Nella categoria | Ambiente e Fauna

TROPPI DANNI DA CINGHIALE, IL PARCO DI BRACCIANO-MARTIGNANO DÀ L’OK ALLE CATTURE E ALLA SELEZIONE

Postato il 11 Giugno 2009 da DdC

Il Parco di Bracciano-Martignano prende provvedimenti nei confronti del sovrannumero di cinghiali presenti sul territorio. I danni alle colture, infatti, hanno raggiunto somme di oltre 100mila euro, interessando soprattutto la parte Nord. Il nuovo piano di gestione del Parco, al vaglio della Regione, prevede la disponibilità, in comodato gratuito, di decine di chilometri di recinzioni elettriche per proteggere dal suide grandi e piccoli appezzamenti. Nella seconda fase saranno coinvolti anche i selecontrollori, è prevista, infatti, la cattura e la traslocazione di cinghiali o l’eventuale abbattimento selettivo. Per formare i cacciatori di cinghiali il Parco sta organizzando un corso di abilitazione del personale esterno per il piano di gestione triennale del cinghiale.

V.B.

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2 Commenti Per Questo Post

  1. Giulio Usai ha scritto:

    Il problema del sovrannumero degli animali – specie ungulati – in molto parchi, evidenzia la necessità di una corretta gestione della fauna all’interno degli stessi e pone l’accento ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, su quanto sia sbagliato l’approccio animalista in questa gestione.
    In tutti i parchi infatti l’unica priorità o l’unica davvero perseguita è quella di vietare la caccia a qualunque costo, anche quando questo crea un palese squilibrio e quindi un danno, in primo luogo ambientale e poi anche economico.
    È assurdo che solo nel nostro Paese si adotti una politica così miope e autolesionista, quando invece una corretta gestione implica per forza di cose la necessità di valutare e tenere sotto controllo la densità di animali in modo compatibile con la tipologia di territorio. È perciò evidente la necessità di dovere contenere le specie in sovrannumero.
    Un aspetto che potrebbe diventare una buona risorsa per lo stesso parco, semplicemente istituendo un sistema di abbattimenti selettivi subordinati al pagamento di una quota a seconda dell’animale da abbattere. Non è certo un orrore se al posto dei predatori naturali che non esistono più, sia l’uomo a provvedere a questo compito.
    Si tratterebbe di un sistema che, correttamente gestito, non solo non avrebbe alcun impatto negativo, ma contribuirebbe a risolvere in modo adeguato il problema, trasformandosi anzi, a costo zero, in una risorsa economica, da un lato andando ad incrementare le magre casse dell’amministrazione del parco, che potrebbe riutilizzare queste risorse per il conseguimento dei suoi obiettivi e, dall’altro lato, evitando all’amministrazione del parco di dovere pagare i danni prodotti da un presenza eccessiva di selvaggina ne suo territorio.

  2. Saverio ha scritto:

    Il problema non si era mai posto quando la gestione era delegata a due AFV e all’ATC, come al solito è stata imposta un area protetta sul territorio, sena tener conto dell’alta antropizzazione e del limite del 30% del territorio agrosilvopastorale protetto e della conservazione dei boschi operata proprio dai cacciatori. Questo è un parco che non doveva mai nascere e che ora subisce tutte le conseguenze derivanti da un evidente sopruso fatto dalla giunta regionale Badaloni in tarda nottata in occasione del suo ultimo consiglio prima delle elezioni. Mi auguro che i Cacciatori non partecipino alla gestione aiutando il Parco a risolvere il problema. Facciomolo sprofondare nei debiti, solo così, forse, smetteranno d’imporci la loro voilontà.

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