori.

Le saette alate arrivano velocissime e bisogna essere veloci e precisi nei tiri. È una caccia da sparatori più che da cacciatori, ma i carnieri sono opimi. Etiopia, lungo i fiumi che vanno verso la Somalia e l’Oceano Indiano, lo Scebeli e l’Omo Bottego, piste e savane sono piene di beccaccini, qui chiamati “fufui”, nella stagione delle piogge,.

v America del Nord, Canada. Lungo le rive immense del San Lorenzo e negli Usa lungo le rive del Missouri e del Missisipi in Luisiana le cartucce non sono mai troppe; Sud. La pampa con il Rio della Plata in Argentina non delude e nelle aciendas si organizzano battute venatorie proficue. E a beccaccini si arriva fino alla Patagonia ed alla Terra del Fuoco. Freddo, gelo, ma molti beccaccini.

v Asia. L’Asia è immensa e ospita beccaccini nei paesi tropicali a sud dell’Himalaya in grande quantità e nella grande Cina a miriadi. Paesi lontani e di difficile raggiungimento con divieti di permessi di caccia come avviene nelle infinite risaie della Mongolia e della Cina.

Ma vi è un paese da poco conosciuto dai nostri nembrotti, l’Azerbajan nel Caucaso che lo si raggiunge facilmente con scalo a Istambul. Sulle rive del Mar Caspio vi è una pianura piatta con vegetazione a steppa laghetti e terreni fangosi e paludosi che offrono facile sosta ai beccaccini che vengono cacciati al frullo con intense fucilate.

Un ricordo indelebile di una spedizione di 40 anni fa in Iraq, allora Persia, in Mesopotamia invitato dallo Scià Reza Palevi a caccia di beccaccini nelle grandi distese bagnate sulle rive del Tigri e dell’Eufrate. Smettemmo la caccia per avere finite le cartucce.

Amanti del saettante uccello ambito non avete che da scegliere la località e i paesi per le vostre avventure oltre frontiera. In bocca al gallinago.

ADELIO PONCE DE LEON

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