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SARDEGNA: I CONSIGLIERI DEL PDL SCRIVONO A CAPPELLACCI

Postato il 16 Febbraio 2010 da lddc

I consiglieri del Pdl avrebbero scritto al presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, invocando un immediato intervento affinché venga riconosciuto ai cacciatori sardi il diritto di esercitare l’attività venatoria in deroga, come previsto dalle attuali leggi Comunitarie, Nazionali e Regionali, nel corrente mese di febbraio.

“Nessuna Regione italiana ha un Calendario Venatorio restrittivo quanto quello della Sardegna” avrebbero dichiarato i consiglieri secondo quanto riportato dal sito www.ilcacciatore.com “Regione nella quale le giornate di caccia sono consentite in numero inferiore del 50% rispetto alla media delle altre Regioni Italiane. In Sardegna è in vigore la LR n.2 del 13.2.2004 che consente, in base a quanto stabilito dalla Direttiva CEE 79/409, la disciplina del prelievo venatorio in deroga ai Calendari Venatori, per consentire in condizioni rigidamente controllate e in modo selettivo la cattura di determinate specie di uccelli; nella fattispecie richiesta, il tordo e lo storno, in linea con quanto avviene in molti paesi europei quali la Spagna, la Francia, il Portogallo, il Regno Unito”.

I consiglieri ritengono che tale richiesta, supportata da adeguato e completo sostegno normativo, sia la fedele interpretazione di un’esigenza legittima, formulata “dopo anni di mortificazioni e limitazioni subite nel corso della precedente Legislatura”.

16 le firme che chiedono di dare ascolto a un tema particolarmente sentito dalla categoria. Una categoria composta da ben 50 mila cittadini sardi con i quali i consiglieri hanno assunto, in periodo di campagna elettorale, precisi impegni che ora desiderano onorare.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.