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TERNI: CACCIATORE ASTEMIO ACCUSATO D’UBRIACHEZZA

Postato il 18 Aprile 2010 da lddc

Un settantenne di Terni, identificato erroneamente in una rissa nel 2008, era stato accusato di ubriachezza da parte della Polizia. A distanza di due anni, nonostante abbia dichiarato di essere astemio, si è visto revocare la licenza di caccia e sequestrare i fucili. È successo lo scorso 7 febbraio: alcuni agenti della Questura si sono presentati a casa intimandogli di consegnare licenza e fucili. “Non ho mai messo in bocca un bicchiere di alcool”, ha dichiarato il cacciatore su Il Messaggero Umbria. Quel pomeriggio del 2008, il settantenne sedeva sulla panchina davanti alla Upim in Corso Tacito, a Terni, quando “una pattuglia della Polizia - si legge sul quotidiano - intervenuta per una rissa tra due gruppi di giovani stranieri, lo ha “coinvolto” nell’episodio, identificandolo come ‘in evidente stato di ebrezza alcolica’”. “Io ho quella licenza da più di 20 anni - ha dichiarato il cacciatore - e non ho mai avuto un problema, e adesso, addirittura dopo che da quell’episodio in cui sono stato coinvolto ingiustamente, ho i testimoni di ciò, sono passati due anni senza che io abbia potuto spiegare e difendermi, mi si nega una passione che è diventata la mia unica ragione di vita”. Sarebbero stati gli stessi agenti della questura a dirgli che “forse tutto nasceva da quell’episodio del 2008″. Per mettere una pietra sopra a quel famoso episodio, però, lo sfortunato cacciatore dovrà ora sperare che il Prefetto, a cui si è rivolto per chiedere l’annullamento della revoca della sua patente, studi la sua storia. Intanto, quattro fucili suoi, tre del figlio e pure uno di un amico che glielo aveva affidato in custodia sono stati sequestrati.
Arianna Biagi

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1 Commenti Per Questo Post

  1. Pasquale ha scritto:

    dico che tanta gente me compreso, a molta fiducia nelle istituzioni,ma tuttavia per colpa di alcuni signori che idossano la divisa in modo poco onorevole
    si stà perdendo la stima e la fiducia nelle istituzioni.

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.